05/10/2011

«Hai vinto una tv al plasma». E lo sceriffo cattura 102 latitanti

«Hai vinto una tv al plasma». E lo sceriffo cattura 102 latitanti

Arrestati tutti quelli che, attratti dall'ipotetico premio, si sono consegnati agli agenti. Funziona il trucco escogitato dalla polizia di Chicago che ha convocato in un grande magazzino 10 mila malfattori

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16/07/2010

Nozze nella Reggia proibita. Il trucco della star di X Factor

Nozze nella Reggia proibita. Il trucco della star di X Factor

Party nella residenza dei Borbone. La sovrintendente: ci vediamo in tribunale. «Promozione del disco». Ma era la copertura per la festa

 

 

Silvia Aprile (Olycom)
Silvia Aprile (Olycom)

CASERTA - Per Silvia Aprile sarà stato come il sogno di una notte di mezza estate. Un matrimonio con scherzetto ai danni però della soprintendenza di Caserta e Benevento. La cantante campana, che nel 2009 ha duettato a Sanremo con Pino Daniele ed ha partecipato a una edizione di X Factor, lo scorso 13 luglio è riuscita ad organizzare con un espediente il suo pranzo nuziale all’interno del palazzo reale. Un evento che le autorità competenti dicono di non aver mai autorizzato.

Il palazzo disegnato da Vanvitelli fu negato, una decina di anni fa, anche ai discendenti dei Borbone che pure avrebbero voluto festeggiare uno dei loro matrimoni in un palazzo reale che era stato, in passato, un bene di famiglia. Un veto è stato messo anche alla richiesta di un gruppo di ricchissimi uomini d’affari sovietici che in primavera si sarebbero messi in contatto con la soprintendenza. Volevano noleggiare a carissimo prezzo giardini e saloni per organizzare banchetti matrimoniali per coppie e invitati in trasferta dalla Russia. L’espediente di Silvia Aprile è stato quello di presentare la domanda per effettuare uno «showcase» per stampa e discografici di un suo nuovo cd il un giorno in cui la reggia sarebbe stata chiusa al pubblico. Un evento culturale organizzato in un monumento che è patrimonio dell’Unesco. Nella richiesta alla soprintendenza e all’Ept, e resa nota dal sindacato dei custodi, non si parla di banchetti nuziali, ma di cena di gala destinata a discografici, giornalisti, operatori tv e critici. Forse un po’ troppo per il nuovo cd singolo «Falando de amor».

«Siamo molto amareggiati — dice la soprintendente Paola Raffaella David — anche perché si è alzato un polverone inutile. Già il 5 luglio concedemmo l’utilizzo dello spazio alla Cassa Edile di Caserta per una visita guidata privata che si trasformò in un banchetto non autorizzato e che dovemmo interrompere. Ora c’è stata questa festa nuziale. In entrambi i casi passeremo alle vie legali, come è normale che si faccia e come avevamo già deciso di fare. Inoltre, mi pare ovvio che un luogo come la reggia non possa essere utilizzato per scopi di questo tipo. Nel caso dell’offerta degli imprenditori russi, abbiamo rinunciato a molti soldi, ma non sembra che possa essere messa in discussione la destinazione d’uso del sito». Evidentemente Davide e Silvia, che volevano la reggia per la loro festa, non sono neanche superstiziosi perché se si dice che «di Venere e di Marte, non ci si sposa e non si parte» hanno fatto stampare lo stesso le partecipazioni per «martedì 13 luglio, ore 16.30», con foto fatta con una delle fontane come sfondo e l’indirizzo del party, quello della Reggia di Caserta, appunto. E se la Cassa Edile di Caserta aveva impiantato buffet e tavoli sotto la fontana monumentale di Diana e Atteone, la cantante e il suo novello sposo avevano pensato all’elegante giardino, con relativo casino, voluto dalla Regina Maria Carolina d’Austria, che seguendo la moda in voga in Europa dei giardini di stile inglese ideati da William Kent se lo fece realizzare su misura con tanto di serre riscaldate. Canti, balli e festeggiamenti sarebbero durati fino all’alba generando il «fortissimo malumore» dei dipendenti che hanno fatto una denuncia inoltrata dai sindacati al ministero. All’incartamento hanno allegato una copia di un invito consegnato agli ospiti, con l’indicazione della Reggia quale luogo del ricevimento. Un giorno che, comunque vada, per Silvia e Davide sarà indimenticabile.

