19/08/2011

La manovra di Nichi, eroe anticasta? Assumere la nipote di Napolitano

La manovra di Nichi, eroe anticasta? Assumere la nipote di Napolitano

La ricetta anticrisi di Vendola: un ufficio ad hoc per la sua portavoce, Susanna Napolitano, e il raddoppio della task force per l’occupazione (5 esperti che diventano 10. Tutto a spese nostre. I giornali locali zittiscono l'opposizione che grida allo scandalo

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16/09/2010

I figli di Sakineh: «Muoriamo ogni giorno Il mondo adesso non ci abbandoni»

I figli di Sakineh: «Muoriamo ogni giorno Il mondo adesso non ci abbandoni»

La Farnesina: «Seguiamo il caso con attenzione». L'appello lanciato attraverso una lettera aperta: «Siamo stati minacciati. Su nostra madre troppe menzogne»

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23/08/2010

Bari, fotografo torvato morto nel suo studio

Bari, fotografo torvato morto nel suo studio

Mario Scanni, 66 anni, è stato ucciso con quattro colpi alla nuca inferti con un oggetto contundente. Il corpo è stato scoperto dal figlio che, non avendolo visto rientrare per pranzo, era andato a cercarlo. Non sembra si tratti di una rapina

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12/02/2010

Pennisi arrestato, la Moratti: «Lasci ogni incarico comunale»

Pennisi arrestato, la Moratti: «Lasci ogni incarico comunale»

 

Podestà: «valutiamo sospensione dal partito». Majorino: «Nuova tangentopoli». La Guardia di Finanza ha perquisito casa e ufficio del consigliere: «Tracce di altri versamenti»

 

Milko Pennisi (Ansa)
Milko Pennisi (Ansa)

MILANO - Le perquisizioni della Guardia di Finanza avrebbero fatto emergere altre tangenti versate a Camillo «Milko» Pennisi, il presidente dimissionario della Commissione urbanistica del Comune di Milano arrestato giovedì con l'accusa di aver incassato una mazzetta da 10mila euro da un imprenditore, Mario Basso, per sbloccare una pratica edilizia. I finanzieri hanno setacciato i conti correnti, l'ufficio e l'abitazione del politico del Pdl, individuando tracce di versamenti a lui riconducibili. Nell'interrogatorio a cui è stato sottoposto fino a tarda notte, Pennisi ha fornito risposte definite «insoddisfacenti» dagli investigatori, che ora vogliono capire se il consigliere di Palazzo Marino ha ricevuto mazzette da altri imprenditori. Non è escluso che nei prossimi giorni vengano convocati i legali rappresentanti di altre aziende che hanno avuto a che fare per varie ragioni con Pennisi.

LA MORATTI: SI DIMETTA - «Auspico che il consigliere Pennisi, dopo aver dato dimissioni da presidente della Commissione urbanistica, dia le dimissioni anche da tutti gli incarichi comunali o collegati al Comune», ha dichiarato il sindaco di Milano Letizia Moratti. Venerdì mattina Pennisi si è dimesso da presidente della commissione urbanistica di Palazzo Marino, ma non da consigliere comunale. A chi ha chiesto al sindaco se l'arresto possa implicare uno stop al Pgt, come peraltro già paventato dall'opposizione, Letizia Moratti ha risposto che «non ci sono i motivi, perché c'è un vicepresidente di Commissione, Pasquale Salvatore, che potrà continuare a portare avanti i lavori». La Giunta comunale di Milano, in una nota, ha giudicato «grave» l'episodio delle mazzette e, «pur confermando solidarietà umana» al consigliere, «condanna in modo assoluto ogni episodio di illegalità». L'udienza di convalida dell’arresto di Pennisi - l'accusa è di concussione - si terrà con ogni probabilità sabato mattina. Intanto, i pm Grazia Pradella, Laura Pedio e Tiziana Siciliano, che coordinano l'inchiesta, hanno preparato la richiesta di convalida dell'arresto.

