17/02/2012

Maxi truffa in Svizzera, sequestrati bond falsi per 6mila mld di dollari

Maxi truffa in Svizzera, sequestrati bond falsi per 6mila mld di dollari

I titoli falsi valevano più del doppio del debito pubblico dell'Italia. Probabilmente erano destinati ad un Paese emergente

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13/07/2011

Maxi operazione anti-usura e riciclaggio: tra le vittime vip, imprenditori e medici

Maxi operazione anti-usura e riciclaggio: tra le vittime vip, imprenditori e medici

Intervento con 400 uomini della polizia. Arrestato ex Banda della Magliana Sergio De Tomasi: gestiva una holding familiare da 100mila euro a settimana. Fu coinvolto nel sequestro Orlandi

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09/08/2010

Racket delle pompe funebri video schock girato in ospedale

Racket delle pompe funebri video schock girato in ospedale

L'associazione Sos racket e usura diffonde su Internet la sua inchiesta

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21/07/2010

‘Ndrangheta, maxioperazione delle Fiamme Gialle. 67 arresti

‘Ndrangheta, maxioperazione delle Fiamme Gialle. 67 arresti

Gli uomini del Gico di Catanzaro e dello Scico di Roma hanno eseguito le ordinanze di custodia in diverse regioni italiane. L’operazione “Santa Tecla” ha sgominato una cellula dell’organizzazione mafiosa calabrese dedita allo spaccio e all’usura

 

 

 

Sono 67 le ordinanze di custodia cautelare in carcere che i finanzieri del Gico di Catanzaro e dello Scico di Roma e i carabinieri del Comando provinciale di Cosenza hanno eseguito in Calabria, Lombardia e altre regioni italiane. I provvedimenti sono stati emessi dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro a carico di altrettanti appartenenti e affiliati ad una pericolosa organizzazione 'ndranghetistica con base nell'alto Ionio cosentino.

Alle persone coinvolte nell'operazione, ribattezzata "Santa Tecla", vengono contesti i reati di associazione mafiosa, estorsione, usura, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. In corso anche il sequestro di beni mobili, immobili, attività commerciali e conti correnti bancari per un valore complessivo di circa 250 milioni di euro.


02/07/2010

Usura e racket a Milano, maxi blitz contro la 'ndrangheta

Usura e racket a Milano, maxi blitz contro la 'ndrangheta

Una nota famiglia originaria di Reggio Calabria, presente in Lombardia dagli anni '70, avrebbe costituito un'organizzazione di tipo mafioso che usurava imprenditori in difficoltà. Il da Boccassini alle vittime: "O con lo Stato, o contro lo Stato"

 

 

Quindici arresti, perquisizioni e sequestro di immobili. Questo il bilancio dell'operazione delle forze dell'ordine contro un clan della 'ndrangheta calabrese vicino alla famiglia De Stefano, attivo a Milano dagli anni Settanta e ritenuto responsabile di un grosso giro di usura e racket nel campo degli immobili.

Questi beni, spesso intestati a prestanome, sarebbero il provento di attività di usura che l'organizzazione criminale ha svolto negli ultimi anni nei confroni di imprenditori in difficoltà.

Le accuse a carico degli arrestati sono di associazione mafiosa, usura e intestazione fittizia di beni. Le indagini sono state coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia; oltre 250 gli agenti impegnati nell'operazione che ha portato all'esecuzione di oltre 70 perquisizioni, in seguito alle indagini della procura di Milano, coordinate dal pm Ilda Boccassini.

"O con lo Stato o contro lo Stato". E' stato questo il messaggio inviato dal procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Milano, Ilda Boccassini, agli imprenditori e artigiani vittime di usura da parte di organizzazioni mafiose. "Imprenditori e artigiani hanno una sola strada: denunciare il loro stato di soggezione", ha detto il procuratore durante la conferenza stampa per presentare la maxi-operazione che ha sgominato un clan della 'ndrangheta presente nel Milanese e dedito all'usura.


01/12/2009

Maxi blitz contro cosca pugliese: in manette boss e colletti bianchi

Maxi blitz contro cosca pugliese: in manette boss e colletti bianchi

 

Tra le accuse associazione a delinquere, tentato omicidio, usura, riciclaggio. Oltre ai boss Parisi e Di Cosola coinvolti direttori di banca, professionisti, amministratori pubblici e avvocati

 

ROMA - Bari messa sottosopra con un blitz all'alba, con oltre mille finanzieri che hanno eseguito quasi un centinaio di arresti disposti dalla Dda di Bari, a carico di affiliati ad una cosca mafiosa pugliese - completamente smantellata. Sono stati sequestrati beni per 220 milioni di euro, compresa la holding imprenditoriale del clan operativa anche all'estero. Le accuse sono quelle di associazione a delinquere di stampo mafioso, tentato omicidio, usura, riciclaggio, turbativa d'asta, e traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Tra i destinatari delle misure eseguite dal Gruppo Investigativo sulla Criminalità Organizzata delle Fiamme Gialle di Bari, vi sono anche alcuni «colletti bianchi».

GLI ARRESTATI - I destinatari dei provvedimenti restrittivi sono 83 persone (53 sono state poste in carcere, 30 ai domiciliari): tra questi figura il capoclan barese "Savinuccio Parisi", assieme a suoi luogotenenti e gregari, e il boss Antonio Di Cosola, egemone dell'omonimo clan contrapposto agli Strisciuglio. Parisi, tornato il libertà da qualche tempo dopo aver scontato in carcere una pena definitiva, è ritenuto da anni dagli inquirenti il capo carismatico di una frangia della mafia barese attiva soprattutto nel rione Japigia di Bari che nei primi anni Novanta era il market della droga.

AMMINISTRATORI PUBBLICI -
Nell'indagine della Guardia di finanza sono coinvolti anche amministratori di alcuni Comuni del barese e professionisti. I primi sono indiziati di aver rilasciato autorizzazioni amministrative per favorire l'attività imprenditoriale apparentemente lecita del clan Parisi, gli altri di aver offerto la propria consulenza per favorire gli affari illeciti del boss.
Nell'inchiesta sono coinvolti - a quanto è dato sapere - direttori di banca, professionisti, amministratori pubblici e avvocati. Per la prima volta - viene fatto rilevare - l'indagine «fotografa» il coinvolgimento di persone della Bari bene in indagini sulla criminalità organizzata. A sostegno di questa ipotesi accusatoria vi sarebbero non solo intercettazioni telefoniche e ambientali, ma anche filmati video ritenuti dagli inquirenti particolarmente significativi.