28/09/2011

I costruttori fischiano il ministro delle Infrastrutture Matteoli: «Vergogna»

I costruttori fischiano il ministro delle Infrastrutture Matteoli: «Vergogna»

Contestazioni all'Ance, l'Associazione degli imprenditori edili. Alcuni lasciano la sala in segno di protesta

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07/09/2010

L'orribile sospetto Tomizawa morto in pista

L'orribile sospetto Tomizawa morto in pista

Troppe domande senza risposta, troppi casi strani nelle dichiarazioni dei piloti. Fino alla clamorosa ammissione di Jorge Lorenzo. La testimonianza di uno spettatore. Ora il procuratore della Repubblica di Rimini ha aperto un fascicolo d'inchiesta

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28/10/2009

Il Real diventa rosso di vergogna perde per 4-0 da una squadra di C

Il Real diventa rosso di vergogna perde per 4-0 da una squadra di C

 

Merengues sconfitte dall'Alcorcon nei sedicesimi di finale di Coppa del Re. Mancavano le stelle, ma i tifosi processano il tecnico Pellegrini

 

Benzema, durante la partita persa con l'Alcorcon (Ap)
Benzema, durante la partita persa con l'Alcorcon (Ap)

MADRID - A che serve comprare Kakà, Cristiano Ronaldo, Benzema e tanti altri spendendo oltre 250 milioni di euro, se poi perdi per 4-0 da una formazione di serie C? Se lo devono essere chiesti i tifosi del Real Madrid dopo l'umiliante sconfitta in casa dell'Alcorcon, club che per l'appunto milita nella serie C spagnola, in un match valido per i sedicesimi di finale di Coppa del Re. Una sconfitta indecorosa che entra nella storia (peggiore) di uno dei club più titolati d'Europa.

SCONFITTA SENZA SCUSE - La stampa iberica si è scatenata, parlando di «vergogna», di squadra «ridicola», di «choc». È vero che martedì le merengues erano privi di Cristiano Ronaldo, Kakà, Sergio Ramos, Xabi Alonso e Casillas. Ma se andiamo a vedere mentre il Real Madrid fattura 420 milioni di euro l'anno, l'Alcoron supera a stento gli 1,2 milioni di euro di bilancio annuale, vale a dire più o meno un mese dello stipendio di Kakà. Un'umiliazione, quella di martedì, che complica ancor di più la vita di Manuel Pellegrini, tecnico sempre più a rischio, a un passo dall'esonero, per non aver saputo trovare gli equilibri giusti, in campionato e in Champions, anche quando le «stelle» della sua formazione sono tutte a disposizione. Il dg del Real, Jorge Valdano, ha chiesto «perdono» al popolo madridista, ma la posizione di Pellegrini non cambia, è la stessa che c'era prima di questa partita. «Dobbiamo uscirne con professionalità - ha detto l'ex calciatore - è stata una notte triste, ma siamo convinti che supereremo questo momento difficile. Non è l'ora di parlare di esoneri, serve umiltà e lavoro». Da Valdano a Pellegrini che non ha problemi a parlare di «vergogna». «Non mi spiego quello che è successo, dobbiamo prenderci le nostre responsabilità e andare avanti. Esonero? Non è una domanda da fare a me - spiega l'ex tecnico del Villarreal -, ma di sicuro non ho nessuna intenzione di dimettermi, dobbiamo reagire e lo faremo lavorando sul campo».


25/10/2009

Per la prima volta nella storia l'Italia sorpassa l'inghilterra, e i sudditi restano scioccati

Per la prima volta nella storia l'Italia sorpassa l'inghilterra, e i sudditi restano scioccati

 

"Vergogna. Noi inglesi sorpassati dall’Italia"

 