MAJORINO: NUOVA TANGENTOPOLI - Il capogruppo del Partito Democratico in consiglio comunale di Milano Pierfrancesco Majorino attacca: «Se un "ladro" ha presieduto in questi quattro anni la Commissione urbanistica noi abbiamo il dovere di conoscere l'intero sistema di relazioni a cui faceva riferimento e di verificare il complesso delle scelte compiute. Dobbiamo cioè capire se la discussione sull'urbanistica a Milano, in tutti questi anni, sia stata drogata da interessi di parte e pratiche illecite. Finché non avremo acquisito questi elementi non potremo riprendere su materie simili alcun tipo di confronto e discussione». Majorino chiede le dimissioni di Pennisi da consigliere comunale e l'assegnazione della presidenza della Commissione Urbanistica a un membro dell'opposizione «che eserciti prima di tutto il necessario potere di controllo». «Il sindaco Moratti deve intervenire lunedì in Consiglio Comunale - continua Majorino - esponendo in modo non ambiguo il suo punto di vista sui fatti e fornendo gli elementi che garantiscano alla città e all'istituzione di procedere serenamente qualsiasi confronto sulla materia urbanistica. Siamo tornati a Tangentopoli. Non possiamo sottovalutare né minimizzare.

PODESTA': SOSPENSIONE DAL PDL - Il coordinatore lombardo del Pdl, Guido Podestà, non ha escluso che Pennisi possa essere sospeso dal partito. «Ne parlerò all'interno del partito, è possibile», ha risposto Podestà a una precisa domanda. «Certi comportamenti patologici - ha aggiunto - devono essere eliminati e allontanati alla politica». Podestà ha però negato che l'episodio che ha coinvolto Pennisi possa aver aperto, all'interno del Pdl, un problema legato alla cosidetta questione morale. «Se parliamo di questione morale - ha osservato Podestà - allora vado a vedere altre situazioni che possono esserci anche nel Pd o in altri partiti: credo che ci sia una questione morale legata a chi interpreta la politica in modo sbagliato. La politica è servizio ai cittadini, ma se diventa appropriazione dei mezzi che sono dei cittadini, allora significa che non si è capito cosa sia fare politica».

LA PERQUISIZIONE - Nell'ambito dell'inchiesta, gli agenti della polizia giudiziaria hanno perquisito giovedì sera lo studio dell'architetto milanese Giulio Orsi, ex dirigente del Comune di Milano come responsabile dello sportello edilizia del Comune. Il professionista non risulta però indagato.

LA PALAZZINA ALLA BOVISA - La pratica edilizia da cui è scaturita la presunta concussione - costata a Pennisi l'arresto in flagranza - è relativa a un intervento in via Broglio, nel quartiere Bovisa, periferia nord del capoluogo lombardo. Dopo aver ottenuto il parere contrario del consiglio di Zona 9, cioè della circoscrizione, il permesso di costruire è approdato all'attenzione della commissione presieduta da Pennisi il 15 ottobre scorso, perché esprimesse l'obbligatorio, ancorché non vincolante, parere dell'organismo consiliare. L'intervento prevede la realizzazione di una palazzina residenziale di tre piani, con una corte interna e un patio, una palestra e alcuni box auto nei seminterrati. Come recita l'ordine del giorno della seduta della commissione, il permesso di costruire era «a parziale sanatoria presentata il 23 marzo 2009» dovuta «al crollo del fabbricato esistente». Il regolamento comunale sul decentramento impone che ogni permesso di costruire che abbia ricevuto il voto negativo del consiglio di circoscrizione debba essere sottoposto all'esame della commissione Urbanistica. Spetta al presidente decidere quando discutere le pratiche di questo tipo. Il parere dell'organismo consiliare, pure obbligatorio, non è vincolante, visto che gli uffici tecnici in un secondo momento hanno comunque la facoltà di autorizzare l'intervento. Nell'inchiesta è indagata anche la segretaria del politico, che avrebbe avuto colloqui con i rappresentanti della società; la sua posizione è comunque al vaglio degli inquirenti, che stanno cercando di capire se fosse a conoscenza delle mazzette.

Redazione online


21/01/2010

Ucciso noto imprenditore nel Novarese

Ucciso noto imprenditore nel Novarese

 

L'uomo gestiva un'azienda edile. Ammazzato in ufficio a Romentino, con un colpo di pistola al petto, Ettore Marcoli, 35 anni

 

NOVARA - Lo hanno ammazzato con un colpo di pistola al petto. È morto così l'imprenditore edile Ettore Marcoli, 35 anni. Il suo corpo senza vita è stato trovato dal padre, che ha dato l'allarme ai carabinieri, nel suo ufficio di Romentino, a una decina di chilometri da Novara.

