02/05/2012

Mamma Cira all'Eliseo, fatta allontanare

Mamma Cira all'Eliseo, fatta allontanare

Il caso. La madre di Daniele Franceschi vuole essere ricevuta dal presidente Sarkozy. Le guardie le hanno intimato di allontanarsi

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06/04/2011

Processo Ruby: «Premier contumace»

Processo Ruby: «Premier contumace»

Il processo rinviato al 31 maggio. Si è aperto e subito interrotto a Milano il dibattimento a carico di Berlusconi accusato di prostituzione minorile

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18/05/2010

Processo Eternit: «A Rubiera si moriva e si dava colpa al fumo»

Processo Eternit: «A Rubiera si moriva e si dava colpa al fumo»

L'UDIENZA. Nella cittadina emiliana 60 i morti secondo la procura. A Torino parlano gli operai: «Impossibili le maschere»


Alcuni ex dipendenti al processo
Alcuni ex dipendenti al processo
TORINO - «L'amianto veniva portato in sacchi di tela che aprivamo con il coltello». A Rubiera, comune di 14.507 abitanti della provincia di Reggio Emilia) la gente moriva. Ma si dava la colpa al fumo. Lo racconta al maxiprocesso Eternit, in corso al tribunale di Torino Natale Corradini, operaio in pensione dello stabilimento Eternit di Rubiera. «La gente si ammalava, prendeva l'asbestosi e il cancro. E non erano mica pochi. Si dava la colpa al fumare, poi si è capito che forse la causa poteva essere quella lì, quella dell'amianto. Ma dai padroni di informazioni non ne abbiamo mai avute». Nella cittadina in provincia di Reggio Emilia la multinazionale dell'amianto aveva aperto, nel 1961, una delle filiali italiane, e gli effetti dell'esposizione al minerale hanno provocato, secondo le stime della procura, gravissime patologie - quasi tutte con esito mortale - a una sessantina di lavoratori e residenti.

IL VECCHIO OPERAIO - Corradini ha lavorato a Rubiera dal 1970 al 1987. «Nessuno mi ha mai detto che l'amianto era pericoloso. Ne parlavamo tra di noi. Ma l'azienda non ce lo diceva mica. E bisognava lavorare». A Torino, al maxiprocesso per i morti e i malati provocati dall'amianto, parlano e raccontano i vecchi operai, ancora vivi. «I frammenti più grossi li spezzavamo con la pala. C'erano gli aspiratori che però non riuscivano ad aspirare tutto».

MASCHERINE IMPORTABILI - Dopo aver ascoltato i testimoni relativi agli stabilimenti piemontesi di Casale Monferrato e Cavagnolo, si ora aperta la parte relativa allo stabilimento della città emiliana, dove sarebbero stati una sessantina ammalati e deceduti per le patologie legate alla lavorazione della fibra, come asbestosi e tumori. «L'azienda sapeva che l'amianto faceva male - ha detto ancora Corradini - perché c'erano i malati». L'ex dipendente ha raccontato le difficoltà a indossare le mascherine per proteggersi dalla polvere: «Mettevamo le mascherine, ma dopo un po' le toglievamo perché non si riusciva a resistere con una temperatura 35-40° e le mascherine sulla faccia».

INERTE - L'azienda non forniva molte informazioni. Ennio Lusuaghi, ex collega più giovane, aggiunge. «Diceva che l'amianto era inerte e non faceva male. Tra noi operai, naturalmente, se ne parlava. Dal canto mio l'unica cosa che sapevo era che poteva provocare l'asbestosi. ». Poi, sollecitato da un avvocato difensore, ha precisato che un direttore di stabilimento lo avvertì che «quello era un ambiente di lavoro a rischio», senza comunque scendere in dettagli.

A NORMA DI LEGGE - Sia Corradini che Lusuaghi hanno riferito che ancora nei primi anni Settanta si trattava l'amianto blu, considerato il più pericoloso. «Poi, piano piano, la ditta ha smesso. Qualcuno doveva averglielo detto in un orecchio ...». Quanto alle condizioni di lavoro, il primo particolare che è venuto alla mente è la polvere. «L'azienda - ha sottolineato Lusuaghi - diceva che era tutto a norma di legge». «I sistemi di aerazione», racconta ancora l'nziano operaio «dicevano che li avrebbero messi quando potevano: solo che non potevano mai ...». Quanto agli indumenti di lavoro, venivano lavati a casa dalle mogli: «Tante volte - ha detto Corradini - abbiamo provato a chiedere che ci pensasse l'azienda, non ci siamo mai riusciti».

