10/10/2011
Spintoni e tessere strappate Critiche al leader: basta capetti
Spintoni e tessere strappate Critiche al leader: basta capettiA Varese - Niente voto sul segretario provinciale, vertici costretti a evitare anche l'acclamazione. Malumori e forti tensioni all'assise E il capo: ho portato i figli nella Lega e hanno avuto gravi difficoltà nella vita
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24/02/2011
Irruzione a Malpensa, il tunisino: «Ho obbedito agli angeli»
Irruzione a Malpensa, il tunisino: «Ho obbedito agli angeli»Auto contro vetrata, l'interrogatorio nel carcere di busto. L'uomo ha risposto alle domande del gip con motivazioni deliranti: «Volevamo fuggire dall'Italia per salvarci»
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16/01/2011
Bossi: «Silvio, lascia perdere i giudici. Se ti senti minacciato, vai alle urne»
Bossi: «Silvio, lascia perdere i giudici. Se ti senti minacciato, vai alle urne»Il leader della Lega nord: «Moratti candidata sindaco a Milano? Parliamone». «Il caso Ruby? Porterà voti al premier, ma prima pensiamo al federalismo»
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29/12/2010
Gemonio, due ordigni contro la sede della Lega
Gemonio, due ordigni contro la sede della LegaNel paese di residenza di Umberto Bossi due bombe artigianali sono state fatte esplodere sotto la sezione del partito. Nessun ferito, ma vetri infranti
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17/06/2010
Figlio bocciato due volte: «Basta soldi» E il magistrato dà ragione al padre
Figlio bocciato due volte: «Basta soldi» E il magistrato dà ragione al padreIl ragazzo aveva denunciato il genitore separato per violazione degli obblighi di legge. Alt all’assegno mensile a un diciannovenne. Il pm di Busto Arsizio: «Questo lo aiuterà a maturare»
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| Il pm Luca Gaglio: ha dato ragione al padre del 19enne «bamboccione» (foto Varese Press/ Daniele Belosio) |
GALLARATE (Varese) — Alla seconda bocciatura il padre ha preso una decisione drastica: «Basta, non ti darò più un soldo». Stop dunque ai 1.000 euro al mese che uno studente diciannovenne in un istituto tecnico di Gallarate incassava mensilmente dal genitore. Quei soldi gli erano dovuti per legge poiché padre e madre di Roberto, questo il nome del ragazzo, sono separati dal 2006 e la somma rappresenta l’assegno di mantenimento. Il padre si è preso una denuncia penale, ma, a sorpresa, la magistratura di Busto Arsizio - competente per territorio - ha cestinato l’esposto perché nel gesto di quel papà spazientito non ha visto «l’intenzione di violare degli obblighi, ma al contrario quella di aiutare il figlio a maturare».
Il tormentone sui «bamboccioni» e su una generazione afflitta dalla sindrome di Peter Pan si arricchisce di un nuovo capitolo: mentre in passato i giudici avevano sancito il dovere dei genitori di mantenere i figli anche «over 30» quando i pargoli non hanno ancora l’autosufficienza economica (un anno fa a Bergamo il caso più recente), stavolta la magistratura si è ispirata a un criterio differente: vedersi chiudere il rubinetto dei quattrini può essere uno stimolo a crescere. La vicenda di Roberto, sul cui sfondo c’è quella di un divorzio piuttosto conflittuale tra due ex coniugi è raccontata nelle carte che negli ultimi mesi sono finite in tribunale a Busto Arsizio; l'ultima di queste è un decreto con cui il gip Nicoletta Guerrero ha definitivamente archiviato il procedimento contro il padre del ragazzo accusato di inadempienza a un provvedimento dell’autorità giudiziaria (la sentenza di divorzio che imponeva appunto il versamento mensile dei 1.000 euro).
Lo «strappo» risale all’estate del 2009 quando, visto il non brillante rendimento scolastico del ragazzo, il padre, imprenditore, gli scrive una lettera in cui gli consiglia di trovarsi un lavoro «finalizzato a un futuro dignitoso per chi, alla tua età, deve essere considerato un uomo». Di più, il padre non si dice più disposto a versare quell’assegno «al buio», come se fosse una sorta di «pensione anticipata». Intenzione mantenuta, tanto che è Roberto a denunciare il padre. «I toni utilizzati - scrive nell’esposto l’avvocato Tatiana Ruperto, che assiste il giovane - apparentemente finalizzati a scopi educativi violano il diritto dovere dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli dettato dalla Costituzione ». La denuncia finisce sul tavolo del pubblico ministero Luca Gaglio, il quale però non intravede reati nello stop all’assegno di mantenimento.
Il padre, scrive il pm, «pare mosso dall’intenzione di stimolare la crescita del figlio, bocciato per due volte di seguito, prospetta al ragazzo una serie di opzioni di crescita e nel dichiarare di non corrispondere più la somma ne enuncia i motivi e manifesta la propria disponibilità ad aiutare il figlio in diversi modi». Quindi «non può affermarsi che sia mosso dall’intenzione di violare degli obblighi, ma al contrario da quelli di aiutare il figlio a maturare». Tocca al gip, successivamente, ribadire questo orientamento archiviando definitivamente il caso. Questione finita? Solo sul piano penale, perché sotto quello civile il braccio di ferro familiare continua: la sentenza di divorzio è infatti un «titolo esecutivo» ai cui obblighi nessuna delle parti può sottrarsi unilateralmente. «Vorrà dire che manderò mio figlio a casa del giudice per colazione, pranzo e cena - fa sapere la madre di Roberto, in evidente disaccordo con il verdetto - e altrettanto farò per ogni spesa di mantenimento di mio figlio».
Claudio Del Frate
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10/06/2010
Tromboni, pc e scarpe: Malpensa, scalo di oggetti smarriti
Tromboni, pc e scarpe: Malpensa, scalo di oggetti smarritiL'aeroporto lombardo ha messo all'asta i bagagli dimenticati e mai reclamati. Strumenti musicali, abiti, macchine fotografiche, uno scivolo per bambini e persino una stampella! Ecco gli effetti personali abbandonati dall'esercito degli sbadati
Portafogli, borse, occhiali? Macché. All’asta di oggetti smarriti nel 2008 e mai recuperati, organizzata mercoledì 9 giugno al Terminal 2 dello scalo di Malpensa, sono stati messi in vendita strumenti musicali, computer, complementi d’arredo per il bagno, Mountain Bike e persino batterie di pentole complete. Ce n'è davvero per tutti i gusti.
Dal clarinetto alla lampada Ikea ancora incartata; dai cerchioni dell'auto al saldatore Valez. E poi ancora due maniglie color oro, un 45 giri dei Rolling Stones e persino una struttura per letto singolo in legno nuovo.
Proprio così. Ogni giorno un esercito di smemorati dimentica il proprio bagaglio in giro per l’aeroporto: al bar, davanti alla toilette o al tabellone degli orari, nelle aree d’attesa o vicino ai portacenere che popolano l’ingresso degli scali milanesi. Le cifre parlano di almeno 4 mila oggetti l'anno dimenticati a Linate e Malpensa, e solo il 30% viene reclamato dal proprietario, dichiara Sea; anche se qualche lavoratore dello scalo di Forlanini è pronto a giurare che la percentuale non superi il 15%.
Niente a che vedere, dunque, con i trolley smarriti dalle compagnie aeree e che il malcapitato viaggiatore non vedrà mai sfilare sotto i suoi occhi sul nastro del ritiro bagagli. Si tratta, infatti, degli effetti personali semplicemente dimenticati da distratti passeggeri.
Per evitare, dunque, che i magazzini degli aeroporti del capoluogo lombardo vengano sopraffatti da oggetti di ogni forma e modello, l’azienda Sea, a 12 mesi di distanza dal ritrovamento, batte all’asta il frutto dei vuoti di memoria dei passeggeri che hanno transitato per gli scali.
E’ così che il 9 giugno, l’ex area gruppi dell’aeroporto di Malpensa si è trasformata in un’immensa asta alla quale hanno partecipato un centinaio di persone; semplici cittadini, commercianti e dipendenti. Qualcuno si è portato a casa per 860 euro due scatole con vari carica batterie e macchine fotografiche. Oppure, per la stessa cifra, un lotto di scatole contenenti accendini, bigiotteria e addirittura un campionario con maniglie e un mandante di porta blindata.
Sono andati a ruba anche gli scatoloni contenenti abbigliamento vario e quelli di scarpe e borse. Chissà, forse l’acquirente era alla ricerca di capi vintage da rivendere ai mercatini cheap&chic tanto di moda negli ultimi anni.
In ogni caso, risulta quasi impossibile tracciare l’identikit del viaggiatore smemorato del XXIsecolo. Si va dai musicisti, che hanno lasciato a terra due tromboni e un clarinetto (aggiudicati all'asta a 210 euro), all’appassionato di vinili, come il caso di chi ha smarrito il 45 giri dei Rolling Stones “ Emotional Rescue down in The Hole” del 1980 venduto all’asta a 60 euro insieme ad altri cd usati e non.
Ma ci sono anche gli sportivi, come la persona che non ha mai reclamato la sua Mountain Bike e quella che ha smarrito un apparecchio galleggiante per la nautica per 8 persone. E non mancano i pc dipendenti: all’asta, infatti tra gli altri, è stato battuto un Mac Book della Apple a 300 euro e tre pc portatili marca Dell aggiudicati a 390.
C’è poi chi ha dimenticato uno scivolo di plastica per bimbi (non osiamo immaginare la faccia del piccolo quando ha scoperto di non possedere più il colorato gioco); chi ha lasciato in aeroporto la stampella e chi, forse un nostalgico degli anni Ottanta, ha smarrito il vecchio e caro Walkman.
Il valore della merce aggiudicata è stato complessivamente di 25 mila euro per 76 lotti e gli acquirenti quasi esclusivamente uomini, commercianti e artigiani. L’asta a dire il vero è aperta a tutti, ma alcune persone sono andate via poco dopo l’inizio scoraggiate dalle condizioni di vendita che prevedono, come recita il bando, il versamento “di 173 euro come tassa di registro da applicarsi ad ogni singolo acquirente”. “Eravamo venuti qui alla ricerca di un pc – dice una coppia di giovani di 25 anni – Ma i prezzi non sono abbordabili. Se alle 300 euro del Mac devi aggiungere la tassa, beh allora non ne vale la pena”.
Il ricavato dell'asta andrà a coprire le spese dell'evento organizzato da Sea in collaborazione con l'Istituto di vendite giudiziarie di Varese. Gli eventuali guadagni andranno nelle casse dell'Enac.
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18/02/2010
Varese: «Servono 50mila euro» Arrestati due funzionari del fisco
Varese: «Servono 50mila euro» Arrestati due funzionari del fisco
L'operazione dei carabinieri. sorpresi nell'atto di ricevere una mazzetta di 15.000 euro. La richiesta di un commercialista ad un imprenditore per evitare controlli degli ispettori dell'Agenzia delle Entrate
MILANO - Due funzionari dell'Agenzia delle Entrate di Varese sono stati arrestati dai Carabinieri nell'ambito di una indagine coordinata dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Varese Agostino Abate. L'inchiesta era scaturita dalla denuncia presentata a fine gennaio di quest'anno da un imprenditore del varesotto titolare di una ditta di installazione di impianti elettrici, il quale aveva spiegato di aver ricevuto dal proprio commercialista di Varese la richiesta di 50.000 euro, destinata ad evitare un controllo da parte di non meglio identificati ispettori dell'Agenzia delle Entrate di Varese. Il timore della verifica da parte dell'imprenditore partiva da un accertamento valutario avvenuto nel 2007 presso il Valico di frontiera di Ponte Tresa, nel corso del quale l'imprenditore era stato trovato in possesso di documenti attestanti conti correnti e movimenti bancari nonchè la presenza di un'ingente somma di denaro presso una Banca Svizzera.
LA RICHIESTA - L'imprenditore, per regolarizzare gli adempimenti fiscali, aveva poi consegnato al commercialista la documentazione relativa all'accertamento subito e lo aveva incaricato di seguire la vicenda presso l'Agenzia delle Entrate. Dopo alcuni mesi il commercialista aveva consigliato l'imprenditore di far rientrare i capitali depositati all'estero sfruttando lo scudo fiscale appena approvato dal Governo chiedendo all'assistito 10.000 euro, quali oneri necessari per definire la pratica presso l'Agenzia delle Entrate. Ma non si trattava altro che della prima tranche di una mazzetta necessaria per i funzionari dell'Agenzia, per impedire l'esecuzione del controllo fiscale prima del rientro in Italia dei capitali dell'imprenditore. L'imprenditore aveva consegnato i 10.000 euro al commercialista, convinto che ciò avrebbe concluso ogni eventuale problematica fiscale. Intanto i capitali erano stati fatti rientrare in Italia alla fine dello scorso anno. A fine gennaio il commercialista aveva chiesto altri 50.000 euro per sanare definitivamente la pregressa situazione con l'Agenzia delle Entrate. A quel punto l'imprenditore ha deciso di denunciare l'accaduto ai Carabinieri. Dalle indagini è emerso che il denaro era effettivamente destinato a funzionari dell'Agenzia delle Entrate, che si erano detti disponibili a bloccare tutti gli accertamenti di natura fiscale a carico dell'imprenditore in cambio di una congrua somma in danaro. Martedì scorso i funzionari venivano sorpresi dai Carabinieri di Varese proprio nell'atto di ricevere dal commercialista una mazzetta di 15.000 euro, scena ripresa da registrazione audio e video. Arrestati con l'accusa di concussione continuata in concorso i due funzionari sono ora rinchiusi nella casa circondariale di Varese a disposizione dell'Autorità Giudiziaria.
Redazione online
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03/12/2009
Crolla una palazzina nel Varesotto. Due morti
Crolla una palazzina nel Varesotto. Due morti
Un'esplosione si è verificata verso le 7 in una palazzina in via San Pietro a Borsano, frazione di Busto Arsizio (Varese). A causare la deflagrazione probabilmente una fuga di gas. Cinque famiglie bloccate in edificio confinante
Un'esplosione si è verificata questa mattina verso le 7 in una palazzina in via San Pietro a Borsano, frazione di Busto Arsizio (Varese). L'edificio, composto da due piani, è crollato probabilmente a causa di una fuga di gas. Sul posto anche polizia, carabinieri e le ambulanze del 118.
Il bilancio è di due vittime. Dopo il corpo senza vita di una ragazza ventenne di nazionalità cinese, un secondo cadavere è stato estratto dalle macerie della palazzina crollata questa mattina a Busto Arsizio. Si tratta di un uomo italiano di 38 anni che abitava al piano terreno.
Come racconta una testimone, Angela Gagliardi, che nella via del disastro vive e gestisce un negozio di alimentari, l'uomo viveva in quella casa con un bambino piccolo, "ma non sappiamo se stamattina era con lui. In quella palazzina c'erano dei cinesi che tornavano sempre a casa alle 23 e uscivano la mattina alle 6.30. Di giorno non si vedevano mai".
Altre quattro persone sono state recuperate e non dovrebbero esserci altri dispersi: a quanto risulta ai vigili del fuoco nel crollo sono rimaste coinvolte due famiglie.
I soccorritori stanno cercando ancora tra le macerie per trovare eventuali altre persone che siano rimaste sepolte sotto il cumulo di macerie provocate dall'esplosione che ha sventrato la casa
Nell'edificio confinante con la palazzina, ci sono cinque famiglie bloccate.
A provocare la deflagrazione pare essere stata una fuga di gas che ha letteralmente sventrato la palazzina facendola crollare. Via San Pietro, a Borsano di Busto Arsizio è una strada molto stretta che è stata immediatamente chiusa per consentire le operazioni di soccorso. Sul posto, oltre ai mezzi del 118, alle forze dell'ordine e alla Polizia locale, anche le squadre dei Vigili del fuoco da tutta la provincia e anche da Milano e dal Comasco. I pompieri hanno già iniziato a rimuovere le macerie con l'uso anche di un grosso argano.
17:19 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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27/11/2009
Giallo mani mozzate, fermato un vicino
Giallo mani mozzate, fermato un vicino
Svolta nell'inchiesta sull'omicidio avvenuto il 5 novembre a Cocquio Trevisago. Un artigiano 58enne in manette per l'omicidio di Carla Molinari, 82 anni. Trovate le sue impronte
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| La vittima, Carla Molinari, 82 anni (Ansa) |
Svolta nel giallo dell'omicidio di Carla Molinari, l'82enne uccisa il 5 novembre nella sua villetta di Cocquio Trevisago (Varese) e mutilata delle mani dal suo assassino: un uomo è stato posto in stato di fermo. È Giuseppe Piccolomo, 58 anni, di professione imbianchino. Il fermato, un artigiano che vive in un paese vicino, era già stato condannato per omicidio colposo della moglie, nel 2003 (l'uomo ebbe un incidente in auto: lei morì carbonizzata, mentre il marito si mise in salvo senza però riuscire a salvarle la vita. Per questo, l'imbianchino patteggiò la pena a un anno e quattro mesi per omicidio colposo). A quanto si è saputo, il presunto assassino e Carla Molinari si conoscevano da tempo. Gli investigatori stanno ricostruendo nel dettaglio la natura dei loro rapporti e le ultime ore di vita dell'ex tipografa e della persona accusata di averla uccisa. A carico del fermato vi sarebbero impronte di scarpe sul luogo del delitto e gli spostamenti del suo telefono cellulare. Gli sarebbero, inoltre, stati riscontrati graffi sul volto, frutto forse di una colluttazione. L'uomo, appassionato di CSI e altri telefilm del genere, avrebbe tagliato le mani dell'anziana perché sotto le unghie di lei era rimasto il suo materiale genetico. L'unico precedente di questo genere era avvenuto negli Stati Uniti, e se ne parlava in una puntata della fiction tv. Investigatori e inquirenti non fanno cenno al possibile movente del brutale omicidio. Quel che è certo è che lo ritengono premeditato.
LE IMPRONTE DI SCARPE - A tradire l'indagato sarebbero state proprio le impronte di scarpe, numerose, trovate sulla scena del delitto. Erano in tutta la casa, escluso il bagno: scarpe da ginnastica, numero non grande (38/39), lo stesso della vittima e del presunto assassino, piccolo di statura. Sembravano seguire traiettorie senza senso. In alcuni punti erano appaiate, come per la conseguenza di un salto. Insensate, tanto da far pensare a un depistaggio, ipotesi valida anche per i quattro mozziconi di sigaretta senza cenere accanto e ritrovati per terra: erano di quattro marche diverse e la vittima non fumava. Così come avrebbero potuto essere depistaggi la cerniera slacciata dei pantaloni di lei (perché si pensasse a una violenza?) oppure le carte lasciate sui cassetti e la cura sistematica nello svuotarli tutti, come si volesse suggerire la teoria di una rapina o un furto. In casa non c'erano altri segni i disordine o colluttazione, a parte uno sgabello per terra accanto alla donna. L'assassino aveva allacciato la cerniera del maglioncino di Carla, prima aperto perché sul davanti non ci sono i segni dell’oggetto appuntito con cui è stata colpita 15 volte.
IL TESTAMENTO - Un amico di famiglia aveva riferito che Carla Molinari, il cui patrimonio ammontava a circa 500mila euro, stava per fare testamento: «Era già andata a incontrare un notaio e mia madre l’aveva accompagnata - ha raccontato Piercosma Turuani Porretti -. Voleva lasciare una parte dei suoi averi ad alcuni parenti, ma non tutto, perché diceva che erano già persone benestanti. Una parte voleva invece lasciarla alla Chiesa. Mi sembra volesse anche destinare un campo che possedeva a Caldana, una frazione di montagna, alla signora che per tanti anni le aveva tenuto le chiavi di casa, a cui era davvero riconoscente e a cui era fortemente legata».
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