06/08/2010

Far West in autostrada: rapina da 2,5 milioni di euro

Far West in autostrada: rapina da 2,5 milioni di euro

Tre malviventi hanno bloccato il traffico con due mezzi pesanti sulla A16 Napoli-Canosa. Armati di pistola e mitra hanno bloccato e svaligiato un portavalori e sono fuggiti. Dopo il colpo due km di coda

 

AVELLINO - Una rapina studiata nei minimi dettagli e un tratto di autostrada si è trasformata per qualche minuto in un set cinematografico. Solo che i malviventi hanno fatto sul serio e le scene che si sono vissute lungo la A16 giovedì pomeriggio non sono state una fiction ma quelle di un commando composto da una decina di malviventi, armati di mitra e pistole. Poco prima di una galleria tra le uscite di Avellino Est e Benevento, i banditi sono arrivati a bordo di tre potenti auto e di un tir precedentemente rapinato.

DUE TIR PER BLOCCARE IL TRAFFICO - Il piano puntualmente rispettato prevedeva il blocco di un portavalori del l'agenzia "Poliziotto Notturno" di Benevento. Su entrambe le carreggiate sono stati messi di traverso 2 autoarticolati. Quello in direzione Benevento era condotto da uno della banda, l'altro è stato rapinato al momento da un altro complice che ha fatto lo stesso lavoro del "collega" che si trovava sulla carreggiata opposta. Poco dopo è arrivato il furgone blindato con a bordo tre guardie particolari giurate. Il commando è entrato subito in azione: sventagliate di mitra nelle ruote. Poi l'assalto al furgone: due esperti malviventi con un flex hanno aperto il tetto del portavalori e si sono impossessati dei soldi contenuti nei sacchi: oltre 2,5 milioni di euro.

LA FUGA - Dopo, a bordo delle 3 auto, i 10 uomini si sono dati alla fuga mentre alle loro spalle c'era il terrore, innanzitutto le 3 guardie giurate, una delle quali è stata colta da malore. In pochi minuti le due direzioni di marcia sono rimaste intasate da una fila di auto lunga almeno 2 km. Gli agenti della Squadra Mobile di Avellino hanno raggiunto con non poca fatica il luogo della rapina, mentre i banditi erano già lontani. Sotto choc il conducente del tir rapinato. I 2,5 milioni di euro erano stati prelevati da un istituto ad Avellino e dovevano essere portati a Benevento dove venerdì mattina avrebbero rifornito gli uffici postali sanniti. Sull'autostrada è intervenuta anche la Polizia stradale che ha cercato di ripristinare una situazione di normalità. Solo intorno alle 20 la circolazione è potuta riprendere. La Squadra Mobile è al lavoro per cercare di individuare gli autori della rapina e eventuali basisti. Le indagini sono rivolte non solo agli ambienti della criminalità campana ma anche pugliese.


08/06/2010

Affari sui lavori della Salerno-Reggio 50 arresti tra le cosche della 'ndrangheta

Affari sui lavori della Salerno-Reggio 50 arresti tra le cosche della 'ndrangheta

Imposta una tangente del 3% sui lavori, tagliate fuori le imprese sane. Operazione della dda calabrese: le famiglie coinvolte erano riuscite ad avere appalti per l'autostrada infinita

 

REGGIO CALABRIA - Una cinquantina di arresti sono stati eseguiti dalla squadra mobile di Reggio Calabria in un inchiesta coordinata dalla direzione distrettuale antimafia della città dello Stretto contro presunti affiliati a potenti cosche della ’Ndrangheta che operano nella zona di Palmi e che erano riuscite a infiltrarsi negli appalti per i lavori di ammodernamento dell’autostrada A3. Le famiglie colpite dall’operazione sono quelle dei Gallico-Morgante-Sgrò-Sciglitano e Bruzzise-Parrello contrapposte in una sanguinosa faida tra gli anni ’80 e ’90 e anche più recentemente.

I REATI CONTESTATI - Agli indagati sono contestati, a vario titolo, i reati di associazione mafiosa, omicidi ed estorsione. Le cosche, secondo quanto si e’ appreso, grazie ad alcune imprese collegate agli affiliati erano anche riuscite ad ottenere alcuni lavori di ammodernamento dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della squadra mobile reggina, le cosche della ’ndrangheta di Palmi imponevano una tangente del 3% alle imprese appaltatrici e la fornitura del calcestruzzo presso aziende compiacenti. Grazie, quindi, ad imprese collegate direttamente alle famiglie, la ’ndrangheta palmese era così riuscita a mettere le mani sugli appalti per i lavori sulla A3. Un sistema che andava a discapito dell’economia sana, completamente tagliata fuori dalle imprese colluse che approfittavano del potere mafioso che era alle loro spalle per ottenere i lavori di subappalto, per questo in manette sono finiti anche diversi imprenditori.

DALLA FAIDA AGLI APPALTI - I lavori in questione sono quelli del quinto macrolotto che interessano il tratto compreso tra Gioia Tauro e Scilla. L’arrivo dei lavori nella zona di Palmi e gli appetiti per gli affari che ciò comportava, tra l’altro, secondo quanto emerso dalle indagini degli uomini di Renato Cortese, aveva portato a una ripresa dei focolai di violenza tra le cosche della zona, contrapposte, negli anni ’80 e ’90, in una sanguinosa faida che aveva provocato decine e decine di morti. Tra le persone arrestate stamani, infatti, secondo quanto si e’ appreso, vi sarebbero mandanti ed autori di una decina di delitti compiuti tra gli anni ’80 e ’90, quando la faida raggiunse il massimo della violenza, ma anche più recentemente. Lo scontro tra le cosche Gallico-Morgante-Sgrò- Scigliano da una parte e Bruzzise-Parrello dall’altra, ha provocato decine e decine di morti. Secondo gli investigatori, gli appetiti delle due consorterie per gli appalti dei lavori di ammodernamento della A3 avevano portato, recentemente, ad una riacutizzarsi della tensione con nuovi delitti. L’inchiesta è stata coordinata dal procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, dall’aggiunto Michele Prestipino e dal pm Giovanni Musarò. Magistrati ed investigatori illustreranno i particolari dell’operazione nel corso di un incontro con i giornalisti in programma alle 11 in Questura a Reggio Calabria. (Fonte: Apcom)