PREVENZIONE - I due operai hanno anche parlato della sorveglianza sanitaria sui dipendenti: «C'erano visite mediche, facevamo i raggi X». «La gente si ammalava - ha concluso Corradini - ma non si poteva andare in mutua perchè si veniva messi da parte. Io ebbi un infarto, al rientro mi spostarono di reparto e, dopo un anno, mi dissero che se volevo potevo andare in pensione. I colleghi che preferivano restare pensione finivano a fare lavori molto pesanti. Io in pensione ci sono andato. E sono ancora vivo».

L'ACCUSA E LA DIFESA - Per la prossima udienza è stato convocato come testimone il presidente della Regione Emilia Romagna. La procura di Torino contesta a due imputati, lo svizzero Stephan Schmidheiny e il belga Jean-Marie Louis de Cartier de Marchienne, il reato di disastro doloso in relazione a oltre 3 mila vittime dell'amianto nelle città italiane in cui erano presenti gli stabilimenti Eternit di cui sono stati responsabili a partire dal 1952 (Casale Monferrato, Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli). I due imputati sono stati chiamati a giudizio in qualità, secondo l'accusa, «di effettivi responsabili della gestione della società Eternit Spa esercente gli stabilimenti di lavorazione dell'amianto siti in Cavagnolo, Casale Monferrato, Rubiera». Accuse repinte dalle difese. I legali di Louis De Cartier obiettano che il loro assistito «non ha mai ricoperto alcuna carica esecutiva in Eternit Genova e non è mai intervenuto operativamente nella gestione della società. Cartier è stato membro, senza deleghe, del Consiglio di Amministrazione di Eternit Genova per un breve periodo di tempo, all'inizio degli anni '70, e non è mai stato responsabile della gestione di Eternit Genova».

Redazione online

 


08/10/2009

Lodo, premier contro Consulta e Colle

Lodo, premier contro Consulta e Colle

 

"Italiani vedranno di che pasta sono io"

 

 

ROMA - La mattina dopo è lo stesso. Silvio Berlusconi non si sposta di una virgola: la sentenza della Corte Costituzionale sul lodo Alfano per il premier arriva da sinistra. Dalla "minoranza di toghe rosse organizzatissime". E non cala nemmeno la sua rabbia contro Napolitano, il Capo dello Stato che aveva garantito la legge con la sua firma. E poi il Cavaliere affronta di petto le future vicende giudiziarie: "Mi difenderò nelle aule e in tv, gli italiani vedranno dic he pasta sono fatto".

Avanti con più grinta Berlusconi va "avanti tranquillamente e serenamente, possibilmente con più grinta". Intervistato dal Gr Rai, il presidente del Consiglio conferma punto per puntole critiche a Consulta, opposizione, stampa e Capo dello Stato. E precisa: questo esecutivo "si sente assolutamente necessario alla democrazia, alla libertà e al benessere del Paese. Meno male che Silvio c’è - afferma - altrimenti saremmo completamente nelle mani di questi signori della sinistra che hanno una minoranza di magistrati che usa il potere giudiziario a fini di lotta politica, più del 70% della stampa, con in testa Repubblica, i programmi di approfondimento della tv pubblica pagati con i soldi di tutti e un Capo dello Stato di sinistra, nonché una Consulta con 11 giudici di sinistra che non è un organo di garanzia, ma politico".

Napolitano di sinistra All’indomani della bocciatura del lodo Alfano, la legge che gli garantiva la sospensione dei suoi processi penali, il premier torna ad attaccare il Capo dello Stato perché di sinistra e perché avrebbe contribuito a formare una Corte Costituzionale di sinistra. "Il presidente della Repubblica è stato eletto da una maggioranza di sinistra, ha radici totali nella sua storia di sinistra e anche il suo ultimo atto di nomina di uno dei giudici della Corte Costituzionale dimostra da che parte stia", ha detto al Gr1. L’ultimo giudice di nomina presidenziale è stato Paolo Grossi, professore di storia del diritto italiano, nel febbraio 2009. Dei 15 giudici della Consulta cinque sono nominati dal Quirinale, cinque dal parlamento e cinque dalle alte magistrature dello Stato. Il premier ha promesso affronterà gli impegni di governo e i due processi in cui è imputato a Milano, che si riparono per lui dopo la bocciatura del lodo, "se possibile con ancora più grinta".

