06/07/2010
Agcom, Fini e la libertà di stampa: «In democrazia non è mai sufficiente»
Agcom, Fini e la libertà di stampa: «In democrazia non è mai sufficiente»Il presidente dell'Authority CALABRÒ: PLURALISMO INFORMAZIONE TRA PRINCIPI FONDANTI UE. «Abbiamo bisogno di introdurre nell'ordinamento altre norme che tutelino l'accesso ai mezzi di informazione»
MILANO - « «Un grande paese democratico ha bisogno di un'informazione forte libera e autorevole e in un grande Paese democratico la libertà di stampa non è mai sufficiente». Lo ha detto Gianfranco Fini, intervenendo alla presentazione della relazione annuale dell'Agcom. «Abbiamo ancora bisogno - ha aggiunto il presidente della Camera - di introdurre nell'ordinamento ulteriori norme che tutelino l'accesso ai mezzi di informazione». Nella sua relazione, anche il presidente dell'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, Corrado Calabrò, ha parlato di libertà di stampa, affrontando uno dei temi più discussi in questi giorni, a tre giorni dalla giornata di mobilitazione indetta per il 9 luglio dalla Federazione nazionale della stampa contro il ddl intercettazioni. «La libertà d'informazione è forse una libertà superiore ad altre costituzionalmente protette, e come tale va difesa da ogni tentativo di compressione» ha detto Calabrò. Il «pluralismo dell'informazione», ha aggiunto, è «tra i principi fondanti dell'Unione europea» in base al trattato di Lisbona: «Si tratta di un parametro di legittimità della legge che deve essere valutato con attenzione in qualunque intervento normativo nazionale in materia d'informazione, compresi quelli riguardanti le intercettazioni».
«LE PRESSIONI NON CI HANNO MAI INFLUENZATO» - Dopo la bufera dell'inchiesta della procura di Trani sulle presunte pressioni del premier Silvio Berlusconi per far chiudere Annozero di Michele Santoro e dopo le dimissioni del commissario Giancarlo Innocenzi, Calabrò ha approfittato della relazione annuale al Parlamento per ribadire con forza l'indipendenza dell'organismo di garanzia. «Nessuno degli atti istituzionali e delle decisioni collegiali adottati dall'Autorità ha risentito delle pressioni e insistenze che possono essere state esercitate, da qualsiasi parte» ha detto. Prima di lanciare l'allarme sulla Rete, a rischio collasso per effetto dei troppi smarthphone, Calabrò è poi tornato a chiedere nella sua relazione una nuova governance per la Rai. «La Rai - ha detto - non ha le risorse sufficienti per migliorare la rete trasmissiva, per investire nell'alta definizione e nella televisione su internet, svolgendo quel ruolo di pivot delle nuove tecnologie segnato nelle nostre linee guida. Si liberino quindi gli elementi imprenditoriali con un assetto diverso della governance, svincolato dai partiti, che valorizzi la capacità gestionale e decisionale; si chiarisca e si renda più trasparente ed accountable agli utenti il ruolo della tv pubblica». Inoltre la Rai, ha ricordato Calabrò, «deve acquisire effettivamente le risorse del canone, con un sistema di riscossione che riduca l'evasione, anche per migliorare la qualità; la soluzione c'è; basta volerla».
Redazione online
23:37 Scritto in POLITICA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: politica, fini, libertà di stampa, attacco, calabrò, presidente authority, ordinamento, norme, tutela, accesso, mezzi, informazione | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
30/06/2010
Intercettazioni, Pizzetti: "Libertà di stampa in pericolo"
Intercettazioni, Pizzetti: "Libertà di stampa in pericolo"Per il Garante della Privacy nel ddl "si sposta il punto di equilibrio tra libertà di stampa e tutela della riservatezza, tutto a favore della riservatezza". Fini: "Le esigenze di sicurezza non possono annullare libertà".
No agli "eccessi che causano la prevalenza del diritto all'informazione su quello della privacy", ma serve "bilanciare la tutela della privacy con il rispetto della legalità".
Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, intervenendo a Montecitorio in occasione della Relazione del Garante per la protezione dei dati personali sull'attività svolta nel 2009 (sopra, il video).
"Gli eccessi che causano la prevalenza del diritto all'informazione su quello della privacy - ha detto Fini - devono spingerci a trovare una soluzione diversa da quella di coloro che pensano che il contemperamento tra il diritto alla riservatezza e le esigenze della sicurezza, della legalità e dell'informazione possa scaturire spontaneamente".
"Una cosa, infatti - ha aggiunto - è sostenere che una legge possa essere formulata diversamente e meglio, tutt'altra cosa è, invece, accettare che il costo morale e materiale della sicurezza possa essere pagato da quanti alla fine potrebbero essere riconosciuti come innocenti".
Per Fini comunque "ricercare un equilibrio per coniugare le esigenze di protezione della collettività con quelle del rispetto della libertà e della identità del singolo cittadino rappresenta un compito a cui non possono sottrarsi le istituzioni democratiche nel gestire quotidianamente ele terogenee problematiche della sicurezza".
Per il presidente della Camera, "la tutela di diritti fondamentali quali la riservatezza, la libertà, la sicurezza delle transazioni commerciali" ha comunque un "carattere di urgenza e di indifferibilità".
INTERCETTAZIONI - Nel disegno di legge sulle intercettazioni "si sposta oggettivamente il punto di equilibrio tra libertà di stampa e tutela della riservatezza, tutto a favore della riservatezza" e questo "può giustificare che da molte parti si affermi che, così facendo, si pone in pericolo la libertà di stampa". E' l'analisi del presidente dell'Autorità garante per la privacy, Francesco Pizzetti, nella Relazione annuale al Parlamento.
