13/09/2010
L'Udc cambia nome e chiede aiuto al web
L'Udc cambia nome e chiede aiuto al webL'obiettivo è invitare gli utenti a formulare proposte per trovare la sigla di “una nuova realtà”: il "Partito della Nazione". In palio, ci sono 5.000 euro. È il primo esperimento di crowdsourcing applicato alla politica italiana
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04/09/2010
Identificata la lanciatrice di cuccioli
Identificata la lanciatrice di cuccioliLa polizia avrebbe rintracciato la protagonista del video: è una minorenne. A girare il filmato è stato il fratello
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01/09/2010
Caccia sul web alla "lanciatrice" di cuccioli nel fiume
Caccia sul web alla "lanciatrice" di cuccioli nel fiumel video messo in rete ha scatenato la reazione degli utenti. Nelle immagini si vede una ragazza che prende gli animali da un secchio e li tira in acqua
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17/08/2010
Facebook: la trappola del pulsante
Facebook: la trappola del pulsanteL'applicativo non è ufficiale: in realtà si tratta di un malware. Gli utenti iscritti alla piattaforma vengono invitati a installare il pulsante «non mi piace»: ma porta solo guai
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07/06/2010
Google: arrivano gli sfondi in home page
Google: arrivano gli sfondi in home pageIl motore di ricerca più famoso al mondo annuncia una novità molto rilevante. Gli utenti potranno scegliere di caricare una loro foto direttamente dal loro Pc, oppure scegliendo dagli album di Picasa e di impostarla come immagine preferita
L'approccio di Google alla propria home page è sempre stata minimalista: fin dalla sua nascita nel 1997, anno della registrazione del dominio, l'accesso al motore di ricerca è sempre stato caratterizzato dal bianco (secondo i grafici che hanno ideato la pagina, la mancanza di elementi al limite dello scarno si ispira direttamente alla filosofia "Zen"). Alla fine del 2009, sono stati persino rimossi tutti i link estranei a Google.com, basandosi sull'idea che prima di tutto l'utente ricerchi informazioni nel modo più rapido possibile e senza distrazioni di sorta. Per contro ha permesso agli utenti di creare pagine personalizzate in iGoogle, ma ha sempre sostenuto di voler lasciare bianca la sua home, modificando unicamente il logo in occasione di eventi eccezionali o promozioni quali l'uscita di Chrome o Nexus One.
Dalla società di Mountain View fanno sapere che la modifica visuale non comporterà alcuna variazione nella velocità delle ricerche, ma servirà a rendere più "accogliente" ai singoli, il motore di ricerca tutt'ora più utilizzato al mondo.
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01/06/2010
Facebook in crisi? Solo 34 mila hanno lasciato il social network
Facebook in crisi? Solo 34 mila hanno lasciato il social networkGli utenti delusi dalle regole sulla privacy cancellano il proprio profilo. Una goccia nel mare rispetto agli oltre 540 milioni di iscritti. Ma si cercano alternative
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MILANO - Per il momento è stato un mezzo flop: 34 mila utenti hanno aderito finora all'iniziativa QuitFacebookDay.com in cui gli utenti delusi dalle regole sulla privacy cancellano il proprio profilo dal popolare social network. Poche rispetto agli oltre 540 milioni di iscritti. Ma forse non tutto è perduto per gli organizzatori. E nel frattempo ci si guarda intorno in cerca di alternative.
FLOP - I commenti sul sito sono migliaia: «Dopo questo post lascio per sempre Facebook», scrive Alejandro, «anche se aiuta a incontrare vecchi amici, la gente che ti sta attorno si dimentica oramai di dirti "ciao"». Un altro utente si lamenta: «Siete soltanto frustrati perché Facebook è ormai conosciuto in tutto il mondo. È tutta invidia». Sul sito sono pubblicate tutte le indicazioni e un video che spiega come chiudere il proprio account dalla rete sociale. Poco più di 34 mila di loro hanno annunciato di abbandonarlo per protesta contro le regole sulla privacy adottate dal social network, sulla scia di un crescente sentimento di disincanto, di critiche e polemiche sollevate non solo dagli utenti, ma anche dagli organi d'informazione e da qualche politico. Non si può dunque parlare di successo per la giornata Quit Facebook Day, indetta per il 31 maggio dai due giovani canadesi, Joseph Dee e Matthew Milan: l'iniziativa è riuscita a malapena a raggiungere lo 0,01% dell'utenza totale. Forse perché è stata mal pubblicizzata, sostengono alcuni analisti: negli Usa, stando a un sondaggio della Vision Critical, appena l'11% degli intervistati era a conoscenza dell'evento.