Biagio Coscia


07/07/2010

I costi per restare Madonna

I costi per restare Madonna

Star sYstem - il sistema per mantenersi divi. 12mila euro al mese la fornitura di acqua. 1.800 a vasetto per crema protettiva, 75mila l'anno solo per sieri antietà. Più economici, fisioterapista e chiropratico: sui 18 mila

 


Avere 52 anni fra poco più di un mese (li compirà il 16 agosto) e dimostrarne almeno 15 di meno: questo l’obiettivo di Madonna che ha dichiarato guerra al tempo che passa a colpi di palestra, dieta ferrea e qualche “ritocchino”. Un “tagliando” annuale che le costa la bellezza di 562.600 sterline, ovvero 676mila euro, come ha conteggiato il Daily Mirror . E non potrebbe essere altrimenti per una che ha sempre sostenuto di essere una “Material Girl” e che, perciò, non può accontentarsi di una semplice crema per il contorno occhi prima di andare a letto, ma deve ricoprirsi interamente il corpo con una lozione da 500 sterline (600 euro) a vasetto, senza contare la crema solare a protezione totale da 1500 sterline (1800 euro) e tutti gli altri sieri anti-età che ha nel beauty e che le costano qualcosa come 62.600 sterline (oltre 75mila euro) l’anno.

48MILA EURO PER PIALLARE LA CELLULITE - Una donna, insomma, che non può bere della banale acqua di rubinetto, ma deve avere nel bicchiere solo della purissima acqua Kabbalah, la cui fornitura mensile si aggira sulle 10mila sterline (12mila euro). E che dire dell’odiosa cellulite? Anche la regina del pop non ne è immune e la combatte grazie ad una speciale macchina da 40mila sterline (48mila euro) che “pialla” le temute fossette a buccia d’arancia e con massacranti sedute di “Gyrotonic Expansion System”, noto come GEX, che le costano altre 20mila sterline l’anno (24mila euro).

360EURO L'ORA LO YOGA - Lo yoga resta la sua vera passione, a maggior ragione se fatto con un istruttore di Ashtanga Yoga da 300 sterline l’ora (360 euro) che, moltiplicate per le 12 ore settimanali del suo regime fitness, portano il totale a 156mila annuali (poco meno di 190mila euro). Più economici (si fa per dire) il fisioterapista e il chiropratico (150 sterline a settimana che diventano 15.600 in un anno, ovvero quasi 18.750 euro), mentre per i trattamenti ayurvedici bisogna aggiungere altre 2.500 sterline (3mila euro) e altre 90mila (108mila euro) se ne vanno fra chef personale e nutrizionista. E laddove non possono palestra e rimedi naturali, ecco il provvidenziale “aiutino”, sotto forma di filler alle mani per aumentare il volume del tessuto che se n’è andato con il passare degli anni: iniezioni costanti e continue per le quali Madonna sborsa 3.500 sterline (4.200 euro) ogni 12 mesi. Nessun dato economico certo, invece, sul conto pagato per le altre parti del corpo “ritoccate”, perché la cantante non ha mai ammesso di essere ricorsa al chirurgo estetico, spiegando piuttosto come la sua eccezionale forma fisica dipendesse dai geni, dall’esercizio fisico e dalla kabbalah. Sarà anche così (il beneficio del dubbio si dà a tutti), ma a guardarla bene viene quasi da chiedersi “Who’s That Girl?”.

Simona Marchetti


10/01/2010

Mediaset: sciopero degli addetti al trucco, presidio a Cologno Monzese e a Roma

Mediaset: sciopero degli addetti al trucco, presidio a Cologno Monzese e a Roma

 

A rischio un centinaio di posti di lavoro. I lavoratori protestano contro la decisione di cedere il ramo d'azienda a partire dal primo febbraio

MILANO - Con un presidio di oltre cento lavoratori si sta svolgendo a Cologno Monzese e davanti alla sede romana uno sciopero dei lavoratori di Videotime, l'azienda attiva nelle produzioni televisive del gruppo Mediaset. Alcuni programmi tv potrebbero essere a rischio. È quanto rende noto Paolo Casamassima, delegato dello Slai Cobas, il sindacato di base che ha condiviso la protesta con le altre organizzazioni, Sistel-Cisl, Uilcom-Uil e Flc-Cgil.