La difesa Pronto a difendersi nelle aule di tribunale e "andando in televisione" per dimostrare "di che pasta sono fatto": lo ha detto il presidente del Consiglio. "Ci sono due processi farsa, risibili, assurdi che - ha detto il premier - illustrerò agli italiani andando anche in tv, mi difenderò io stesso anche nelle aule del tribunale facendo esporre al ridicolo gli accusatori e mostrando agli italiani di che pasta sono fatti loro e, se mi consente di che pasta sono fatto io".


07/10/2009

Berlusconi attacca la Corte e Napolitano

Berlusconi attacca la Corte e Napolitano

 

Alfano: «non faremo legge costituzionale, immunità parlamentare non in agenda». Il premier: «La Consulta è di sinistra, io vado avanti». Affondo sul Quirinale: «Sapete da che parte sta»

 

 

 

 

ROMA - «Mi sento preso in giro, Napolitano non mi interessa». Da Silvio Berlusconi piovono pietre sul Quirinale dopo la bocciatura del Lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale. Poco prima il premier, riferendosi a Napolitano, aveva detto «sapete da che parte sta». Immediata la replica del Colle: «Il presidente sta dalla parte della Costituzione, con assoluta imparzialità». Quindi il nuovo attacco del premier, mentre rientra a palazzo Grazioli: «Non mi interessa quello che ha detto il capo dello Stato, non mi interessa... Mi sento preso in giro e non mi interessa. Chiuso».

«CONSULTA DI SINISTRA» - Il presidente del Consiglio sposa la tesi del giudizio politico: «Siamo assolutamente convinti dell'indispensabilità dell'essere noi qui a salvaguardare l'Italia e gli italiani di fronte a questa sinistra che si è impadronita della Corte Costituzionale e che ha prodotto una sentenza assolutamente politica» ha detto in serata. E poco prima, commentando a caldo il verdetto: «La Consulta è di sinistra, io vado avanti. Dobbiamo governare cinque anni, con o senza Lodo. Non ci ho mai creduto perché con una Corte Costituzionale con undici giudici di sinistra era impossibile che approvassero questo». Un Berlusconi visibilmente irato, mentre si dirigeva a Palazzo Venezia per la mostra «Il potere e la grazia», se la prende anche con il capo dello Stato facendo l'elenco di una certa Italia tutta in mano alla sinistra: «La sintesi qual è? Meno male che Silvio c’è. Se non ci fosse Silvio con tutto il suo governo, con un supporto del 70% degli italiani, saremmo in mano a una sinistra che farebbe del nostro Paese quello che tutti sapete. Quindi va bene così». E giù con l’elenco della presenza della sinistra in media e istituzioni: «Abbiamo una minoranza di magistrati rossi che è organizzatissima e che usa la giustizia a fini di lotta politica. Il 72% della stampa è di sinistra, gli spettacoli di approfondimento della tv pubblica pagata con i soldi di tutti, sono di sinistra, ci prendono in giro anche con gli spettacoli comici».

ATTACCO AL CAPO DELLO STATO - Poi l’accenno a Napolitano: «Il capo dello Stato sapete voi da che parte sta. Abbiamo giudici della Corte costituzionale eletti da tre capi dello Stato di sinistra, che fanno della Corte costituzionale non un organo di garanzia ma politico». Dopo la visita alla mostra «Il potere e la grazia» Berlusconi ha avuto un breve incontro privato con il segretario di Stato vaticano, cardinal Tarcisio Bertone, a palazzo Venezia. Poco prima Berlusconi aveva fatto una battuta: «La mostra è bellissima, ho detto a Sua Eminenza che c'è una grande lacuna, manca il ritratto di San Silvio da Arcore che fa sì che l'Italia non sia in mano a certi signori della sinistra...».

LA NOTA DI PALAZZO CHIGI - Da Palazzo Chigi arriva una nota, dai toni sempre duri ma più equilibrati: «Non posso non rispettare il responso della Corte Costituzionale nel quadro di un sistema democratico. Prendo atto tuttavia che questo sistema, soprattutto per le modalità con cui vengono eletti i membri della Corte, rischia di alterare nel tempo un corretto equilibrio fra i poteri dello Stato, i quali traggono tutti origine dalla sovranità del popolo - sottolinea il premier -. La solidità di questo governo non è in alcun modo intaccata da questo pronunciamento nè tantomeno la mia volontà di proseguire con determinazione nel mandato ricevuto dal popolo e rinnovato in tutte le più recenti competizioni elettorali. Una volontà che si rafforza e che riceve ogni giorno il sostegno compatto e solidale della volontà politica della maggioranza che sostiene l'attuale governo». «Per il resto, non ho il minimo dubbio che le accuse infondate e risibili che ancora mi vengono rivolte - conclude la nota diffusa da Palazzo Chigi - cadranno sotto il vaglio di magistrati onesti, indipendenti e ossequienti alla legge e alla propria coscienza».