FUTURO DI INTERNET - Anche se nei giorni scorsi Mark Zuckerberg, il capo della società californiana, aveva fatto alcune concessioni e annunciato con un post sul blog istituzionale misure di emergenza per reinstaurare i sistemi di controllo ottimali e ripristinare così l'immagine del network, l'iniziativa va ben oltre la questione del controllo dei propri dati. «Il modo in cui Facebook vuole organizzare il futuro di Internet e si erge a mercante della nostra identità online non mi piace affatto», ha spiegato Joseph Dee.
DIASPORA - Ma Facebook non è insostituibile: gli utenti scontenti di Facebook si guardano intorno in cerca di alternative. In queste settimane si è fatto un gran parlare in Rete del progetto Diaspora, l'iniziativa di quattro newyorkesi, mirato a creare un social network decentralizzato, più aperto e trasparente rispetto a quelli attuali e che dovrebbe partire entro la fine dell'estate. Insomma, un concorrente che vuole raccogliere tutti quei delusi da Facebook. E sembra proprio che ce ne siano già tanti. Nel giro di pochi giorni Diaspora ha infatti raccolto quasi 200 mila dollari in donazioni attraverso il sito Kickstarter. A contribuire con un'offerta privata è stato persino il capo di Facebook, Zuckerberg, che ha definito Diaspora una «bella idea».
MACCHINA DA CLIC - Ciò nonostante, visto che i «fuggiaschi» di Facebook sono ancora pochi, l'artista americano Sean Dockray suggerisce un'altra strada e lancia il «Facebook Suicide Bomb Manifesto». La strategia è semplice: l'utente, in maniera del tutto indiscriminata, deve cliccare il pulsante «mi piace» sul più vasto numero di pagine possibili, aderire a qualsiasi «gruppo» e raccogliere il maggior numero possibile di amici stranieri. «Diventate una macchina da clic», consiglia Dockray. «Ogni clic decompone il tuo io virtuale creato per te da Facebook». L'invisibilità nelle reti sociali, conclude l'artista, nasce anche dal sovraccarico di informazioni.
Elmar Burchia
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27/05/2010
Privacy su Facebook, la nuova linea
Privacy su Facebook, la nuova lineaL'annuncio dato in diretta mondiale dal fondatore del social network. Zuckerberg dopo le accuse dei giorni scorsi annuncia impostazioni semplificate. Più facile tutelarsi
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| Mark Zuckerberg durante il suo speech da Palo Alto (Ap) |
Mark Zuckerberg ritratta e presenta il suo piano per rendere la privacy in Facebook più semplice. Dopo le accuse e il botta e risposta con giornali e blogger, il fondatore di Facebook si collega con i giornalisti di tutto il mondo (lo ha fatto mercoledì nel tardo pomeriggio dai suoi uffici di Palo Alto, California) e racconta le nuove impostazioni sulla privacy del suo social network. Un affare che nel mondo interessa quasi 500 milioni di utenti e che nelle ultime settimane aveva sollevato un polverone, scatenando anche una protesta strutturata come quella di Quit Facebook Day che propone di abbandonare il social network a fine maggio, e dedicarsi a nuove reti sociali meno invasive sul fronte della riservatezza, come il progetto Diaspora, creato da un gruppo di sviluppatori dell’università di New York.
LA LEZIONE – Tutto cambia in casa Zuckerberg, che dichiara a CNet a fine conferenza: «Queste settimane sono state costruttive per me e per noi perché abbiamo capito che le persone hanno bisogno di un controllo più semplice su come le loro informazioni vengono condivise». Detto, fatto: Zuckerberg impara la lezione e ora, anche in italiano, sono disponibili spiegazioni semplificate su come i dati vengono raccolti e su come proteggersi da troppa invasività del sistema. La pagina è unica: «Controlla il modo in cui condividi» spiega che «puoi condividere le tue informazioni con amici, amici di amici o tutti, e ti offriamo delle impostazioni predefinite per farlo. In alternativa, se lo preferisci, puoi personalizzare le tue impostazioni». Dunque un passaggio più semplice, con un solo click (basta andare sulle impostazioni della «Condivisione su Facebook» e spuntare l’opzione «Consigliata»), permette ora di controllare un po’ di più quel che viene seminato di noi.