PRESUNTE IRREGOLARITA' - Il sindacalista ha denunciato il fatto che «è stato impedito ai delegati che ne avevano fatto richiesta di entrare in azienda per verificare l'andamento dello sciopero». Secondo Casamassima infatti «sono stati visti entrare lavoratori di altre aziende che noi riteniamo siano stati utilizzati per svolgere le mansioni dei lavoratori in sciopero». Il sindacalista punta il dito contro l'azienda «di proprietà del presidente del Consiglio e guidata dal proprio figlio che non rispetta il contratto di lavoro che prevede per i rappresentanti sindacali il diritto di entrare in sede per verificare il funzionamento delle attività».

LA PROTESTA - Come detto la protesta è stata indetta dai sindacati Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil dopo avere avuto ufficiale comunicazione insieme alle Rsu di Videotime di Milano e Roma della intenzione della volontà della proprietà di procedere, prevedibilmente a partire dal primo febbraio 2010, alla cessione a Pragma Service srl del ramo d’azienda relativo alle attività di Sartoria, Trucco e Acconciatura, costituito da un organico complessivo di 56 addetti di cui 26 a Cologno Monzese, 4 a Milano Due e 26 a Roma. «Da qualche tempo - denunciano fra l’altro i sindacati - registriamo un graduale allentamento della qualità delle relazioni, che l’operazione di esternalizzazione rischia di compromettere in modo pesante. Siamo convinti che questa non sia la strada migliore per affrontare le trasformazioni in atto».

I COMUNICATI - Nel corso dell'edizione delle 13 del Tg5, nella quale non ci sono stati disservizi da segnalare, è stato letto un comunicato di solidarietà da parte del Comitato di redazione della testata ai lavoratori in sciopero. Il Cdr del Tg5 condivide «il timore espresso dai colleghi di Videotime-Mediaset che il progetto di cessione di questo ramo d'azienda possa essere l'inizio di un processo di affidamento di lavoro in appalto, che nell'ambito delle più generali trasformazioni dei settore televisivo, potrebbe coinvolgere altri settori, sedi o attività del gruppo Mediaset nel suo complesso». Da parte sua l'azienda, in un altro comunicato letto sempre in diretta durante l'edizione delle 13 del Tg5, «rassicura i dipendenti» spiegando che l'operazione «non avrà alcun effetto sull'occupazione o sulla condizione retributiva» dei lavoratori coinvolti che, assicura Mediaset, avranno «posto di lavoro assicurato». Inoltre l'azienda sottolinea che considera sempre «strategica l'attività televisiva».


05/08/2009

Autovelox con il trucco, 200 indagati

Autovelox con il trucco, 200 indagati

 

Sotto accusa sindaci, assessori e comandanti delle polizie municipali: truccavano multe e sistemi di rilevamento nel casertano


(ph. Claudio Morelli/Emblema) I carabinieri sequestrano un autovelox sulla statale Appia

CASERTA - Autovelox col trucco: più di 200 persone, tra cui molti sindaci, assessori e comandanti delle Polizie municipali, sono indagate nel Casertano nell’ambito di un’operazione condotta dal comando della compagnia dei carabinieri di Capua e della Stradale di Caserta in esecuzione di un decreto di sequestro preventivo emesso dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere.

INGENTI PROFITTI - Comuni e ditte, secondo l'accusa, avevano creato un modo «facile» per fare soldi, «ritoccando» le immagini inviate agli automobilisti. Le indagini, poi sfociate nell’emissione del decreto, hanno avuto infatti per oggetto il rilevamento delle infrazioni attraverso autovelox, photored o altri macchinari simili. Destinatari dei provvedimenti numerosi Comuni della provincia di Caserta e di società. L’indagine ha evidenziato un sistema «creato dai Comuni e dalle società che, in violazione di legge, rappresentava un modo di facile, ingiusto e rilevante profitto».

INFRAZIONI ILLECITE - Le condotte contestate riguardano le modalità di affidamento del servizio da parte dei Comuni alle ditte private, la non corretta indicazione in bilancio delle somme provento delle sanzioni, le illecite modalità di rilevazione delle infrazioni. Ed ancora, l’omessa comunicazione alle competenti autorità delle infrazioni per il decurtamento dei punti e illeciti nel trattamento dei dati personali. I reati contestati riguardano la truffa, l’abuso d’ufficio, la turbata libertà degli incanti, la falsità ideologica commessa da un pubblico ufficiale in atti pubblici, il rifiuto e l’omissione di atti d’ufficio. E poi, la soppressione, la distruzione e l’occultamento di atti veri, la violazione del codice della privacy per il trattamento dei dati personali.

