19/04/2012

Duplice omicidio nella base militare. Il killer ancora in circolazione

Duplice omicidio nella base militare. Il killer ancora in circolazione

Giallo nella tranquilla isola di Kodiak, in alaska. Uccisi due uomini che lavoravano agli apparati radio

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05/04/2011

Assalto in banca, due banditi uccisi

Assalto in banca, due banditi uccisi

A quinzano, nel bresciano. A sparare una guardia giurata, arrestata per omicidio volontario, dell'istituto di credito

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24/08/2010

Somalia, scontri a Mogadiscio: uccisi alcuni parlamentari

Somalia, scontri a Mogadiscio: uccisi alcuni parlamentari

Preso d'assalto da parte dei ribelli vicini ad Al Qaeda un hotel della capitale somala che ospitava diversi deputati. Ripresi gli scontri in città tra i miliziani e le truppe del governo di transizione e dell'Unione africana: decine di morti

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23/08/2010

Pakistan, uccisi a bastonate tra la folla

Pakistan, uccisi a bastonate tra la folla

Due fratelli di 16 e 18 anni sono stati ammazzati in pieno giorno per strada. Tra i presenti anche poliziotti in divisa che non sono intervenuti per fermare il pestaggio. L'episodio svelato grazie a un filmato girato con il cellulare.

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08/08/2010

Afghanistan, strage di medici. I talebani: “Erano cristiani"

Afghanistan, strage di medici. I talebani: “Erano cristiani"

Trucidati otto occidentali, tra cui tre donne. Sei erano americani. Uccisi anche due interpreti. La rivendicazione degli studenti coranici: “Erano spie e missionari”. La Farnesina: “Siamo indignati”

 

 

"Cinque uomini, tutti americani, e tre donne, un'americana, una tedesca e una britannica, sono stati uccisi", il responsabile dell'ong International Assistance Mission Dirk Frans, ha confermato il tragico bilancio del massacro del gruppo di operatori medici, nella provincia afgana di Badakhshan. I talebani hanno rivendicato l'attacco, affermando che i medici erano in realtà dei "missionari" che trasportavano bibbie per fare proselitismo. "Siamo cristiani ma non è assolutamente vero che facciamo proselitismo, sono anni che lavoriamo qui" ha aggiunto il responsabile dell'organizzazione umanitaria.

La Farnesina esprime la sua "indignazione e ferma condanna" per la strage. Lo riferisce un comunicato del ministero che definisce l'attentato "una azione vile che suscita profondo orrore e la più assoluta riprovazione". "L'Italia - prosegue la nota - sosterrà attivamente gli sforzi della comunità internazionale per assicurare che sia fatta giustizia nei confronti dei responsabili.


Sulle prime pagine dei quotidiani stranieri la storia e le foto di Karen Woo, una delle dotoresse britanniche uccise. Sul suo
blog aveva scittto: "Ho paura ma voglio restare per aiutare le persone che hanno bisogno di noi".


17/05/2010

Berlusconi: «Missione fondamentale» Calderoli: «Ma serve stare lì?»

Berlusconi: «Missione fondamentale» Calderoli: «Ma serve stare lì?»

Il ministro: «Perplessità su esportazione democrazia. Ma ogni decisione va presa insieme». Il premier: «La nostra missione è fondamentale». Bossi: «Non penso che possiamo scappare»

 

Silvio Berlusconi (Eidon)
Silvio Berlusconi (Eidon)

MILANO - Sgomento e cordoglio. Ma anche qualche dubbio sul ruolo della missione italiana in Afghanistan. Queste le immediate reazioni del mondo della politica alla notizia dell'uccisione di due soldati italiani nei pressi di Bala Murghab.

BERLUSCONI - Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha commentato questo nuovo lutto tra le file italiane ribadendo che la «nostra missione è fondamentale per la pacificazione dell'Afghanistan». Il Presidente Berlusconi - si legge nella nota di Palazzo Chigi - ha espresso il profondo cordoglio, suo personale e dell'intero Governo, alle famiglie dei militari caduti. E ha inviato il suo augurio a quelle dei soldati feriti.

