28/07/2010
Il postino non suona più il sabato
Il postino non suona più il sabatoInizia la sperimentazione che sarà definitiva nel 2011. Una rivoluzione del servizio postale: settimana corta, turni fino a sera e consegna su appuntamento
Cambiamenti in vista per le poste. E' stato firmato ieri l'accordo tra Poste Italiane e le organizzazioni sindacali che introduce il nuovo orario di lavoro per 35mila portalettere. A settembre parte la sperimentazione del nuovo modello organizzativo in una decina di località della Penisola, da Nord a Sud. L'entrate in vigore, poi, è prevista a partire dal primo gennaio 2011.
Ma quali sono le novità che interesseranno postini e cittadini? Innanzitutto niente più consegne della posta il sabato, se non su richiesta e per raccomandate e telegrammi. Per il postino la settimana diventa corta e i turni si allungano fino a sera. Privati, uffici e condomini, poi, potranno concordare il giorno della consegna. Con il nuovo accordo si vuole raggiungere un obiettivo, ossia un servizio postale ritagliato su misura sull'utente. Le associazioni dei consumatori, però, esprimono qualche perplessità temendo che il nuovo servizio postale si riveli in realtà un disservizio. Ma Poste Italiane vuole rinnovarsi, vuole soprattutto differenziarsi. Ecco che accanto ai servizi già attivi ne nasceranno altri volti ad andare incontro alle esigenze dell'utente.
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| Tag: cronaca, poste italiane, uffici postali, abolizione, postino, consegna, sabato, inizio, sperimentazione, rivoluzione, servizio postale, settimana corta, turni serali | OKNOtizie |
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30/12/2008
Tutti in fila a fare domande E i pensionati piegano le Poste
Tutti in fila a fare domande E i pensionati piegano le PosteA Genova. «Che tassi praticate?». «E se muoio?». Il commando vince la battaglia. Protesta benedetta da Burlando: impiegati obbligati a lavorare 2 ore in più
Il 12 dicembre le Poste hanno chiuso l’unico ufficio che serviva seimila persone, tante abitano il Cep. Sulla porta è comparso un cartello «chiuso per evento criminoso ». L’11 dicembre c’era stata una rapina. L’ufficio più vicino è a cinque chilometri, per raggiungerlo bisogna cambiare due autobus. È quello di via Airaghi dove i pensionati del Cep hanno inscenato ieri la loro protesta: l’operazione Tartaruga. L’hanno chiamata così un po’ perché il suo fulcro è la lentezza e un po’ per ironia, perché ricorda i loro volti rugosi segnati dalla vita. «Ci presentiamo tutti i giorni in trenta all’ora di chiusura - era il piano - e tratteniamo le impiegate con tutte le domande possibili finché ce la facciamo».
È andata avanti dall’una alle tre, con il sorriso delle tre impiegate agli sportelli sempre più tirato e sotto gli occhi di polizia e carabinieri. «Abbiamo lottato — dice Maria Grazia — per avere l’ufficio postale dieci anni fa, ora non possiamo perderlo. La rapina è solo un pretesto». Dotazione individuale del commando un foglietto di istruzioni stampato dall’ex farmacista del quartiere, Carlo Besana: come far perdere tempo alle impiegate. Fra le domande da porre anche: cosa succede del mio conto postale in caso di morte? Qualcuno ha fatto scongiuri ma poi si è detto: perché no? Ed è andato avanti intrepido. Poi, largo all’improvvisazione: mio figlio lavora all’estero può ritirare i soldi con il Bancoposta? E quanto gli costa? E se lavorasse in Cina? Ci sono le Poste in Cina? Ad aprire le danze all’una è stato Nicolò Catania, ex operaio di fonderia, ex sindacalista Cgil, settantenne. Ha chiesto di parlare con il direttore: «Ho centomila euro e vorrei aprire un conto, che interesse mi date? Così poco? Non sono mica spiccioli. E se poi non sono soddisfatto e chiudo il conto quanto pago?».
Si sono guardati negli occhi e si sono capiti: i 100 mila euro non ci sono mai stati ma sono andati avanti lo stesso, è stato bello fingere per un po’. L’ex operaio ha tenuto il gioco diciotto minuti. Il record l’ha battuto Susanna: ventitré minuti allo sportello, poi ha lasciato perdere per gentilezza verso l’impiegata. Data l’età media e gli acciacchi i più previdenti si sono portati una sedia pieghevole da casa, una bottiglia d’acqua, bicchieri di carta. E per allungare ancora i tempi tutti hanno versato con bollettino postale un euro a Emergency o all’hospice della Gigi Ghirotti non dimenticando di chiedere la tariffa agevolata: «Ho più di settant’anni, ho diritto allo sconto». Poi hanno coniato anche uno slogan: «Non ho bastoni né corpi contundenti la mia arma sono i conti correnti». In serata le Poste hanno ceduto: l’ufficio del Cep, hanno scritto, sarà riaperto il 12 gennaio «dopo i lavori per metterlo in sicurezza».
È soddisfatto il presidente della Regione Claudio Burlando (Pd) che aveva già scritto al ministro Scajola e alle Poste: «Inaccettabile chiudere quegli sportelli». «Una vittoria della gente—dice Burlando—non aveva senso che Regione, Comune, volontariato si impegnino per aiutare il Cep e l’unico segno dello Stato sia chiudere un servizio essenziale». I vecchietti si erano preparati a bloccare di nuovo le Poste il 2 gennaio, ma non sarà necessario. Grandi questi vecchietti, hanno fegato e spregiudicatezza, quello che manca ai giovani d'oggi. Bravi, prendete esempio.
12:36 Scritto in CURIOSITA' | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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