Alla vigilia della giornata di mobilitazione indetta per domani dalla Federazione nazionale della stampa, Pizzetti punta il dito contro il discusso provvedimento, pur sottolineando che la preoccupazione per la libertà di stampa presenta "un qualche eccesso", dal momento che la norma condiziona solo "la pubblicazione dei testi delle intercettazioni".
Nella Relazione annuale al Parlamento il presidente del Garante per la privacy, Francesco Pizzetti, raccoglie "la preoccupazione per le sanzioni previste per gli editori" nel disegno di legge sulle intercettazioni. Sanzioni che "comportano necessariamente un loro maggiore intervento rispetto alla pubblicazione delle notizie".
Tale scelta, sottolinea Pizzetti, "costituisce una discontinuità significativa" rispetto ad altri Paesi di grande tradizione democratica, che pure concepiscono la libertà di stampa "come un diritto e un dovere degli editori non meno che dei direttori e dei giornalisti".
"L'Italia, infatti - afferma il Garante - con la legge sulla stampa approvata in diretta attuazione della Costituzione, ha consapevolmente distinto la responsabilità e il ruolo dell'editore da quello del direttore, mettendo i direttori al riparo da ogni condizionamento diretto da parte dell'editore, anche in ragione del fatto che questi, nel nostro Paese, ben raramente sono editori puri".
RAI - Rispetto alla Rai, spiega Pizzetti nella Relazione annuale al Parlamento, "l'Autorità ha sempre detto che la protezione dei dati non è di ostacolo alla conoscibilità dei dati aziendali relativi all'uso delle risorse pubbliche, a partire dagli emolumenti corrisposti". Quanto però alle modalità di diffusione, "come abbiamo di recente precisato, sono previste dalla legge - sottolinea il Garante - solo attraverso la pubblicazione sul sito dell'azienda".
"Recentemente - ricorda Pizzetti - insieme ad altre Autorità, siamo stati nuovamente investiti del problema dal direttore generale della Rai. Esamineremo nuovamente con attenzione il tema, anche se non sembrano esservi state innovazioni normative che impongano di cambiare orientamento".
IL WEB - Il futuro della privacy si gioca sul web, che mette a dura prova gli istituti giuridici tradizionali e gli stessi principi della protezione dati, e sulla capacità di individuare soluzioni, "anche a livello internazionale” ha poi detto Pizzetti.
Il presidente dell’Autorità Garante cita, tra l'altro, il contrasto "tra la protezione del diritto d'autore e la necessità di non consentire tracciamenti indiscriminati per perseguire eventuali violazioni", gli "interrogativi che pongono i motori di ricerca, che per loro natura non hanno limiti alla cattura e utilizzo di dati personali"; i "rischi, spesso ignoti agli utenti, posti dai social network" e, in particolare, "quelli connessi ai nuovi servizi offerti da Google".
E' il caso, spiega il Garante, di "Google Latitude, che consente a un utente la localizzazione geografica di un altro utente semplicemente acquisendo il consenso con un sms, o Google Maps, che nella modalità my location localizza la posizione del soggetto che ne fa uso". Senza dimenticare "Google Street View che, oltre ad aver mappato le nostre città, ha raccolto illecitamente informazioni su reti wireless prive di protezione".
12:58 Scritto in POLITICA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: politica, intercettazione, libertà di stampa, garante della privacy, ddl, tutela, riservatezza, pericolo | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
27/05/2010
Coperta l’opera di Banksy, valeva centomila dollari
Coperta l’opera di Banksy, valeva centomila dollariNapoli, il caso. Il murale nascosto dalla scritta di un writer Chiesta tutela per l'altra opera del centro storico
NAPOLI - Coperta l’opera di Banksy in via Benedetto Croce La famosa rilettura della Santa Teresa del Bernini affrescata di fronte al chiostro di Santa Chiara del più conosciuto esponente mondiale della guerrilla art, l’inglese Banksy, è stata coperta da un murales dalle più che dubbie qualità artistiche. Se si tratti di una inconsapevole ignoranza da parte di qualche para-artista nostrano, in questo caso da considerare doppiamente vandalo, oppure di una copertura consapevole tesa alla ricerca di notorietà indiretta probabilmente non lo si saprà mai, ma non c’è dubbio che il danno derivante dal murale dell’ignoto writer è enorme. Primo perché le opere di Banksy nella città partenopea sono rarissime, e secondo perché hanno anche un notevole valore economico (alcuni artwork del writer sono stati venduti a prezzi che si aggirano intorno ai 100 mila dollari).
Lo stencil di Banksy a Napoli: una Santa Chiara che ruicorda il cristo Velato che va in estasi...da indigestione di hamburger
L’opera di Banksy rappresentava, attraverso la rilettura del dipinto del Bernini, una pungente critica al consumismo: Santa Teresa era raffigurata in posizione stesa con in grembo una coca cola, un panino e delle patatine di McDonald.
Una vera e propria estasi consumistica più che mistica. L’artista inglese oltretutto era stato attento a non imbrattare gli elementi in piperno incassati nel muro, facenti parte del vecchio tracciato greco napoletano, limitandosi a disegnare sulle aree di intonaco circostanti.
Il vandalo nostrano invece, oltre alla copertura, è stato in grado di fare di peggio: la scritta a caratteri cubitali ricopre ance le parti archeologiche della parete di via Benedetto Croce. Napoli però non è l’unica città dove le opere di Banksy vengono bistrattate, volutamente o per errore: nel settembre 2009 un murales disegnato dall’artista di Bristol su un palazzo londinese, utilizzato anche per la cover della canzone Crazy Beat del gruppo inglese Blur, aveva avuto la stessa sorte della Santa Teresa. In quel caso però i colpevoli furono degli operai inconsapevoli del valore economico e simbolico dell’opera che si accingevano a distruggere. L’estasi di Banksy per fortuna non era l’unica opera del writer di Bristol presente sui muri di Napoli: ancora intatta, e magari da preservare, la madonna disegnata in piazza Gerolomini. E ora tutti chiedono di tutelarla.