CALDEROLI: «VERIFICARE SE QUESTI SACRIFICI SERVONO» - «Spesso abbiamo espresso perplessità sull’esportazione della democrazia, ma ogni decisione va presa insieme al resto, non può essere unilaterale. Vedremo a livello internazionale» ha dichiarato il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli. «Al di là della perdita di vite umane che fanno spaccare il cuore, bisogna verificare - aggiunge Calderoli - se i sacrifici servono. Ma c’è una comunità internazionale, prendiamo le decisioni insieme a loro».

BOSSI: «NON PENSO CHE POSSIAMO SCAPPARE» - «Io non penso che possiamo scappare. Questa decisione sarebbe sentita dal mondo occidentale come una fuga difficilmente spiegabile e probabilmente avrebbe delle conseguenze gravi sul governo» ha detto più tardi il ministro della Riforma Umberto Bossi rispondendo alle domande dei cronisti sull'ultima tragedia in Afghanistan. Il ministro ha spiegato che «le guerre non sono mai una bella cosa perché poi ci sono i morti. Però questo è un governo che guarda alle cose come sono, che ha degli alleati e che mantiene la parola data». Il leader della Lega ha quindi ammesso «sono molto preoccupato e molto triste perché tornano i morti e bisogna ricordare chi muore per una causa giusta e importante».

SCHIFANI - «Ancora una volta l'Italia piange altri due suoi caduti per la libertà e la pace. Due soldati italiani uccisi dal terrorismo perchè difendevano la democrazia e la sicurezza internazionale» queste invece le parole di cordoglio del presidente del Senato, Renato Schifani. «A nome mio personale e dell'Assemblea di Palazzo Madama - conclude il presidente Schifani - esprimo i sentimenti del più profondo, affettuoso e sincero cordoglio alle famiglie dei nostri caduti e alle Forze Armate inviando gli auguri di una completa guarigione ai soldati feriti».

CORDOGLIO DI FINI - Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha anche lui espresso cordoglio per la morte dei due soldati italiani caduti a Herat: «Lo scacchiere internazionale continua a provocare lutti e tragedie. Rivolgo - ha detto Fini aprendo un convegno sulla moratoria alla pena di morte - alle forze armate e alle famiglie dei due militari morti in Afghanistan il senso della più cordiale e sincera partecipazione». Le parole di Fini sono state sottolineate da un applauso della platea, che comprende anche numerosi ministri della Giustizia di svariati Paesi.

FRATTINI -
«La missione in Afghanistan resta per l'Italia una missione fondamentale, che continuerà, una missione di pace in cui le nostre donne e i nostri uomini lavorano per la nostra sicurezza e per il bene del popolo afghano» ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini.

ROTONDI: «CONTINUARE LA MISSIONE» - Ga voluto ricordare il sacrificio dei nostri militari anche il ministro per l'Attuazione del Programma di Governo, Gianfranco Rotondi: «Piangiamo due eroi ricordandoli nella preghiera, esprimendo la nostra vicinanza alle loro famiglie come agli altri due militari feriti. Abbiamo la responsabilità di continuare la missione di pace e di edificatori della libertà e della democrazia in Afghanistan in un quadro di accordi e intese internazionali a cui, ovviamente, terremo fede».

FINOCCHIARO: «IL GOVERNO RIFERISCA IN SENATO» - «Esprimiamo il nostro cordoglio per la morte dei due soldati uccisi nell'attentato in Afghanistan e ci stringiamo nel dolore alle loro famiglie e a quelle degli altri militari feriti» ha invece sottolineato il presidente del Gruppo Pd al Senato, Anna Finocchiaro. «Sappiamo con quale impegno i nostri soldati svolgono la loro missione in quel Paese - prosegue Finocchiaro - e negli altri paesi dove le nostre forze armate sono impegnate nelle missioni internazionali. È necessario ora che il governo venga al più presto in Senato a riferire su quanto avvenuto». «Il Parlamento e il Paese devono essere informati - conclude l'esponente Pd - e serve una discussione seria e approfondita sul nostro impegno in Afghanistan».

