04/05/2010
Il Pentagono: abbiamo 5.113 testate Ahmadinejad: via le armi dall'Italia
Il Pentagono: abbiamo 5.113 testate Ahmadinejad: via le armi dall'ItaliaIl leader iraniano interviene alla conferenza delle Nazioni Unite. Il presidente di Teheran: «Via da Europa le testate Usa. Medioriente minacciato dal regime sionista»
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| Ahmadinejad all'Onu (Reuters) |
NEW YORK - Lunedì è stata una giornata combattuta sul tema della non proliferazione nucleare alla conferenza delle Nazioni Unite. Mentre gli Usa hanno rivelato in serata, per voce del Pentagono, che sono 5.113 le testate nucleari a disposizione della difesa Usa, il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejadil chiede che si tolgano le armi nucleari americane dall'Europa, in particolare quelle «in Italia» e in Paesi come la Germania e l'Olanda. Si è così subito infiammata la conferenza di riesame del trattato di non proliferazione con le dichiarazioni di Ahmadinejad, unico capo di Stato presente al summit apertosi lunedì a New York. L'attacco è rivolto soprattutto agli Stati Uniti che «usano la minaccia nucleare contro altri Paesi, compreso l'Iran». «L'utilizzo di armi nucleari da parte degli Usa ha scatenato una corsa al nucleare». In segno di protesta, le delegazioni occidentali - compresa quella italiana - hanno lasciato l'aula. Poi Ahmadinejad ha chiesto la sospensione degli Stati Uniti dall’Agenzia internazionale dell’energia atomica (Aiea). Il leader ultraconservatore è poi tornato sul dossier nucleare, asserendo che «non c'è una sola prova credibile» che il regime di Teheran stia sviluppando armi nucleari.
AIEA - L'Iran «ha accettato la proposta di scambio» di combustibile nucleare proposta dall'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), ha dichiarato Ahmadinejad senza fornire altri particolari a riguardo, ma si è limitato ad aggiungere che ora l'Iran «ha passato la palla ad altri». Ahmadinejad è quindi tornato ad attaccare Israele per il suo arsenale nucleare. «Il regime sionista continua a rappresentare una minaccia per gli Stati della regione» con le sue armi atomiche.
OBAMA E LA CLINTON CONTRO AHMADINEJAD - Con chiaro riferimento all'Iran e alla mancata collaborazione della repubblica islamica alle richieste dell'Aiea, ma senza mai fare il nome dell'Iran, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, ha dichiarato che «i Paesi che non onorano i loro obblighi sulla non-proliferazione si troveranno ad essere meno sicuri». Il segretario di Stato americano Hillary Clinton ha invece osservato che Mahmoud Ahmadinejad non riuscirà nel suo tentativo di far naufragare il Trattato di non proliferazione nucleare: «Il presidente iraniano è arrivato qui non con l'intenzione di valorizzare il Trattato» ha detto la Clinton ma è arrivato con l'intento di distrarre l'attenzione dal fatto che il suo governo non osserva gli obblighi internazionali, di eludere alla responsabilità di aver sfidato la comunità internazionale e di minare l'impegno comune a rafforzare il Trattato. Ma non ci riuscirà».
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19/04/2010
Iran spinge sul nucleare, via libera a nuovi siti
Iran spinge sul nucleare, via libera a nuovi sitiTeheran punta a costruirne altri dieci
TEHERAN - Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha approvato oggi nuovi numerosi siti per l'installazione di impianti per l'arricchimento di uranio. Lo scrive l'agenzia Ilna citando il consigliere del presidente Mojtaba Samareh Ashemi.
"Il presidente ha approvato i luoghi scelti per nuovi siti nucleari" ha spiegato Hashemi. "La costruzione di questi siti comincerà quando darà l'ordine", ha aggiunto, senza fornire alcuna precisazione sui luoghi e sul numero di localizzazioni previste. Nel febbraio scorso l'Organizzazione iraniana per l'energia atomica aveva annunciato la costruzione di due nuovi siti per l'arricchimento di uranio, mentre lo stesso Ahmadinejad nel novembre dello scorso anno aveva dichiarato che l'Iran si sarebbe dotato di dieci nuovi impianti.