Alessandro Ingegno
16:18 Scritto in ARTE | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: arte, napoli, urales, nasconde, opera, bansky, santa teresa del bernini, ignoto, cancella, pittura, chiesta, tutela | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
20/05/2010
Tutela dell'ambiente e lotta al lavoro nero «Cambiare il mondo con la tecnologia»
Tutela dell'ambiente e lotta al lavoro nero «Cambiare il mondo con la tecnologia»Software e videogame per affrontare gli otto "Millennium Goals" delle Nazioni Unite. È di Napoli il team che rappresenta l'Italia all'Imagine Cup, gara di informatica per studenti dei 5 continenti
![]() |
| I finalisti del concorso Imagine Cup |
NAPOLI - Il mondo si cambia anche attraverso piccoli gesti. I macroproblemi che affliggono l’umanità, quelli che le Nazioni Unite hanno sintetizzato negli otto "Millennium Goals" da centrare entro il 2015 - educazione universale, lotta alla fame nel mondo, uguaglianza tra i sessi, salute per i bambini, sostegno alle madri in gravidanza, lotta contro l'hiv e altre patologie su vasta scala, sostenibilità ambientale e global partnership - sono l'effetto di comportamenti, scelte e stili di vita che appartengono al quotidiano di ciascuno di noi. Per questo intervenendo sul piccolo è possibile pensare in grande. È questa la filosofia che sta alla base dell’Imagine Cup, la gara di information technology per studenti universitari di tutto il mondo promossa da Microsoft, che arriva quest'anno all'ottava edizione. Più di 300mila studenti vi hanno preso parte nei cinque continenti e solo i migliori di loro si affronteranno nella sfida decisiva, le finali mondiali che si svolgeranno all’inizio di luglio a Varsavia. E a rappresentare l’Italia nella più importante delle categorie in cui si suddivide la competizione, quella del software design, ci sarà una squadra di studenti dell’università Federico II di Napoli, uscita vincitrice dalla selezione nazionale che proprio nel capoluogo campano ha avuto tra mercoledì e giovedì la sua fase finale. I quattro studenti del team "Error 404 v.2.0" (Raffaele Galiero, Clemente Giorio, Giulio D’Angelo e Ivana Cipolletta) sono stati designati come i portacolori azzurri al termine di una selezione che ha visto, a livello nazionale, la partecipazione di 250 studenti di diversi atenei di un po' tutte le regioni italiane.
![]() |
| I quattro studenti del team "Error 404 v.2.0" |
STOP AL TRAFFICO - A far prevalere il team partenopeo è stato un progetto, ribattezzato "Lift4U", che ha come obiettivo la riduzione del numero di veicoli circolanti sulle strade mediante la gestione centralizzata di un maxi sistema di car pooling, car sharing, bike sharing e di uso ottimale dei mezzi pubblici, accessibile sia da pc sia da dispositivi mobili, ovvero i sempre più diffusi smartphone. Dietro di loro si sono piazzati il team "Code Zero" dell’università di Cagliari (Davide Luzzu e Roberto Manca), con un progetto legato all’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro flessibile finalizzato a gestire le microassunzioni temporanee e a fare emergere il lavoro nero; e una squadra dell’università di Genova (Marco Gandolfo, Noemi Greco e Luca Oneto) che con "ByBNet" ha dato vita ad una sorta di e-Bay della solidarietà, creando una piattaforma per l’incontro tra le persone che offrono donazioni in denaro oppure beni o tempo libero e le associazioni umanitarie che vengono valutate con un sistema di feedback degli utenti e con un’analisi di affidabilità affidata a programmi di "intelligenza artificiale" che fanno tesoro delle esperienze pregresse e dei giudizi del network per valutare le possibilità che un progetto di cooperazione vada a buon fine o il grado di fiducia che si può riporre in un gruppo o in un ente.
GIOCANDO S'IMPARA - Le finali italiane hanno decretato anche i vincitori di altre due categorie: la "game design", per l’ideazione di videogiochi, e la "Surface Interaction", destinata ad applicazioni per Sourface, la piattaforma multitouch di Microsoft, anch’esse incentrate sugli obiettivi del millennio dell’Onu. Le due categorie sono state vinte rispettivamente dal team "NextSoft" dell’università di Catania (Claudio Musumeci, Stefano Musumeci, Dario Paraspola e Federico Fausto Santoro) con il gioco "Bacteriovirus" (una guerra tra globuli bianchi e batteri che ricorda vagamente l’idea di base dei cartoni animati della serie "Alla scoperta del corpo umano"); e dal team "Fooding" del Politecnico di Milano (Laura Stefani, Gianvito Toscano, Luca Trinchero e Roberto Turla con il progetto omonimo, pensato per l’erogazione di informazioni in tema alimentare e utilizzabile anche per la gestione delle prenotazioni di un ristorante.
FANTASIA AL POTERE - «Il livello dei progetti presentati cresce di anno in anno - commenta Anders Nilsson -, conseguenza anche di una maggiore predisposizione di rettori e docenti a concedere tempo agli studenti per queste che sono applicazioni concrete del sapere. Dietro ognuna di queste piattaforme ci sono mesi e mesi di lavoro e comunque sia andata la classifica finale, ciascuno dei partecipanti sa che per il solo fatto di essere arrivato fin qui ha comunque vinto». Lo slogan dell’iniziativa non è stato scelto a caso: "You win, we all win", tu vinci, tutti vinciamo. «Del resto - aggiunge Mauro Minella, responsabile dei programmi universitari di Microsoft Italia - quelli presentati sono progetti tecnologici innovativi e fantasiosi ma assolutamente concreti e realizzabili. In gara ci sono state tante idee: ciò che il mondo potrebbe diventare domani è in mano ai giovani di oggi».
