24/01/2011

Due soli nel cielo, la Terra illuminata come mille anni fa

Due soli nel cielo, la Terra illuminata come mille anni fa

Astronomia Il fisico australiano Brad Carter: potrebbe accadere a breve. L'effetto per l'esplosione di una supernova

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26/06/2010

Sì al residence della D’Addario La difesa di Emiliano

Sì al residence della D’Addario La difesa di Emiliano

La Commissione del Comune approva il progetto del quale parlò a Berlusconi. Il sindaco Pd: non ne sapevo nulla, la decisione finale spetterà a uffici legati al ministero di Bondi

 

 

Patrizia D'Addario (LaPresse)
Patrizia D'Addario (LaPresse)

ROMA«Vedete che il ruolo del governo alla fine era davvero importante? Sarà il ministro Bondi, o magari Berlusconi in persona, a dover dire l’ultima parola sul residence di Patrizia D’Addario. Era destino...». Il sindaco di Bari, Michele Emiliano, scherza ma fino a un certo punto. Dice di aver appreso dai giornali che finalmente, dopo anni d’attesa, l’escort barese ha ricevuto l’ok tecnico per ristrutturare il vecchio rustico di famiglia vicino al torrente Montrone e trasformare, così, la bivilletta rossa anni ’70 che oggi cade a pezzi in un residence elegante con tanto di centro benessere.

Il primo cittadino pd chiama in causa Roma, ma la «Commissione locale per il paesaggio» che ha dato il via libera è un organo nominato proprio dal Comune che lui stesso dirige. «Eh no — continua Emiliano —. Adesso non dite che l’ho autorizzata io la D’Addario per farle un favore, eh? Perché non è vero. Io non ne sapevo niente e non ho autorizzato un bel niente. E sapete perché? Perché non ho alcun controllo politico, nessun potere d’indirizzo in materia. Sono pratiche in mano agli uffici. È come per il rilascio di una carta d’identità: vi risulta che il sindaco ci possa metter bocca? La parola definitiva, comunque, spetterà alla Direzione regionale per i Beni architettonici, che è un organo periferico dei Beni culturali. Dunque, come vi dicevo, tocca a Bondi...».

Il residence vicino al torrente Montrone è il sogno della vita per Patrizia D’Addario, un obiettivo inseguito a lungo «per mantenere la promessa fatta a mio padre». Tanto che la donna chiese aiuto perfino a Berlusconi, nell’autunno di due anni fa, quando, accompagnata dall’imprenditore barese Gianpi Tarantini, andò per due volte a Palazzo Grazioli portandosi dietro pure il registratore. «La seconda volta — raccontò poi ai giornali—quando sono rimasta tutta la notte con Berlusconi, non ho avuto nulla in cambio se non la promessa che sarei stata aiutata a costruire finalmente quel residence per il quale ho le carte in regola e ho pagato già per ben quattro volte gli oneri di edificabilità». L’aiuto del premier, però, non arrivò mai. Lunedì scorso, invece, la Commissione per il Paesaggio — composta da 5 membri esterni, un archeologo, un agronomo, un ingegnere, un architetto e un geologo, tutti vincitori di un bando pubblico e scelti, in base ai curricula, da una commissione del Comune presieduta dal segretario generale—ha accolto la domanda della signora.

Il progetto iniziale, comunque, era già stato modificato. Nell’aprile 2009, infatti, la D’Addario aveva chiesto di poter demolire e ricostruire la villa di famiglia. «Ma quella è un’area vincolata — spiega Anna Maria Curcuruto, direttore della Ripartizione urbanistica ed edilizia privata del Comune — perché si trova a ridosso di una "lama", cioè il solco di un antico corso d’acqua. E dunque niente si può costruire ex novo, non si possono aggiungere volumetrie, per aprire il centro benessere ci sarà bisogno dell’ok della Asl...». Come diceva Emiliano, però, la via crucis burocratica per Patrizia D’Addario non è finita. Ora, il giudizio della Commissione per il paesaggio finirà al vaglio della Sovrintendenza ai beni architettonici, che ha 45 giorni di tempo per esprimersi. Dunque, ferie permettendo, se ne riparla forse a Ferragosto.