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11/04/2010
Londra, il primo "suicidio politico" su Twitter della campagna elettorale
Londra, il primo "suicidio politico" su Twitter della campagna elettoraleIl deputato laburista è stato sospeso dal partito. MacLennan ha scritto di voler mangiare banane coltivate da schiavi e definito gli anziani gente scampata alla bara
LONDRA - Il primo suicidio politico via Twitter delle elezioni britanniche è già avvenuto. Appena quattro giorni dopo l'annuncio ufficiale del voto, fissato per il 6 maggio, la campagna elettorale di Stuart MacLennan, candidato del partito laburista per la circoscrizione di Moray in Scozia, si è conclusa con la sospensione dal partito. Sul suo account, seguito tra gli altri dalla moglie del premier Sarah Brown e da diversi ministri, il politico 24enne ha scritto sarcasticamente di voler mangiare «banane coltivate da schiavi» (prendeva di mira il commercio equo e solidale dicendo che quelle organiche fanno schifo), ha definito gli anziani gente che cerca di «scampare alla bara», ha descritto due signore incontrate sul treno come «un vecchio scarpone» e «una vacca egoista che si è presa tutto lo spazio per le gambe». Non mancavano gli insulti ai politici di altri partiti e del proprio: «cretino» il leader Tory David Cameron, «bastardo» il leader liberaldemocratico Nick Clegg, «una f... cretina» la deputata laburista Diane Abbott. Se l’è presa persino con l’industria di whisky scozzese che dà lavoro a migliaia di persone - suoi potenziali elettori. «Il Johnnie Walker Red Label è talmente schifoso che non possono venderlo in Scozia».
OCCASIONI PER LE GAFFE - La storia è esplosa su Twitter venerdì e dopo poche ore MacLennan è stato sospeso dal partito e dalle elezioni (e non è più su Twitter). In vista del voto moltissimi candidati si sono registrati sul sito di micro-blogging: il che significa che si moltiplicano le occasioni per fare gaffe. Dei laburisti, già da mesi, la più visibile è Sarah Brown (criticata per i tweet soporiferi) - l’account informale del marito (usato comunque per comunicazioni formali e non commenti personali) è stato sostituito da un account ufficiale. Tra i liberaldemocratici, c’è il leader Nick Clegg (seppure a scrivere sia, in effetti, il suo consulente per il web). Quanto ai conservatori, il leader Tory David Cameron ha snobbato il social network («Troppi tweet, fanno un twat» - cioè un idiota - ha detto in passato), però c’è il suo capo della comunicazione e poi diversi candidati. Dei tre principali partiti, è di quello conservatore che si parla di più sul social network, secondo il sito Tweetlection.co.uk che monitora giornalmente i messaggi per contenuti: in media oltre 7mila tweet al giorno sui conservatori contro i 5mila sui laburisti e i 1.700 circa sui liberaldemocratici. I laburisti comunque sono in testa per le gaffe. Un'altra l'ha fatta un paio di giorni fa l’ex vicepremier John Prescott, ri-twittando un link a una pubblicità dei Tory contro il Labour e invitando a cliccarci sopra per «svuotare le casse dei Tory» (perché ogni click costa ai Tory 50 pences). Accusato di frode dal blogger, Prescott ha cancellato il link.
LA REAZIONE DI BROWN - I politici dell’opposizione hanno accusato il Labour, dicendo che gli insulti del candidato sono specchio «della campagna disperata e sporca» dell’intero partito. Ha detto Cameron: «Questi tweet sono stati mandati ad altre persone nel governo, perché non hanno fatto qualcosa in proposito?». Un episodio assai imbarazzante per Gordon Brown, che ha definito "inaccettabili" i commenti del candidato scozzese. Chi lo difende osserva che alcuni dei commenti e insulti pubblicati su Twitter risalgono a un anno fa, quando era uno studente; altri però sono freschi del mese scorso. Si è conquistato anche qualche fan: perché "parla come fa la gente su internet" e "assicura molte LOL" (cioè laughing out loud, risate fragorose). Ma altri osservano che forse l’approccio da comico non sia la strategia migliore per vincere un seggio già quasi impossibile (il Labour era al terzo posto). Lui si è scusato: «Sono stato molto stupido e ho giustamente pagato un prezzo alto. Mi dispiace». L’Evening Standard gli riconosce però una cosa: le capacità profetiche. In uno dei suoi ultimi tweet, martedì, MacLennan aveva scritto «Ian Dale (un blogger politico, ndr) dice che le gaffe più grosse verranno probabilmente fatte dai candidati su Twitter - quante probabilità ci sono che capiti a me?».