LA START UP DELL'ANNO - L’evento di Napoli è stato anche l’occasione per assegnare il premio "Start-up dell’anno" alla migliore delle 10 aziende start-up arrivate in finale nel contest promosso dalla stessa Microsoft e dall’associazione PNICube, che raggruppa gli incubatori di impresa universitari italiani. La vittoria in questo caso è andata alla Genefinity, spin off dell’università di Trieste fondata nel 2006, che realizza soluzioni per il settore dei film sottili per la diagnostica medica.
LE FINALI MONDIALI - In Polonia la competizione sarà serrata. Il confronto sarà solo tra i campioni delle diverse edizioni nazionali e quindi i progetti in gara saranno tutti ad alto livello. L’Italia vanta già una vittoria a livello mondiale, quella dell’edizione del 2006, quando ad aggiudicarsi il titolo, in India (la finale si svolge ogni anno in un Paese diverso, l’Italia è tra i candidati ad ospitare quelle del 2011) a prevalere fu un team del Politecnico di Torino. Lo scorso anno i portacolori italiani arrivavano invece da Udine, uno dei centri più presenti in questa competizione, che in altri due casi aveva inviato propri studenti alle finali mondiali. La categoria del software design è la più importante, ma non è detto che il quattro di "Error 404" siano gli unici italiani in gara alla finalissima: per tutte le altre categorie, dalle embedded technologies alle arti visive (fotografia, minifilmati), dalla creazione di videogame alla sfida su algoritmi e abilità di calcolo la selezione avviene online e a livello globale e i nomi degli ammessi alla sfida in terra polacca si conosceranno solo nelle prossime settimane.
![]() |
| David Platt, docente ad Harvard |
"SOFTWARE SUCKS" - «C’è un gran bisogno di dummies nella progettazione di software - commenta il prof. David Platt, docente ad Harvard e autore dell’eloquente volume "Why software sucks", edito in Italia da Mondadori con il titolo "Perché il software fa schifo", ospite della manifestazione -. Purtroppo dietro a molti dei programmi o dei siti web che utilizziamo ogni giorno ci sono persone che ragionano più come un computer che come un essere umano e questo si riflette nei programmi stessi, spesso complicati e inaccessibili al grande pubblico. Ma questo andava bene fino a un decennio fa, quando l’informatica di uso quotidiano era appannaggio solo di studiosi e addetti ai lavori. Oggi il pc e Internet sono usati praticamente da tutti, dai bambini agli anziani». La regola, per Platt, eccentrico docente che nei suoi key note salta sui tavoli e cammina sulle poltroncine come il Benigni della "Notte degli Oscar", deve essere una sola: «Basta che funzioni». Ergo: niente fronzoli e niente opzioni che la maggior parte degli utenti mai utilizzerà ma che spesso mettono in crisi chi sta dall’altra parte del monitor e fanno perdere tempo. Un’idea di sofware "no frills" che ancora non riesce a decollare nelle software house. Perché? Platt ha la sua dissacrante teoria: «Per troppo tempo abbiamo lasciato che i programmi fossero prodotti da smanettoni sfigati che il sabato sera stanno davanti al pc anziché uscire a divertirsi. Il risultato è che le loro frustrazioni si riversano su di noi».
Alessandro Sala
16:03 Scritto in tecnologia | Link permanente | Commenti (2) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: tecnologia, finalisti, image cup, rappresentare, italia, millenium goals, software, videogames, napoli, ragazzi, tutela, ambiente, lotta | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
24/01/2010
Superenalotto, nessun vincitore Il jackpot vola a 130 milioni di euro
Superenalotto, nessun vincitore Il jackpot vola a 130 milioni di euro
Ancora una volta non sono stati realizzati 6 né 5+. C'è un vincitore con 5 superstar a Pontecagnano Faiano
MILANO - Nessun 6, né 5+ al concorso numero 10 del Superenalotto. I vincitori con 5 punti sono 38, ciascuno incassa 25.698,33 euro. Il jackpot per il 6 per il prossimo concorso sale così a 129.500.000,00. C'è un vincitore con 5 superstar, da 642.458,25 euro; la vincita è stata fatta a Pontecagnano Faiano, nel salernitano.
COMBINAZIONE - Questa la combinazione vincente: 2-23-24-70-81-90. Numero Jolly: 35. Superstar: 27.
07:28 Scritto in LOTTERIE | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: lotterie, superenalotto, errore, sestina, vincente, rai 1, tg1, polemiche, codacons, tutela, vittime, numeri, sbaglio | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
29/12/2009
Superenalotto, sestina errata in diretta tv
Superenalotto, sestina errata in diretta tv
Codacons: tuteleremo le eventuali vittime. Il Tg1 ha dato i numeri, ma non quelli giusti. I Monopoli: informarsi sui siti internet ufficiali e nei punti vendita
MILANO - Lunedì, ore 20 e qualcosa: il Tg1 dà i numeri vincenti del Superenalotto. Peccato che non siano quelli giusti. E dato che il jackpot superava i 110 milioni di euro l'attesa per la sestina era certo elevata. L'Aams, Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, ha rettificato l'errore, dando i numeri giusti del concorso numero 155 (34-36-61-62-78-88, Jolly 55, Superstar 20) e invitando giocatori e mezzi di informazione a consultare le estrazioni sui siti internet ufficiali (Aams.it, Giochinumerici.info, Sisal.it) e nei punti di gioco autorizzati.
CONSUMATORI - Il Codacons tutelerà le eventuali vittime della sestina errata. «Non possiamo far altro che raccomandare a tutti i mezzi di comunicazione di prestare la massima attenzione in circostanze del genere - ha commentato il presidente Carlo Rienzi -. Hanno certamente una grande responsabilità nel fornire questo tipo di comunicazioni. Non oso immaginare cosa sarebbe accaduto se qualcuno avesse reclamato vincite importanti. Se qualcuno dovesse aver strappato la ricevuta credendo di non aver vinto nulla può rivolgersi alla nostra associazione perché ci sono i presupposti per chiedere un risarcimento del danno». Per la cronaca, non sono usciti 6 né 5+. I vincitori con 5 punti sono stati sei e hanno incassato quasi 10mila euro a testa. Il jackpot per il 6 sale a 111.300.000 euro.