ALFANO: «CONFLITTO PREMIER-CITTADINO» - «È una sentenza che sorprende, e non poco, per l'evocazione dell'articolo 138 della Costituzione. La Corte Costituzionale dice oggi ciò che avrebbe potuto e, inevitabilmente, dovuto dire già nel 2004 nell'unico precedente in materia» ha commentato il ministro della Giustizia Alfano. «Con la bocciatura del lodo si crea un problema: da una parte c'è Silvio Berlusconi premier, legittimato da milioni di voti, che ha diritto di governare, e, dall'altra, vi è il cittadino Silvio Berlusconi, che ha il diritto di difendere se stesso nelle aule di tribunale - ha detto in serata il ministro, ospite di Porta a Porta -. Non abbiamo intenzione di seguire la via della legge Costituzionale. Questo aprirebbe il campo a un'ipotesi di immunità parlamentare che non è nella nostra agenda. Comunque sulle valutazioni faremo il punto giovedì quando è convocato un ufficio politico del Pdl».

FINI - Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha chiamato invece il premier, dopo che era stata resa nota la sentenza della Consulta sul Lodo Alfano, rassicurandolo, secondo quanto si è appreso in ambienti parlamentari, sulla volontà di andare avanti in questa legislatura. La maggioranza è quella uscita dalle urne ed è solida, avrebbe tra l'altro detto Fini al presidente del Consiglio.

BOSSI: «PRONTI ALLA GUERRA» - Minacciosi i toni di Umberto Bossi: «Se si ferma il federalismo facciamo la guerra. Andiamo avanti, non ci piegano». E, parlando del suo incontro con Silvio Berlusconi: «Nemmeno lui vuole le elezioni anticipate. L'ho trovato forte e questo mi ha fatto molto piacere, l'ho trovato deciso a combattere».

GASPARRI: «CORTE NON PIÙ ORGANO DI GARANZIA» - Maurizio Gasparri, presidente del gruppo Pdl in Senato, spara invece ad alzo zero contro i giudici che hanno bocciato il Lodo Alfano: «La Corte, un tempo costituzionale, da oggi non è più un organo di garanzia, perché smentendo la sua giurisprudenza ha emesso una decisione politica, che non priverà il Paese della guida che gli elettori hanno scelto e costantemente rafforzato di elezione in elezione. È una giornata buia per che segna il tramonto di una istituzione che ha obbedito a logiche di appartenenza politica e non a valutazioni di costituzionalità».

GHEDINI: «PROCESSI EVANESCENTI» - «Con questa decisione si pretende - secondo Niccolò Ghedini, deputato Pdl e avvocato di Berlusconi -, contro la volontà popolare, che il presidente del Consiglio anziché occuparsi dei problemi nazionali e internazionali, sia costretto quotidianamente a seguire evanescenti processi». «Riprenderemo questi processi - ha annunciato il deputato Pdl - nella consapevolezza che con un giudice super partes sarà certamente riconosciuta l'estraneità di Silvio Berlusconi da qualsiasi ipotesi di reato».

TREMONTI E SACCONI - Attestato di stima al premier anche da parte del ministro dell'Economia Giulio Tremonti: «Fare parte del governo presieduto da Silvio Berlusconi è stato, è e sarà per me un grandissimo onore». E il ministro del Welfare Maurizio Sacconi: «Sono certo che, come me, la gran parte degli italiani esprime un immediato sentimento di solidarietà con il presidente del Consiglio democraticamente eletto, di fronte a una non casuale somma di azioni rivolte a destabilizzare il governo nel mezzo della grande crisi». Il presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni: «Esprimo la massima solidarietà, la massima vicinanza e il mio grandissimo affetto al presidente Berlusconi».


La Corte Costituzionale si è pronunciata «Il Lodo Alfano è illegittimo»

La Corte Costituzionale si è pronunciata «Il Lodo Alfano è illegittimo»

 

PECORELLA: «Il risultato non cambia il quadro politico». Violati articoli 138 (ricorso a una legge costituzionale) e 3 (uguaglianza). La decisione presa a maggioranza: 9 a 6

 

La Corte Costituzionale
La Corte Costituzionale

ROMA - Il Lodo Alfano è illegittimo. Così si sono pronunciati i 15 giudici della Corte Costituzionale. La legge che sospende i processi delle quattro più alte cariche dello Stato (i presidenti della Repubblica, del Senato, della Camera e del Consiglio) è stata bocciata dalla Consulta per violazione dell'articolo 138 della Costituzione, vale a dire l'obbligo di far ricorso a una legge costituzionale e non ordinaria, e dell'articolo 3, ovvero il principio di uguaglianza (leggi il verdetto). La decisione è stata presa a maggioranza (9 giudici contro 6) e avrà come effetto immediato la riapertura di due processi a carico del premier Silvio Berlusconi: per corruzione in atti giudiziari dell'avvocato David Mills e per reati societari nella compravendita di diritti tv Mediaset.

ACCOLTI RICORSI - La Corte Costituzionale, chiamata a decidere sulla legittimità costituzionale del provvedimento varato dal Parlamento a luglio 2008, ha accolto i rilievi mossi dai giudici milanesi impegnati nei processi Mediaset-diritti tv e caso Mills che vedono imputato Berlusconi. La Consulta ha invece dichiarato «inammissibili le questioni di legittimità costituzionale della stessa disposizione proposte dal gip del Tribunale di Roma». Un ricorso sollevato nell’ambito dell’inchiesta della Procura capitolina sulla presunta compravendita di senatori eletti all’estero nella passata legislatura, all’epoca del governo Prodi: i pm romani avevano chiesto l’archiviazione delle accuse per il presidente del Consiglio, mentre secondo il gip il lodo Alfano va applicato anche nella fase delle indagini preliminari. Da qui la decisione del giudice Orlando Villoni di trasmettere il fascicolo alla Consulta.

CAMERA DI CONSIGLIO - I giudici si erano riuniti martedì pomeriggio a Palazzo della Consulta. La camera di Consiglio si era aperta alle 17, dopo che il relatore Franco Gallo aveva esposto i termini della questione di incostituzionalità. Alla relazione erano seguiti gli interventi degli avvocati Niccolò Ghedini, Piero Longo e Gaetano Pecorella in rappresentanza del premier e di Glauco Nori per l'Avvocatura dello Stato. Non ammesso al dibattimento, invece, il costituzionalista Alessandro Pace in rappresentanza dei pm milanesi, secondo una consuetudine consolidata della Corte. La camera di Consiglio, sospesa una prima volta alle 19.30 di martedì, si è riaperta mercoledì mattina alle 9 e, dopo una seconda sospensione, tra le 13 e le 16, è ripresa fino alla sentenza arrivata alle 18.

POLEMICHE - Sentenza che è stata accolta con ira da parte del premier Silvio Berlusconi e della maggioranza degli esponenti di Pdl e Lega. Nella sua prima reazione a caldo poi il presidente del Consiglio ha innescato una polemica con il capo dello Stato Giorgio Napolitano. Alle accuse di Berlusconi il Quirinale ha risposto con una nota. Diverso, ovviamente, il parere dell'opposizione, per la quale la sentenza della Corte Costituzionale va rispettata.

 

 


Lodo Alfano, attesa per il verdetto

Lodo Alfano, attesa per il verdetto

 

Giustizia e politica. I giudici tornano a discutere sulla legge che sospende i processi delle 4 alte cariche

 

La Corte Costituzionale
Il Palazzo della  Corte Costituzionale

ROMA - Mentre i giudici della Corte Costituzionale hanno sospeso la camera di consiglio senza alcun verdetto sul «Lodo Alfano» (la decisione è attesa in serata), Umberto Bossi surriscalda gli animi dell'agone politico: «In caso di bocciatura del Lodo Alfano? Trascineremo il popolo», dice il ministro. «Il popolo ce l'abbiamo - aggiunge - Ma io sono per la saggezza: chi è che vuole sfidare l'ira dei popoli?».

DISCUSSIONE - Intanto la Corte si è aggiornata alle 15.30-16.00, per riprendere la discussione, a porte chiuse, sulla legittimità della legge che sospende i processi nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato. Dopo il primo «giro d'orizzonte», quella di oggi dovrebbe essere la giornata decisiva per la sentenza.

ATTESA - L'atteso «verdetto» sotto le telecamere puntate è ormai questione di ore, un paio di giorni al massimo assicurano i bene informati. Una dead line c’è: giovedì pomeriggio alcuni giudici dovranno partire per il Portogallo, dove saranno impegnati con i colleghi portoghesi e spagnoli. Ecco perché gli avvocati difensori del premier si aspettano che la decisione sul "lodo" sia presa entro giovedì mattina. Non è un mistero che la scelta divide anche i giudici.

COMMENTI - Una bocciatura del lodo Alfano potrebbe spingere Silvio Berlusconi a «reagire in un modo poco democratico» ha affermato il leader del Pd, Dario Franceschini, parlando a Ballarò. Tra i legali del Cavaliere, è sembrato però diffondersi un certo ottimismo; lo stesso Niccolò Ghedini avrebbe spiegato di considerare gli attacchi ricevuti da Pd e Idv per la sua arringa un segno di nervosismo dell'opposizione, una specie di sensazione che il vento spira a favore di Palazzo Grazioli. Non a caso è stato proprio lui, in serata, a descrivere l’umore del premier come «eccellente», mentre il vicecapogruppo del Pdl alla Camera, Italo Bocchino, si spinge addirittura a dire che è «alle stelle, come i sondaggi».


Bossi: «Pronti a trascinare il popolo»

Bossi: «Pronti a trascinare il popolo»

 

Bersani: «Frasi inaccettabili». Donadi: «Dite al senatur che asterix non esiste». Il ministro: «Se il lodo Alfano fosse bocciato le elezioni regionali diventerebbero politiche»

 

Umberto Bossi (Ansa)
Umberto Bossi (Ansa)

MILANO - «Io sono per la saggezza. Perché sfidare l'ira dei popoli?». Umberto Bossi dice di «non avere segnali» sulla bocciatura o meno della Corte costituzionale del Lodo Alfano, ma appare comunque ottimista. «Non sarà bocciato, speriamo bene - aggiunge. - Non si può sfidare l'ira dei popoli...».

COLLOQUIO - Dichiarazioni che arrivano dopo l'incontro con il presidente della Camera, Gianfranco Fini: «Ci siamo chiariti le idee, mentre aspettiamo la decisione. Io e Fini non vogliamo le elezioni, perché dobbiamo fare le riforme, altrimenti cosa andiamo a dire alle persone?». E Se il Lodo Alfano venisse bocciato? Allora, spiega il Senatùr, «noi potremmo entrare in funzione solo trascinando il popolo. E il popolo lo abbiamo, sono i vecchi Galli». Più tardi il ministro chiarisce: in caso di bocciatura del provvedimento, le elezioni regionali diventerebbero «politiche». Lì «il popolo si esprimerà su Berlusconi», che «naturalmente vincerebbe».

REAZIONI - Le dichiarazioni di Bossi provocano immediate reazioni politiche. «È inaccettabile la pressione di Bossi sulla Corte Costituzionale» afferma Pier Luigi Bersani, candidato alla segreteria nazionale del Pd. «Le decisioni che arriveranno dalla Consulta - continua Bersani - devono essere in ogni caso rispettate, per non mettere a rischio gli elementi fondamentali di convivenza civile e le fondamenta stesse delle istituzioni democratiche. In ogni caso - conclude - vorrei ricordare a Bossi che il monopolio del popolo non ce l'ha lui». «Bossi vuole trascinare il popolo e precisa che si riferisce ai vecchi Galli? - afferma in una nota il capogruppo IdV alla Camera, Massimo Donadi - Qualcuno spieghi al 'senatur' che Asterix e Obelix non esistono. E gli ricordino anche che è un ministro della Repubblica e che certi toni sono pericolosi perché infuocano gli animi e incitano alla violenza. Poi saremmo noi gli eversori».


06/10/2009

Lodo Alfano, la parola alla Consulta

Lodo Alfano, la parola alla Consulta

 

Se fosse bocciato, le alte cariche non godrebbero più della sospensione dei processi. Ghedini: la legge è uguale per tutti, ma non la sua applicazione. Pecorella: «Il premier non è come gli altri»

 

Francesco Amirante, presidente della Corte Costituzionale (Imagoeconomica)
Francesco Amirante, presidente della Corte Costituzionale (Imagoeconomica)

ROMA - Il lodo Alfano, ovvero la norma che sospende i processi nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato, è al vaglio della Corte costituzionale. I quindici giudici del massimo organismo giuridico italiano, riuniti nel palazzo della Consulta, dovranno stabilire se la legge - che ha permesso la sospensione dei processi a carico del premier Silvio Berlusconi - sia in linea con la Costituzione. In caso contrario decadrà e da quel momento si apriranno diversi possibili scenari, considerando che il leader del Pdl potrà nuovamente finire in tribunale. Anche per questo motivo la seduta è seguita da vicino dagli inviati dei media italiani e stranieri, presenti in massa, al punto che per ospitarli tutti è stato allestito un collegamento televisivo con circuito interno nella Sala avvocati attigua a quella dove si svolgono le udienze.

«LA DECISIONE NON SIA POLITICA» - L'avvocato del premier, Gaetano Pecorella, dice di aspettarsi «che la Corte decida con grande serenità tenendo conto solo degli aspetti giuridici e dimenticando le questioni politiche». A chi gli fa notare che la discussione di oggi avviene proprio all'indomani delle polemiche scoppiate sulla sentenza sul Lodo Mondadori, Pecorella risponde: «Il Lodo Mondadori non c'entra nulla, abbiamo fiducia in questi giudici, perchè pensiamo che non si lasceranno influenzare da altre questioni». Sul verdetto della Consulta, e sui tempi di attesa di questo, il legale del premier non si sbilancia: «Meglio non fare mai previsioni - afferma - io sono fiducioso. Certo, se c'è un giudice che chiede più tempo per approfondire la questione, di solito il presidente lo concede, e potrebbe esserci un rinvio, ma io credo che la Corte deciderà nei prossimi giorni». Pecorella, poi, ricorda come il Lodo Alfano sia «una legge anche frutto delle indicazioni che diede la Corte nel 2004», quando bocciò il Lodo Schifani. «Ci auguriamo che i giudici apprezzino e condividano ciò». La legge che prevede l'immunità per le quattro più alte cariche dello Stato dai procedimenti penali, conclude, «non è una anomalia europea, in quasi tutti i Paesi d'Europa esiste uno strumento simile».

NON AMMESSA LA PROCURA DI MILANO - Nel frattempo, la Corte non ha ammesso l'intervento della Procura di Milano nel giudizio riguardante la legittimità del Lodo Alfano. La decisione è stata comunicata dal presidente della Corte, Francesco Amirante, alla ripresa dell'udienza dopo che i giudici si erano ritirati in camera di consiglio per decidere in proposito. Il professor Alessandro Pace, che aveva presentato memorie alla Consulta per sostenere l'illegittimità del Lodo a nome della Procura di Milano, non potrà dunque intervenire nell'udienza pubblica. E' passato così al relatore Franco Gallo il compito presentare le questioni di illegittimità avanzate dal Tribunale di Milano e dal gip di Roma, ovvero le sedi che ospitano tre procedimenti a carico del premier.

Niccolò Ghedini, uno degli avvocati del premier (Afp)
Niccolò Ghedini, uno degli avvocati del premier (Afp)

«UGUALE PER TUTTI, MA...» - Poi è stato il turno dei legali di Berlusconi (oltre a Pecorella anche Niccolò Ghedini e Piero Longo). «La legge è uguale per tutti ma non sempre lo è la sua applicazione» ha detto Niccolò Ghedini in un passaggio del suo intervento, durato 15 minuti. L'avvocato del presidente del Consiglio, che è anche parlamentare, ha sottolineato che con il Lodo «è stato realizzato, con una legge ordinaria, un edificio costituzionalmente resistente». «Con le modifiche apportate alla legge elettorale - ha aggiunto Pecorella -, il presidente del Consiglio non può più essere considerato uguale agli altri parlamentari, ossia non è più 'primus inter pares', ma deve essere considerato 'primus super pares»'. Pecorella ha aggiunto che bisogna prendere atto del fatto che «con la legislazione di oggi sulle elezioni delle cariche politiche, la posizione del presidente del Consiglio si è venuta staccando da quella che era stata disegnata dalle tradizioni liberali».

«PERCHE' NON E' IMMUNITA'» - E' stato poi Piero Longo a spiegare perché a parere del collegio difensivo il Lodo Alfano non è un'immunità. L'attuale legge, infatti, secondo il legale ha «come caratteristiche la temporaneità, la non reiterabilità, la rinunciabilità, la sospensione della prescrizione, la garanzia per le prove non rinviabili, la tutela delle parti civili». In particolare, la sospensione della prescrizione «esorcizza l'ipotesi falsificante secondo cui con la sospensione del processo si avrebbe lo stesso risultato di un immunità». Così non è, a detta dell'avvocato Longo. Anche perchè - ha evidenziato - la sospensione del processo è prevista nel codice penale nel caso di legittimo impedimento dell'imputato. Il Lodo, dunque, «non è legato alla mera carica o alla funzione ma all'espletamento di una complessa attività da parte di un'alta carica». Difatti - ha aggiunto Longo - «nel difficile sistema geopolitico in cui viviamo», con i numerosi appuntamenti internazionali nell'agenda del premier, sarebbe per lui «impossibile» svolgere contemporaneamente il suo incarico e tutelare il diritto di difesa come imputato. Il rischio sarebbe quello di «dover trascurare gli impegni connessi alla carica costituzionale», tanto più se i processi sono «aggravati da centinaia o migliaia di atti e documenti».