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La festa è finita. «The party is over». Ma anche il Labour «party», il partito del premier Gordon Brown, è ormai moribondo, come suggerisce il gioco di parole sempre più in voga a Londra. Se gli inglesi aspettavano una risposta rassicurante alla domanda che qualche tempo fa, quando la recessione era appena cominciata, veniva posta da commentatori politici e analisti economici - «il nostro Paese sta cadendo a pezzi?» - la replica peggiore, a sorpresa, è arrivata dall’Istituto nazionale di Statistica. L’economia del Regno Unito è in calo per il sesto trimestre consecutivo, ha subìto un’ultima contrazione dello 0,4% fra luglio e settembre: la più lunga dal secondo dopoguerra. Da quando la recessione è iniziata la Gran Bretagna ha lasciato sul piatto 5,9 punti percentuali di Pil. Ma quel che è peggio - sottolineava ieri il Telegraph - è che è stata battuta dall’Italia. È la prima volta in oltre dieci anni. Uno choc per i cittadini d’Oltremanica. Una débâcle per il governo di Gordon Brown che ha sborsato oltre mille miliardi per la banche, che porterà entro il prossimo anno il deficit pubblico alla cifra record di 175 miliardi ma che non riesce a limitare i danni di una recessione a causa della quale sono andati persi 600mila posti di lavoro dall’inizio della crisi.
«L’economia inglese continua a contrarsi e fa assomigliare sempre più questa recessione a una depressione», dice il presidente del Cipd britannico, il principale istituto europeo per lo Sviluppo. Una «depressione» anche in senso psicologico, si direbbe. Le bottiglie di champagne sono rimaste chiuse ieri nella City. Un doppia beffa per gli inglesi, a cui nel 2001 l’allora cancelliere dello Scacchiere - responsabile dell’Economia - e attuale primo ministro vantava orgoglioso il sorpasso del Regno Unito su Italia e Francia e a cui ha ripetuto senza sosta negli ultimi mesi che Londra avrebbe superato la tempesta meglio di altri Paesi.
È lo choc del «sorpasso» per i sudditi di Sua maestà dopo quella prima volta nell’87, quando l’economia italiana batté quella inglese fra lo stupore generale. Ora ci risiamo. Un durissimo colpo all’orgoglio British, ferito anche dal crollo della sterlina - simbolo per eccellenza dei fasti dell’ex impero - sia sull’euro che sul dollaro, ancora una volta a un passo dalla parità. Per il premier Gordon Brown potrebbe essere il de profundis.
Artefice delle glorie della Cool Britannia, padre insieme con l’ex premier Tony Blair dei fasti e degli eccessi del decennio di crescita sotto il New Labour, Gordon Brown è ormai un «dead man walking», un premier con le ore contate. Non è un caso che George Osborne, rampollo della più snob aristocrazia britannica, sia ora il cavallo su cui puntano gli uomini d’affari, in attesa che i conservatori di David Cameron conquistino Downing street e lui - che per le politiche del prossimo anno avrà 39 anni - prenda in mano le redini dell’Economia dopo aver promesso il congelamento degli stipendi dei dipendenti pubblici e la cancellazione dei benefici fiscali alle famiglie con redditi oltre i 55mila euro. Sì, la festa è proprio finita.


22/06/2009

Italia, che batosta dal Brasile: 3-0

Italia, che batosta dal Brasile: 3-0

 

Azzurri eliminati dalla Confederations Cup. Lippi sbaglia la formazione. Nel finale fallito il gol qualificazione. Usa-Egitto 3-0: passano gli americani

 

Toni e Rossi sono l'immagine della sconfitta (Ap)
Toni e Rossi sono l'immagine della sconfitta (Ap)

PRETORIA - Inutili. È l'aggettivo giusto per gli azzurri scesi in campo contro il Brasile, che si è imposto con un imperioso 3-0 e ha eliminato gli azzurri dalla Confederations Cup. L'incredibile successo 3-0 degli Usa sull'Egitto qualifica per la semifinale gli americani, che se la vedranno con la Spagna, mentre il Brasile affronterà i padroni di casa del Sudafrica. Nel giorno del 39mo anniversario della finale mondiale di Messico '70 (Brasile-Italia 4-1), i carioca impartiscono all'Italia un'altra lezione.

LIPPI, QUANTI ERRORI - Si parte con una formazione sbagliata del ct Marcello Lippi, che in difesa opta inspiegabilmente per Dossena al posto di Grosso, e il giocatore del Liverpool causerà il ridicolo autogol della terza segnatura carioca più l'intervento sbagliato che spalanca a Luis Fabiano l'occasione del 2-0. A centrocampo dà fiducia a Montolivo al posto di Gattuso, rimette Camoranesi al posto di Giuseppe Rossi, più Toni per Quagliarella. Poi capisce di aver sbagliato e già al 38' del primo tempo toglie Iaquinta per Rossi, e nella ripresa via Toni e Montolivo per Gilardino e Pepe.