I SEQUESTRI - Le somme incassate dai Comuni attraverso gli autovelox col trucco sono state sequestrate come quelle ricevute dalle società coinvolte e corrisposte dai Comuni per il noleggio e i servizi relativi al rilievo delle infrazioni mediante autovelox o strumentazioni simili. Analogo provvedimento riguarda le apparecchiature stesse e la documentazione cartacea e informatica relativa al rilievo delle infrazioni.

LE DENUNCE DEGLI AUTOMOBILISTI - L'inchiesta è stata avviata nel 2005 dai carabinieri di Capua, dopo le denunce presentate da automobilisti. Ai sindaci di 33 comuni, ad altri amministratori ed ai comandanti delle polizie municipali, viene contestato, tra l’altro, di avere installato autovelox e photored senza uno studio sulla pericolosità e sull’intensità del traffico, spesso con il trucco, ovvero senza idonea segnalazione, nascosti tra gli alberi o posizionati dopo una curva e con una improvvisa variazione del limite di velocità previsto sulla stessa strada. La constatazione delle infrazioni attraverso i riscontri fotografici non veniva effettuata dai vigili urbani e, dunque, da un pubblico ufficiale ma da dipendenti delle stesse società che provvedevano anche a redigere i verbali ai quali, poi, apponevano la firma digitale di un vigile urbano.

SENZA APPALTO- A sindaci ed altri amministratori comunali di quasi tutti i 33 comuni del casertano vengono anche contestati accordi diretti con le ditte per l’installazione ed il funzionamento delle apparecchiature e non attraverso regolari bandi di gare. Al centro dell’indagine compensi alle ditte non fissi ma proporzionali all’entità della sanzione comminata all’automobilista. Poi, l’iscrizione nel bilancio comunale di somme di denaro non corrispondenti all’effettiva entità degli introiti derivanti alle sanzioni per infrazioni al codice della strada. Non era stato, poi impiegato, come prescrive la legge, il 50 per cento delle somme riscosse per il miglioramento delle strade e le opere destinate alla sicurezza stradale nei singoli comuni.

LA DENUNCIA UGL - Il segretario regionale della Campania dell’Ugl Polizia, Giuseppe Raimondi, ricorda di aver già denunciato in passato la vicenda degli autovelox col trucco scoperti in provincia di Caserta. Nel 2004 il sindacalista intraprese uno sciopero della fame per protestare contro gli «autovelox selvaggi», ottenendo così l’intervento del prefetto di Caserta. «Se si vuole fronteggiare seriamente il problema della velocità, che ogni anno provoca centinaia di morti sulle strade - dichiara Raimondi - bisogna promuovere iniziative che veramente riducano il numero delle vittime rafforzando i parametri di sicurezza delle strade. L’uso degli autovelox lungo le strade a maggior rischio di incidenti è sicuramente valido, ma non deve, nel modo più assoluto, avere finalità redditizie per i comuni o per le società private, tra l’altro non previste dal codice della strada. Installare gli autovelox nei viottoli, nei cassonetti dell’immondizia, tra le siepi che costeggiano la carreggiata confondendoli con colori scuri, dietro i pali dell’illuminazione pubblica, nelle cabine simili a quelle dell’Enel, o altro, non aiuta a prevenire gli incidenti ma ad arricchire le casse comunali e quelle delle società private».

L'ELENCO DEI COMUNI - I Comuni di Terra di Lavoro dove sono stati effettuati i sequestri: Caserta, Tora e Piccilli, Pastorano, Villa di Briano, San Felice a Cancello, Marzano Appio, Francolise, Piana di Monteverna, Pontelatorne, Pratella, Orta di Atella. Nell'elenco anche Castel Morrone, Rocca d'Evandro, Grazzanise, Villa Literno, Cancello Arnone, Ruviano, Teverola, Vairano Patenora, Valle di Maddaloni, San Cipriano d'Aversa, Capua, Ciorlano, Pietravairano, Calvi Risorta, Bellona, Alvignano, Vitulazio e Pignataro Maggiore.

LE DITTE SOTTO INCHIESTA - Le 13 ditte messe sotto inchiesta dalla magistratura di Santa Maria Capua Vetere sono invece la Sercom (di Bellona), la Romatek e Roma Service (di Santa Maria Capua Vetere) e poi: Seos, Citiesse, Consorzio Gives, Idea Luce srl, Garda Segnale, Gruppo Trade, Ditta All Service srl, Electra Service, Società Lta Partners srl, Dealers Group srl e Tec Service che hanno sede in altre città di altre province italiane.