«IL DANNO MINORE» - L'avvocatura generale dello Stato ha infine sostenuto che il Lodo è il «danno minore» per il sistema giuridico. Spiega l'avvocato Glauco Nori: «La "ratio" della norma è la soluzione del possibile conflitto fra le esigenze legate alle funzioni di governo e al diritto alla difesa in processo: un problema non ipotetico ma reale, in corso, che è giusto sia stato affrontato e risolto dalla legge ordinaria. Si tratta di un problema di compatibilitá fra due interessi, entrambi totalmente tutelati e garantiti dalla Costituzione». Si chiede a tal proposito Nori: «Quale mezzo c'era per risolverlo, diverso da quello adottato dal legislatore? Se il problema è la contemporaneitá fra le due esigenze, non si può certo pensare di andare nella direzione dell'eliminazione totale di questa contemporaneitá, concedendo l'impunitá al presidente del Consiglio o togliendogli le funzioni di capo del governo: soluzioni entrambe incostituzionali». Per questo «la sospensione del processo penale, pur se produce sicuramente un danno al sistema giuridico, rappresenta comunque il danno minore».

GLI SCENARI - L'udienza è poi stata tolta e ora si attende la camera di consiglio, il cui inizio è previsto per il pomeriggio. Secondo alcune indiscrezioni , è possibile un rinvio qualora un giudice chieda tempo per lo studio degli atti. Rinvio che potrebbe andare anche alla settimana prossima, visto che giovedì cinque giudici sono attesi a un incontro internazionale all'estero. Tre sono le possibili soluzioni: il no ai ricorsi e quindi l'ok al Lodo Alfano così com'è; l'accettazione parziale con la dichiarazione di parziale incostituzionalità del Lodo, le cui parti non approvate dalla Consulta potrebbero essere modificate con un disegno di legge; e infine la bocciatura integrale della legge, come avvenuto per il precedente Lodo Schifani.


Parte l'esame del Lodo Alfano Consulta divisa, possibile rinvio

Parte l'esame del Lodo Alfano Consulta divisa, possibile rinvio

 

Lodo Alfano all'esame della Consulta Pecorella: "Si dimentichi la politica"

 

Roma - Nella sala gialla di palazzo della Consulta, affollata di giornalisti italiani e stranieri, ha preso il via l'udienza della Corte Costituzionale sul lodo Alfano, la legge che sospende i processi nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato. La Consulta è al plenum, con tutti e 15 i giudici.

Il via ai lavori Dopo aver dichiarato aperta l'udienza, il presidente della Corte, Francesco Amirante, ha passato la parola al giudice relatore, Franco Gallo, per riassumere i motivi dei tre ricorsi contro il lodo Alfano. L’udienza è stata poi sospesa per permettere ai giudici di decidere se ammettere l’intervento della procura di Milano. Secondo i precedenti della Corte, la procura non sarebbe titolata ad intervenire in giudizio come parte. Ma il professor Alessandro Pace, presidente dei costituzionalisti italiani, a nome della procura milanese ha chiesto alla Corte l’ammissibilità dell’intervento per argomentare, in udienza pubblica, i motivi per cui il lodo Alfano sarebbe illegittimo. Pace ha preso la parola dopo che il giudice relatore Franco Gallo, per circa mezz’ora, ha riassunto i temi dei ricorsi presentati dai magistrati di Milano e di Roma contro la legge che sospende i processi nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato.

L'invito di Pecorella "Ci aspettiamo che la Consulta decida con grande serenità, dimenticando le questioni politiche". L'auspicio è di Gaetano Pecorella che preferisce non fare previsioni: "Comunque siamo fiduciosi". All'indomani della sentenza del giudice civile di Milano sul lodo Mondadori, Pecorella esclude qualsiasi connessione con il giudizio di oggi: "Il lodo Mondadori non c'entra niente, penso che questi giudici non si faranno influenzare". Rispetto all'ipotesi di un rinvio della decisione dei giudici costituzionali alle prossime settimane, il legale del premier si dimostra scettico: "E' vero che se anche un giudice lo richiede, il presidente della Consulta di solito lo concede, ma io credo che la decisione arriverà nei prossimi giorni". "Mi auguro che la Corte - conclude - apprezzi e condivida" il fatto che nel lodo Alfano siano state recepite le indicazioni della Corte sulla precedente sentenza di bocciatura del lodo Schifani".