18:02 Scritto in LOTTERIE | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: lotterie, superenalotto, errore, sestina, vincente, rai 1, tg1, polemiche, codacons, tutela, vittime, numeri, sbaglio | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
21/10/2009
Navi dei veleni, ora si cerca anche a terra Rifiuti radioattivi nel greto del fiume Oliva
Navi dei veleni, ora si cerca anche a terra Rifiuti radioattivi nel greto del fiume Oliva
Lunedì l'Arpacal di Catanzaro, l'agenzia per la tutela ambientale della regione calabrese, darà inizio alle analisi del terreno nei luoghi dove sarebbero stati seppelliti i rifiuti tossici

CATANZARO - Mentre a Cetraro il sottosegretario all'Ambiente, Roberto Menia, è assediato dai pescatori che protestano per l'assenza del governo rispetto ai problemi legati al fatto che nessuno compra più pesce per paura, L'Arpacal (l'agenzia regionale per l'ambiente) promette che lunedì prossimo, dopo 19 anni, cominceranno seriamente le "operazioni di terra", a caccia dei veleni seppelliti, qua e là, nel territorio calabrese. S'inizierà, a quanto pare, dalla foce del fiume Oliva, nella zona di Foresta Aiello, comune di Serra d'Aiello, provincia di Cosenza, dove sarebbero sepolti i rifiuti radioattivi e tossici trasportati dalla nave "Rosso" (ex "Jolly Rosso"), finita sulla spiaggia di Campanara San Giovanni - frazione di Amantea - nella notte del 14 gennaio del 1990.
La riunione operativa. A Roma, a dimostrazione del fatto che si vuole fare sul serio, si è svolta una riunione negli uffici del Servizio Interdipartimentale per le Emergenze Ambientali dell'Ispra (l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) per la presentazione della bozza del "Piano di caratterizzazione" - cioè di analisi e bonifica - nelle aree del fiume Oliva, nei Comuni di Serra D'Aiello ed Aiello Calabro in provincia di Cosenza.
Gli scavi. Si comincerà a scavare su una collinetta a monte della "briglia", una struttura in cemento che serve, normalmente, per frenare il corso dei torrenti, ma che in questo caso sembrerebbe essere stata più utile a chi in quella specie di diga ha nascosto materiale tossico o radioattivo. Già in passato nella collinetta - ma senza che questo avesse prodotto una qualche contromisura - erano state trovate tracce di Mercurio e Cesio 137 a 4 metri di profondità.
L'altro scavo ci sarà in una cava, sempre ai margini del fiume Oliva, in un punto dove in passato era stato individuato materiale radioattivo e , anche in questo caso, senza che la cosa avesse preoccupato nessuno.
Infine, si effettueranno "carotaggi" nel terreno lungo una piccola vallata - una delle tante che fiancheggiano l'Oliva, chiamata "valle del Signore" - dove si teme possano essere stati sepolti altri rifiuti tossici o radioattivi.
Gli anni di ritardo. Ma il sentore che alla foce di quel fiume qualcosa di pericoloso fosse stato sepolto dopo il sospetto "spiaggiamento" della "Rosso", cominciò a sorgere già nel giugno del 2003. Fu quando la Procura di Lamezia Terme trasmise l'indagine a quella di Paola, per competenza territoriale e maturò, in particolare, quando si scoprì un altro scavo nella zona di Serra d'Aiello, fatto dalle maestranze della nave, secondo alcune testimonianze. Quello scavo si aggiungeva ad un altro autorizzato nella discarica di Grassullo (sempre nei pressi di Amantea) per seppellire il carico "ufficiale" della "Rosso".
Finora solo impunità. I dati di fatto in mano a diverse Procure italiane (calabresi, pugliesi, toscane e lombarde) dicono, insomma, che l'avvelenamento sistematico del mare lungo i 700 chilometri della costa tirrenica calabrese e del suo immediato entroterra è avvenuto finora, non solo nell'assoluta impunità dei responsabili, ma senza che neanche una delle decine di navi affondate, dette "a perdere", sia stata individuata o ispezionata. Anche se con anni di ritardo, dunque, sembra che i pubblici poteri mostrino ora di mobilitarsi, quanto meno per capire cosa esattamente sia nascosto in fondo al mare e sotto terra.
Il carico della Rosso. In particolare, si comincerà davvero (almeno così si promette) ad accertare cosa sia stato nascosto vicino all'alveo del fiume Oliva, in un'area di uso agricolo. La nave italiana Rosso di proprietà della società Ignazio Messina e C. partita da Malta e diretta a La Spezia, la notte del 14 dicembre 1990 finì sulla spiaggia di Camponara S. Giovanni, frazione di Amantea. Oltre alle 16 persone dell'equipaggio, il carico ufficiale sarebbe stato composto da nove containers con 23.325 tonnellate di nylon; 75.465 di tabacco; 70 tonnellate di prodotti da bevande.
Gli accertamenti che avranno inizio lunedì, a cura dell'Arpacal (l'agenzia regionale per l'ambiente della Calabria) incaricata come perito tecnico dalla Procura di Paola, dureranno fino alla fine di novembre. Solo allora, dunque, si potrà conoscere almeno una parte di verità.
