11/11/2010

Corona: esistono le foto delle feste ad Arcore

Corona: esistono le foto delle feste ad Arcore

Il fotografo dei vip interviene sul caso Ruby: “Nessun giornale pubblicherà gli scatti di quel party”. Intanto, il procuratore generale chiede in appello la conferma della condanna a 3 anni e 8 mesi

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27/09/2010

Lele Mora ai pm: "Ho avuto una relazione con Corona"

Lele Mora ai pm: "Ho avuto una relazione con Corona"

In un interrogatorio di un anno fa l'agente dei vip ha raccontato ai pm di Milano di aver speso 2 milioni di euro per il fotografo: "Gli ho comprato 8 auto e un appartamento - si legge negli atti - la Moric aveva scoperto la storia del marito con me"

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10/12/2009

Inchiesta vip, Corona condannato a 3 anni e 8 mesi

Inchiesta vip, Corona condannato a 3 anni e 8 mesi

 

"Mi vergogno di essere italiano". Questa la reazione del fotografo dei vip accusato di una serie di foto-estorsioni ai danni di personaggi del mondo dello sport e dello spettacolo

 

 

MILANO - Il tribunale di Milano ha condannato Fabrizio Corona, accusato di estorsione e tentata estorsione, a tre anni e otto mesi ritenendolo colpevole per due degli episodi per i quali era finito a giudizio. Gli episodi si riferiscono alle foto del motociclista Marco Melandri e del calciatore Adriano. I giudici hanno anche condannato il collaboratore di Corona, Marco Bonato, a due anni e quattro mesi. Il pm per Corona aveva chiesto 7 anni e 2 mesi mentre aveva sollecitato l’assoluzione per Bonato.

«MI VERGOGNO DI ESSERE ITALIANO» - Dopo la lettura della sentenza Corona, con i capelli rasati e visibilmente nervoso, ha subito parlato con i giornalisti presenti in aula: «Mi vergogno di essere italiano. Non so cosa farò, farò il carcere, non me ne frega un c...» ha aggiunto. Poi sui giudici: «Quello che c'è scritto sulle aule dei Tribunali 'La legge è uguale per tutti non è vero. Io non ho più fiducia nella legge». «Per me era una battaglia - ha aggiunto Corona - e l'ho persa». L'agente fotografico, prima di andarsene visibilmente adirato, ha detto ai cronisti: «è una vergogna. Allora devono condannare tutte le agenzie fotografiche d'Italia e quella del caso Marrazzo».

IL PM - È soddisfatto Frank Di Maio, pm del processo. «Questo è un processo in cui è passato un principio - ha detto Di Maio - e quindi d'ora in poi i ritiri delle foto saranno più problematici». Il riferimento del pm è alla prassi comune nell'ambito del gossip di proporre delle foto compromettenti ai diretti interessati prima che ai giornali in modo da ottenere del denaro dagli stessi vip, la cui immagine sarebbe danneggiata se le foto finissero sulle riviste. È la prima volta che in Italia viene celebrato un processo a questo modus operandi del mondo dello spettacolo. Il pm ha inoltre ricordato che «questo processo è stato sostenuto da sola dalla procura e senza neanche una parte civile».

BELEN - Belen Rodriguez, compagna di Corona, si è detta addolorata e incredula per una sentenza che le sarebbe apparsa «abnorme». Questo -secondo quanto apprende l'Adnkronos dall'entourage della showgirl-. D'altronde lei ha sempre detto che sarebbe rimasta vicina all'inseparabile Fabrizio, anche nel caso le sue vicende giudiziarie si fossero risolte nel peggiore dei modi. E sempre lei lo aveva accompagnato nelle settimane scorse ad alcune delle udienze in tribunale. Belen nelle moltissime interviste rilasciate da quando è legata a Corona (ovvero dal bacio tra i due paparazzato a Parigi all'inizio del gennaio scorso) aveva anche sempre benevolmente messo in guardia l'impulsivo compagno a stare lontano dai guai (l'ultima volta dopo che Corona in un solo giorno era stato multato due volte a bordo della sua fiammante Lamborghini, la mattina a Roma e il pomeriggio in Svizzera).

LE BANCONOTE - I guai con la giustizia per Corona non sono finiti. Infatti mercoledì scorso il Tribunale di Civitavecchia ha rinviato al 10 febbraio 2010 l'udienza preliminare nei confronti di Corona. A chiedere il rinvio al giudice dell'udienza preliminare, Francesco Filocamo, è stato il legale del fotografo, l'avvocato Nicola Saracco, in quanto la difesa intende ricorrere al patteggiamento. Il fotografodeve rispondere di detenzione e spendita di banconote false. Secondo l'accusa, nel marzo del 2008, aveva consumato e fatto acquisti in due bar dell'aereoporto Leonardo Da Vinci di Fiumicino pagando con altrettante banconote false da 100 Euro. La richiesta del patteggiamento si spiega con le condanne inflitte a Corona per lo stesso reato nei procedimenti giudiziari che si sono già svolti a Milano, dove ha subito una sanzione di 4.560 Euro e ad Orvieto, dove ha patteggiato una pena di 18 mesi. In tutti i casi è risultato che le banconote false appartenevano ad uno stesso stock.


28/10/2009

Pm: «Sette anni e due mesi a Corona»

Pm: «Sette anni e due mesi a Corona»

 

L'accusa: «È accecato dal denaro, ricatti come estorsioni mafiose. Contro Lapo Elkann violazione aberrante», processo "vallettopoli", in aula a milano anche belen rodriguez. Corona: "Io in carcere, ricattatori Marrazzo liberi"

 

MILANO - Sette anni e due mesi. Tanto chiede il pm Frank Di Maio per Fabrizio Corona, al termine della sua requisitoria al processo su "Vallettopoli" per i presunti ricatti a vip. «Un uomo accecato dal denaro, una macchina per fare soldi: questo è Fabrizio Corona - ha detto Di Maio -. Altro che un giornalista, è un uomo accecato dalla bramosia di denaro. Un ragazzo dotato di una certa intelligenza, di carisma e di fascino, che poteva usare le sue capacità per portare avanti un'impresa valida, ma non lo ha fatto, accecato dal denaro». Di Maio ha poi denunciato la «deriva inquietante della gestione del materiale fotografico, come dimostrano anche gli ultimi fatti di cronaca».

IL CASO MARRAZZO - L'imputato per estorsione e tentata estorsione, presente a Palazzo di Giustizia insieme alla compagna Belen Rodriguez, ha parlato con i cronisti della vicenda Marrazzo. «L'agenzia fotografica milanese ha usato più o meno le mie stesse modalità di vendita, ma non è stata nemmeno indagata, mentre io mi sono fatto 130 giorni di carcere - ha detto -. So qualcosa di più di questa storia, ma non lo vengo di certo a dire a voi. Chi ha un'agenzia viene spesso sollecitato, ti arrivano delle notizie e tu le rincorri». Nel caso di Marrazzo, ha aggiunto Corona, «sono sicuro che è stato il trans ad organizzare la cosa, perché fa notizia e se lo avessi intercettato io poi con me avrebbe guadagnato almeno 50mila euro».

«ESTORSIONI MAFIOSE» - Di Maio, nel corso della requisitoria, ha paragonato i ricatti che l'agente fotografico siciliano avrebbe compiuto a «estorsioni di tipo mafioso». Anche nella condotta di Corona, secondo il pm, «basta la rappresentazione del male che accompagna la minaccia, senza alcunché di concreto. Un comportamento che fa scattare nella persona offesa - ha proseguito il pm - un timore tale da coartare la volontà del soggetto». Il pm, in particolare, ha fatto riferimento al caso delle fotografie riguardanti Francesco Coco, che ritraevano l'ex calciatore nerazzurro all'uscita di una discoteca milanese in compagnia di una persona che poteva assomigliare a un transessuale. Coco pagò le fotografie a Corona ma, secondo il pm, «non si è verificata una libera contrattazione. Corona ha accompagnato la trattativa con minacce e ha insistito sul carattere scabroso delle foto per realizzare il suo ingiusto profitto».

LAPO ELKANN - Il pm ha poi citato il ricatto alla Fiat. Cercando di estorcere denaro mentre Elkann era ricoverato dopo l'overdose e «lottava tra la vita e la morte», Corona ha commesso una «violazione aberrante» secondo Di Maio. Quando Corona fece sapere ai responsabili comunicazione della Fiat che aveva in mano «materiale scandalistico» sulla notte trascorsa da Elkann in compagnia di un transessuale usò, secondo il pm, «una minaccia seria, grave e dal forte contenuto intimidatorio». Corona infatti, ha proseguito Di Maio, «in quel momento intuisce lo stato d'ansia della Fiat e le fa capire quale capacità di dominio abbia e che può mandare a farsi benedire la reputazione degli Agnelli». Quello che conta, secondo il pm, non è che poi la Fiat non abbia pagato, ma il contenuto di quella minaccia «lesiva della reputazione di Lapo, della Fiat e della famiglia Agnelli».