Fabrizio Caccia


23/02/2010

PrivateWave, la telefonia mobile sicura (e a prova di intercettazione)

PrivateWave, la telefonia mobile sicura (e a prova di intercettazione)

 

Licenze agevolate per le ONG che operano in zone calde. i costi alla portata di tutti. Messo a punto un sofisticato sistema di cifratura che trasforma la voce in un flusso di dati incomprensile

 

La compagnia italiana Khamsa, attiva nel campo della riservatezza informatica, lancia sul mercato il suo progetto PrivateWAVE con una offerta dedicata alle ONG e agli operatori dell’informazione indipendente. Khamsa mette a disposizione per il grande pubblico le sue tecnologie per la telefonia mobile sicura, a prova di intercettazione, garantita dalla consulenza scientifica di Philip Zimmermann, inventore di PGP (il primo e più noto sistema di cifratura mail) e massimo esperto al mondo in crittografia e crittoanalisi su voce e mail.

PRIVATE GSM - Si tratta di un software che si installa sul telefono con pochi click (per ora Nokia, a breve anche Iphone e Blackberry) e che permette di effettuare chiamate protette, continuando ad utilizzare il proprio apparecchio anche per le chiamate "in chiaro". Non si tratta di un semplice metodo di disturbo della comunicazione, ma di un sofisticato sistema di cifratura che agisce sulla voce trasformandola in un flusso di dati cifrati, incomprensibile a chiunque tentasse di inserirsi nella comunicazione per ascoltarla o registrarla. Per poter attivare una chiamata sicura, entrambi i telefoni degli interlocutori dovranno essere dotati del software, che provvederà a generare una chiave di protezione diversa per ogni chiamata. Nemmeno lo staff tecnico che ha progettato il software può conoscerla o decifrare la conversazione.

ONG E INFORMAZIONE INDIPENDENTE - PrivateWAVE offre l’opportunità di licenze agevolate (fino a 50 gratuite) per le ONG che operano in contesti di rischio elevati e agli operatori dell’informazione indipendente che si trovino in regimi dittatoriali ritenuti particolarmente cruenti. Tali organizzazioni, in relazione alla loro autonomia, sono spesso controllate dai governi dei Paesi in cui operano attraverso attività di spionaggio che includono le intercettazioni delle comunicazioni telefoniche.

ABBASSARE LA BARRIERA ALL’INGRESSO - Le tecnologie per la telefonia mobile sicura, a prova di intercettazione esistono da più di vent’anni. In principio erano sviluppate esclusivamente ad uso militare, come le prime sperimentazioni per la rete di Internet, successivamente sono state sviluppate anche da aziende private e con l’evolversi delle tecnologie mobili, gli smart phone, l’interesse è stato allargato a un pubblico più ampio. Attualmente esistono circa quindici aziende che operano nel campo a livello mondiale. Tra queste PrivateWAVE ha deciso di «abbassare la barriera all’ingresso» ossia: «Avvocati, commercialisti, ma anche dirigenti, medici e giornalisti, tranquilli di poter trattare anche gli argomenti più delicati via telefono, potranno beneficiare di una significativa riduzione dei costi e dei tempi necessari per svolgere la propria attività». Infatti il costo del servizio è notevolmente il  più basso rispetto alle altre compagnie: 45 euro di abbonamento mensile. Praticamente alla portata di tutti.

OPEN SOURCE - Per coniugare convenienza e affidabilità del servizio la società si avvale di tecnologie open source, il cui codice è reso pubblico. Le ricerche di Philip Zimmermann infatti sono pubbliche da più di un decennio, le maggiori sperimentazioni nel campo di basano de facto sui suoi studi e posso dirsi consolidate tanto quanto i sistemi di protezione degli home-banking o dei servizi segreti americani. Gli sviluppatori di PrivateWAVE non hanno dubbi: «La resa pubblica della ricerca in ambito informatico e scientifico permette di abbattere i costi e di fornire un servizio migliore, in quanto collettivamente verificato» e aggiungono: «la riservatezza funziona se non è un segreto per nessuno».