DI PIETRO - «Esprimo profondo cordoglio, a nome mio e di tutta l'Italia dei Valori, alle famiglie dei soldati caduti in Afghanistan e auguro pronta guarigione ai militari feriti» afferma invece Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori. «Non è questo il momento per ribadire la necessità di porre fine alla nostra presenza in quei territori. Oggi è il giorno del dolore e della solidarietà, ma occorre che al più presto il Parlamento affronti seriamente la questione della rischiosa presenza dei nostri militari, coinvolti non in una missione ma in una guerra, e proponga una exit strategy», conclude Di Pietro.

DILIBERTO: «GOVERNO RITIRI LE TRUPPE» - La via politica è l'unica soluzione per uscire da una guerra persa già da tempo. Un Paese che si rispetti non può accettare che i suoi figli continuino a morire per una causa assurda. Il governo deve ritirare le truppe. E lo deve fare chiedendo scusa all'intero Paese per aver mascherato per missione di pace una sporca guerra» afferma invece Oliviero Diliberto, segretario nazionale del Pdci, che «esprime solidarietà e vicinanza alle famiglie dei militari italiani morti e feriti» in Afghanistan.

FERRERO - «La guerra in Afghanistan ogni giorno che passa si trasforma sempre di più in un indicibile e orribile massacro, - gli fa eco Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista - a partire dalle efferati stragi di civili e dagli attentati kamikaze o dagli atti di guerriglia, come quelli che questa mattina hanno portato all'uccisione di due soldati italiani e al ferimento di altri due nella zona del NordEst. Ai familiari delle vittime va il nostro più profondo cordoglio e a quelli dei feriti gli auguri per una pronta guarigione, ma dal punto di vista politico deve essere chiaro che dall'illegittima e violenta guerra in Afghanistan l'Italia deve uscire al più presto, ritirando le nostre truppe, come tutti noi e il movimento pacifista chiediamo da anni.

Redazione online


Afghanistan, uccisi due alpini

Afghanistan, uccisi due alpini

A Bala Murghab un ordigno colpisce il blindato Lince sul quale viaggiavano i soldati della brigata Taurinense. Feriti altri due militari, tra cui una donna. Non sono in pericolo di vita. Le due vittime erano di Velletri e della provincia di Bari

 

 

 

Militari italiani ancora nel mirino in Afghanistan: due sono stati uccisi e altri due sono stati gravemente feriti alle gambe, anche se non sono in pericolo di vita, in seguito ad un attentato nel Nord Est del Paese, nella zona vicino a Herat controllata dalle forze italiane dell'Isaf. I feriti sono stati immediatamente evacuati presso l'ospedale da campo di Herat con elicotteri Isaf.

 

LE VITTIME - Le due vittime cadute nell'agguato sono il sergente Massimiliano Ramadù, 33 anni, di Velletri, in provincia di Roma e il caporalmaggiore Luigi Pascazio, 25 anni, della provincia di Bari. La soldatessa ferita è Cristina Buonacucina, caporale del 32.esimo reggimento Genio "Taurinense", originaria di Foligno. Il secondo militare ferito è Gianfranco Scirè, 28 anni, di Casteldaccia, un comune in provincia di Palermo. Luigi Pascazio era figlio di un poliziotto. Il padre del militare ha appreso la notizia in questura a Bari, dove era in servizio. Il rientro delle salme, ha riferito il ministro La Russa, avverrà mercoledì.