Viviana Mazza
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07/04/2010
Iran, Ahmadinejad replica ad Obama: «Il presidente avrà una risposta fragorosa»
Iran, Ahmadinejad replica ad Obama: «Il presidente avrà una risposta fragorosa»La replica all'annuncio della nuova dottrina nucleare statunitense. Il presidente iraniano: «Se seguirà la strada del signor George W. Bush, la risposta sarà da rompere i denti»
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| Mahmud Ahmadinejad (Ansa) |
Il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad ha avvertito il presidente americano Barack Obama, con un messaggio alla tv pubblica iraniana, che avrà una «risposta fragorosa». Martedì Obama, rendendo nota la nuova strategia americana sulle armi nucleari, non aveva escluso la possibilità di utilizzare l'arma atomica contro l'Iran e la Corea del Nord.
LA DICHIARAZIONE - «Mi auguro che le dichiarazioni pubblicate non siano vere», ha detto Ahmadinejad, in un discorso trasmesso in diretta dalla tv di Stato. «(Obama) ha minacciato di (utilizzare) armi nucleari e chimiche contro quegli Stati che non si sottomettono all'ingordigia degli Stati Uniti. Faccia attenzione: se seguirà la strada del signor (George W.) Bush, la risposta dei Paesi da lui indicati sarà da rompere i denti, esattamente come con Bush».
Redazione online
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02/05/2009
Carlo «il verde» finisce nei guai: «I suoi prodotti minacciano le foreste»
Carlo «il verde» finisce nei guai: «I suoi prodotti minacciano le foreste»
IL REALE INGLESE E LA LOTTA PER L'AMBIENTE. The Independent accusa: nella linea bio "Dutchy Originals" utilizzato l’incriminato olio di palma
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| I prodotti «Dutchy Originals», il marchio fondato dal Principe Carlo |
Promotore e produttore di una linea di prodotti alimentari biologici, il Principe Carlo d’Inghilterra è accusato di mandare sugli scaffali dolcetti e zuppe non esattamente «eco-friendly». The Independent, dopo aver fatto le pulci alla lista dei prodotti in vendita con il marchio «Dutchy Originals», decreta che «il Principe, in tour attorno al mondo in nome del salvataggio delle foreste pluviali, vende prodotti che sono considerati nocivi proprio in termini di deforestazione».
LE ACCUSE - L'ingrediente incriminato è l’olio di palma. Secondo una serie di organizzazioni ambientaliste - come Greenpeace e Friends of the Earth - nel Borneo e a Sumatra, ma non solo, le foreste vengono abbattute proprio per far spazio a piantagioni destinate a produrre questo olio dai costi bassissimi. L’olio di palma è ampiamente usato dall’industria dolciaria di tutto il pianeta, spiega The Independent, ma il fatto è che il Principe è un attivista pro-foreste. «Un portavoce dei Dutchy Original, contattato dal quotidiano britannico, difende l’etichetta gastronomica reale. Solo cinque prodotti su circa 200 contengono olio di palma e solo dove non ci sono alternative e in quantità minime», ha detto. Ma la denuncia è scattata comunque.
10:50 Scritto in ALIMENTAZIONE | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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28/04/2009
Telefonia, inizia l'era del «Facefonino»
Telefonia, inizia l'era del «Facefonino»
Migliaia di adesioni dei fan e apparecchi esauriti in un pomeriggio. Vodafone e «3» lanciano Internet sul cellulare partendo da Facebook: offerte mirate e device ad hoc
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| L'Inq1, il telefonino di «3» con Facebook integrato |
MILANO — Internet sempre in tasca, 24 ore su 24. E un solo click per entrare in Facebook, aggiornare il proprio status, inserire nuove foto sul profilo. Quella che è già una realtà per i possessori di smartphone o i titolari di contratti aziendali diventa ora alla portata di tutti, grazie a piani tariffari agevolati e a cellulari da meno di cento euro che riescono a garantire una parte significativa delle funzionalità degli apparecchi più sofisticati (e costosi). Insomma, il web mobile diventa sempre più low cost.
INTERNET IN TASCA - Vodafone e 3 hanno lanciato quasi in contemporanea due iniziative che puntano soprattutto su quella che negli anni scorsi era stata definita la «generazione del pollice», quella dei giovani più avvezzi all'utilizzo di sms, al punto che quella che inizialmente era considerata una funzione accessoria dei telefoni nel giro di pochi anni un business redditizio al pari del traffico voce. Ma i tempi sono cambiati e la nuova moda adesso è il social network, l'agorà virtuale. Le nuove generazioni vivono perennemente in community e non è un caso che la nuova carta che compagnie telefoniche hanno deciso di giocarsi sia proprio quella di Facebook, il «sesto continente», la più estesa tra le comunità telematiche. Partono da lì, dal desiderio - per alcuni una vera e propria esigenza - di stare sempre in contatto con il resto del (loro) mondo.