Lavinia Hanay Raja


09/01/2010

Una stella minaccia la vita sulla Terra

Una stella minaccia la vita sulla Terra

 

È nella costellazione della Bussola, a 3.260 anni luce di distanza. Nana bianca rischia di trasformarsi in supernova, le radiazioni sarebbero letali. Ma tra 10 milioni di anni

 

 

Una stella minaccia la vita sulla Terra

 

C’è una stella della nostra galassia Via Lattea, distante dalla Terra 3.260 anni luce, che potrebbe esplodere e mettere in pericolo la vita sul nostro pianeta. L’infelice prospettiva è stata seriamente illustrata al meeting dell'American Astronomical Society in corso a Washington precisando, per nostra consolazione, che ciò potrebbe accadere fra 10 milioni di anni ma forse anche prima.

L'astro in questione appartenente alla costellazione della Bussola è stato studiato con il satellite IUE ed anche con il telescopio spaziale Hubble. Così si è capito che si tratta, in verità,  di una coppia di stelle dove una delle due  è una nana bianca, che gli astronomi chiamano una “Nova ricorrente” perché periodicamente presenta delle esplosioni registrate con intervalli di circa vent’anni, nel 1902, 1920, 1944, 1967. Secondo gli astronomi queste esplosioni che non danneggiano grandemente l'astro e nemmeno lanciano radiazioni pericolose per la Terra, avvengono dopo che l'astro ha accumulato materiale (gas ricchi di idrogeno, in particolare) strappato con la sua forza di gravità alla stella vicina. In tal modo aumenta la sua massa e quando raggiunge un certo livello si innescano le esplosioni che, in un certo senso, equilibrano la situazione disperdendo un po' di energia. Ma non sempre le cose vanno in questo modo. Può accadere, infatti, che la stella, anche con queste eruzioni dispersive, continui comunque ad ingigantirsi, arrivando a conquistare il famoso “limite di Chandrasekhar” al di là del quale la massa collassa definitivamente scatenando una tremenda esplosione capace di distruggere il corpo celeste: è il fenomeno che porta alla supernova la quale lancia intorno nel cosmo un'energia 10 milioni di volte più elevata di quella rilasciata da una nova.

Proprio le osservazioni compiute con il telescopio spaziale Hubble farebbero pensare che la stella sotto indagine continua ad accrescere la sua taglia raggiungendo il fatidico limite, appunto, fra 10 milioni di anni, oppure anche prima come precisa Edward Sion della Villanova University in Pennsylvania. In quel caso l’astro esplodendo diventerebbe luminoso quanto tutte le stelle della galassia messe insieme. Ma più grave è il fatto che spedirebbe verso il nostro pianeta azzurro un fiume di radiazioni capaci di devastare l'ambiente terrestre cominciando con l’annientare la fascia di ozono che ci protegge.

Secondo gli astronomi l’esplosione di una supernova diventa pericolosa per noi quando avviene a meno di cento anni luce dalla Terra. Ma si tratta di una valutazione non definitiva perché gli effetti dipendono dalla potenza della supernova. A detta dei ricercatori, però, la stella in questione potrebbe entrare nella categoria delle più catastrofiche pur trovandosi oltre i tremila anni luce. Non tutti condividono interamente le conclusioni discusse nella capitale americana. Il professor Filipenko del Berkeley Astronomy Department è in disaccordo e sostiene che anche se si arriverà alla supernova la Terra dovrebbe però salvarsi. Pensando ai nostri posteri, speriamo che abbia ragione.