AGGUATO - Le modalità in cui Marcoli è stato ucciso, fanno pensare ad una vera e propria esecuzione. La famiglia della vittima è molto nota a Novara. Al momento gli investigatori, che mantengono il massimo riserbo, non escludono nessuna ipotesi. L'uomo, che aveva 35 anni, lascia la moglie Susanna e un figlio, Lorenzo, di appena 6 mesi. A trovare il cadavere, negli uffici della cava di loro proprietà a Romentino, è stato il padre Ezio, che insieme a un fratello aveva dato vita all'impresa di famiglia. Una ditta molto nota nel Novarese, dove tra le tante opere aveva realizzato anche l'ultimo lotto della tangenziale. La crisi economica, negli ultimi mesi, si era però fatta sentire e l'azienda era in difficoltà.

AUTO IN FUGA - Il padre si trovava nella palazzina di fronte a quella in cui è avvenuto l'omicidio. Con lui c'era anche un dipendente della ditta. Il custode della cava, che ha il suo alloggio proprio accanto all'ufficio in cui si è consumata la tragedia, si era invece allontanato. È questa la prima ricostruzione dell'accaduto secondo le testimonianze raccolte dai carabinieri che indagano sull'omicidio. Ettore Marcoli, 35 anni, si trovava nel suo ufficio, nella palazzina a sinistra dell'ingresso alla cava di Romentino. Il padre e il dipendente della ditta, invece, erano nella palazzina di fronte. I due hanno udito il colpo di pistola intorno alle 19 e si sono subito precipitati nel cortile, dove hanno fatto in tempo a vedere un'auto in fuga. Il buio e la velocità hanno però impedito loro di riconoscerla. Quando sono entrati nell'ufficio da cui era arrivato il rumore del colpo di pistola, hanno trovato la vittima seduta alla sua scrivania che ancora agonizzava. L'allarme è stato immediato, ma i soccorsi sono stati inutili. (Fonte Ansa)


03/11/2009

La Comunità montana senza montagna: c'è ancora, ha soltanto cambiato il nome

La Comunità montana senza montagna: c'è ancora, ha soltanto cambiato il nome

 

Vi lavorano undici persone. E la guida un consiglio di 34 tra consiglieri e assessori. L'ente si trova nella Murgia, in Puglia, a 39 metri sul livello del mare. Doveva essere cancellato, è sempre attivo

 

La comunità montana più pianeggiante d’Italia è tornata. «Scompare, scompare», assicurava il presidente Arcangelo Rizzi incalzato da Bruno Vespa a Porta a Porta. E invece no. È riapparsa. La «Casta» di Rizzo e Stella partiva proprio da lì. Da Palagiano, provincia di Taranto, 39 metri sul livello del mare. Un comune che di montuoso non ha nulla ma che faceva e fa parte della Comunità montana Murgia Tarantina. Era diventato il simbolo di tutti gli sprechi della politica.

LA SENTENZA - La Finanziaria del 2008 del governo Prodi ne aveva decretato la fine, insieme ad altri enti inutili. Ora ritorna, grazie ad una sentenza della Corte costituzionale che a fine luglio ha accolto un ricorso del Veneto e della Toscana. Sulla carta la comunità viene sciolta l’8 gennaio 2009. Arriva anche il commissario liquidatore. Sembra proprio la fine dello spreco. Ma i nove comuni non si perdono d’animo. Progettano subito l’Unione dei Comuni della Murgia Tarantina. In pratica lo stesso ente con un altro nome. Anche il presidente è lo stesso: Arcangelo Rizzi, assessore del comune di Laterza ed esponente del locale Pdl. Ma il 24 luglio accade qualcosa di inaspettato. Viene depositata la sentenza della Consulta. Gli effetti, oltre che su Toscana e Veneto, ricadono anche sulla Puglia: la legge regionale che scioglieva gli enti viene dichiarata incostituzionale.

«MAI STATI CHIUSI» - Ma a sentire gli uffici di Mottola, sede dei “montanari” della Murgia tarantina, si ha una piccola sorpresa. «La comunità non è mai stata chiusa. Sono solo invenzioni, sono state scritte un’enorme quantità di falsità», dicono gli impiegati della struttura. Dal 2008 ad oggi tutti i dipendenti sono rimasti al loro posto. Una finanziaria ha soppresso l’istituzione per cui lavorano, è arrivato un commissario, ma loro da lì non si sono mai mossi. I tre amministrativi e gli otto lavoratori socialmente utili hanno continuato a svolgere le loro mansioni. Dal lunedì al venerdi, dalle 8 alle 14. E così anche i 27 consiglieri, i 6 assessori e il presidente non hanno smesso di ricevere il loro stipendio. «Se l'ente continua ad esistere, perché non avremmo dovuto?», chiede Rizzi. Anche se un consigliere d’opposizione racconta che in due anni si saranno riuniti sì e no due o tre volte. «Siamo in piena attività», ribatte il presidente. Ma di preciso in che cosa consiste l'attività della comunità? «E' troppo complesso da spiegare» secondo Rizzi. Dalla segreteria invitano a visitare il sito per avere informazioni più dettagliate. Peccato che l'account sia stato sospeso.

FINANZIAMENTI BLOCCATI - Nel bilancio però non ci sono solo uscite. A giugno è stata venduta un auto di proprietà della comunità. Base d’asta 2500 euro. «Alla fine ci abbiamo fatto 1.200 euro, era una vecchia Lancia», dice il ragioniere dell’ufficio tecnico. «La comunità così com’è non è una cosa bella», lo riconosce anche il presidente. «Io non ho mai condiviso l’impianto che le è stato dato», continua Rizzi. La colpa pero è tutta della Regione. Il suo intervento legislativo è stato «un papocchio». Se la pensa così perché non si è dimesso? «Sarebbe stato troppo comodo», dice. E intanto rimane lì, al suo posto, in attesa di una «legge di riordino». Dal Ministero dello Sviluppo economico non arrivano più finanziamenti. Gli impiegati spiegano che tutti i possibili interventi sono bloccati. Alcuni Comuni minacciano contenziosi. «Se la situazione non cambia – dice il ragioniere – tenere in vita questo ente è come tenere un cadavere senza seppellirlo».

Antonio Sgobba
(Studente master in giornalismo - Statale di Milano)


21/05/2009

Sciacca: arrestato preside per abusi sessuali sulle sue studentesse

Sciacca: arrestato preside per abusi sessuali sulle sue studentesse

 

Gli investigatori avevano piazzato una telecamera nascosta nel suo ufficio. In manette il capo dell'istituto professionale per i servizi commerciali e turistici del comune agrigentino

 

SCIACCA (AGRIGENTO) - Il preside dell'istituto professionale per i servizi commerciali e turistici di Sciacca è stato arrestato dalla polizia. L'accusa per lui è di abusi e molestie sessuali a danno di minori.

LA VICENDA - Secondo gli investigatori, infatti, l'uomo, 61 anni, avrebbe più volte molestato nel suo ufficio alcune studentesse della scuola che dirige. A fare scattare l'indagine, che ha portato al suo arresto, sono stati i racconti delle stesse adolescenti ai genitori. Gli investigatori hanno anche piazzato una telecamera nascosta all'interno dell'ufficio del preside e lo hanno pedinato. L'uomo si trova adesso rinchiuso nel carcere di Sciacca.


20/05/2009

Telefonate private dall'ufficio? Soltanto se sono poche e urgenti

Telefonate private dall'ufficio? Soltanto se sono poche e urgenti

 

LA SENTENZA. La Cassazione stila un vademecum: l'uso smodato e fatto per divertimento è peculato

 

ROMA - Le telefonate private dall'ufficio? Lecite se «sporadiche» e «urgenti», tutte le altre, specie se fatte per puro divertimento, mettono il dipendente pubblico a rischio di condanna per il reato di peculato. Lo ricorda la Cassazione nello stilare un vero e proprio vademecum per gli impiegati. Dunque, dice la Sesta sezione penale che «l'uso privato dell'apparecchio telefonico comporta l'appropriazione (non restituibile) delle energie necessarie alla comunicazione, di cui l'impiegato ha disponibilità per ragioni di ufficio» per cui rientra nel reato punito dall'art. 314 c.p. l'«uso smodato» e «non episodico» del telefono aziendale per fini privati.

IL CASO - Applicando questo principio, la Suprema Corte (sentenza 21165) ha confermato la condanna per peculato continuato nei confronti di Giovanni A., segretario del reparto di otorinolaringoiatria dell'ospedale «Giaccone» di Palermo, colpevole di avere effettuato, tra l'aprile del 2000 e il maggio di due anni dopo, numerose telefonate private, anche in paesi esteri come la Romania, la Germania, l'Ucraina. Chiamate che l'impiegato, condannato anche per abuso d'ufficio, come spiega la sentenza, non faceva tanto spinto da «pressanti esigenze di relazione» ma per «soddisfare la sua sfera ludica (frequenti contatti, anche internazionali, con appassionati di caccia)» per un valore di energie sottratte pari a 2354 euro. Inutile il ricorso di Giovanni A. in Cassazione volto a ribaltare il verdetto della Corte d'appello di Palermo del maggio 2006. La Cassazione ha respinto il ricorso e ha ricordato che nel caso in questione «non si verte in quella utilizzazione episodica ed economica del telefono, fatta per contingenti e rilevanti esigenze personali, che la rende condotta inoffensiva». Infatti, quando «l'impiego privato del telefono d'ufficio» esce dalla sporadicità e viene usato spesso per telefonate personali, il comportamento del dipendente pubblico va censurato con una condanna per peculato.


09/05/2009

Il calabrone-spia che gironzola nell'ufficio

Il calabrone-spia che gironzola nell'ufficio

 

L'idea di un'azienda norvegese. Il "PD-100 Black Hornet" è un mini-elicottero, di pochi centimetri, dotato di telecamera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo elicotterino potrebbe diventare il nuovo giochino preferito del vostro capoufficio: minuscolo, maneggevole e silenzioso. Semplicemente perfetto per un controllo discreto dei dipendenti al lavoro. Questa, perlomeno, è l'idea dell'azienda norvegese che intende commercializzare il futuristico prototipo volante e radiocomandato. Il "PD-100 Black Hornet" è il più piccolo elicottero al mondo equipaggiato con microtelecamera nella pancia. Nel filmato promozionale della "Prox Dynamics" il mini-velivolo svolazza per i corridoi e nelle stanze di un ufficio senza farsi notare.

MOTORE ELETTRICO - È stabile e resiste pure ai colpi di vento; non sia mai che un dipendente apra improvvisamente la finestra. All'esterno il profilo del "calabrone nero" è talmente sottile che, già a pochi metri d'altezza, si confonde nel paesaggio. È azionato da un micro motore elettrico ed è grande appena 10 centimetri. Pesa 15 grammi, raggiunge le 20 miglia all'ora ed ha un'autonomia di volo di 15 minuti. Oltre a fungere da potenziale "spia" da ufficio è pensabile un suo utilizzo anche per il controllo del traffico e, soprattutto, per missioni di sicurezza o militari.

Elmar Burchia


24/04/2009

Terrore dal notaio, spara e uccide due persone: poi si costituisce

Terrore dal notaio, spara e uccide due persone: poi si costituisce

 

Entra nello studio ed esplode sei colpi. Morti sul colpo Francesco Terracciano, 70 anni e Paolo Salineri di 39

 

 

 

L'esterno dello studio legale di Ladispoli (Foto Faraglia)
L'esterno dello studio legale di Ladispoli (Foto Faraglia)

Duplice omicidio a Ladispoli in uno studio legale di viale Italia 110. Un uomo con una pistola in mano, ha aperto il fuoco e ucciso l’avvocato napoletano Francesco Terracciano, 70 anni, e un suo collega Paolo Salineri di 39 anni. Ferito gravemente anche il figlio del professionista, Marco, 33 anni, avvocato e presidente della municipalizzata «Trasporti Cerite» della cittadina balneare. L'uomo che ha sparato si è costituito in serata, poco dopo le 22, nel commissariato Primavalle. Si chiama Santo Barbino, ha 67 annai, imprenditore originario di Reggio Calabria.

L'OMICIDA - Era stato proprio Marco Terracciano a fare il nome dell'omicida prima di perdere i sensi ed essere portato all'ospedale San Camillo di Roma. In gravi condizioni dopo aver ricevuto tre colpi di pistola al petto, è stato operato d'urgenza ai polmoni. Il nome dell'omicida era scritto sull'agenda di Francesco Terracciano tra gli appuntamenti del pomeriggio.

LE IPOTESI - All'origine dell'omicidio ci sarebbe l'esasperazione dell'imprenditore, condannato a risarcire un dipendente che, difeso da Francesco Terracciano, aveva vinto una causa di lavoro. A quanto si è appreso, l'imprenditore voleva uccidere soltanto l'anziano legale, quindi l'avvocato Salineri ed il figlio di Terracciano si sarebbero trovati per caso nello studio ed avrebbero tentato inutilmente di disarmarlo. L'assassino, che si è allontanato a piedi nel centro di Ladispoli dopo aver sparato almeno sei pallottole, era stato descritto come «una persona che aveva già minacciato i professionisti» dal sindaco di Ladispoli.

LA MOGLIE - «È un pazzo». Queste le uniche parole contro l'assassino pronunciate da Wanda Bolognesi, la moglie dell'avvocato penalista e civilista Terracciano. Con il figlio Marco, Terracciano aveva lo studio legale a Ladispoli ed era stato anche pretore onorario a Civitavecchia.

Rinaldo Frignani e Manuela Pelati


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