PRIVACY VERSO TERZI – Ma non basta. Facebook è un sistema e in quanto tale vi sono parti che non vengono controllate direttamente dalla rete sociale. Per questo, per proteggersi fino in fondo (per esempio da messaggi pubblicitari mirati, ottenuti grazie a tecnologie che possono localizzare la nostra posizione), è necessario compiere controlli aggiuntivi. E nel manifesto di Facebook, che Zuckerberg nel blog aziendale ha chiamato “Making control simple” ora è più chiaro come farlo. Per esempio le spiegazioni sulla privacy consigliano ora di controllare tutti gli elementi che condividiamo, con un apposito menu a tendina che si apre (il simbolo è quello di un lucchetto) nel momento in cui decidiamo di aggiornare il nostro stato o di pubblicare un post, di modo che di volta in volta siamo noi utenti a poter scegliere se confermare o meno le impostazioni generali che abbiamo configurato. Resta poi valido il consiglio di disattivare la personalizzazione istantanea del proprio profilo. Ovvero, sempre nel pannello di controllo, andare su “Applicazioni e siti Web” per vietare a siti terzi di vedere e usare le nostre informazioni personali.
PERFEZIONE LONTANA – Il tema privacy resta una spina nel fianco nella gestione del social network. Ma questa volta Zuckerberg sembra aver convinto, e la sua dichiarazione di umiltà è piaciuta a chi lo ha ascoltato mentre raccontava: “Ho compiuto 26 anni solo pochi giorni fa. Quando Facebook è nato ne avevo 19 ed è incredibile voltarsi indietro e vedere come si è evoluto. (…) Ogni qualvolta apportiamo un cambiamento proviamo a imparare dal passato, ma ogni volta commettiamo anche nuovi errori. Siamo lontani dalla perfezione, ma cerchiamo sempre di fare del nostro meglio per costruire il miglior servizio per voi e per il mondo intero. Grazie”.
Eva Perasso
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25/05/2010
LinkedIn: un milione di italiani in cerca di contatti
LinkedIn: un milione di italiani in cerca di contattiUna ricerca italiana analizza le presenze nel social network. La comunità professionale raggiunge quasi 70 milioni di utenti nel mondo, e a sorpresa riscuote grande interesse anche nel nostro Paese
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MILANO – A sette anni dalla sua nascita, LinkedIn, il social network professionale più diffuso al mondo, ha superato i 68 milioni di utenti, e ne conta quasi un milione solo in Italia. Un successo incredibile, proprio per via della sua stessa anima: un servizio per connettere tra loro persone per soli fini professionali. A vincere, tra le 200 nazioni in cui è attivo, sono Gran Bretagna, India e Stati Uniti. I più sensibili: i dipendenti delle grandi aziende. Ancora pochi, soprattutto in Italia, i liberi professionisti. Un dato curioso, proprio nel Paese delle partite Iva.
LA RICERCA – I dati sono stati analizzati da Vincenzo Cosenza, responsabile della sede romana di Digital PR, che ha tracciato l’identikit degli utenti e dei loro interessi. Grazie alla sua ricerca (i dati sono disponibili per 20 dei 200 Paesi in cui LinkedIn è presente) si scopre che sono gli olandesi quelli con il più alto tasso di adozione: «Probabilmente è legato al fatto che ci sono molte aziende di grandi dimensioni che hanno sede lì e poi è storicamente sede di traffici internazionali», commenta lo stesso Cosenza. Che continua: «Trattandosi di un network professionale, non sorprende che gli uomini superino le donne - in Italia il 62 per cento, mentre la fascia di età più presente è quella tra i 25 e i 34 anni nel 60 per cento dei casi – mentre nel nostro Paese sembra basso l’utilizzo da parte dei liberi professionisti, solo 9.675, forse per via di una scarsa cultura della rete». A farla da padrone sono settori come l’hi-tech, la finanza, la manifattura, e la diffusione maggiore è nelle grandi aziende, dove LinkedIn «è molto utilizzato per costruirsi una carriera professionale». Ma c’è chi riesce a trovare lavoro grazie a un social network? Secondo Cosenza sì, anche se persiste tra gli italiani un errore di fondo: si usa una rete professionale come se fosse Facebook o Twitter, aggiornando il proprio stato di continuo e comunicando a persone interessate solo al fronte professionale anche informazioni ridondanti e troppo personali.