L'allarme inascoltato. A tracciare una ricostruzione dettagliatissima del dramma dei veleni sepolti, chissà da quanto tempo, in mare e sotto terra da cosche mafiose con connivenze politiche e istituzionali, fu l'ex sottosegretario per i Rapporti con il Parlamento in carica nel 2004 - l'onorevole Cosimo Ventucci del Pdl - in occasione della risposta ad un'interpellanza il 15 luglio dello stesso anno. Un allarme assolutamente inascoltato per anni e anni, soprattutto dal suo stesso Governo.
Il rappresentante dell'Esecutivo, tuttavia, in sostanza disse che per quanto riguardava gli aspetti penali della vicenda, nel gennaio 2004 la Procura di Paola incaricò la sezione inquinamento radioattivo del Reparto Operativo di Carabinieri di indagare nelle zone interessate dallo "spiaggiamento", presentato come un incidente. In particolare si raccomandò l'Arma di controllare l'area di Grassullo e Foresta Aiello, a ridosso della foce del fiume Oliva.
La ragione stava nel fatto - disse Ventucci - che "secondo testimonianze sarebbe stato interrato del materiale proveniente dalla motonave Rosso". E aggiunse che la Procura fece misurare il grado di tossicità nell'area: furono trovate cospicue quantità "di fanghi", oltre ad un'altissima "concentrazione di alcuni metalli pesanti che superano il limite accettabile di inquinamento, provocando un pericolo concreto per il suolo, il sottosuolo e i corpi idrici". Da allora nulla di concreto è mai stato fatto, né dal governo di cui Ventucci era membro, né da altri governi.
Il pentito "scovato". Intanto, a 11 miglia a largo di Cetraro, una nave geostazionaria ha cominciato le ricerche nel luogo dove si presume ci siano i resti del cargo Kuski, inzeppato di scorie radiattive o rifiuti tossici, affondata a colpi di dinamite da un commando del quale faceva parte anche Francesco Fonti, il pentito della 'ndrangheta di San Luca, che svelò a Riccardo Bocca dell'Espresso il traffico micidiale per l'eliminazione di veleni d'ogni sorta.
Traffico che, secondo Fonti, coinvolgerebbe governi, servizi segreti e mafie dislocate in diverse latitudini. Il "pentito", nonostante le sue rivelazioni stiano attivando iniziative delle pubbliche autorità (sebbene tardive) risulta essere ancora senza protezione da parte dello Stato. Si era nascosto a Mantova, ma un deputato assai solerte della Lega l'ha subito "scovato". Poi ha protestato e segnalato immediatamente alla pubblica opinione la sua "inopportuna" presenza nel mantovano. Col piccolo problema di far saltare la copertura di Fonti.
CARLO CIAVONI e ANNA MARIA DE LUCA
repubblica.it
15:22 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: catanzaro, arpacal, agenzia, tutela, ambientale, regione, calabria, inizio, analisi, terreno, luoghi, seppelliti, rifiuti | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
Berlusconi: «Io sto con Tremonti, posto fisso e partite Iva sono un valore»
Berlusconi: «Io sto con Tremonti, posto fisso e partite Iva sono un valore»
E il ministro dell'economia precisa: «Ma dico no ai fannulloni». Cgil: «Si apra un tavolo». Il premier: «Lo dimostrano i provvedimenti del governo». No della Marcegaglia: «Ritorno al passato»
![]() |
| Emma Marcegaglia (Ap) |
ROMA - «La polemica della sinistra sulle dichiarazioni di Tremonti e sul posto fisso è l'ennesima conferma della malafede di molti esponenti della sinistra. Confermo la mia completa sintonia con il ministro Tremonti. Per noi, come dimostrano i provvedimenti presi in questi mesi a tutela dell'occupazione, è del tutto evidente che il posto fisso è un valore e non un disvalore. Così come sono un 'valore' le cosiddette partite Iva». Lo afferma il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. «Il governo - aggiunge il premier - è a fianco dei milioni di italiani che lavorano come collaboratori dipendenti così come è a fianco di milioni di italiani che intraprendono, rischiano e producono ricchezza per sé e per i loro collaboratori, nell'interesse dell'Italia». «Il governo lavora per una società fatta di libertà, di sviluppo economico e di solidarietà. A questi principi dell'economia sociale di mercato - dice il presidente del Consiglio - si ispira anche la tutela della famiglia come prezioso elemento di stabilità sociale ed economica, in piena sintonia con la Carta dei Valori del Popolo della Libertà, Carta che è esattamente la stessa della grande famiglia della libertà e della democrazia in Europa che è il Partito del Popolo Europeo».
MARCEGAGLIA CONTRARIA - Il premier si schiera dunque con il responsabile dell'Economia. Poco prima, invece, erano stati gli industriali a dire no alle idee di Tremonti sul valore ancora attuale del posto fisso nel mondo del lavoro. «Riteniamo che la cultura del posto fisso è un ritorno al passato non possibile, che peraltro in questo Paese ha creato problemi» ha detto il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. «Ovviamente nessuno è a favore della precarietà e insicurezza in un momento come questo, in particolare. Però noi siamo per la stabilità delle imprese e dei posti di lavoro che peraltro non si fa per legge» ha aggiunto.
FLESSIBILITA' REGOLATA - Per le imprese, dunque, il problema è duplice: «da una parte serve fare riforme per rendere le imprese più competitive, dall'altra serve una flessibilità regolata e tutelata come quella fatta con Treu e Biagi che ha creato 3 milioni di posti di lavoro», ha aggiunto la Marcegaglia. «Noi siamo quindi dell'idea che bisogna investire in ammortizzatori, formazione e in un migliore incontro tra domanda e offerta come indicato nel libro bianco del ministro Sacconi», ha detto la presidente di Confindustria, ancora sottolineando comunque che il grosso del precariato non arriva dall'industria «dove il lavoro è più stabile», ma è da cercare nell'università, nella pubblica amministrazione e nella scuola. «È a questo che dobbiamo dare una risposta», aggiunge. «La forza di questo Paese - ha concluso - non è la cultura del posto fisso ma proprio come dice Tremonti sta nei 5 milioni di imprenditori piccoli e medi che rischiano, vanno sui mercati e cercano di fare tutto il possibile anche in un momento come questo».
