05/11/2010

Mafia, 92 arresti a Bari

Mafia, 92 arresti a Bari

Colpiti gli affiliati di due clan che fanno capo alle famiglie rivali Di Cosola e Stramagliacje. Le manette sono scattate anche a Milano, Novara, Udine, Milazzo e Foggia

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13/08/2010

Tragico incidente in auto: muore madre con i due figli

Tragico incidente in auto: muore madre con i due figli

Tragedia sulla strada statale 252 "Napoleonica", al bivio per Gonars, Udine. La loro vettura è stata tamponata e spinta sulla carreggiata opposta dove è avvenuto lo scontro fatale

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17/06/2010

Pedofilia, italiano a processo: il caso che turba la Colombia

Pedofilia, italiano a processo: il caso che turba la Colombia

Cartagena, la denuncia di terre des hommes: «fare luce sulla vicenda», 72enne di Udine avrebbe abusato di un 15enne, trovato nudo e in agonia per overdose. Il ragazzo è poi deceduto

 

Paolo Pravisani (da eluniversal.com.co)
Paolo Pravisani (da eluniversal.com.co)

CARTAGENA (COLOMBIA) - Se Paolo Pravisani venisse riconosciuto colpevole, quella a suo carico sarebbe la prima condanna per pedofilia in Colombia contro un cittadino straniero. L'imputato è un 72enne originario di Udine. È accusato, oltre che di pedofilia, anche di detenzione di materiale pedopornografico, droga e induzione alla prostituzione. Il 16 giugno alle ore 9 (le 15 in Italia) dovrà presentarsi in aula.

LA RICOSTRUZIONE DEI FATTI - I fatti che vedono coinvolto Pravisani risalgono al 2008. E la ricostruzione riportata da diversi media colombiani e da Terre des Hommes, la ong che opera attivamente nel paese sudamericano in difesa dei minori vittime di sfruttamento sessuale e che si occupa del caso, è dettagliata: il 23 febbraio del 2008 la polizia trova nell'appartamento dell'ex pilota di Udine a Cartagena (meta turistica molto nota sulla costa caraibica) il 15enne colombiano Yesid Torres, nudo e agonizzante, con segni di violenza sul corpo. Accanto a lui, Pravisani, in mutande e visibilmente ubriaco. I soccorsi, seppur immediati, risultano inutili e il giovanissimo Yesid muore in ospedale. Il medico legale, spiega Terre des Hommes, stabilisce che la morte del 15enne, che ufficialmente lavorava come domestico in casa del pensionato italiano, è stata causata da una overdose di cocaina, motivo per cui Pravisani non viene accusato di omicidio. Ma la polizia trova in casa dell'italiano droga e foto pedopornografiche che ritraggono, racconta la ong, atti sessuali tra minori, in alcune delle quali appare lo stesso Pravisani. Dopo pochi giorni di carcere, il 70enne italiano entra in una clinica psichiatrica.

«BASTA RINVII» - L'italiano si trova tuttora nella stessa clinica e, dal 2008 ad oggi, le udienze del processo Pravisani vengono continuamente rinviate per la mancata presenza in aula dell'imputato e di Ilda Rosa Martinez, accusata di procacciare minori all'italiano. Gli avvocati di Pravisani cercano di farlo assolvere perché «incapace di intendere e volere», ma diverse perizie hanno dimostrato il contrario. Il turismo sessuale è un fenomeno molto diffuso in Colombia, a causa dell'indigenza in cui versa gran parte della popolazione. A Cartagena Terre des Hommes ha denunciato in cinque anni 48 casi di pedofilia, undici dei quali hanno già avuto come esito delle condanne. Il processo Pravisani è il primo contro uno straniero e la ong chiede che si faccia luce sul caso. «Il fatto che gli avvocati della difesa cerchino di posticipare la sentenza definitiva con vari mezzi costituisce un grave ostacolo all'esercizio della giustizia in un campo così delicato come lo sfruttamento sessuale dei minori - denuncia Raffaele K. Salinari, presidente di Terre des Hommes -. Confidiamo quindi che con l'udienza del 16 giugno il giudice possa stabilire la verità sul caso senza ulteriori rinvii».

Redazione online


28/07/2009

Coniugi trovati morti in una baita Si segue la pista dell'omicidio-suicidio

Coniugi trovati morti in una baita Si segue la pista dell'omicidio-suicidio

 

La coppia di Portugruaro, 50 anni lei, 48 lui, viveva a Ovaro. Secondo le prime ipotesi, durante un litigio l'uomo avrebbe ucciso la moglie e si sarebbe poi impiccato


OVARO (Udine) - Due coniugi di Portogruaro (Venezia), Giorgio Dorigo, di 48 anni, e Maragrazia Fagotto, di 50, sono stati trovati morti nel corso della notte in una baita di montagna nei pressi di Ovaro, piccolo comune della Carnia, in provincia di Udine. I loro cadaveri sono stati trovati dalla sorella della donna che, preoccupata dalla mancanza di notizie, ha raggiunto la baita. Secondo la prima ipotesi della polizia di Udine, durante un litigio l'uomo avrebbe ucciso la moglie a colpi di coltello e si sarebbe poi impiccato.