Il sergente Massimiliano Ramadù, ucciso in Afghanistan (Ansa)
Il sergente Massimiliano Ramadù, ucciso in Afghanistan (Ansa)

L'AGGUATO - I militari erano a bordo di un blindato Lince posizionato nel nucleo di testa di una colonna composta da decine di automezzi di diverse nazionalità, partita da Herat e diretta a Bala Murghab, più a Nord. «Erano oltre 400 i soldati presenti in questa colonna - ha precisato il ministro La Russa - impegnati in un trasferimento operativo». L'esplosione di un ordigno ha colpito in pieno il blindato, secondo quanto ha riferito il comando italiano di Herat. Il fatto è avvenuto alle 9,15 locali. I quattro si trovavano a bordo di un blindato Lince posizionato nel nucleo di testa di una colonna composta da decine di automezzi di diverse nazionalità, partita da Herat e diretta a Bala Murghab, verso nord. Dalle prime ricostruzioni risulta che il veicolo colpito occupasse la quarta posizione lungo il convoglio, era in movimento e si trovava a 25 chilometri a sud di Bala Murghab.

GLI ALLARMI DEGLI 007 - In diverse occasioni i servizi segreti avevano segnalato il rischio di un aumento degli attacchi con Ied (Improvvised explosion devices) nella regione occidentale dell'Afghanistan, in particolare nella province di Herat, Farah, Badghis, Shindand, ma anche nell'area di Bala Murghab. Negli avvisi degli 007 si segnalava in particolare come fosse «altamente probabile» l'utilizzo di Ied, sia nell'area di confine con le province meridionali - dove sono più attivi i talebani - sia in quella a ridosso del confine con l'Iran e il Turkmenistan. Proprio in queste zone, tra l'altro, si è registrato negli ultimi tempi un «crescente attivismo» degli insorti e si sono già verificati diversi attentati nei confronti dei militari italiani. Anche se l'attacco viene letto non come un'azione «mirata» nei confronti del contingente italiano per il lavoro che sta svolgendo nella provincia di Herat, ma come l'ennesimo tentativo degli insorti di colpire chiunque appoggi il governo locale e tenti di ripristinare condizioni minime di sicurezza nel paese. Una strategia, quella talebana, che va anche attribuita, secondo i servizi, alla necessità delle milizie che operano nel sud del paese - nell'Helmand in particolare - di sottrarsi all'offensiva americana. Nella zona sotto il controllo italiano, avvertivano inoltre gli 007, potrebbero essersi riversati diversi esponenti qaidisti fuggiti dal Waziristan, in Pakistan, dove è in atto un pressing dell'esercito pakistano e americano.

Il caporal maggiore Gianfranco Scirè rimasto ferito a una gamba (Ansa)
Il caporal maggiore Gianfranco Scirè rimasto ferito a una gamba (Ansa)

LA MISSIONE ITALIANA - Sono circa 2.800 i militari attualmente dispiegati in Afghanistan. Da giugno, nel Paese asiatico arriveranno altri mille soldati, con l'obiettivo di raggiungere un contingente di 3.227 militari, come annunciato a dicembre dal ministro della Difesa Ignazio La Russa. «L'Italia non prende e non prenderà decisioni unilaterali iu nessun caso - ha aggiunto il ministro della Difesa Ignazio La Russa, frenando le richieste del ministro Roberto Calderoli che invita il governo a interrogarsi sui sacrifici che l'Italia sta affrontando in Afghanistan. «Tutti - ha aggiunto La Russa in conferenza stampa a Milano - ci interroghiamo sempre, tanto più quando si verifica questo genere di episodi.

