26/07/2010

Lo sciacquone genera energia elettrica

Lo sciacquone genera energia elettrica

L'IDEA DI UNO STUDENTE INGLESE. Il sistema HyDro-Power usa anche l'acqua della doccia e del lavandino. Nei condomini promette grandi risparmi.

 

Il sistema HyDro-Power
Il sistema HyDro-Power

LONDRA- Come trasformare acque che andrebbero perse negli scarichi e nelle fogne in energia elettrica gratuita, per illuminare casa e accendere gli elettrodomestici? Uno studente inglese di design industriale ha inventato un sistema che trasforma le acque reflue di casa (che scendono da doccia, lavandini, e dallo sciacquone del wc) in watt. Non un affare da poco, visto che metà del mondo utilizza la toilette e in media lascia scivolare nelle tubature, dopo aver tirato la catena, 7 mila litri di acqua all’anno. HyDro-Power, questo il nome del progetto, è un generatore di corrente dedicato ai condomini. Collegato alle tubature degli scarichi, si occupa di trasformare e creare potenza. Promettendo costi e soprattutto risparmi interessanti.

IL SISTEMA - L’apparecchio funziona così: l’acqua che scende dalle tubature del palazzo viene raccolta e incanalata nella macchina, che con quattro turbine permette subito di azionare un generatore elettrico e ridistribuire l’energia creata o nel palazzo stesso, magari per azionare l’ascensore, o le luci delle scale, o gli impianti di condizionamento condominiali, oppure può essere rivenduta all’operatore elettrico nazionale, come avviene sempre più con gli impianti fotovoltaici. È stato calcolato che, se applicato a un palazzo di sette piani, potrebbe portare a un risparmio medio annuo di circa 1.500 dollari (circa 1.160 euro).

CONCEPT - Per ora Hydro-Power è solo un concept in attesa di trovare un’azienda che voglia produrlo in larga scala. L’idea è di uno studente inglese, Tom Broadbent, iscritto al corso di design industriale dell’università De Montfort nel Leicester, che ha candidamente dichiarato come l’idea gli sia venuta mentre, in hotel, osservava come l’acqua scorreva velocemente nel gabinetto dopo aver tirato la catena.

Eva Perasso


17/06/2010

Il Parlamento islandese approva la "legge sbavaglio"

Il Parlamento islandese approva la "legge sbavaglio"

Via libera all'unanimità per l' IMMI (Icelandic Modern Media Initiative) che intende trasformare l'isola vulcanica nel nuovo paradiso fiscale della libertà di espressione. E che potrebbe anche rendere inefficace la “legge bavaglio” italiana

 

 



Dal bavaglio allo sbavaglio. Mentre il Parlamento Italiano si prepara a varare il controverso disegno di legge sulle intercettazioni, dall'Islanda arriva un provvedimento che va in tutt'altra direzione. E che è stato già battezzato "legge sbavaglio".
Nella notte di ieri, il Parlamento di Reykjavík ha infatti approvato all'unanimità (50 voti a favore, 0 contrari, 1 solo astenuto) un'innovativa iniziativa legislativa che intende trasformare l'isola vulcanica nel paradiso della libertà di espressione.
L'Icelandic Modern Media Initiative (IMMI) prende a modello il meglio dei provvedimenti che tutelano la libertà di espressione nel resto del mondo: dalla protezione totale per gli informatori (Belgio) ad un segreto professionale rafforzato per i giornalisti (sull'esempio della Svezia); ma anche maggiori garanzie per i fornitori di connettività che non si vedranno costretti a rivelare l'identità dei propri utenti dietro richiesta della magistratura (fermo restando che la legge islandese protegge solo la libertà di espressione, tutti gli altri reati online continueranno ad essere perseguibili).

Ci sono poi misure che invitano i cittadini a denunciare reati della pubblica amministrazione (sull'esempio degli Usa) e altre che impongono la completa trasparenza degli atti governativi (come in Norvegia).

Insomma, l'obiettivo della legge è trasformare il paese in una sorta di "paradiso offshore per la libertà di informazione", come è stato definito da più fonti. L'IMMI intende così attirare gli investimenti di chi opera nel settore dei media digitali: dal momento in cui i server e i data center vengono ospitati sul suolo islandese, i responsabili dovranno rispondere solo alla ultra-protettiva legge del paese.
Un invito a nozze per tanti siti web e servizi online che, a seconda del paese in cui operano, devono fare i conti con un quadro legislativo frammentato e spesso oscurantista. Tra i sostenitori (e gli ispiratori) più convinti dell'IMMI c'è anche Wikileaks, il sito di soffiate online che dopo i recenti, clamorosi scoop è finito nel mirino del Pentagono statunitense: il Dipartimento della Difesa teme infatti per la pubblicazione di nuovi, scottanti documenti riservati.

Inutile sottolineare come, in seguito all’approvazione dell'Icelandic Modern Media Initiative, la nostra "legge bavaglio" nascerebbe già depotenziata: a una testata o ad un blog in italiano basterebbe trasferire la propria sede legale in Islanda per continuare a pubblicare le intercettazioni telefoniche con tutte le garanzie previste dall’IMMI.

Più controversa invece la situazione di una società italiana che trasferisce solo i propri server in Islanda e mantiene la sede operativa in Italia: potrebbe ancora essere soggetta alle limitazioni del ddl intercettazioni.
Non si conoscono ancora i tempi per l'entrata in vigore del provvedimento islandese. L'iter legislativo del paese è infatti piuttosto complesso: ora il Governo è stato invitato (attraverso una sorta di legge delega) a specificare come, dal punto di vista tecnico e burocratico, le linee-guida del Parlamento dovranno entrare in vigore. Ci potrebbe volere un anno, o forse anche più.

Wikileaks applaude al disegno islandese:

 

 

Nicola Bruno


23/04/2010

Francia, il porno si fa tutti insieme

Francia, il porno si fa tutti insieme

ll settore è in crisi a causa della pirateria e dei siti gratuiti. L'idea del regista Dorcel: trasformare gli internauti in coproduttori del suo nuovo film. Ha raccolto 70mila euro

 

Marc Dorcel con alcune attrici
Marc Dorcel con alcune attrici
PARIGI - La scommessa era un po' osé. Ma Marc Dorcel, re del porno francese, l’ha già vinta. In pochi giorni quasi 500 internauti sono diventati suoi partner partecipando online al finanziamento del suo nuovo film. Un nuovo concept per l’industria pornografica a pagamento, travolta dalla pirateria e dai siti gratuiti.

PITCH - Lanciato il 19 aprile, il portale di Dorcel ha già raccolto quasi 70mila euro, sugli 85mila prefissati come obiettivo. Mezzo migliaio di appassionati sono stati sedotti dall’essenziale traccia narrativa: «Fa risuonare i tacchi a spillo sui marciapiedi, di notte come di giorno le piace essere sexy, attirare gli sguardi e sogna segretamente incontri insoliti».

CRISI - L'idea scelta da Dorcel è già stata testata in Francia con un certo successo nel settore discografico e cinematografico. Una novità che potrebbe arginare la crisi del settore pornografico messo in ginocchio dal drastico calo di vendite di dvd, dal Web 2.0 e i siti alimentati da filmati amatoriali che anche in Italia attirano milioni di utenti. Il crollo di profitti ha spinto l’anno scorso i due principali produttori del porno made in Usa, Joe Francis e Larry Flint, a chiedere, inutilmente, aiuti di stato per 5 miliardi di euro. Il settore, più concretamente, punta ormai sulla nuova tecnologia 3D per rilanciarsi e in Francia è stato girato il primo film hard a tre dimensioni: Shortcut 3D.

CREDITI - Dorcel si accontenta di meno. Per diventare suoi coproduttori basta acquistare una parcella. La tariffa base ammonta ad appena 20 euro e garantisce un posto per l’anteprima. Con due crediti si compare sui titoli di coda. Con tre si incassano, in proporzione, i profitti. Con sei, c’è pure un dvd con dedica, ma ne servono 250 per partecipare ad una giornata di riprese e a una sessione fotografica, e 500 (ovvero 10mila euro) per scrivere e girare la propria scena hard.

CAST - Sul sito internet, inoltre, i navigatori potranno scegliere attrici e attori protagonisti e aggiornarsi sulle riprese in diretta via Twitter. Dorcel, che rimane il produttore principale iniettando 100mila euro, ha già scelto il regista, Hervé Bodilis, francese trapiantato in Ungheria che milita per un porno di alta qualità. Tra i neo coproduttori c’è anche qualche donna (9%). La maggioranza ha meno di 30 anni e vive nella capitale francese. Forse anche a causa del titolo del film: "Mademoiselle de Paris". Il primo ciak è previsto per metà giugno. Il dvd, ad ottobre.

Alessandro Grandesso