21/11/2009

Lo sfogo di Marrazzo: «È colpa mia, hanno distrutto me e fatto morire lei»

Lo sfogo di Marrazzo: «È colpa mia, hanno distrutto me e fatto morire lei»

 

DOPO LA MORTE DI BRENDA. L’ex governatore chiuso in monastero: «Allora è vero che c’è un complotto»

 

 

(Ansa)
(Ansa)

ROMA - «E’ colpa mia, è colpa mia. Dopo aver distrutto me, hanno fatto morire anche lei. Non è possibile, non è giusto, non doveva andare così. Perdonatemi per il male che ho fatto a tutti quanti. Non volevo. Ho sbagliato, ho commesso tanti errori, ma non doveva finire così...»: Piero Marrazzo è ricaduto nella disperazione ieri mattina, quando ha saputo della morte di Brenda. Pensava di aver già affrontato i giorni più duri: quelli dello scandalo, della vergogna, delle difficilissime confessioni alla famiglia, dell’uscita di scena dalla politica a testa bassa. Pensava di essersi lasciato alle spalle i momenti peggiori.

Invece adesso è stato costretto a fare i conti con altro e nuovo dolore. Con nuovi struggenti sensi di colpa. E con la paura. L’ex governatore è ancora nell’abbazia di Montecassino, nel Sud del Lazio. Lascia il si­lenzioso monastero solo per venire a Roma per le sedute di psicoterapia. Gli altri gior­ni, fra celle e confessionali, scorrono tutti uguali, scanditi dalle regole dei religiosi che gli danno ospitalità: otto ore di preghie­ra. Dall’alba al tramonto. Terapia spirituale, la chiamano. Pre­ghiera e meditazio­ne. Dalle lodi del mattino, ai vespri della sera. E poi passeggiate. Lettu­re. Pasti leggeri con i monaci. Qual­che contatto solo con la famiglia. Con gli amici più stretti. Con l’avvo­cato. Per il resto se ne sta lì, lontano dal mondo. Al ripa­ro dai giornalisti che da settimane lo cercano. Ieri pe­rò, poco dopo il raccoglimento mattutino nella cappella minore dell’abbazia, è arriva­ta la telefonata maledetta: «Piero, siediti e cerca di stare tranquillo. È successo qualco­sa di brutto...». La notizia che ha sconvolto il giornalista. «Se non ci fosse stato tutto questo clamo­re intorno a me, se non fosse venuta fuori questa vicenda, se non avessi coinvolto tut­te queste persone in questa storia, forse Brenda sarebbe ancora viva», si è sfogato l’ex governatore, con la voce strozzata dalle lacrime. «Allora è vero che c’è un complot­to, è vero che dietro c’è qualcosa di grosso. Dio mio che ho combinato, perdonatemi vi prego. Non volevo coinvolgere la mia fami­glia, non volevo far soffrire nessuno...», ha aggiunto.

«Perché prendersela con Brenda? Perché deve soffrire così tanta gente?», ha continuato a chiedersi. E così, oltre al dolo­re per la morte del trans, adesso si è affac­ciata la paura. Non quella del ricatto di qual­che carabiniere farabutto in cerca di facili guadagni. La paura di qualcosa di ben peg­giore. Troppi misteri. Troppi sospetti. Troppe cose che non tornano. Del resto, come ha sottolineato Luca Petrucci, l’avvocato che segue Marrazzo, quanto accaduto «è in­quietante, è una svolta davvero inquietan­te. Non posso pensare che la settimana scorsa questa persona è stata aggredita e ra­pinata e poco dopo è morta. Vanno appro­fondite le cause, bisogna capire che cosa c’è dietro, anche se non ho alcun elemento per aggiungere qualcosa in più». Secondo Petrucci in ogni caso sarebbe giusto «met­tere sotto protezione Natalie», l’altro trans coinvolto nella vicenda. E ancora: «A que­sto punto temo per l’incolumità di Marraz­zo. Chiedo e spero che non gli venga tolta la scorta». Il mistero della morte di Brenda fa dun­que paura. Terrorizza l’ex governatore. «Pie­ro è preoccupatissimo non tanto per sé, quanto per quello che potrebbe capitare al­la famiglia», racconta uno dei suoi amici, «teme che ci sia qualche giro molto più grande e pericoloso di quanto avesse imma­ginato all’inizio. E ha paura che qualcuno possa fare altro male alle persone a lui ca­re ».

La procura starebbe valutando l’ipotesi di mettere sotto sorveglianza anche la fami­glia di Marrazzo, la moglie e la figlia. In real­tà già erano stati predisposti fin dalle scorse setti­mane dei «passag­gi frequenti» di pattuglie dei cara­binieri e della po­lizia nei pressi del­l’abitazione. Misu­ra precauzionale. Dopo i nuovi svi­luppi, però, si pensa a controlli più stringenti, al­meno fino a quan­do non verrà fatta piena luce sulla morte di Brenda. Marrazzo, appe­na saputo dei drammatici svi­luppi della vicen­da, dopo il primo momento di scon­forto, ha pensato di lasciare il ritiro spirituale. «Come faccio a stare tran­quillo con tutto quello che sta succedendo? Come posso sta­re qui? Devo tornare a casa, devo stare vici­no alla mia famiglia, devo proteggerla. Sen­za volerlo li ho comunque coinvolti in tut­to questo, devo fare qualcosa», ha ripetuto l’ex governatore confidandosi con le perso­ne più vicine. Ma poi lo hanno convinto a restare fra i monaci. Per andare avanti con la terapia spirituale. Ha provato a rilanciare chiedendo di essere raggiunto dalla moglie Roberta e dalla figlia. «Non è possibile. E per loro non sarebbe un bene», gli hanno risposto.

Paolo Foschi


20/11/2009

Caso Marrazzo: la trans Brenda trovata morta

Caso Marrazzo: la trans Brenda trovata morta

 

Il corpo della transessuale, coinvolta nel caso dell'ex governatore del Lazio, è stato ritrovato nel suo appartamento in via Due Ponti, a Roma. La procura indaga per omicidio volontario. Un'amica di Brenda: "L'hanno uccisa"

 

 

Il corpo di Brenda, la transessuale coinvolta nella vicenda dell'ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, è stato ritrovato nel suo appartamento a Roma Nord, in via Due Ponti 180. La morte sarebbe avvenuta in seguito ad un incendio.

La cronaca. I vigili del fuoco della capitale sono stati chiamati per un incendio che si stava sviluppando all'interno delle cantine di una palazzina in via Due Ponti alle 4:16 della notte scorsa. Arrivati sul posto alle 4:33 i vigili hanno trovato il corpo della viado 32enne ormai privo di vita all'interno del suo appartamento.
Immediato l'intervento della polizia scientifica. Da un primo esame esterno del cadavere non ci sarebbero segni di violenza. La vittima era seminuda. Accanto al corpo è stata trovata una bottiglia di whisky e poco distante due valigie già pronte.
Questa mattina alcuni transessuali che si erano radunati sotto la casa di Brenda hanno dichiarato agli investigatori che aveva più volte, nel corso del tempo, annunciato propositi suicidi.

La procura indagherà per omicidio volontario nel quadro degli accertamenti sulla morte della transessuale Brenda. 
Nell'abitazione di via Due Ponti c'è stato stamattina un sopralluogo: erano presenti il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ed il sostituto Rodolfo Sabelli, titolari dell'inchiesta sul caso Marrazzo, il procuratore aggiunto Filippo Laviani, cui sono delegati i casi di omicidio, ed il sostituto Pierluigi Cipolla, magistrato di turno.

Brenda potrebbe essere morta soffocata per le esalazioni da fumo. L'incendio si sarebbe sviluppato vicino alla porta di ingresso dove gli investigatori hanno trovato un borsone che forse conteneva qualcosa che è bruciato a lenta combustione. La salma sarà sottoposta ad accertamento autoptico e tossicologico.
Secondo chi indaga, la casa era troppo disordinata e probabilmente non era utilizzata da Brenda per ricevere clienti. Gli inquirenti hanno sequestrato anche un computer e un'agenda.
Il personal computer di Brenda sarebbe stato trovato nel lavandino dell'appartamento, bagnato come se fosse stato immerso in acqua. Il particolare, rivelato da fonti investigative, farebbe supporre ad un gesto volontario per rendere il pc inutilizzabile.

Brenda è la seconda persona trovata morta nel caso Marrazzo. Nel settembre scorso è morto per un arresto cardiaco Gianguarrino Cafasso, il pusher che secondo i carabinieri coinvolti nel caso dell'ex Governatore della Regione Lazio, girò il filmato di quanto avveniva nell'appartamento di via Gradoli. La morte di Cafasso ha insospettito la procura di Roma che ha disposto una serie di accertamenti tossicologi per conoscere in maniera chiara le cause del decesso.

Le reazioni. "E' inquietante". Così Luca Petrucci, legale di Piero Marrazzo, ha commentato la morte di Brenda. E ha aggiunto: "Anche se non ho nessun elemento per aggiungere qualcosa in più se non quello che apprendo dai media, dico che forse le indagini stanno scoperchiando un sistema simile a quello della Uno Bianca dove si mettevano, tra l'altro, a tacere i testimoni. In questo senso - conclude l'avvocato Petrucci - ritengo giusto mettere sotto protezione Natalie (altra trans che frequentava Marrazzo, ndr)".

"L'hanno ammazzata, non so chi", ha detto ai cronisti un'amica di Brenda, Barbara, davanti alla casa di via dei Due Ponti. "Siamo tutte a rischio. Viviamo con  paura".

Sulla morte di Brenda è intervenuta anche Luxuria. "Brenda non si è suicidata, poteva essere vista come una persona troppo scomoda", ha detto la prima parlamentare italiana transgender a Cnrmedia.

"A Roma il cadavere della trans Brenda viene trovato carbonizzato. Evidentemente qualcuno le ha voluto tappare la bocca per evitare che lei dicesse tutto quello che sapeva. Evidentemente non solo Marrazzo aveva frequentato via Gradoli", afferma Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc-Se.

Caso Marrazzo. La transessuale brasiliana coinvolta nel caso che ha portato alle dimissioni dell'ex presidente della Regione Piero Marrazzo per i rapporti che avrebbe intrattenuto con lui, era stata ascoltata in procura a Roma, come testimone, nell'ambito dell'inchiesta sul presunto ricatto ai danni dell'ex presidente della Regione Lazio il 2 novembre scorso.
L'audizione svolta di fronte al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal sostituto Rodolfo Sabelli doveva chiarire tra l'altro, la questione dell'esistenza di un secondo video in cui apparirebbe Marrazzo e del quale hanno fatto cenno alcuni transessuali.
Pochi giorni dopo, l'8 novembre, Brenda era rimasta coinvolta in una rissa dalla quale era uscita con ferite al volto. Era stata fermata dai carabinieri in via Biroli, sulla via Cassia. I militari in quell'occasione dovettero difendersi perché la trans dava in escandescenza. In quell'occasione gli era stato anche rubato il telefono cellulare.