 Il caporale Cristina Buonacucina, rimasta ferita nell'agguato (Ansa)
Il caporale Cristina Buonacucina, rimasta ferita nell'agguato (Ansa)

Ringrazio Calderoli di aver ricordato che queste decisioni si prendono in sede internazionale, e noi lavoriamo affinché non siano prese unilateralmente, e in ogni caso, noi oggi continuiamo a ritenere che il rischio è connesso all'importanza della missione». L'aumento della presenza militare italiana in Afghanistan era stato chiesto dal Segretario della Nato Anders Fogh Rasmussen, su pressione americana. I militari italiani hanno la responsabilità di un'ampia regione dell'Afghanistan occidentale che comprende le province di Herat, Badghis, Ghowr e Farah. La maggior parte dei soldati partecipa alla missione Isaf della Nato, mentre i carabinieri sono inseriti in Eupol, la missione dell'Unione europea per la ricostruzione della polizia civile locale. L'inizio del disimpegno militare italiano dal Paese è fissato perl luglio 2011.

Redazione online


12/05/2010

Cina, squilibrato attacca un asilo: sette bambini uccisi a colpi di coltello

Cina, squilibrato attacca un asilo: sette bambini uccisi a colpi di coltello

È successo all'apertura della scuola materna. Nuovo attentato contro una scuola nella provincia di Shaanxi. Nei mesi scorsi altri episodi simili

 

(Ap)
(Ap)

SHANGHAI - Almeno sette bambini e un'insegnante di una scuola materna sono stati uccisi da uno squilibrato che si è poi tolto la vita, nella provincia nord occidentale cinese dello Shaanxi. L'uomo ha aggredito le vittime con un coltello da cucina. È il quinto massacro in una scuola che avviene in Cina negli ultimi due mesi, in una serie di violenze che sta creando molta preoccupazione nel Paese. Nel mese di aprile ve ne furono tre in giorni consecutivi.

LA SCUOLA MATERNA
- L'ultimo attacco è scattato alle 8 del mattino in un asilo privato infantile del villaggio di Linchang, presso la città di Hanzhong, frequentato da 20 piccoli allievi. Sono stati uccisi cinque bambini e due bambine e la loro insegnante Wu Hongying, una donna del villaggio che gestiva l'asilo. Altri 11 bambini e un adulto, rimasti feriti, sono stati ricoverati in ospedale. Due bambini sono gravi. Il massacro è stato compiuto da un uomo di 48 anni, Wu Huanmin, che è poi tornato nella sua casa del villaggio e si è tolto la vita. I motivi del suo gesto non sono stati chiariti.

Redazione online


13/02/2010

Non le rinnovano il contratto: docente fa strage nel campus

Non le rinnovano il contratto: docente fa strage nel campus

 

La donna ha fatto fuoco all'Università di Huntsville in Alabama. Le vittime sono tre colleghi, diversi i feriti. Aveva saputo che l'ateneo non le avrebbe assegnato la cattedra di neurologia

 

 

Le hanno rifiutato la cattedra di biologia e ad Amy Bishop, la brillante specialista in neurologia laureata al prestigioso ateneo di Harvard, sono saltati i nervi: ha provocato una strage. La donna ha preso un fucile e ha sparato contro i suoi colleghi uccidendone tre, ferendone due gravemente e colpendo, ma in maniera meno grave, anche un dipendente dell'Ateneo. E' successo all'Universita dell'Alabama, a Huntville, e la brillante docente, quasi 40 anni, rischia ora la sedia elettrica.


04/02/2010

Quella volta che l'aviazione peruviana abbattè un aereo di una famiglia Usa

Quella volta che l'aviazione peruviana abbattè un aereo di una famiglia Usa

 

Spunta il video del pasticcio. Nove anni fa l'azione coordinata dalla Cia. Scambiato per un volo carico di droga

 

 

Pensavano di aver intercettato un aereo carico di droga e dopo blandi tentativi per fermarlo, lo abbatterono. Solo più tardi scoprirono che sul velivolo viaggiava una famiglia di missionari americani. Un video, girato nove anni fa da agenti della Cia e arrivato nei giorni scorsi nelle mani del network americano Abc, che lo ha immediatamente postato sul suo sito web, mostra l'incredibile cantonata presa dall'aviazione peruviana che provocò la morte di due persone innocenti. Inoltre le drammatiche immagini sono un severo atto d'accusa contro la Cia. I servizi segreti americani avevano sempre negato un coinvolgimento nella missione, ma il video mostra inequivocabilmente la loro attiva presenza.