CGIL - Nel frattempo la Cgil chiede al governo l'apertura di un tavolo: «Se il governo è davvero interessato al superamento della precarietà - afferma il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani - apra un tavolo di confronto. È necessario affrontare questi temi senza perdere altro tempo».
TREMONTI: «MA NO AI FANNULLONI» - Poi è stato lo stesso Tremonti a tornare sulla questione: «Non è che se uno dice sì al posto fisso dice sì ai fannulloni» ha precisato ricordando che anche in un paese come l'America «ora si cerca la stabilita». «Io non sono un fanatico che vede nella mobilità un valore in sè», ha poi aggiunto. Tremonti ha detto inoltre di aver raccolto ieri l'assenso dell'ex ministro Tiziano Treu quando ha affermato che «il precariato è stato portato dalla globalizzazione, ma le leggi lo definiscono con elementi di stabilita. Con la legge non puoi abolire in lavoro precario - ha scandito il ministro - ma puoi fare in modo che sia meno duro e ansiogeno». Il ministro insiste: «Se uno vi chiede se preferite stare al caldo o al freddo mi pare una cosa molto normale rispondere al caldo». Tutto questo per spiegare che la sua valutazione non è assolutamente una novità: «L'ho scritto - dice - anche nel mio libro di due anni fa».
07:44 Scritto in POLITICA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (1) | Segnala
| Tag: politica, lavoro, polemiche, industriali, contrari, posto fisso, tremonti, berlusconi, marcegaglia, tutela, lavoratori, famiglie | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
28/09/2009
La grande caccia ai ladri informatici
La grande caccia ai ladri informatici
Viaggio nel «Soc» di Reading, cuore europeo della tutela delle banche e dei privati. Quattro milioni di software criminali Erano 430 mila solo tre anni fa
![]() |
READING (Gran Bretagna) — Le fotografie le ricordano tutti: i dipendenti della Lehman Brothers costretti a uscire all’alba dalla sede newyorkese con gli scatoloni portati a braccio. Pochi minuti per racimolare in fretta le proprie cose. Il simbolo della crisi. Ma perché non dargli più tempo? «Scene come quelle ne ho viste tante in quest’ultimo anno anche qui nella City — racconta Luigi Brusamolino, vice presidente per l’Europa e il Nord Africa di Symantec —. Sono decine di migliaia i licenziati da società finanziarie in tutta Europa. E quello che abbiamo osservato è una crescita del furto dei segreti industriali: a priori non si tratta di ladri. Ma sono persone arrabbiate e in difficoltà che prima di andare via con la prospettiva di una vita senza stipendio si copiano del materiale digitale. In questo momento se pensiamo alla crisi finanziaria che ha investito il mondo la conseguenza più diretta per quanto concerne la sicurezza è questa: l’incremento degli attacchi interni alle aziende, non quella esterna dei virus».
IL NEMICO USB - Il nemico numero uno delle industrie costa una manciata di euro e si chiama chiavetta Usb. Ne basta una da un paio di Giga per fare danni e per contenere una potenziale «buonuscita » illegale. Brusamolino parla dal centro operativo anti-frode della Symantec. Disperso nella brughiera inglese, a due ore di traffico verso ovest da Londra, il Soc è la super centrale di servizi contro il cybercrime a cui si appoggiano le imprese europee ma anche istituzioni governative. «Dovete pensare a noi come ai bravi ragazzi di Internet» sintetizza Peter Rey indicando i giovani analisti al di là di un vetro protettivo. Ci sono altri tre centri così nel mondo: a Washington, a Chennay, in India, e a Sydney, per coprire tutti i fusi orari e ottenere il «24X7», copertura completa anche la domenica. Uno si immagina altro: niente scenari ipertecnologici, schermate avveniristiche o bunker. Si tratta di un call center di altissimo livello racchiuso in 80 metri quadrati. La sicurezza informatica è un settore a bassa intensità di capitale umano e ad alta intensità di server. Ma sono servizi che si pagano cari, riservatezza inclusa. Anche se qualcosa trapela sempre: le principali banche europee, anche quelle italiane, hanno affidato al Soc i controlli di sicurezza contro gli attacchi informatici all’ online banking . E tra i clienti italiani ci sono anche CartaSì, Piaggio Aero e lo Iulm.
SICUREZZA DIGITALE - Per capire bene qual è il loro ruolo in questo mondo parallelo fatto di byte e percorso ormai anche dalla mafia basti sapere che l’ex Ceo storico di Symantec e ora chairman, John Thompson, era il nome di peso nella short list di Obama per fare il capo della sicurezza digitale della Casa Bianca. Alla fine, come raccontano qui nei corridoi, è stato scelto un altro «per concedere qualcosa ai repubblicani». O, anche, che nel bunker digitale del G8 de L’Aquila (costruito sotto una delle nuove abitazioni consegnate ai cittadini) insieme alla Polizia Postale e ai supertecnici della Finmeccanica c’erano anche loro. Lì fuori, o, meglio, dentro i server, i data center e le reti ad alta velocità, si muove ormai con una certa dimestichezza la criminalità organizzata. «Il 90% delle operazioni di molte società avviene su Internet. Il business è lì. La mafia lo ha capito ed è sbarcata sul web», conferma Brusamolino.