CONSIGLI UTILI – Per usare al meglio questo social network, ci sono una serie di consigli utili che rispondono alla domanda: eccomi, e ora? Per esempio, come scrive Chris Brogan nel suo blog, vietato comunicare di sovente cosa si fa, stile Facebook; bene invece rendere disponibili online le proprie presentazioni e le ricerche frutto del proprio lavoro; altrettanto consigliato è il rispondere alle domande collegate al proprio lavoro, e partecipare alle discussioni nei gruppi; e poi, oltre a dedicare al network un po’ del proprio tempo costantemente, provare a coinvolgere i propri contatti interessanti che ancora in LinkedIn un profilo non lo hanno.
Eva Perasso
15:51 Scritto in DISOCCUPAZIONE | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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28/04/2010
Posta certificata, il sito è ancora in tilt «Troppi contatti, potenziamo il sistema»
Posta certificata, il sito è ancora in tilt «Troppi contatti, potenziamo il sistema»Moltissimi utenti non sono riusciti a completare la procedura di iscrizione. Circa 400 mila contatti dal lancio della Pec, oltre 25 mila registrazioni. Le scuse di Poste italiane e Telecom
| Il sito della Pec |
MILANO - La signorina sorride al centro della pagina: «È stato raggiunto il numero massimo di connessioni. Riprovare più tardi». Però lei non si smuove da lì: alle 14, alle 15, alle 16, alle 17 e alle 18 appare sempre lo stesso messaggio. Più snervante di certe code allo sportello. Eppure, la Posta elettronica certificata - lanciata lunedì da Renato Brunetta - doveva servire proprio a snellire il dialogo con la pubblica amministrazione, garantendo valore legale alle comunicazioni.
TROPPI CONTATTI - Il giorno stesso della presentazione, il sito www.postacertificata.gov.it - attraverso il quale è possibile aprire la propria casella personale - è però andato in tilt. Motivo? L'inatteso «boom» di contatti, che al ministero considerano un segnale di apprezzamento per l'iniziativa. Ma la situazione, 24 ore dopo il lancio ufficiale, non appare affatto migliorata. Moltissimi utenti non sono riusciti ad avviare la procedura, in altri casi il sistema si è bloccato sul più bello. Qualcuno racconta sul web di aver provato addirittura durante le ore notturne, senza ottenere nessun risultato. Si può parlare ancora di effetto sorpresa? O qualcosa non sta funzionando come dovrebbe? «Sono mediamente 20mila gli accessi orari registrati al portale per oltre 400mila contatti dall'avvio del servizio» spiegano in una nota congiunta Telecom Italia e Poste italiane, che gestiscono il servizio. Più di quanto si attendessero, probabilmente, anche se Brunetta ha spiegato che il sistema dovrà essere in grado di attivare circa 40 mila pratiche al giorno per arrivare a 10 milioni di Pec entro il 2010.
MIGLIAIA DI REGISTRAZIONI - Per i rallentamenti, Poste Italiane e Telecom Italia si scusano con i cittadini: «Il sistema è in continuo potenziamento per rispondere - dicono - al crescente flusso di richieste e per soddisfare in maniera sempre più tempestiva le esigenze di informazione e di registrazione dei cittadini». Nuovo tentativo, allora. Che sia la volta buona? Niente da fare, la signorina è sempre lì: «Riprovare più tardi». E non c'è nessuno con cui scambiare quattro chiacchiere mentre si aspetta in coda.
Germano Antonucci
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30/03/2010
Facebook vuole cambiare di nuovo le impostazioni di privacy
Facebook vuole cambiare di nuovo le impostazioni di privacy
Localizzazione degli utenti, accesso alle informazioni personali da parte di compagnie esterne e nuove regole per il tagging. Le modifiche possono essere discusse fino al 3 aprile. Le prime reazioni

L'anno scorso bastò una piccola modifica per sollevare un pandemonio in rete: utenti sul piede di guerra e finanche minacce di azioni legali. Tanto che Mark Zuckerberg fu costretto a fare mea culpa nel giro di pochi giorni, promettendo che in futuro qualsiasi modifica sarebbe stata comunicata in maniera trasparente, dando agli utenti la possibilità di dire la propria prima dell'entrata in vigore.
E' passato più di un anno e Facebook ora ci riprova di nuovo a cambiare il "patto legale" che regola il trattamento dei dati personali degli iscritti. Con un post pubblicato sul blog ufficiale, sono state annunciate nuove modifiche. C'è tempo fino al 3 aprile per leggere le proposte e discuterle in questa sezione del sito. Poi Facebook potrà decidere di adottarle, tenendo conto dei suggerimenti arrivati.
Naturalmente non è facile muoversi nel "legalese" dei documenti pubblicati. Accanto a modifiche formali, ci sono anche cambiamenti più sostanziali che potranno avere un impatto rilevante sulla condivisione delle informazioni personali, l'utilizzo che possono farne le applicazioni terze e il nuovo servizio di localizzazione degli utenti.
Molti cambiamenti sono stati inseriti in vista del lancio di nuove funzionalità che saranno annunciate alla conferenza F8 in programma per il 21 aprile. Tra queste ci dovrebbe essere anche la localizzazione automatica degli utenti attraverso il dispositivo da cui si accede (computer o cellulare).
Ma vediamo più da vicino quali sono le novità più importanti presenti nella nuova bozza della "Normativa sulla Privacy" e della "Dichiarazione di Diritti e Responsabilità" di Facebook.
1) Non si potrà creare più di un account. Una volta rimosso un profilo, bisognerà chiedere l'autorizzazione per poterne attivare uno nuovo. In questo modo Facebook vuole evitare il proliferare di finti account, soprattutto nel caso dei giochi online o di adesione a gruppi politici.
2) Non si potrà "taggare" o inviare mail ad un utente senza il consenso preventivo. Si vuole evitare, in questo modo, la pratica del tagging su foto e documenti che possono rivelare informazioni personali di un utente a sua insaputa. Facebook prova così anche a rispondere alle recenti obiezioni arrivate dall'Unione Europea che intende aprire un'istruttoria sulla privacy contro Facebook e Google.
3) Le agenzie pubblicitarie potranno accedere ai dati personali degli utenti, ma non potranno più trasferirli all'esterno. Si cerca così di frenare il "business dei dati personali" che stava prendendo piede tra le compagnie più spregiudicate.
4) Le applicazioni terze potranno accedere a un maggior numero di informazioni (i nomi degli amici, il genere sessuale, le foto del profilo, la località in cui si vive o da cui ci si connette con il computer). Queste informazioni tenderanno a diventare sempre più pubbliche. Il che deve essere letto nell'ottica di "twitterizzazione" di Facebook: diventare un social network sempre più aperto e meno privato.
Per il momento, le reazioni degli utenti non sembrano molte preoccupate. Nella versione italiana dei documenti si trovano molti "like" e commenti frettolosi di assenso ("Ok, va bene"). Solo qualche utente sottolinea che: "Non ci penso proprio a leggere tutto. Anche se utile, non ho tempo ne voglia. E così credo molti altri utenti. E questo è un dato di fatto di ciu tenerne conto, se volete realmente un feedback. Dovreste evidenziare solo le modifiche rispetto allo statuto attuale. Allora potrei leggerlo. E con me molti altri utenti". C'è poi chi contesta le nuove funzionalità di localizzazione automatica: "Non capisco perchè sia necessario raccogliere informazioni sul dispositivo usato per l'accesso e sul browser, ma soprattutto perchè raccogliere informazioni sulle pagine visualizzate". E qualcuno storce il naso anche per la condivisione pubblica dei dati: "Non sono d'accordo, voi caricate i nostri dati, poi in qualunque momento li potete dare a chiunque".
In generale comunque sono davvero pochi gli utenti che stanno intervenendo: siamo nell'ordine delle migliaia, davvero una piccolissima minoranza di quegli oltre 400 milioni di utenti attivi che continuano a condividere risorse online, ignari di ogni diritto o rischio.
09:20 Scritto in INTERNET | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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