Giovanni Caprara


20/03/2009

Tv e cinema in 3d-hd via satellite

Tv e cinema in 3d-hd via satellite

 

Per vedere le trasmissioni serve un televisore predisposto. Le immagini, riprese da diverse telecamere, vengono elaborate, trasformate e trasmesse

 

Una fase della dimostrazione della trasmissione in 3d ad alta definizione alla Fiera di Roma
Una fase della dimostrazione della trasmissione in 3d ad alta definizione alla Fiera di Roma

MILANO - Cinema e televisione in 3D-HD, cioè stereoscopico e in alta definizione, via satellite. È possibile ed è stato dimostrato in diretta alla manifestazione Sat Expo Europe 2009 aperta giovedì e che si chiuderà sabato alla Fiera di Roma. Protagonista dell’anteprima europea è un gruppo jazz che si è esibito in un concerto ripreso e trasmesso con una parabola al satellite Eurobird-3. Il segnale era raccolto da un’altra parabola collocata poco distante arrivando infine sugli schermi TV ad alta definizione della rassegna e contemporaneamente sul grande schermo cinematografico allestito in una sala dove si volgeva il convegno dedicato alla nuova frontiera tecnologica. L’operazione è stata organizzata da Open-sky assieme a Eutelsat, il maggiore operatore satellitare europeo. L’evento è stato ripreso da più punti con quattro telecamere stereoscopiche ad alta definizione indispensabili per ottenere quattro punti di vista differenti. Il segnale veniva poi elaborato e trasformato in un unico flusso inviato al satellite. «Il quale – spiega Paolo Dalla Chiara, presidente di Sat Expo 2009 – è un satellite normale, mentre sono nuove le tecnologie a terra».

TECNOLOGIA NECESSARIA - Per vedere in TV sono necessari i televisori 3D-HD stereo che cominciano ad essere diffusi sul mercato giapponese. Per la ricezione basta un normale decoder HD. «Questo è il futuro della televisione perché le immagini sono davvero spettacolari e compiono un balzo in avanti ben oltre l’alta definizione», commenta Dalla Chiara. Quanto è stato presentato a Sat Expo è appunto un’anteprima dei servizi «Eventi live 3D» distribuiti ora dal «3D Stereoscopic Group». Ripresa e post produzione tridimensionali di eventi complessi come quelli musicali e sportivi sono realizzati da DBW Communication. La dimostrazione ha destato, ovviamente, notevole interesse proprio perché cambia il modo di vivere cinema e TV consentendo una «partecipazione emotiva» dello spettacolo o dell’avvenimento finora irraggiungibile con altri mezzi. «Oggi sono 73 i canali trasmessi in alta definizione dai satellite di Eutelsat – dice il suo presidente Giuliano Beretta – in grado di supportare anche il 3D. Da più di tre mesi stiamo trasmettendo una canale test per la televisione in 3D stereo ed ancora una volta è l’Italia la base di partenza per queste iniziative d’eccellenza».

PRIMA PIATTAFORMA ITALIANA - Una prima piattaforma sperimentale è ora installata presso il Teleporto delle Alpi di Vicenza. «La messa in onda di questo canale – precisa – Paolo Dalla Chiara – ha lo scopo di far incontrare i player del mercato 3D in Europa e porsi come test bed in cui verificare le tecnologie e raccogliere esperienze sull’utilizzo di contenuti tridimensionali nel settore Home». Intanto anche l’agenzia spaziale europea ESA ha avviato un programma di sperimentazione battezzato Stereoscopic Broadcastin. Si tratta di un progetto di sviluppo assegnato a Open-Sky riguardante tutti gli aspetti della nuova tecnologia che va dalla produzione dei contenuti alla trasmissione del segnale a tutte le tecnologie di ricezione. A Sat Expo 2009 aperto dai sottosegretari al commercio e allo sviluppo D’Urso e alla Difesa, Crosetto, ha partecipato oltre all’ambasciatore cinese in Italia, anche il presidente di China Satellite Communications, Rui Xiao Wu. Le opportunità offerte dalle comunicazioni via satellite sono state in particolare discusse da Giuseppe Veredice e Luigi Pasquali rispettivamente alla guida di Telespazio e Thales Alenia Space di Finmeccanica mentre il commissionario straordinario dell’agenzia spaziale italiana ASI, Enrico Saggese, ha confermato che il nuovo piano dell’agenzia investirà sulle nuove tecnologie dell’osservazione della Terra e delle telecomunicazioni.

Giovanni Caprara


26/12/2008

Il vecchio Boeing diventa un albergo

Il vecchio Boeing diventa un albergo

Dormire nel Jumbo Hostel, all'aeroporto di Stoccolma Arlanda, costerà da 120 a 300 euro. Venticinque camere e una suite ricavate nella fusoliera di un 747 ormai in disuso. L'inaugurazione a gennaio

 

 

L'imprenditore Oscar Dios e alle sue spalle il Boeing 747 trasformato in albergo
L'imprenditore Oscar Dios e alle sue spalle il Boeing 747 trasformato in albergo
STOCCOLMA - Tutti i grandi aeroporti internazionali dispongono all'interno della propria area o nelle immediate vicinanza degli hotel in grado di accogliere i viaggiatori in transito o quelli rimasti malauguratamente a terra a seguito di scioperi improvvisi o cancellazioni di voli. Quello che verrà inaugurato il prossimo 15 gennaio allo scalo di Arlanda, il terminal principale della capitale svedese Stoccolma, è però del tutto particolare: si tratta infatti di un vecchio Boeing 747 che ha cessato la propria attività nei cieli ma che grazie ad una efficace riconversione continuerà ad essere al servizio dei viaggiatori.

LE CAMERE E LA SUITE - L'albergo ricavato nella fusoliera disporrà di 25 camere e di una suite che, manco a dirlo, troverà posto in quella che un tempo era stata la cabina di pilotaggio del velivolo. I servizi offerti non saranno proprio quelli dell'hotel a quattro o cinque stelle: le camere, che prenderanno il posto dei 450 sedili, non saranno per forza di cose spaziosissime e i servizi igienici saranno in comune nel corridoio, proprio come avviene durante un viaggio (fatta eccezione per la suite, che sarà dotata di una «ritirata» ad uso esclusivo . Tuttavia una notte al Jumbo Hostel, come è stato ribattezzato, si annuncia particolarmente intrigante.

UNA STORIA INIZIATA NEL '76 -Oscar Diös, l'imprenditore che ha avuto l'idea di aprire l'insolita pensione aeroportuale (e che è già titolare di un albergo a Uppsala, ha lavorato due anni prima di far partire il progetto. «E ora già fioccano le prenotazioni» fa notare Gisela Olsson, la pr incaricata di seguire il progetto, citata dall'agenzia Afp. L'hotel è stato ricavato in un Boeing 747-200 costruito nel 1976 e appartenuto inizialmente alla Singapore Airlines, salvo poi passare alla Pan Am e via via ad altre compagnie di più piccole dimensioni. L'ultimo proprietario, la compagnia svedese di charter Transjet, che si era specializzata nel trasporto dei pellegrini musulmani alla Mecca, prima di fallire nel 2002. E' dalla procedura di vendita dei beni della società che è nata l'idea di Oscar Diös di prendere possesso del velivolo, ribattezzato Liv, dal nome della figlia (termine che in svedese tra l'altro significa "vita").

I PREZZI - L'hotel si trova in un piazzale davanti ai terminali, a dieci minuti a piedi dalla zona dei check in. Soggiornare al Jumbo Hotel costerà circa 120 euro per notte nelle camere, che hanno dimensioni non superiori ai 6 metri quadrati, e circa 300 nella suite. La portavoce non ha voluto precisare quanto sia costata l'operazione. La scelta di Arlanda potrebbe rivelarsi strategica: è il principale aeroporto della Svezia e dell'intera Scandinavia e nel 2007 ha fatto registrare un transito di circa 18 milioni di viaggiatori, di cui circa 13 interessati da rotte internazionali.

 


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