03/05/2009
Sesso, veleni e reality. Ecco «La Suite»
Sesso, veleni e reality. Ecco «La Suite»
Visita sul set (tutto toscano) del film del regista e produttore fiorentino Fabrizio Manfredini. La tv tra cinismo e intrighi di potere. Con Viale Mazzini ricostruito alla periferia di Prato
Rosaria Cannavò
La vipera è un reality che parla toscano e ha il volto di Rosaria Cannavò, avviluppata da un tatuaggio che le sale dal piede sinistro su per la caviglia e da un tailleur pericoloso come un’arma di seduzione di massa. Si accendono le luci della fiction dentro le stanze del potere televisivo: è una piccola «Viale Mazzini» quella che il regista e produttore Fabrizio Manfredini ha ricostruito nella periferia pratese, al secondo piano di un palazzo dietro il centro commerciale Coop, nella sede di Very Office, per un set cinematografico di produzione interamente fiorentina che sta mettendo in scena «un reality sui reality».

Sul set del film «La Suite», girato a Firenze P a Prato, prodotto e diretto da Fabrizio Manfredini. Qui il «cattivo» Marco predolin in sala trucco (fotoservizio: Gianluca Panella / Manfredini’s Entertainment)

Il presidente è l'ex calciatore Antonio Cabrini

L'intero set
LA SUITE - Si chiama La Suite e racconta gli intrecci di sesso, potere, inganni e denaro intorno all’universo televisivo. La temperatura erotica è alta: Susy Frecceri, il personaggio della showgirl siciliana, è intenta a solleticare la vanità del Presidente della televisione pubblica, Antonio Cabrini. L’obiettivo è scucirgli la firma su un contratto: sale la gonna, scende la scollatura, ma ai compromessi no, «non scendiamo, né io né il mio personaggio: è questo che mi piace di Susy». E già prepara la pugnalata che lo disarcionerà dalla poltrona. Anche la tv, come la vita, è fatta a scale. Una pugnalata e scendi. Un’altra, e sali. Ma è fatta anche di ascensori. E il fiorentino Fabrizio Manfredini, al suo debutto come regista e produttore de La Suite, ha una vera ossessione per gli ascensori.
IN AUTUNNO IN TV O AL CINEMA - Ha appena finito di girare l’ultimo ciak di questa sua opera prima che vedrà la luce degli schermi tv (o cinematografici? Ancora non lo sa) in autunno. Gira in Hdtv, «con un look un po’ da spot e un po’ da film — spiega il direttore della fotografia Leonardo Torrini — un sapore di pubblicità e videoclip». Tutto nasce da un’ossessione: «Mi sono sempre chiesto cosa succederebbe se un maniaco entrasse in ascensore » spiega Manfredini, che ha preso questa sua immagine da incubo e l’ha immersa nel mondo dei reality. «Abbiamo realizzato il 70 per cento del film a Firenze: prima all’Affratellamento, poi all’Hotel Mediterraneo, e in tante altre location — racconta il regista, la cui carriera lo sta per portare nei paesi arabi, dove distribuirà per Mediaset Centovetrine e Il capo dei capi — A giugno sarà un anno che lavoriamo, ma finiremo prima ». «Il progetto nasce in modo molto frivolo, leggero, dalla mia grande ammirazione per i reality: li amo, non li critico, li considero geniali nel loro contesto».
IL CAST - Nel cast sono tutti ex di qualche «casa», che sia I’isola dei famosi, La Talpa o La Fattoria: oltre a Cabrini e alla Cannavò, c’è anche Raffaello Tonon. Insomma, tutta gente che sa di ciò che si parla e che ha cognomi non casuali: lei si chiama «Frecceri», come l’ex direttore di Rai2 ma con la «i» finale. Intorno a loro anche una serie di «attori veri», da Amerigo Fontani (lo scemo delle uova in La vita è bella) a Gianluigi Tosto. Il vero protagonista però è Marco Predolin, protagonista anche di una serie di «fuori onda» comici che hanno paralizzato l’ultima mattina di riprese. Il suo personaggio si chiama Frank Gilletti, come Massimo Giletti ma con una «elle» in più. Nella scena conclusiva, in cui dà una lezione di potere a Cabrini e Tonon, è aggressivo, un diavolo, poi cane bastonato, afflosciato sulla sedia. Insomma, sì, si ride, ma si fa anche sul serio. «Sono io il cattivo — racconta — inciuciato con la politica, la chiesa, insomma con tutto: lavorare in tv ti fa capire che su questo set siamo nel pieno della realtà». La spiega Tonon: «Analizziamo le situazioni legate alla tv, là dove c’è il potere ci sono tutti i giochi che qui raccontiamo: è un film manzoniano, perché i personaggi sono qui, oggi, ma anche domani, o nel milleseicento, non conta».
ROSARIA CANNAVO' - Le aspettative sexy sono tutte su di lei, la calendar-girl di Matrix Rosaria Cannavò. Era «la fidanzata di un calciatore di cui non voglio più parlare... ». Non ne parla lei ma il resto d’Italia sì, perché si tratta della testa calda Antonio Cassano. «Meglio parlare del mio attuale, anche lui un calciatore, è Christian Panucci». Calciomaniaca: «Mi piacerebbe fare la giornalista sportiva». Nel film recita anche un vero direttore di produzione Mediaset: è Giorgio Chessari, che interpreta il Ministro per le Telecomunazioni. «Era il sogno della sua vita — dice Manfredini — passare per una volta da dietro le quinte a davanti alla camera».
Edoardo Semmola
19:36 Scritto in CINEMA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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20/03/2009
Erba thriller
Erba thriller
In riva al lago dove hanno giocato Lombardi e Borgonovo. Salgono a sei i casi di Sla legati allo stadio di Como. Veleni e vernici nel mirino
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| Stefano Borgonovo |
COMO — Se questi fili d'erba potessero parlare si esprimerebbero in laghé con la cadenza saltellante della musica di Van de Sfroos che fa ballare il Sinigaglia prima delle partite e racconterebbero storie di confine e sogni in parastinchi, dal paradiso della A (13 campionati, un sesto posto come miglior risultato nella stagione del debutto, '49-'50) al precipizio della serie D, polenta uncia e belloni venuti da Hollywood, pugni dati (Ferrigno) e pugni presi (Bertolotti), perché nemmeno un uomo di mondo come George Clooney può immaginare che una gelida domenica del novembre 2000 negli spogliatoi di questo stadio si sfiorò la tragedia e che la sua erba, questi fili bagnati dall'umidità del lago, è entrata dentro il fascicolo di un'inchiesta della Procura di Torino che scava tra morti e malati, Sla e patologie letali, fregandosene della classifica (6˚ a 43 punti in C2) e dei gol di Luca Facchetti, il centravanti col futuro nel cognome sulle cui spalle (larghe) appoggia la voglia di rinascita.
I casi di sclerosi laterale amiotrofica, la malattia dei calciatori, che affondano le radici nei centodue anni di vita del Football Club Como sono diventati sei. Il più celebre è Stefano Borgonovo, 86 presenze e 16 reti, 45 anni martedì, malato da quattro. Il più rimpianto Adriano Lombardi, regista carismatico degli anni Settanta (132 presenze), deceduto nel 2007. L'ultimo emerso Maurizio Gabbana, due stagioni in B ('76-'78); era l'alternativa ideale a Fontolan. Il meno noto Celestino Meroni, amatissimo fratello di Gigi con cui era cresciuto nel vivaio della società lariana prima che la farfalla prendesse il (breve) volo verso il mito granata: morto anche lui, nel 2001, di Sla. Albano Canazza, divorato dalla sclerosi laterale amiotrofica a 38 anni. E Piergiorgio Corno, che tra violente onde d'affetto e rassegnazione quella roccia di sua moglie Mariagrazia definisce «il recordman»: 6 presenze ('65-'66), un quasi gol alla Cremonese (che ha la sua vittima di morbo di Gehrig: Attilio Tassi), 15 anni marcato a uomo, molto molto stretto, dalla Sla. Piergiorgio lotta in un letto della villetta di Albate, irrorato da una commovente spiritualità: «Nella mia vita ho capito che nulla è accaduto per caso — ha scritto proprio ieri sul suo computer —. Più volte la presenza di un'entità superiore si è manifestata e per questo vedo la Sla come un percorso che ha una sua ragione, che non capirò mai con la razionalità umana. Ma verrà un momento in cui tutto sarà chiaro».
E che dire del tumore di Guido Quadri, della leucemia di Andrea Fortunato, della vasculopatia cardiaca di Giuseppe Longoni, brevemente transitati dal Sinigaglia, dal campo d'allenamento di Orsenigo e dall'esistenza? Il mistero dell'erba di Como potrebbe risalire ai primi del '900, ai tempi della bonifica della zona paludosa alla foce del torrente Cosia, quando i barconi carichi di rifiuti tossici provenienti dalle fonderie di Dongo attraccavano proprio là, all'orizzonte dello storico «buco» nel settore distinti sparito negli anni Novanta in una ristrutturazione del Sinigaglia. Se fossero davvero i veleni nel sottosuolo (cadmio, cromo, piombo, manganese, nichel) a causare l'impazzimento del motoneurone alla base della Sla, avrebbe ragione Oscar Brevi, capitano del Como di Stefano Di Chiara, quando dice che «io sono scettico, al Sinigaglia giochiamo 16-17 partite a stagione, però non dovrebbe essere difficile appurarlo, cosa impedisce di analizzare il terreno, cercare sotto l'erba e sotto lo stadio?» anche se alla tesi dell'erba killer da queste parti non crede nessuno, «una panzana» sbotta Mariagrazia Corno, «mai sentito parlare di materiali tossici » dice Paolo Mascetti per cinquant'anni medico sociale del Como, «al massimo carbone cotto, marogna come diciamo noi in dialetto, per aiutare il drenaggio del prato» ricorda Livio Prada, lucidissimo 79enne, factotum lariano dagli anni Quaranta a oggi, la memoria storica a cui nominare Meroni Gigi nato all'oratorio di San Bartolomeo, provincia del Sinigaglia, fa bagnare ancora gli occhi. Eppure si indaga anche in questa direzione, guai a lasciare qualcosa di intentato: gli ispettori di Guariniello hanno fatto due sopralluoghi, si sono portati via avanzi di antiparassitari e vecchi barattoli incrostati di vernice verde, a Como, come in tutta Italia, si spennellano i campi per nascondere le tracce della gramigna, pratica confermata al pm dagli antichi manutentori del prato dello stadio, funghicidi a base di formaldeide (potentissimo antibatterico) e mani di verde per truccare un campo di patate da diva, si studiano gli effetti neurotossici sull'essere umano, calciatori inclusi. Dove cresceva l'erba ora c'è un giallo drammatico e intrigante da risolvere. E la bruma sottile, che sale dal lago mentre Di Chiara manda la squadra sotto la doccia, rende tutto meno chiaro
Gaia Piccardi
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28/02/2009
Cani, crocchette killer alla melamina
Cani, crocchette killer alla melamina
Radicali: divulgare informazioni. Il pm Guariniello: negli Usa migliaia di animali deceduti. Due animali sono morti nel Veneto. Indagini su un’azienda di Pavia. Il ministero le ritira
ROMA — Due cani morti e un’azienda di cibo per animali sotto accusa per aver utilizzato, nella fabbricazione degli alimenti, farina contenente melamina, la stessa sostanza tossica del latte cinese. Lo scandalo del cibo al veleno è arrivato in Italia. Fra novembre e dicembre dello scorso anno, un’allevatrice di cani di San Fior, Treviso, richiede all’Istituto zooprofilattico delle Venezie un esame autoptico su un maltese e un lhasa apso (piccolo cane di compagnia) morti per nefrite e blocchi renali sospetti.
Il veterinario fornisce alcuni referti, fra cui un campione di mangime. «L’esame ha rivelato che il prodotto conteneva melamina, utilizzata per produrre plastiche e vietata nell’alimentazione, in cui determina un falso aumento del valore proteico. Perciò il consumo del mangime era in diretta relazione con il decesso degli animali», spiega Stefano Marangon, direttore sanitario dello Zooprofilattico. A preoccuparsi sono gli animalisti. Esce un comunicato della Lega anticaccia del Veneto che mette in guardia i proprietari di cani e gatti riguardo alla probabilità che circolino in commercio crocchette contaminate. Poi gli Animalisti italiani chiedono al ministero della Salute di rendere noto il nome della ditta: «Se la gente ha il prodotto in casa, ha il diritto di sapere », dice il direttore scientifico Ilaria Ferri. La senatrice dei Radicali-Pd Donatella Poretti presenta un’interrogazione: «La questione è grave — dice —. La vita degli animali ha molta importanza e ritengo che chiarezza e informazione siano il punto di partenza necessario a evitare ogni allarmismo». E Carlotta Bernasconi, vice presidente della Federazione nazionale dell’Ordine dei Veterinari, aggiunge: «C’è chi ha scorte di cibo contaminato e lo ignora: va comunicato immediatamente ».
Ieri la svolta. Il ministero della Salute ha reso pubblico il nome dell’azienda. Si tratta della Diusapet di Marzano, in provincia di Pavia, che realizza prodotti in proprio ma anche farine per conto terzi. Dichiara Gaetana Ferri, direttore della Sanità pubblica veterinaria: «I servizi hanno compiuto campionamenti ufficiali e i mangimi trovati positivi sono stati sottoposti a vincolo sanitario». Il cibo contaminato sta per essere ritirato. Lo dice una nota del ministero: «Si sta provvedendo al ritiro dei quantitativi di tali mangimi eventualmente ancora presenti sul circuito commerciale ». Secondo la Ferri, si tratta di farine animali di origine nazionale, tranne una, di provenienza comunitaria, «su cui si centrano i maggiori sospetti, poiché riteniamo i controlli italiani eccellenti». E ammette la probabile necessità di un’indagine retrospettiva anche oltre frontiera, per ricostruire i percorsi della farina tossica, nostrana o straniera che sia.
Il primo sforzo di tracciabilità viene proprio dalla Diusapet, che si dichiara «costernata» e espone la ricostruzione fatta assieme alla Asl di Pavia: «Da controlli, tutti i campioni delle produzioni attuali, così come quelli di maggio e giugno 2008, sono risultati regolari, mentre sono positivi alla melamina i due lotti della prima settimana di aprile 2008 dei mangimi "Cuccioli" e "Mantenimento Duck & Barley", di cui è stato disposto il ritiro dal mercato». Anche Raffaele Guariniello, sostituto procuratore di Torino, segue da mesi un’indagine sulla melamina: «La sto portando avanti con i Nas di Torino e Bologna. Nasce da uno studio americano, dove sono morti migliaia di cani e gatti per avvelenamento di questo genere». L’indagine avrebbe già prodotto risultati: a Bologna i Nas hanno trovato mangime contaminato in un allevamento di suini.
15:09 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: pavia, nas, cani, veleni, avvelenati, croccantini, killer, melanina, animali, deceduti, morti, veneto | OKNOtizie |
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