NIENTE HACKER BUONI - Sono ormai lontani i tempi degli hacker «buoni». Se vi viene subito in mente il film tormentone degli anni Ottanta, «War Games », scordatevelo. Qui è tutta una questione di denaro. Pare che i più bravi in circolazione siano i rumeni. Anche i servizi di intelligence americani avrebbero tentato di reclutarli senza successo: si guadagna meglio dalla parte dei cattivi ragazzi. Quanto? Scoprirlo è sconfortante: sul mercato nero del web il numero della vostra carta di credito costa solo 4 centesimi. Per il dossier completo sull’identità digitale di una persona si sale a 40 euro. Ma il flusso dei dati è un fiume in piena. Incontrollabile. E con la legge dei grandi numeri si fanno i soldi. «Un Kingpin , letteralmente il Re del codice Pin, come viene chiamato in gergo l’organizzatore della truffa, può guadagnare oltre 220 mila euro l’anno», racconta Kevin Hogan, a capo di una squadra Symantec a Dublino che tenta di smontarne le strategie. È possibile che il numero della vostra carta di credito sia già in una lista venduta e passata ai «cattivi » anche se non siete stati truffati. È per questo che sono a buon mercato: averli è una cosa, monetizzarli senza farsi beccare un’altra. È qui che entra in gioco la criminalità organizzata: «Si tratta di strutture molto più solide di quanto ci si possa immaginare — spiega Hogan —, i Kingpin hanno degli affiliati a cui danno anche la copertura fiscale. Spesso si tratta di società registrate 'regolarmente'. L’hacker che produce il software è solo uno stipendiato alla fine della catena. C’è un mercato nero per tutte le applicazioni».
CATENE DI SANT ANTONIO - Qualche esempio. Un pacchetto di indirizzi email da usare per far partire una classica catena di Sant’Antonio? Sei dollari. Un servizio di spam? Nove dollari (costa così poco invaderci la posta con la spazzatura... non è un caso che secondo le stime 9 mail su 10 inviate nella blogosfera siano spam). Per capire quando l’affare dei virus è entrato nel giro del grande business basta osservare la crescita esponenziale dei malware, i software «cattivi» che si impossessano dei nostri pc per risucchiarne informazioni: 428.239 nel 2006, 1.136.981 nel 2007, 2.828.304 nel 2008 fino ad arrivare alla vera esplosione stimata per il 2009: 4.068.969. Sembrano i numeri della diffusione dell’influenza A. La crisi finanziaria può aver accelerato di un po’ la crescita del cybercrime, ma il trend è precedente. Con il senno di poi il geniale ma preistorico virus «ILoveYou» (del 2000) sembra appartenere a un’epoca romantica. Ora la tecnica che va per la maggiore è quella che nel gergo degli esperti dell’intelligence digitale viene definita «Swiss army knife», il coltellino multiuso svizzero. In cosa consiste? L’immagine è abbastanza eloquente: tentano lo scasso digitale con più strumenti allo stesso tempo. Mentre siete distratti dallo spamming e tentate di difendervi dal phishing (cioè il tentativo di farvi abboccare all’amo di una qualche falsa comunicazione ufficiale della vostra banca per avere i vostri dati sensibili) vi si apre una finta finestra del vostro antivirus per allertarvi: virus in arrivo. Voi esasperati cliccate su nega l’accesso. E un malware vi entra nel laptop. Uscendo dalla visita del Soc, all’idea di accendere il computer per accedere al web, tremano le mani.
Massimo Sideri
Fonte: Corriere della Sera
13:12 Scritto in INFORMATICA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: inghilterra, soc, software, informatica, tutela, banche, crisi, symantec, crisi finanziaria, chiavetta usb, nemico, centro operativo, cybercrimine | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
09/09/2009
Via libera alla norma sui precari Interesserà 12-13 mila insegnanti
Via libera alla norma sui precari Interesserà 12-13 mila insegnanti
Approvato dal Consiglio dei ministri. Prevista l'indennità di disoccupazione per i docenti ai quali non sono state rinnovate le supplenze annuali
| Mariastella Gelmini (Infophoto) |
ROMA - Il Consiglio dei Ministri ha approvato una norma che consente di tutelare gli insegnanti precari. La norma verrà inserita nel decreto legge Ronchi (su questioni ambientali) e interesserà una platea di 12-13 mila docenti ai quali quest'anno non saranno rinnovate le supplenze annuali: questi docenti, ha spiegato il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini a Palazzo Chigi, potranno così beneficiare dell’indennità di disoccupazione, sulla base di un accordo con Ministero del Welfare e Inps.
COSA PREVEDE LA NORMA - Coloro che hanno diritto all'indennità di disoccupazione - ha spiegato la Gelmini in una conferenza stampa al termine del consiglio dei ministri - potranno avere (grazie alla norma inserita nel decreto Ronchi e quindi in vigore appena pubblicata in Gazzetta ufficiale) una via preferenziale per rimanere all'interno della scuola, attraverso le supplenze brevi, e potranno essere coinvolti in progetti educativi: contro la dispersione scolastica, il sostegno ai soggetti più deboli, o per l'orientamento. Sarà, inoltre, possibile siglare accordi con le Regioni che potranno partecipare anche in maniera finanziaria all'attuazione di questi progetti. Il progetto sarà valido soltanto per quest'anno. «Per il prossimo prevediamo - ha assicurato il ministro - che questo tipo di problemi non ci sia più».
«RAGGIUNTO UN IMPORTANTE OBIETTIVO» - «Abbiamo raggiunto un obiettivo importante che anche i sindacati attendevano con ansia» ha voluto aggiungere il ministro dell'Istruzione, commentando l'ok dato dal Consiglio dei ministri alla norma sui precari. Il ministro, riferendosi quindi alla platea dei soggetti interessati, ha ricordato che la Finanziaria prevedeva un taglio di 43.000 posti; 30.000 - ha precisato - si sono però liberati con i pensionamenti e dunque il numero effettivo si aggira tra i 12 e i 13 mila.
16:05 Scritto in SCUOLA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: scuola, norma, precari, approvato, tutela, insegnanti, consiglio dei ministri, gelmini, ministro, istruzione, decreto, legge, ronchi | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook













