11/02/2010
Iran, l'Onda verde torna in piazza «Spari contro i manifestanti»
Iran, l'Onda verde torna in piazza «Spari contro i manifestanti»
Anniversario della Rivoluzione islamica. oscurato il servizio gmail. Aggrediti Karrubi e Khatami, tra i fermati la nipote di Khomeini. Ahmadinejad: «Obama asservito a Israele»
Scontri tra forze dell'ordine e dimostranti dell'opposizione sono in corso a Teheran, mentre altre dimostrazioni avvengono nelle città di Isfahan e Shiraz: lo riferisce il tam tam su Twitter. La notizia non può essere verificata poichè non è permesso ai media stranieri di seguire le manifestazioni di piazza.
Un sito web di opposizione, la Voce Verde dell'Iran, dice che le forze di sicurezza hanno sparato colpi d'arma da fuoco e gas lacrimogeni contro sostenitori del leader dell'opposizione Mirhossein Mousavi che partecipavano a una manifestazione in centro. Un altro sito dell'opposizione, Jaras, dice che le forze di sicurezza hanno aggredito il leader dell'opposizione Mehdi Karoubi e l'ex presidente moderato Mohammad Khatami durante la manifestazione.
Intanto hanno avuto inizio le celebrazioni ufficiali per il 31esimo anniversario della rivoluzione islamica. Il primo ministro Mahmoudh Ahmadinejad ha duramente attaccato Israele e l'Occidente annunciando i progressi dell'Iran sul nucleare. "Abbiamo già prodotto la prima partita di carburante nucleare arricchito al 20 per cento" ha rivelato il presidente aggiungendo che gli scienziati "dispongono delle competenze necessarie per arricchirlo fino all'80 per cento, ma non lo faranno."
Ahmadinejad ha dichiarato che si dovrebbe resistere a un'eventuale azione militare di Israele nella regione,e che bisognerebbe porre fine allo Stato ebraico. L'Iran non riconosce Israele, che definisce abitualmente regime sionista. Israele considera il programma nucleare iraniano come una minaccia alla propria esistenza e non ha escluso azioni militari se gli strumenti diplomatici dovessero fallire per risolvere la contesa sull'uranio arricchito.
Nel frattempo le milizie Basiji si stanno dispiegando nei punti nevralgici della città per prevenire possibili nuove manifestazioni dell'opposizione. Lo riferisce la Cnn attraverso Twitter. Nelle strade "circolano pick-up che diffondono slogan pro-governativi attraverso gli altoparlanti". Tutto intorno alla piazza Azadi e in varie altre aree della capitale è ingente lo spiegamento di forze di sicurezza, sia polizia sia miliziani islamici Basiji, che negli ultimi otto mesi hanno partecipato attivamente alla repressione delle proteste.
Tutte le vie d'accesso alla piazza sono stretto controllo degli agenti fin da ieri. I partecipanti ai cortei ufficiali gridano slogan di sostegno alla Guida suprema, ayatollah Ali Khamenei, oltre che 'Morte a Israele' e 'Morte all'Americà, sventolando migliaia e migliaia di bandierine nazionali iraniane.
Le forze di sicurezza iraniana hanno esploso colpi di arma da fuoco e lanciato lacrimogeni per disperdere un gruppo di manifestanti dell'opposizione nel centro di Teheran. Lo riferisce il sito web riformista Green Voice, citando testimoni oculari.
10:56 Scritto in ESTERI | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: esteri, iran, teheran, nucleare, arricchimento, uranio, produzione, ahmadinejad, pronto, accordo, ricevere, combustibile, sanzioni | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
10/02/2010
Iran, miliziani all'ambasciata italiana «A morte l'Italia, a morte Berlusconi»
Iran, miliziani all'ambasciata italiana «A morte l'Italia, a morte Berlusconi»
Frattini: «La polizia ha evitato l'assalto». La tv di Stato: «Offende il popolo, l'ambasciata ha accolto dissidenti», «decine di Basiji hanno tentato l'irruzione»
![]() |
| L'ambasciata italiana a Teheran |
TEHERAN - «Si è appena svolta un'azione contro l'ambasciata italiana a Teheran. Alcune decine di basiji (la milizia paramilitare iraniana, ndr), travestiti da civili, hanno tentato di assaltare la nostra ambasciata a colpi di pietre e al grido di 'morte all'Italia, morte a Berlusconi'». L'annuncio del ministro degli Esteri, Franco Frattini, arriva nel primo pomeriggio durante un'audizione in commissione al Senato. Episodi simili sono avvenuti davanti alle sedi consolari di Francia, Olanda e Germania. L'intervento della polizia iraniana, spiega Frattini, ha «scongiurato l'assalto vero e proprio e non ci sono stati danni seri». Fonti diplomatiche italiane hanno precisato però che si è trattato di «una manifestazione ostile» e non di un tentato assalto.
E PAROLE DI BERLUSCONI - Il blitz segue di pochi giorni il duro attacco di Teheran contro Berlusconi, seguito alla visita del premier italiano in Israele. Una nota pubblicata sulla tv di Stato iraniana aveva parlato di «servigi resi ai padroni israeliani». Dal canto suo Berlusconi aveva detto che il presidente Ahmadinejad ricorda «personaggi nefasti del passato» (un chiaro accostamento ad Adolf Hilter). Frattini nega però che le parole di Berlusconi abbiano reso più tesi i rapporti con la Repubblica Islamica: «Purtroppo l'Iran ha rapporti problematici e complessi con l'intera comunità internazionale, il problema non sono i rapporti con l'Italia».
AMBASCIATORE CONVOCATO - In ogni caso il ministero degli Esteri iraniano ha convocato per domenica l'ambasciatore italiano a Teheran per trasmettergli una protesta ufficiale proprio per le parole di Berlusconi. Teheran non avrebbe gradito in particolare il passaggio in cui il premier ha affermato che è nostro «dovere sostenere e aiutare l'opposizione». La tv di Stato attacca invece il ministro Frattini: a radunarsi di fronte alla rappresentanza italiana, afferma la Press Tv, non erano miliziani basiji, come affermato dal capo della Farnesina, ma «studenti universitari» che chiedevano al Parlamento di limitare le relazioni con i governi che interferiscono nelle faccende dell'Iran. Le manifestazioni, si legge ancora, si sono tenute all'esterno delle ambasciate italiana e francese e gli slogan urlati erano: «Morte a Berlusconi» e «Morte ai sostenitori del terrorismo«. I manifestanti hanno lanciato uova e pomodori contro l'ambasciata francese. Secondo Press Tv il riferimento del capo della diplomazia italiana ai basiji è «un altro deliberato tentativo messo in atto dai membri dell'Unione Europea di demonizzare e mancare apertamente di rispetto per il più importante corpo di difesa popolare iraniano, e dunque è un'offesa a tutti i cittadini iraniani».
CANCELLATA "VIA ROMA" - Questo il racconto dell'agenzia di stampa iraniana Fars: «Gli studenti, dopo aver protestato contro l'ambasciata francese, sono andati di fronte a quella italiana, dimostrando contro il governo italiano, accusandolo di aver ingerito nelle questioni interne offrendo sostegno agli oppositori della Repubblica Islamica. Gli studenti hanno poi lanciato slogan contro l'Italia e i suoi governanti. In seguito hanno cercato di demolire la targa indicante la via vicina all'ambasciata italiana, via Roma, ma sono stati fermati dalla polizia iraniana. Tuttavia gli studenti sono riusciti a raggiungere parzialmente il loro obiettivo, cancellando la parola "Roma" dalla targa. "Così, ha detto uno degli studenti, il nome di Roma non comparirà più su una via di Teheran"».
«RIFUGIO DI DISSIDENTI» - L'agenzia Irna afferma invece che gli «studenti» hanno «letto un comunicato in cui accusano l'ambasciata italiana di essere diventata il rifugio dei dissidenti che, negli ultimi mesi, hanno sfidato il governo iraniano». Con la manifestazione, spiega l'Irna, hanno condannato la politica estera di Francia e Italia nei confronti dell'Iran, chiedendo al governo e al Parlamento di ridurre i rapporti diplomatici. Nella nota gli studenti ammoniscono il presidente del Consiglio Berlusconi: «Se la sua congiura anti-iraniana con Israele dovesse continuare, la Repubblica Islamica prenderà seri provvedimenti contro il suo governo».
ANNIVERSARIO - Il ministro Frattini ha dato disposizione al nostro ambasciatore a Teheran, Alberto Bradanini, di non partecipare alle cerimonie di giovedì in occasione del 31mo anniversario della rivoluzione di Khomeini del '79. «È in corso un contatto a livello europeo - spiega il ministro - per una posizione comune, che credo ci sarà, per dare un segnale di preoccupazione forte. Il nostro ambasciatore non ci sarà». In ogni caso, «l'ambasciata ovviamente resta aperta, vediamo cosa succede, non pregiudichiamo le cose», ha assicurato il titolare della Farnesina, che ha definito «preoccupanti» gli slogan contro l'Italia e Berlusconi. Secondo fonti della Farnesina alla cerimonia di giovedì potrebbe partecipare il numero due dell'ambasciata.
Redazione online
07:11 Scritto in ESTERI | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: esteri, iran, teheran, nucleare, arricchimento, uranio, produzione, ahmadinejad, pronto, accordo, ricevere, combustibile, sanzioni | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
07/02/2010
Nucleare, l'Iran non si ferma: produrrà uranio arricchito
Nucleare, l'Iran non si ferma: produrrà uranio arricchito
Tra i Paesi occidentali va prevalendo la linea di ulteriori sanzioni. Martedì Ahmadinejad aveva detto che l'Iran era pronto a un accordo per ricevere dall'estero il combustibile
| Mahmud Ahmadinejad (Ansa) |
Il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad ha dato disposizione all'Organizzazione nazionale per l'energia atomica di avviare la produzione di uranio arricchito al 20%. L'ordine è arrivato durante un discorso trasmesso dagli schermi della televisione di Stato. «Avevo detto (alle grandi potenze) che concedevamo dai due a tre mesi (per concludere un accordo sullo scambio di uranio) e che se non fossero stati d’accordo avremmo cominciato da soli», ha dichiarato Ahmadinejad, inaugurando un’esposizione dedicata alla tecnologia laser. «Adesso, dottor Salehi, avviate la produzione di uranio al 20 per cento con le nostre centrifughe», ha aggiunto il presidente, rivolgendosi al capo dell’Oiea, l’Organizzazione iraniana dell’energia atomica, presente nella sala al suo fianco.
I PRECEDENTI - Solo martedì scorso lo stesso Ahmadinejad aveva detto che l'Iran era pronto ad arrivare ad un accordo con la comunità internazionale per ricevere dall'estero il combustibile a base di uranio arricchito al 20%, di cui ha bisogno per alimentare un reattore con finalità mediche, consegnando parte del suo uranio arricchito al 3,5%. E venerdì il ministro degli Esteri Manuchehr Mottaki aveva affermato di essere convinto che un'intesa fosse vicina. Sabato, però, dopo avere incontrato Mottaki a Monaco di Baviera, il direttore generale dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), Yukiya Amano, ha dichiarato che Teheran non gli ha presentato alcuna nuova proposta per arrivare ad un accordo. Sempre sabato il presidente del Parlamento iraniano ed ex capo negoziatore sul nucleare, Ali Larijani, ha definito «un imbroglio» l'offerta della comunità internazionale per lo scambio di uranio.
LE SANZIONI - Le divergenze con i Paesi occidentali, Usa in testa, sul contenzioso nucleare iraniano rimangono forti e va prevalendo la linea di ulteriori sanzioni. Da Ankara il segretario alla Difesa americano Robert Gates aveva definito «deludenti» le asserite risposte dell'Iran e aveva asserito che dall'Occidente «verrà una risposta» solo se l'Iran darà seguito alla «proposta originaria» dell'agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) e del gruppo 5+1 (Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania). Come è noto, la proposta - finora respinta da Teheran - prevede che la Repubblica islamica consegni il 70% del suo uranio arricchito al 3,5%, rinunciando così ad eventuali progetti di impiegarlo per un arricchimento superiore che consentirebbe la costruzione di ordigni atomici. In cambio l'Iran riceverebbe combustibile a base di uranio arricchito al 20% per alimentare un reattore con finalità mediche. Teheran invece insiste nel voler determinare le quantità di uranio da arricchire all'estero. Il direttore dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), Yukika Amano, ha spiegato che da Teheran non è arrivata alcuna nuova proposta. E così alla conferenza di Monaco sta prevalendo la linea delle «sanzioni». A partire dalla posizione del consigliere per la Sicurezza nazionale Usa, James Jones. «La porta della diplomazia con l'Iran rimane aperta», ha detto: ma «...Teheran deve assumersi le proprie responsabilità o rischia sanzioni più forti e forse anche un maggiore isolamento», ha aggiunto. Sulla stessa lunghezza d'onda, il presidente della Commissione Affari esteri del Senato Usa, John Kerry, secondo il quale «questo è il momento» di aumentare la pressione sull'Iran «attraverso varie sanzioni...».
USA: AZIONE MILITARE - Il presidente della Commissione sulla sicurezza interna del Senato Usa, Joseph Liebernman, è ancora più deciso e spiega che l'alternativa alle sanzioni è l'azione militare. Da parte sua, il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, ha detto che in questi due giorni a Monaco l'Iran non ha fatto progressi: la posizione della Germania, che non esclude ulteriori sanzioni, rimane quindi invariata. Più diplomatico, ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov: L'Iran deve dare «chiarimenti» sulle domande sollevate dall'Aiea e la questione del nucleare di Teheran non può essere affrontata in modo «isolato»: bisogna anche considerare ciò che succede nell'intera regione, anche in Israele. Lavrov, intervenuto oggi a Monaco, ha comunque definito «inaccettabile» l'esistenza di nuovi paesi con armi nucleari. L'unica voce totalmente negativa nel Gruppo 5+1 sull'adozione di nuove dure sanzioni contro Teheran rimane quella della Cina che sabato a Monaco ha ribadito il suo no per bocca del ministro degli esteri Yang Jiechi.
Redazione online
12:25 Scritto in ESTERI | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: esteri, iran, teheran, nucleare, arricchimento, uranio, produzione, ahmadinejad, pronto, accordo, ricevere, combustibile, sanzioni | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
29/09/2009
Iran: programma nucleare, non si discute
Iran: programma nucleare, non si discute
Il 1° ottobre vertice a ginevra. Mosca, no a sanzioni. Il responsabile Salehi: «Non sospenderemo il progetto, è un nostro diritto sovrano. Nulla da dire sul nuovo sito»
![]() |
| Ali Akbar Salehi (Reuters) |
L'Iran non sospenderà il suo programma di arricchimento dell'uranio in quanto si tratta di un «diritto sovrano». A due giorni dal vertice a Ginevra fra i Paesi del gruppo 5+1 (Russia, Cina, Usa, Francia, Gran Bretagna + Germania) e Teheran sul nucleare, il numero uno dell'Organizzazione iraniana per l’energia atomica Ali Akbar Salehi getta benzina sul fuoco. «Se abbiamo il diritto di arricchire l’uranio, se abbiamo il diritto di convertire l’uranio, se abbiamo il diritto di produrre combustibile, lo faremo. Non sospenderemo questo progetto perché sono un nostro diritto sovrano. Non siamo disposti a mercanteggiare i nostri diritti sovrani».
IL NUOVO SITO - Ma Salehi va oltre, affermando: «Non discuteremo di nulla che riguardi i nostri diritti nucleari, ma possiamo discutere di disarmo, possiamo discutere della non proliferazione e di altre questioni generali». Quindi ha puntualizzato che questa posizione include il nuovo sito per l'arricchimento dell'uranio la cui esistenza, rivelata recentemente, ha suscitato dure condanne in Occidente. «Il nuovo sito rientra nei nostri diritti e non c'è bisogno di parlarne», ha detto il capo dell'agenzia iraniana, aggiungendo che Teheran non abbandonerà le proprie attività nucleari «neanche per un secondo».
PARLAMENTO - Infine il Parlamento iraniano ha minacciato non meglio specificate «altre decisioni» in campo nucleare se falliranno i colloqui di Ginevra: un documento, diffuso dall'agenzia Khabar, afferma che il prossimo incontro è, per le potenze mondiali, «una storica opportunità» per risolvere i problemi con l'Iran. Le potenze non devono tuttavia ripetere «i passati errori» perché il Parlamento ha il potere di adottare «altre decisioni». Già in passato Teheran aveva minacciato di ridurre la cooperazione con l'Aiea, l'agenzia internazionale per l'energia atomica e di uscire dal Trattato di non proliferazione, se fossero state varate nuove sanzioni.
MOSCA: NO SANZIONI - Nel fronte contrario all'imposizione di sanzioni c'è anche la Russia, secondo cui - per bocca del ministro degli Esteri Serghiei Riabkov - i test dei missili non devono essere utilizzati come pretesto contro Teheran: «Penso che in questa situazione non si debba sfruttare questo fatto come pretesto per promuovere l'introduzione delle sanzioni, anche se questo test nel contesto del dibattito politico sul programma nucleare iraniano aggiunge argomenti a coloro che pongono il problema di passare al dibattito delle sanzioni supplementari».A favore di sanzioni si sono espressi nei giorni scorsi, in occasione del G20, i leader di Francia e Gran Bretagna, Sarkozy e Brown.
15:27 Scritto in ESTERI | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: iran, nucleare, sito, nuovo, arricchimento, uranio, preoteste, g20, sanzioni, obama, condanna, ispezione | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
26/09/2009
Iran, esiste un secondo sito nucleare Obama: violazione regole internazionali
Iran, esiste un secondo sito nucleare Obama: violazione regole internazionali
L'italia si associa alla condanna: «fare chiarezza». Teheran ammette l'esistenza dell'impianto finora ignoto. Sarkozy e Brown: sanzioni più pesanti da dicembre
![]() |
| Sarkozy e Obama al G20 di Pittsburgh (Reuters) |
MILANO - L'Iran ha un secondo impianto per l'arricchimento dell'uranio. Teheran lo ha comunicato all'Agenzia internazionale per l'energia atomica con una lettera indirizzata al direttore generale Mohamed El Baradei. La Repubblica islamica ammette dunque l'esistenza del sito ma spiega che porterà l'uranio a un livello di arricchimento utile solo per produrre energia per scopi civili e che opererà in conformità con le regole dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica: lo ha detto il responsabile del settore nucleare, Ali Akhbar Salehi.
OBAMA - Dura la reazione della comunità internazionale. Aprendo i lavori del G20 di Pittsburgh, il presidente americano Barack Obama ha detto che Teheran continua a non rispettare i suoi obblighi internazionali e ha chiesto all'Aiea di avviare immediatamente un'indagine, pur sottolineando che gli Stati Uniti restano disponibili ad avviare una trattativa con la Repubblica islamica: «Ci aspettiamo un’immediata investigazione sull’impianto atomico costruito segretamente da Teheran. Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna hanno presentato alle autorità internazionali le prove che l’Iran ha nascosto per anni la costruzione di un sito per l’arricchimento dell’uranio nei pressi della località di Qum. L’Iran ha diritto a perseguire il nucleare civile, ma che la costruzione segreta di questi impianti costituisce una violazione delle norme internazionali». Obama ha dunque chiesto al governo iraniano di consentire immediate ispezioni: «Per l’Iran è arrivato il momento di agire, la notizia di oggi sottolinea la continua mancanza di volontà di mantenere i propri impegni. Ha diritto ad avere un programma nucleare pacifico, ma il programma attuale eccede tali esigenze». L'Aiea ha promesso di far partire l'indagine al più presto.
SANZIONI - Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha proposto di introdurre nuove e più aspre sanzioni contro l'Iran se non prenderà una decisione sul nucleare entro dicembre. Si è detto a favore di penalità più stringenti anche il premier britannico Gordon Brown. Entrambi hanno parlato di «sfida» alla comunità internazionale. L'Iran è «su una strada pericolosa», ha detto Sarkozy, sottolineando che ai colloqui di Ginevra, il prossimo ottobre, «tutti gli argomenti devono essere messi sul tavolo». Non dobbiamo permettere all'Iran «di prendere tempo», ha aggiunto il capo dell'Eliseo. Brown ha quindi esortato la comunità internazionale a «tracciare una linea» che Teheran non possa oltrepassare. Per il leader britannico il programma nucleare iraniano «è la più urgente sfida di proliferazione posta al mondo».
ITALIA E UE - L'Italia si associa alla condanna dei tre leader, come spiega un comunicato di Palazzo Chigi: «La dichiarazione è stata fatta da questi tre Paesi in quanto gli unici che dispongono di apparati e informazioni di intelligence sulla questione. L'Italia è contraria a che l'Iran sviluppi un programma militare nucleare e auspica che Teheran faccia piena chiarezza sul suo programma nucleare. Ci auguriamo che la prossima tornata di trattative faccia chiarezza anche su questo punto». Il ministro degli Esteri Frattini parla di «una grave ombra che Teheran dovrà dissipare» e chiede che l’Aiea avvii un'indagine prima possibile. Anche la cancelliera tedesca Merkel si è detta «molto preoccupata». Per la Ue ha preso posizione l'alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza Javier Solana: «Sosteniamo la posizione espressa da Obama, Brown e Sarkozy». Sulla questione si sono espresse anche Russia e Cina. Da Mosca il presidente Medvedev ha espresso «preoccupazione» chiedendo a Teheran di collaborare appieno con l'Aiea per dimostrare che sta seguendo un programma pacifico prima del vertice di Ginevra e dichiarandosi comunque disponibile a un «dialogo serio» con la Repubblica islamica. Anche Pechino ha sollecitato l'Iran a collaborare con l'Aiea, sottolineando che l'argomento deve essere affrontato attraverso i negoziati e che l'incontro di ottobre potrebbe dare già qualche risultato.
IL DOSSIER - Da anni i servizi di intelligence statunitensi stavano cercando di localizzare il sito e l'Iran ha deciso di rivelarne l'esistenza solo dopo aver compreso che i Paesi occidentali hanno scoperto l'attività clandestina vicino alla città sciita di Qom. Secondo la Casa Bianca a struttura è ancora incompleta ma potrebbe contenere fino a tremila centrifughe e si trova a 150 chilometri dalla capitale. Un funzionario di Washington ha rivelato che all'Aiea è stato consegnato un «voluminoso dossier» preparato da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia: «Contiene il risultato di anni di osservazione dei lavori dell'impianto clandestino, volevamo accumulare prove irrefutabili». Secondo fonti della Casa Bianca il sito di Qom ha le dimensioni giuste per un uso militare e poteva produrre uranio arricchito sufficiente per un ordigno nucleare o due all'anno. Non era ancora operativo ma poteva diventarlo nel giro di alcuni mesi. Washington sottolinea comunque che la scoperta della struttura da parte della comunità internazionale rende più difficile la costruzione di un'arma atomica da parte di Teheran.
TEHERAN - Dal canto suo l’Iran sottolinea che il sito non è affatto clandestino. Il presidente Ahmadinejad, intervistato dal Time, ha detto di non ritenersi obbligato a informare l'amministrazione americana su ogni nuovo impianto e ha smentito che il programma nucleare sia segreto. «Se Obama vuole sollevare la questione di Qom, questa si aggiunge alle altre cose per cui gli Stati Uniti devono all'Iran delle scuse - dichiara il presidente -. Noi facciamo tutto con trasparenza. Non sono persona da dare consigli a Obama anche perché i suoi errori lavorano in nostro favore. E tuttavia non vogliamo vedere un presidente di un Paese come gli Stati Uniti che fa errori di questo tipo». L'altro impianto iraniano, già conosciuto, è quello di Natanz, posto sotto il controllo dell'Aiea che effettua ispezioni ogni 15 giorni. Teheran, già sanzionata dalla comunità internazionale per non aver sospeso l'arricchimento e per non voler chiarire gli obiettivi dell'attività nucleare, continua a ribadire che il programma ha fini civili e non militari. Ma Stati Uniti ed Europa avanzano dubbi sulle reali intenzioni della Repubblica islamica.
COLLOQUI - Il 1° ottobre riprenderanno a Ginevra i colloqui sul dossier nucleare iraniano tra Teheran e i Paesi del gruppo del 5+1 (i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu più la Germania). Obama ha detto chiaramente che se non ci saranno progressi verranno adottate nuove sanzioni più dure. Anche la Russia ha mostrato un atteggiamento fermo, mentre i Paesi del G8 si dicono disponibili a portare avanti i colloqui fino alla fine dell’anno, in attesa di una risposta costruttiva da parte di Teheran. In caso contrario sarà probabilmente inevitabile un inasprimento delle sanzioni. Il ministro Frattini ha detto che su eventuali penalità si deciderà a fine anno e che non è in programma un'azione di forza: «A dicembre si farà il punto su come sono andati i colloqui, ma un attacco militare da parte di Israele non sarebbe appoggiata dalla comunità internazionale»
07:04 Scritto in ESTERI | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: iran, nucleare, sito, nuovo, arricchimento, uranio, preoteste, g20, sanzioni, obama, condanna, ispezione | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
01/03/2009
Gli Usa: «L'Iran è pronto per fare la bomba atomica»
Gli Usa: «L'Iran è pronto per fare la bomba atomica»
L'ammiraglio Mike Mullen: «Ormai raggiunto il quantitativo di materiale necessario per la produzione», il comandante dello stato maggiore interforze statunitense
WASHINGTON - Il capo di Stato Maggiore delle Forze Armate Usa, l'ammiraglio Mike Mullen, teme che l'Iran possegga sufficiente materiale nucleare per costruire una bomba atomica. Alla Cnn, Mullen ha risposto «penso siano in grado di farla, francamente», quando il giornalista John King gli ha chiesto se l'Iran possiede abbastanza materiale fissile per un'arma nucleare. Mullen, che partecipa ai principali talk show televisivi domenicali, ha parlato soprattutto di Iraq, confermando che la decisione del presidente Usa Barack Obama di ritirare tutte le truppe entro il 2011 e di terminare i combattimenti a fine agosto 2010 è stata presa in collaborazione con i vertici militari, che la condividono appieno
18:23 Scritto in CRONACA ESTERA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: usa, iran, bomba atomica, pronta, costruire, materiale, produzione, uranio | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
12/02/2009
«Voglio giustizia per mio fratello, ucciso dall'uranio impoverito»
«Voglio giustizia per mio fratello, ucciso dall'uranio impoverito»
La notizia rilanciata da Vittimeuranio.com. La denuncia della sorella di Marco Milioni, morto nel giugno 2008 all'età di 31 anni
ROMA - «Mio fratello era una roccia. Mentre era in malattia mi chiamò perché aveva visto un servizio in televisione sull'uranio impoverito riguardante la base militare dove lui aveva operato. Era preoccupato, io gli dissi: "Ma cosa vai a pensare". Adesso mi sono documentata e tutto questo mi ha portato a pensare che forse anche Marco sia stato una vittima dell'uranio». A lanciare la denuncia è Francesca, sorella di Marco Milioni, un ragazzo di Montefiascone (in provincia di Viterbo) morto il 10 giugno 2008 all'età di 31 anni dopo aver prestato servizio nella base militare di Perdasdefogu (dove, tra l'altro, è ambientato l'ultimo romanzo di inchiesta di Massimo Carlotto e Mama Sabot).
TUMORE AL TESTICOLO - La notizia è stata diffusa da Francesco Palese, curatore del sito Vittimeuranio.com, proprio sulla base della segnalazione dalla sorella della vittima. «Marco ha svolto il servizio militare nel 96/97 - spiega Palese. - Nel corso di quest'anno ha prestato servizio presso la base militare di Perdasdefogu, in Sardegna. Nel 2004 Milioni è stato colpito da una forma di tumore al testicolo (seminoma), che si è risolta con l'asportazione del testicolo stesso e un ciclo di radioterapia. Nel dicembre del 2007 gli è stato diagnosticato un linfoma non Hodgkin ad alto grado che lo ha portato alla morte». «Dopo tanto dolore - dice Francesca - adesso c'è tanta rabbia e la voglia di verità e giustizia».
16:30 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (1) | Segnala
| Tag: vittime, uranio, notizia, sorella, denuncia, morti | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook