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| La pagina del Vodafone Social Network su Facebook |
OFFERTA SOCIAL NETWORK - Ed è proprio dall'interno delll'ambiente Facebook che è possibile attivare la nuova promozione Vodafone, la «Mobile internet Facebook Edition», una tariffa flat che a 2 euro alla settimana permette di navigare da cellulare senza limiti di tempo e di volume dati. Per usufruirne è necessario essere titolari, oltre che di un utenza Vodafone, anche di un proprio profilo Facebook. Niente negozio e niente call center: per fare partire la nuova opzione si parte direttamente dalla pagina fb del Vodafone Social Network, che da giovedì scorso — giorno del debutto —, ha raccolto l'adesione di oltre 22 mila fan. Questi ultimi non sono da considerare automaticamente dei nuovi utenti del servizio , ma Vittorio Veltroni, direttore Vodafone Internet Services di Vodafone Italia, parla di «un altissimo tasso di redemption», ovvero di un ritorno in termini di contratti sottoscritti «davvero molto soddisfacente», anche se ancora non vengono ancora diffusi numeri ufficiali.
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| Mark Zuckerman, fondatore di Facebook, con l'Inq1 |
COMMUNITY SUL MONITOR - Sono invece stati più di mille in un solo pomeriggio coloro che lunedì hanno acquistato un Inq1, quello che la «3 Italia» ha già ribattezzato il «social mobile», ovvero un telefonino progettato appositamente per l’accesso ai social network. Molti negozi hanno subito esaurito le loro forniture. La particolarità del nuovo device? Oltre al prezzo, il fatto che questo apparecchio nasce proprio come interfaccia tra l'utente e la sua community: un unico passaggio è sufficiente per accedere alla home del proprio profilo Facebook e anche al di fuori della navigazione il display riporta in tempo reale gli aggiornamenti che i propri amici hanno effettuato o le richieste e le notifiche ricevute. L’Inq1, prodotto dalla Inq Mobile del gruppo Hutchinson Whampoa, permette anche di effettuare chiamate via Skype e di chattare illimitatamente con Windows live messenger. Costa 99 euro oppure si può avere in comodato d’uso a 10 euro al mese. Fino alla fine dell’anno gli utenti potranno navigare fino a 3 gigabyte al mese gratuitamente; dal gennaio 2010 il servizio, che comprende anche la chat illimitata e 10 ore di chiamate Skype-to-Skype al giorno, costerà 5 euro al mese.
WEB MOBILE MA LOW COST - Di offerte flat per la navigazione via cellulare ne esistono diverse e sia Vodafone sia «3 Italia» le hanno da tempo messe in campo. La novità sta però proprio nel puntare su Facebook, nel rivolgersi ad un pubblico particolare, un target più che mirato. «Chiunque può navigare con un I-phone, un Blackberry o uno smartphone di ultima generazione - fa notare ancora Vittorio Veltroni -, ma l'obiettivo era estendere su vasta scala, anche e soprattutto tra coloro che dispondono di un telefono non particolarmente sofisticato perché non se lo possono permettere, la possiblità di accedere senza limiti ad alcuni servizi del web, tra cui appunto la gestione e la fruizione dei social network». La «3», che ai possessori di altri apparecchi offre opzioni come la «Naviga 3», ha pensato invece di integrare servizio, software e hardware in un unico apparecchio dedicato che tuttavia, a differenza dei telefoni naturalmente preposti alla navigazione - gli smartphone appunto - avrà un costo decisamente più accessibile. «Inq1 ha le stesse caratteristiche che hanno reso Facebook un fenomeno travolgente e costituisce un formidabile aggregatore di servizi di comunicazione, dall'email all'upload di foto all'instant managing - dice Vincenzo Novari, amministratore delegato di «3 Italia» -. E consente un'efficace organizzazione della propria vita di relazione, mettendo a frutto uno schermo, quello del cellulare, che è il più personale e privato».
LE ALTRE OFFERTE - Anche le altre compagnie telefoniche, pur non sfruttando direttamente l'onda lunga di Facebook (almeno per ora), hanno inserito tariffe ad hoc per la navigazione nei propri piani tariffari: le opzioni Mega 10 ore e Mega 1500 di Wind (la prima a due euro per dieci ore di navigazione al mese, la seconda per avere con 8 euro al mese l'equivalente di 1500 euro di traffico dati); Maxi Alice Week o Maxi Dream 10 di Tim (la prima per navigare fino a un massimo di 100 Mb al prezzo di due euro la settimana; la seconda, per i possessori dello smartphone Dream, per avere a 10 euro al mese 50 Bb al giorno di traffico dati). L’era dell’accesso teorizzata da Jeremy Rifkin negli anni Novanta, agli albori della new economy, diventa insomma sempre più a portata di mano. E questa volta nel senso letterale del termine.
Alessandro Sala
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17/04/2009
L'hi tech diventa una cosa semplice
L'hi tech diventa una cosa semplice
La nuova sfida tra le aziende. La facilità di utilizzo dei prodotti tecnologici è la strategia per cercare di uscire dalla crisi
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| (Ap) |
Nell’hi-tech, la semplicità può essere la chiave del successo: tanto più se abbinata a un prezzo modico, e tanto più se proposta nel clima della recessione. L’ultimo esempio arriva dal Giappone ma riguarda, al momento, solo il mercato americano: ed è la scelta della Sony di puntare su una camcorder semplicissima ed economica (costa meno di 200 dollari), piuttosto che sugli “effetti speciali”.
La Webbie serve infatti a registrare videoclip da mettere su Internet ed è la risposta Sony al successo delle mini-videocamere a basso costo come Flip, la più venduta negli Stati Uniti. Per Sony, la cui cultura aziendale è legata al binomio qualità-prestazioni – commenta il Wall Street Journal – si tratta di una svolta. Ma il mercato della tecnologia offre molti esempi di semplicità come fattore di successo. La prima azienda a incorporare la parola semplicità nel proprio marchio è stata Philips, con il pay-off “sense and simplicity”. Non sempre la promessa è stata mantenuta: i manuali di istruzione per esempio restano ancora complicati. Ma sicuramente la multinazionale olandese ha fatto passi da gigante, anche grazie al lavoro di manager e designer italiani al suo vertice. E proprio nel design dei televisori, Philips ha lanciato una sfida decisiva che ha condizionato gli avversari, da Sharp a Samsung a Lg, alzando la qualità generale dei prodotti.
Una breve ricognizione tra i best-seller mostra che la facilità d’uso è la principale chiave di successo dei prodotti di svolta. Se Philips è stata la prima a parlare di semplicità, Apple è stata la prima a praticarla. Sicuramente non da oggi, ma certo iPod e iPhone sono gli esempi recenti più appropriati. La valanga di imitatori-competitori che ha cercato di addentare la mela di Steve Jobs testimonia il successo di un approccio all’inizio elitario, diventato poi di massa. Il mondo Blackberry e Palm è un altro esempio di semplicità di successo.
Prodotti facili da usare, anche da parte di un pubblico non giovane, oggetti che rispondono a bisogni comunicativi essenziali. I telefonini Nokia sono un altro esempio: qui in particolare c’è uno stile finnico che risale alla cultura di Alvar Aalto, una decifrabilità delle funzioni capace di fidelizzare il pubblico. Nel progettare prodotti belli e facili da usare, il design ha un ruolo essenziale. Design in senso lato e profondo, perché i prodotti di maggior successo sono figli di team multidisciplinari in cui lavorano fianco a fianco designer veri e propri, psicologi, sociologi, antropologi.
Ottenere la semplicità è una faccenda terribilmente complicata. Come dimostra il caso di Kindle 2, il libro elettronico di Amazon su cui già oggi in America si può leggere il corriere.it. Negli anni scorsi fior di esperti ci ha spiegato che l’e-book non sarebbe mai nato o sarebbe morto giovane. Si sbagliavano. Kindle 2 è un successo che tappa molte autorevoli bocche. Ha un prezzo interessante (359 dollari), è un bell’oggetto, ben retroilluminato e conta già su una library di 200 mila titoli. Purtroppo non è ancora disponibile in Italia, ma lo sarà l’anno prossimo. Conclusione: forse suonerà cinico, ma la crisi economica può servire da stimolo alle aziende a orientarsi verso prodotti più utili, facili ed economici. Capaci di conquistare anche il pubblico dei tecnologicamente illetterati. Dei meno giovani. Su questa strada l’ostacolo più grosso resta quello della distribuzione, perché troppo spesso prodotti anche eccellenti sono venduti male, malissimo. Da una rete che sa parlare soltanto con chi già sa. Le catene più efficienti lo hanno capito: il problema, oggi, è conquistare anche gli altri.
Edoardo Segantini
00:25 Scritto in HI-TECH | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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