LOCALIZZAZIONE E ABBATTIMENTO - Le immagini risalgono al 21 aprile del 2001. I jet peruviani in collaborazione con i servizi segreti americani localizzano nello spazio aereo del paese sudamericano un velivolo sospetto. I top gun peruviani tentano di stabilire un contatto via radio, ma non ci riescono. Alla fine, nonostante i numerosi dubbi espressi dagli agenti della Cia, i piloti peruviani decidono di fare fuoco sull'aereo che dopo essere stato colpito, precipita in un fiume. Sull'aereo, oltre al pilota Kevin Donaldson, viaggiavano i coniugi Veronica e Jim Bowers e le loro due figlie. La famiglia, originaria del Michigan, stava tornando negli Usa dopo aver portato a termine una missione umanitaria in Brasile. Il bilancio fu tragico: Veronica Bowers e la piccola Charity morirono sul colpo. Il pilota Donaldson fu ferito gravemente alle braccia e alle gambe, mentre Jim Bowers e l'altra figlia di sei anni, Cory, si salvarono miracolosamente.

ACCUSE - Il video, emerso all’improvviso dopo 9 anni, mette sott'accusa sia l'aviazione peruviana sia i servizi segreti americani. I primi non si preoccuparono di verificare il numero d’identificazione dell’aereo sospetto e nonostante i ripetuti ammonimenti dei servizi segreti americani decisero di abbatterlo. Dalle conversazioni via radio emergono chiaramente i dubbi dei piloti della Cia: «Siete sicuri che siano trafficanti di droga?» urla un membro dei servizi segreti americani. Un altro pilota statunitense ripete: «Secondo me ci stiamo sbagliando. Temo che stiamo facendo un terribile errore». Dopo che i jet peruviani cominciano ad aprire il fuoco, i piloti della Cia, avvertiti dal comando generale del terribile malinteso, gridano: «Non sparate. Fermatevi. Stop». Tuttavia i familiari delle vittime e alcuni politici statunitensi non perdonano alla Cia di aver mentito al Congresso e di aver sempre negato un proprio coinvolgimento nell'azione di quel giorno: «Vorrei che qualcuno si alzasse e dicesse "Sono anch'io responsabile"» - ha dichiarato alla Abc Gloria Lutting, madre di Veronica Bowers. Il senatore Pete Hoekstra non ha dubbi: «Se mai c'è stato un esempio di giustizia tardiva che equivale a una giustizia negata, questo è il più clamoroso». Poi ha aggiunto: «Il comportamento della Cia in termini di responsabilità è stato inaccettabile. Due americani sono stati uccisi con l'aiuto del loro governo. Inoltre l'Intelligence ha tentato di nascondere alcune cose e ha ritardato le indagini».

DIFESA - La Cia non ci sta e ha diffuso un comunicato per rispondere alle accuse: «Il personale della Cia non aveva alcuna autorità né per dirigere né per proibire le azioni del governo peruviano - recita la circolare. «I nostri piloti non hanno aperto il fuoco su alcun aereo. Per quanto riguarda il tragico caso del 21 aprile del 2001, il personale della Cia ha fatto notare ai piloti peruviani più volte che su quell'aereo non c'erano trafficanti di droga. Si è trattato di un tragico episodio, ma l'Agenzia si è mossa con professionalità e coscienza». Quindi segue l'attacco verso i critici: «Disgraziatamente alcuni hanno voluto trasformare i fatti e insinuare altre cose. Facendo ciò, hanno reso un cattivo servizio agli ufficiali della Cia che hanno rischiato la loro vita per la sicurezza americana».

Francesco Tortora