LEI CON DELLE FERITE SUL CORPO, LUI IMPICCATO - Secondo i primi accertamenti, l'omicidio-suicidio potrebbe essere avvenuto nel corso della mattinata di lunedì, durante un violento litigio all'interno della baita dove la coppia si trovava. La sorella della donna ha scoperto i corpi poco prima dell'una della scorsa notte, quando è giunta nella baita preoccupata per non essere riuscita a contattare la congiunta per tutto il giorno. Il corpo di Mariagrazia Fagotto presenterebbe ferite di coltello in varie parti del corpo; il marito è stato trovato impiccato nella stessa abitazione. Probabilmente l'uomo, è questa una pista della polizia di Udine, soffriva di una forma di depressione.


07/06/2009

Udine. Si fa sterilizzare e resta incinta:denuncia l'ospedale

Udine. Si fa sterilizzare e resta incinta:denuncia l'ospedale

 

MA AVEVA FIRMATO IL CONSENSO INFORMATO CHE PREVEDE LA POSSIBILITA' DI INSUCCESSO. La coppia al quinto figlio. Chiesti 220mila euro di risarcimento

 

ROMA - Dopo avere avuto cinque figli decide di farsi sterilizzare e si sottopone a un'operazione di legatura delle tube: dopo l’intervento, però, resta incinta del sesto figlio. Decide di tenerlo, partorisce e fa causa all’ospedale, pretendendo un risarcimento di 220mila euro. È successo a Tolmezzo, in provincia di Udine e la vicenda è riportata dal Messaggero Veneto.

MA HA FIRMATO IL CONSENSO INFORMATO - La donna e il marito hanno promosso al tribunale di Tolmezzo una azione legale contro l’ospedale locale, dopo avere chiesto e non ottenuto un risarcimento danni dall’azienda sanitaria locale competente, che resta sulla linea dura: la donna ha firmato il «consenso informato» sui rischi della sterilizzazione, compreso quello di una sua non riuscita al 100 per cento.


12/11/2008

Uccisa in villa, giallo a Udine Otto persone ascoltate dai carabinieri

Uccisa in villa, giallo a Udine Otto persone ascoltate dai carabinieri

La vittima è Tatiana Tulissi, 37enne convivente di Paolo Calligaris. Gli inquirenti: «Aperte tutte le ipotesi», "battuta" nel bosco attorno al luogo del delitto. in giornata arrivanao i ris

 

 

 

 
Il luogo del delitto (Ansa)
Il luogo del delitto

 

 

 

MANZANO (Udine) - È un vero e proprio giallo, un ginepraio difficile da decifrare, il delitto di Tatiana Tulissi, 37 anni, freddata mercoledì sera con tre colpi di pistola alle spalle sulla porta della villa a Manzano (Udine) dove abitava con Paolo Calligaris, parente dei noti imprenditori del mobile.

LE IPOTESI - Gli interrogativi sono molti: rapina degenerata in omicidio? Delitto passionale (sia Paolo Calligaris sia la vittima avevano un matrimonio alle spalle, l'uomo anche con due figli adolescenti)? Aggressione finita male per regolare vecchi rancori? Al momento nessuna pista è esclusa. I carabinieri hanno subito sentito quattro persone, ma su nessuna di queste pare ci sia qualche sospetto particolare.

OTTO PERSONE INTERROGATE - «Tutte le ipotesi sono ancora aperte - ha detto il titolare dell'inchiesta Lorenzo Del Giudice. Lavoriamo a 360 gradi per trovare il responsabile». Nella notte tra martedì e mercoledì i carabinieri hanno continuato ad ascoltare testimoni e persone per acquisire elementi utili. Fra questi il convivente di Tatiana Tulissi, Paolo Calligaris, titolare della tenuta agricola Cà Tullio di Aquileia (Udine) e figlio di Walter. È stato sentito anche il convivente della ex moglie dello stesso Paolo Calligaris. Gli inquirenti hanno ascoltato in tutto otto persone informate dei fatti.

A MANZANO ARRIVANO I RIS - I carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Udine - una dozzina di persone in tutto - hanno cominciato a perlustrare mercoledì mattina il vasto parco all'interno del quale si trova la villa di Paolo Calligaris. La "battuta" è stata organizzata per cercare elementi utili alle indagini. Si punta a chiarire come la persona che ha sparato alla donna possa essere entrata nella villa: se cioè si sia fatta aprire il cancello perché conosceva la vittima oppure se sia entrata nella proprietà tagliando la rete di recinzione. Gli inquirenti hanno confermato che in casa non è stato trovata l'arma del delitto né i bossoli. Una prima ipotesi è che l'assassino abbia utilizzato una pistola a tamburo. A Manzano sono attesi in giornata anche i carabinieri del Ris di Parma. Secondo una prima ricostruzione dell'omicidio la donna, una volta ritornata a casa dal lavoro (lavorava come impiegata in una azienda) ha acceso il camino con della legna e subito dopo avrebbe deciso di recarsi nella legnaia per prendere altri ciocchi. Mentre stava entrando avrebbe incrociato qualcuno che l'avrebbe poi uccisa. Vano ogni tentativo di rientrare in casa.