13/11/2010

Vuitton Trophy, l'ultima regata della «vecchia» Coppa America

Vuitton Trophy, l'ultima regata della «vecchia» Coppa America

Appuntamento in dubai dal 14 al 27 novembre. In acqua per l'ultima volta gli scafi che hanno fatto la storia recente del trofeo. Il futuro è dei catamarani

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07/05/2010

Coppa America, nuove barche e regole

Coppa America, nuove barche e regole

Conferenza stampa a ROMA ai musei capitolini. Coutts e Onorato annunciano le novità per la 34esima edizione. Regate preliminari, la fase finale nel 2013-14. Entro dicembre la scelta della sede dell'America's Cup

 

 

Russell Coutts, a sinistra, e Vincenzo Onorato: stretta di mano accanto alla Coppa America (Ap)
Russell Coutts, a sinistra, e Vincenzo Onorato: stretta di mano accanto alla Coppa America (Ap)

 

 

 

 

 

 

 

ROMA - Un nuovo protocollo, ed era scontato. Una nuova classe di barche e questo era un aspetto meno certo anche se molto richiesto da sponsor, tv e partecipanti. Ma soprattutto, un nuovo spirito di collaborazione e apertura che promette di far dimenticare le estenuanti battaglie legali e verbali dell'ultima edizione. La 34esima Coppa America si annuncia come la più «democratica» negli oltre 150 anni di storia del trofeo. Almeno nelle premesse e nelle intenzioni annunciate a Roma (per la prima volta coinvolta in una sfida di Coppa America) da Russel Coutts, il neozelandese (4 volte vincitore dell'America's Cup) che nel ruolo di ceo guida il team del defender, Bmw Oracle Racing, e da Vincenzo Onorato, il Challenger of Record, ovvero il «primo sfidante» il cui ruolo è (anche) trattare con il defender a nome di tutti i team che vorranno partecipare.

 

Coutts e Onorato durante la conferenza stampa ai Musei Capitolini (Benvegnù Guaitoli)
Coutts e Onorato durante la conferenza stampa ai Musei Capitolini (Benvegnù Guaitoli)

I TEMPI - La promessa di Larry Ellison, patron di Oracle, dopo il successo su Alinghi nell'inusuale sfida dei multiscafi a Valencia, era di dare alla Coppa America una nuova vita con regole condivise, parità di condizioni tra i partecipanti, più coinvolgimento e certezze per i team, gli sponsor, le tv. Il lavoro che Coutts e Onorato stanno facendo va in questa direzione. «Anche le regole saranno scritte insieme. E in futuro gli esperti legali dei team dovranno diventare soltanto esperti di regole di regata, non di contratti o codici» dice Coutts. Un lavoro non facile né breve ma che ha già alcune scadenze e alcune certezze. La prima riguarda gli scafi: la 34esima Coppa America si disputerà con barche diverse da quelle che abbiamo visto ai tempi di Luna Rossa. «Era un'esigenza diffusa - dice Russe Coutts - per una competizione moderna servono barche che possano essere più veloci, più spettacolari. Non abbiamo pensato di decidere noi come defender, ma di aprire la discussione a esperti, con una commissione aperta ai progettisti che in questi anni si sono occupati di Coppa America, agli ingegneri di tutti i team e ad altri tecnici che hanno esperienza di America's Cup»: Particolare importante: la discussione è aperta a ogni soluzione quindi esploriamo tutte le possibilità sia per monoscafi sia per multiscafi». Un impegno non facile, ma che comunque non sarà portato a tempi lunghi. E' Vincenzo On0rato con il suo Mascalzone Latino Audi Team, sfidante per la terza volta (ora con il giovane Club Nautico di Roma) a rendere nota la tabella di marcia decisa insieme a Bmw Oracle: «Entro fine agosto sarà pubblicato il protocollo - dice - entro fine settembre saranno annunciati tipo e caratteristiche delle nuove barche. Poi da ottobre sarà aperta la possibilità ai team di candidarsi come sfidanti. Ed entro la fine di dicembre sarà resa nota la sede della sfida di Coppa America».

IL LUOGO - Quest'ultima scelta, insieme alla data dell'evento, è quella che solleva più curiosità tra addetti ai lavori e appassionati. «Per la scelta della sede lavorerà un team di esperti in organizzazione sportiva. E' importante trovare il luogo giusto sia per l'aspetto delle regate sia perché alla Coppa America servono strutture logistiche e un villaggio di accoglienza e servizi». San Francisco, sede del Golden Gate Yacht Club, il circolo difeso da Bmw Oracle, è ovviamente in lizza. Ma Coutts conferma che verranno esaminate altre sedi, non solo americane. E soprattutto annuncia che defrnedre e Challengere intendono avviare una serie di eventi annuali preparatori, che permettano ai team una continuità tecnica e agli sponsor una maggiore visibilità. Già Alinghi, a dire il vero, prima della 32esima edizione aveva aperto questa strada con gli Act (uno dispotato anche in Italia, a Trapani). Una buona idea da rilanciare e magari potenziare, tenendo conto che ora è nato anche il circuito del Vuitton Trophy (prossimo appuntamento il 22 maggio alla Maddalena). Lo storico sponsor della selezione tra gli sfidanti non è ancora ufficialmente coinvolto nella prossima Coppa America. Ma è facile prevedere che, dopo la rottura con la gestione di Alinghi, la collaborazione riprenderà. Quindi si tratterà di trovare una soluzione pratica, cosa che è interesse di tutti i protagonisti. Infine la questione delle date per l'evento principale, ovvero la selezione degli sfidanti e la Coppa America vera e propria: «C'è tanto da lavorare, vogliamo fare le cose per bene ma senza perdere tempo... Ragionevolmente la prossima Coppa America si potrà disputare nel 2013 o nel 2014». Vale la pena di aspettare se il cammino appena cominciato porterà davvero le novità positive che defender e Challenger hanno annunciato.

Elio Girompini


11/11/2009

Alinghi cede: Coppa America a Valencia

Alinghi cede: Coppa America a Valencia

 

Lettera al giudice. E intanto l'avversario presenta un'ala che sostituisce la vela. Il defender: «Inutili colloqui. Oracle voleva solo rinviare perché in ritardo: ora ha la sede che ha chiesto»

 

Il maxi catamarano Alinghi 5 (Ansa)
Il maxi catamarano Alinghi 5 (Ansa)

Il braccio di ferro, forse, è davvero finito. La 33esima edizione della Coppa America si disputerà nel febbario 2010 a Valencia. Dopo un weekend infruttuoso di colloqui fra i rappresentanti di Alinghi e Oracle, in vista di una nuova decisione della Corte Suprema di New York sulla sede delle regate, arriva il comunicato del team svizzero che accetta la richiesta dello sfidante americano: si gareggia a Valencia in Spagna, sede dell'ultima edizione dell'America's Cup nel 2007. Alinghi aveva prima puntato sul Golfo Persico, negli Emirati Arabi, siglando un accordo per disputare le regate a Ras Al Khaimah. Ma un ricorso del team Usa, accolto dal giudice, ha mandato a monte tutto. La scorsa settimana la Società Nautica di Ginevra (il circolo cui fa riferimento Alinghi ed effettivo detentore del trofeo) ha avanzato un'ulteriore proposta per una sede nell'emisfero Sud: sulla costa Est dell'Australia tra Proserpine-Aerlie Beach e Townsville, due località del Queensland affacciate sull'oceano nella zona della Great Barrier.

IL CONFRONTO - Ma nel faccia a faccia dello scorso weekend il team Usa che rappresenta il Golden Gate Yacht Club ha mantenuto ferma la propria posizione con l'indicazione di Valencia. E si arriva alla svolta finale: la Société Nautique de Genève ha inviato oggi al giudice Kornreich della Suprema Corte di New York una lettera nella quale conferma che organizzerà il «Deed of Gift Match» a febbraio 2010 a Valencia, che sono «la località e le date ripetutamente richieste dal Challenger e già in precedenza stabilite dalla Corte». Il defender ha anche comunicato l'intenzione di pubblicare il Bando di regata della 33a America's Cup con effetto immediato. Ovviamente la strategia di Alinghi era diversa e il rammarico traspare dal comunicato: «In seguito alla decisione della Suprema Corte di New York, secondo la quale Ras Al Khaimah negli Emirati Arabi (prima scelta di SNG come sede per l'evento) non è valida perché non conforme al Deed of Gift, il Defender ha proposto due soluzioni alternative nell'Emisfero Sud: Proserpine-Aerlie Beach e Townsville in Australia. Si tratta di località dove le condizioni meteo in Febbraio sono quelle ideali per lo svolgimento della sfida. La reazione del GGYC è stata quella di cercare di ritardare lo svolgimento della Coppa, cercando di trarre vantaggi in termini di competitività, mentre SNG partecipa alle riunioni in buona fede con l'obiettivo di trovare una soluzione. SNG conferma dunque Valencia come sede per la 33esima America's Cup a febbraio del 2010».

Brad Butterworth (Afp)
Brad Butterworth (Afp)

ULTIMA CHANCE - Resta sul tappeto l'alternativa australiana perché «l'offerta al GGYC per una sede australiana nelle stesse date rimane sul tavolo fino 13 Novembre 2009, a patto che il GGYC accetti di ritirare ogni azione legale». Ma è difficile prevedere che Oracle faccia ora una retromarcia improvvisa. Brad Butterworth, skipper di Alinghi, che ha partecipato alle trattative a New York, ha espresso il suo disappunto per il risultato dei colloqui: «Abbiamo preso parte ai meeting in buona fede, pronti a fare concessioni nell'ottica di garantire il ritorno della Coppa in acqua a febbraio, per un duello tra due multiscafi che rappresentano lo stato dell'arte. Ancora una volta devo sottolineare il fatto che BMW Oracle ha partecipato con modalità tese esclusivamente a soddisfare i suoi interessi. Questa volta la loro priorità era quella di ritardare lo svolgimento della regata perché non sono pronti. Originariamente sono stati loro a insistere per Febbraio 2010, quando questo era ancora un vantaggio a loro favore. Ora devono accettare quella che è stata la loro stessa prima scelta. Credo di parlare veramente a nome di tutti quando dico che vogliamo che la Coppa torni il più presto possibile in acqua».

L'ala creata da Oracle per il trimarano (Sea&See)
L'ala creata da Oracle per il trimarano (Sea&See)

ALI E TECNOLOGIA - Insomma, agli uomini di Alinghi va bene anche il Mediteraneo in inverno, pur con un catamarano molto più adatto a brezze leggere, perché sono convinti che l'avversario sia lontano da un assetto accettabile per il proprio trimarano. E quindi cercano in ogni caso di non far slittare l'appuntamento, fissato per l'8 febbraio 2010. La sfida tecnologica è del resto molto estrema e quindi decisiva. Il trimarano di Oracle la scorsa settimana ha disalberato: segnale negativo, ma subito cancellato dall'annuncio della realizzazione di una vera e propria ala lunga 57 metri, che sostituirà la vela tradizionale. Le prime immagini della nuova soluzione trovata da Russel Coutts e dagli ingegneri del team di Larry Ellison sono impressionanti. Ma il tempo stringe e anche questa novità tanto eclatante e sicuramente affascinante va messa alla prova e studiata. Faranno in tempo?

 

 


Elio Girompini


28/08/2009

Velista 13enne non farà il giro del mondo

Velista 13enne non farà il giro del mondo

 

Laura Dekker bloccata da tribunale olandese e affidata ai servizi sociali: l'impresa sarebbe durata due anni, voleva partire a settembre. Due giorni fa il record è andato a un inglese

 

Laura Dekker (Afp)
Laura Dekker (Afp)

Laura Dekker, olandese di 13 anni, non può realizzare il suo sogno, almeno per il momento: circumnavigare il globo in barca a vela in solitaria. Motivo: è troppo giovane. Laura voleva partire a settembre, per diventare la più giovane velista ad aver realizzato l'impresa che sarebbe durata due anni.

SOTTO TUTELA - Lo stop è arrivato dalla giustizia olandese: il tribunale dei minori di Utrecht ha sospeso la patria potestà dei genitori per due mesi e ha deciso l'apertura di un'inchiesta per valutare l'impatto che una simile esperienza può avere sullo stato fisico e psichico della ragazza. Per due mesi i genitori dovranno negoziare tutte le decisioni importanti riguardanti la figlia. «Questo - spiega il tribunale - significa che Laura non può cominciare il suo viaggio intorno al mondo senza il consenso dei servizi sociali». La ragazza non era in aula. Il padre ha ascoltato la sentenza, ma non ha voluto rilasciare dichiarazioni. Erano stati proprio i servizi di protezione dell’infanzia a chiedere l’affidamento temporaneo, dopo che il padre aveva chiesto a luglio un’autorizzazione per dispensarla per due anni dall’obbligo scolastico.

NATA SU UNA BARCA - Laura Dekker aveva fatto parlare di sé anche in Gran Bretagna. A maggio, scrivono i media olandesi, era stata bloccata dalle autorità portuali di Lowestoft, che non volevano farla ripartire da sola sulla sua barca "Guppy". La ragazza il mare ce l'ha nel sangue, essendo nata da genitori patiti della vela. Non solo: quando è venuta al mondo, al largo delle coste neozelandesi, i genitori erano impegnati in un giro del mondo durato sette anni. Una famiglia davvero cosmopolita, tanto che Laura ha tre nazionalità: olandese, tedesca e neozelandese. Aveva pensato di trasferirsi in Nuova Zelanda per salpare sul suo "Guppy", ma le autorità olandesi hanno fatto sapere che i servizi di tutela dei minori del Paese avrebbero avuto lo stesso atteggiamento. Ma Laura non demorde: «Da quando ho dieci anni so che mi piacerebbe tantissimo fare il giro del mondo. Mi sembra una cosa molto carina», ha detto in tv. Un giorno il suo sogno diventerà realtà.

RECORD A UN INGLESE - Per il momento però il record di skipper più giovane ad aver girato il mondo in solitaria spetta a Mike Perham, inglese di 17 anni. Partito il 15 novembre 2008 da Portsmouth, ha viaggiato per 30mila miglia attraversando l'Atlantico, fino al Capo di Buona Speranza, raggiungendo poi l'Australia e la Nuova Zelanda. Da qui è ripartito verso nordest fino al Canale di Panama tornando così nell'Atlantico. Un viaggio in cui Perham ha sfidato il vento e le onde, affrontando anche numerosi problemi tecnici che lo hanno costretto a diverse soste. Dopo nove mesi, due giorni fa ha tagliato il traguardo situato tra Lizar Point, in Cornovaglia, e Ushant in Francia, scortato dalla Royal Navy che ha certificato la realizzazione del record. Anche Mike viene da una famiglia di appassionati navigatori. Il precedente record era stato stabilito dal 18enne australiano David Dicks.



09/11/2008

Soli con la barca a vela, serve lo psicologo

Soli con la barca a vela, serve lo psicologo

Al via dalla Francia il Vendée Globe, giro del mondo in solitaria. Non più di metà delle imbarcazioni taglierà il traguardo dei 45 mila km. A bordo Bibbia, iPod e cibo liofilizzato

 

 

 

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MILANO - La metà della flotta, trenta barche, non concluderà la regata. Statistiche, altro che vento del pessimismo. Perché per il Vendée Globe, giro del mondo a vela in solitario e senza scali, 6ª edizione, si salpa oggi da Les Sables d’Olonne, golfo di Biscaglia, senza sapere quando, e se, si torna. «Passeggera clandestina», chiamano la paura i capitani coraggiosi (17 francesi, 7 inglesi tra cui due donne, Dee Caffari e Samantha Davies, 2 svizzeri, uno spagnolo, un austriaco, un canadese e un americano) che hanno scelto questo viaggio dentro se stessi lungo 45 mila chilometri, la prova estrema della grande vela oceanica, tre mesi al timone parlando con la barca per non impazzire.

Un team di specialisti, medici e psicologi, assisterà i concorrenti da terra via radio. Ma a nulla servirono i loro sforzi, nel 2001, per risollevare dallo stato di prostrazione psicologica la giovane Ellen Mac Arthur, che l’Inghilterra adottò dopo averla sentita singhiozzare in diretta sulla Bbc e che solo i genitori, in collegamento dalla casa nel Derbyshire, riuscirono a dissuadere dal ritiro. Il corso di sopravvivenza pre-regata è obbligatorio. L’assicurazione sulla vita, caldamente consigliata. Il rischio è dietro ogni onda. Nel ’96 Pete Goss trasse in salvo il rivale Raphaël Dinelli, alla deriva sul gommone di salvataggio nel terribile Oceano Indiano, e in quell’edizione maledetta il canadese Gerry Roufs sparì nel nulla, inghiottito dal Pacifico del Sud, che sei mesi dopo sputò gli avanzi della sua barca sulle coste del Cile. Bertrand de Broc, infortunato, si ricucì la lingua seguendo le istruzioni del dottore. Rambo, in confronto, era un pivello.

Salpare per il Vendée, significa buttarsi con un paracadute bucato. Può andar bene, oppure no. «E se sopravvivi, diventi un amuleto ambulante» scherza ma non troppo Vincent Riou, recidivo (seconda Vendée) e campione in carica, stella dello squadrone francese che vivrà l’evento con la passione di un Mondiale di calcio, l’uomo che sussurra alle vele e che punta ad abbassare il record: mettersi il mare in tasca in meno di 80 giorni (il primato, che gli appartiene dal 2005, è di 87 giorni, 10 ore, 47’55’’), alla faccia del buon senso e della fantasia di Jules Verne. La sfida è tecnica, fisica e psicologica. L’assenza di scali ne aumenta il coefficiente di difficoltà: se l’affidabilità dello scafo è già un’incognita, la solidità mentale dei solitari nei Quaranta ruggenti e nei Cinquanta urlanti, navigando tra il 40˚ e il 50˚ parallelo dell’Emisfero Sud e doppiando i tre Capi (Buona Speranza, Leeuwin, Horn), sarà la variabile sulla quale costruire un’avventura indimenticabile o un viaggio senza ritorno. «Laggiù non c’è sole, il mare è grigio, fa freddo, il vento soffia a 60 kmall’ora e le onde possono raggiungere otto metri d’altezza - ricorda Isabelle Autissier, leggenda francese di una vela che non esiste più ma che conserva ottima memoria -. Laggiù ti senti lontanissimo dal resto del genere umano. Il Vendée è come guardare in faccia un fantasma per cento giorni. L’equilibrio è fondamentale».

Loïck Peyron, il più giovane della dinastia di fratelli velisti, non si terrà tutto dentro: «Il terzo giorno di regata comincio a confidarmi con il mio scafo e non mi fermo più». Dee Caffari studierà il francese: «Al mio ritorno desidero parlarlo perfettamente». C’è chi ha imbarcato, in una cambusa prevalentemente di cibi liofilizzati per non appesantire troppo la barca, orsetti di peluche, foto dei figli, sciroppo di menta per mascherare il gusto dell’acqua desalinizzata, resistenze elettriche da usare tra gli iceberg, l’iPod, la Bibbia. Gonfiare le vele di fede, oltre che di vento, scalda l’anima. E, forse, anche un po’ le mani.