DOMINIO - Nel primo tempo il Brasile domina in lungo e in largo: il primo e unico tiro degli azzurri (alto) arriva al 28' con Camoranesi. La difesa imbriglia bene Kakà, ma Luis Fabiano, Robinho e Maicon impazzano, mentre al centro Felipe Melo e Gilberto Silva fanno ordine. L'Italia fa fatica a uscire dalla propria metà campo e in alcuni casi è un vero e proprio assedio. Buffon salva la porta un paio di volte e al 33' Lucio su rimpallo prende l'incrocio dei pali. È l'annuncio del gol, che arriva puntuale al 37' con Luis Fabiano (il migliore in campo). Cannavaro sbaglia il fuorigioco, l'attaccante del Siviglia si trova davanti al portiere e non fallisce. Al 43' doppietta di Luis Fabiano con scambio volante con Kakà e Dossena che non chiude. Tracollo Italia un minuto dopo con autogol di Dossena su cross di Robinho che avrebbe messo ancora Luis Fabiano solo davanti a Buffon. Gli azzurri non incassavano tre gol nel primo tempo dal 1957 contro la Jugoslavia.

RIPRESA - Nel secondo tempo l'Italia mette almeno un po' d'orgoglio, ma il Brasile controlla la partita senza fare eccessiva fatica e in contropiede è sempre pericoloso. Nel finale gli azzurri sbagliano anche un paio di buone occasioni con Gilardino e Pepe (su uscita sbagliata di Julio Cesar).

«CONDIZIONI NON OTTIMALI, PIANO CON I GIOVANI» - «Il Brasile è una delle squadre più forti del mondo e noi ci siamo presentati in condizione non brillante. Questo è quello che possiamo fare adesso. E ho detto adesso. Non vuol dire che anche in futuro sarà così. Certo ora non meritavamo di più». Questa la giustificazione di Lippi dopo la batosta carioca. «Siamo fuori e ci dispace molto, ma il nostro cammino prosegue. Dall'esterno devono stare calmi e non spingere con i giovani, perché ci vuole personalità, esperienza, una certa abitudine a certe partite». Fabio Cannavaro, che con 126 partite ha uguagliato il record di Paolo Maldini in azzurro: «Usciamo con due sconfitte di fila e questo ci fa male. Siamo venuti qui per provare alcune cose, far fare esperienza ai ragazzi, ma questa Confederations non deve farci perdere di vista il nostro obiettivo che è la qualificazione ai mondiali».

PROSSIMI IMPEGNI - L'Italia tornerà in campo il 12 agosto a Basilea per un'amichevole con la Svizzera. Il 5 settembre trasferta in Georgia per le qualificazioni mondiali e il 9 a Torino con la Bulgaria.


10/04/2009

Violenza: con il compagno gay uomo abusava dei quattro nipoti

Violenza: con il compagno gay uomo abusava dei quattro nipoti

 

Taranto - Il padre delle vittime arrestato con l'amico. I ragazzi narcotizzati e molestati per 10 anni. La moglie del convivente suicida per la vergogna

 

TARANTO - Una storia terribile che somiglia al finale inquietante di un libro di Stieg Larsson. Un «plot» che stavolta era tutto vero, tutto tremendamente reale. Un vero orrore. Due uomini, legati da una relazione omosessuale, avrebbero narcotizzato e costretto per oltre dieci anni quattro minorenni a subire abusi sessuali. Per questo i due conviventi, di 39 e 58 anni, entrambi di Taranto (il primo dei quali è lo zio delle vittime), sono stati arrestati (ma uno era già dietro le sbarre) dai carabinieri in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip del tribunale jonico Patrizia Todisco su richiesta del pm Filomena Di Tursi.

Solo il trentanovenne è stato arrestato questa mattina. All’altro indagato, infatti, il provvedimento restrittivo è stato notificato in carcere dove già sconta una condanna alla pena di due anni e sei mesi per abusi sessuali sul figlio. Le vittime sono un ragazzo di 21 anni, una ragazza di 19 anni, e due gemelli (maschio e femmina) di 16 anni. L’inchiesta è stata avviata nel novembre del 2008 dopo la denuncia da parte della madre delle vittime. Quest'ultima poi hanno confermato le accuse nel corso di un incidente probatorio. Le violenze - secondo l’accusa - si sarebbero protratte da quando i due gemelli avevano cinque anni e fino al 2007. I ragazzi vivono ora in una casa famiglia, ma per più di dieci anni hanno trascorso i fine settimana con il padre ed il suo convivente. Le violenze si sarebbero consumate in una casa di campagna e nell’abitazione del trentanovenne. Uno vero inferno, nel silenzio generale.

La moglie dell’uomo di 58 anni, a cui è stata notificata in carcere l’ordinanza di custodia si suicidò nel 1991 dopo aver scoperto che il marito aveva violentato il loro figlio. Un'altra vittima della terribile storia. Il cinquantottenne è tornato in carcere nel febbraio scorso dopo che la sentenza di condanna alla pena di due anni e sei mesi di reclusione per la violenza sessuale è passata in giudicato.

Un vero campionario degli orrori nel racconto dei ragazzi. «Mettevano qualcosa nel latte o nel succo di frutta e poi ci costringevano a bere. Dopo qualche minuto non capivamo più niente». È una delle dichiarazioni rilasciate nel corso dell'incidente probatorio. I ragazzini - a quanto è dato sapere - venivano presi dal loro papà due per volta dalla casa famiglia in cui vivevano. I primi, i più grandi, venivano accompagnati a casa e violentati. Poi toccava ai due gemelli.


19/03/2009

Parenti in cattedra, atenei da vergogna

Parenti in cattedra, atenei da vergogna

 

In libreria «Parentopoli»: Favoritismi, corruzione, concorsi truccati: è l'ultimo scandalo. Raccolte dal giornalista Nino Luca le segnalazioni inviate al Corriere.it sull'università italiana

 

«Parentopoli. Quando l'università e affare di famiglia» (Marsilio)
«Parentopoli. Quando l'università e affare di famiglia» (Marsilio)

Se in vita vostra avete solo collaborato a un lavoro «scientifico» di una pagina (una!) scritto con altre cinque persone e presentato a un convegno ma mai pubblicato su una rivista internazionale, non disperate: potete sempre vincere un concorso universitario. Basta esser nati sotto la giusta congiunzione astrale. Come successe al «professor» Giovanni Lanteri. Che vinse appunto un posto da «associato» all'Università di Messina presentando 2 pubblicazioni. La prima («Studio preliminare sull'espressione immunoistochimica dell'Eritropoietina...») fu subito scartata dagli stessi commissari: «Non venga presa in considerazione ai fini della presente valutazione». La seconda («A new outbreak of photobacteriosis in Sicily») è finita nel fascicolo dell'inchiesta giudiziaria col giudizio del Ministero dell'Università consultato dai magistrati: «Priva di rigore metodologico. Non è possibile individuare il singolo apporto di ciascuno dei sei autori».

L'episodio, sconcertante, è uno dei tantissimi raccolti da Nino Luca, giornalista del Corriere.it, in un libro appena uscito da Marsilio: «Parentopoli». Quando l'università è affare di famiglia. Un reportage durissimo e spassoso su uno degli aspetti più controversi dell'università, quello dei concorsi sospetti. Che troppo spesso finiscono col consegnare la cattedra a mogli, figli, cognati, amici e amici degli amici. Immaginiamo già l'obiezione: non ci son solo i baroni e le clientele e le apocalittiche classifiche internazionali! Giusto. È vero che la situazione «cambia drasticamente se si concentra l'analisi sulle singole aree disciplinari» (come ricorda Domenico Marinucci, direttore del Dipartimento di Matematica di Tor Vergata, 19° in Europa tra le eccellenze del settore e meno afflitto dalla cronica povertà di docenti stranieri), vero che nelle «hit parade» avulse la «Normale» è stabilmente nelle prime venti al mondo, vero che tanti ragazzi usciti dai nostri atenei vanno alla conquista del mondo.

Il reportage di Nino Luca, però, proprio per l'abbondanza di episodi così incredibili da risultare irresistibilmente comici, mette spavento. A partire dalla disinvolta e allegra spudoratezza con cui tanti rettori irridono alle perplessità di chi non riesce a capacitarsi di come, ad esempio, possano essere circondati da tanti parenti. Come Gennaro Ferrara, da 22 anni alla guida della Parthenope di Napoli: «Ma lei vuole fare un articolo serio o un articolo scherzoso? No, perché se lei vuole fare un articolo scherzoso, io ci sto». Come mai ha portato con sé all'università la seconda moglie, il di lei fratello, la figlia e i mariti delle due figlie? La risposta: «Se trattiamo “parentopoli” in termini scandalistici non va bene». Poveri figli, poi...«Devono dimostrare ogni giorno di valere...». Alcuni casi raccontati sono noti, come quello d'una torinese bocciata a un concorso che mesi fa si sfogò con «La Stampa» d'esser stata trombata, scusate il bisticcio, perché non aveva «più voluto compiacere sessualmente» il direttore della scuola di specializzazione. O quello della famiglia Massari che «porta l'Università di Bari nel Guinness dei primati» grazie al piazzamento nei dintorni della facoltà di economia di otto-Massari-otto: Antonella, Fabrizio, Francesco Saverio, Gian Siro, Gilberto, Lanfranco, Manuela e Stefania. O quello del preside di Medicina e rettore della «Sapienza» Luigi Frati («Parentopoli? Voi giornalisti sapete fare solo folclore!», ha urlato a Luca), un uomo tutto casa e ufficio dato che nella sua facoltà lavorano la moglie Luciana Angeletti, il figlio Giacomo e la figlia Paola, che nell'aula magna di Patologia ha fatto la festa di nozze. Altri casi sono meno conosciuti. Come quello di un recentissimo concorso per due posti alla Facoltà di Medicina e Chirurgia della Bicocca di Milano con cinque soli concorrenti tra i quali tre figli (due vittoriosi, ovvio) di docenti della stessa Facoltà di Medicina e Chirurgia. O quello della condanna a un anno di reclusione per abuso d'ufficio (pena sospesa) e a uno d'interdizione dai pubblici uffici (per aver danneggiato la professoressa Antonina Alberti durante un concorso) di Fernanda Caizzi Decleva, moglie del presidente in carica della Crui, la conferenza dei rettori.

La cosa più interessante del reportage, però, al di là della sottolineatura di certe bizzarrie (come quella che riguarda l'ex rettore di Bologna Fabio Roversi Monaco, che ha incassato 11 lauree honoris causa da vari atenei mondiali distribuendone in parallelo 160 a gente varia, da Madre Teresa di Calcutta a Valentino Rossi), sono le chiacchierate tra l'autore e alcuni dei protagonisti del mondo accademico italiano. Come quella con Augusto Preti, che diventò rettore a Brescia nel lontanissimo 1983, quando erano ancora vivi Garrincha e David Niven, e scherza: «Io sono il potere assoluto». O Pasquale Mistretta, il rettore di Cagliari, secondo il quale «molti figli illustri, proprio a causa dei complessi d'inferiorità verso i padri, a volte si sono smarriti: alcuni sono finiti anche nel tunnel della droga», quindi forse «quando un padre va in pensione, come un tempo succedeva in banca o all'Enel, è logico che ci sia un occhio di riguardo» per i figli. Il meglio, però, lo dà il professore Giuseppe Nicotina spiegando come il suo Ludovico avesse vinto in solitaria un concorso per ricercatore: «I figli dei docenti sono più bravi perché hanno tutta una "forma mentis" che si crea nell'ambito familiare tipico di noi professori». Insomma: è una questione quasi genetica. Se poi una spintarella aiuta la forma mentis...

Gian Antonio Stella


28/01/2009

In tv poco prima dello stupro intervistato da Studio Aperto

In tv poco prima dello stupro intervistato da Studio Aperto

 

Davide Franceschini, il ragazzo che ha confessato la violenza sessuale di Capodanno. Lanciava un appello: «Non bevete e poi portate la macchina dopo quello che è successo a Civitavecchia»

 

Ecco Davide Franceschini accusato dello stupro avvenuto a capodanno (Foto di Ferdinando Mezzelani - Gmt)
Ecco Davide Franceschini accusato dello stupro avvenuto a capodanno
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
ROMA - Davide Franceschini, il ragazzo che ha confessato la violenza ai danni di una ragazza in zona Fiera di Roma la notte di Capodanno, era stato intervistato poche ore prima. Studio Aperto ha mostrato le immagini esclusive dal tg di Italia 1.

IL SERVIZIO - Il filmato, che è stato acquisito dagli investigatori della mobile e che è servito anche a identificare Davide, è stato mandato in onda dopo aver accertato con gli investigatori che questo non pregiudicherà in alcun modo le indagini. Nel servizio che proponeva commenti sulla serata più attesa dai giovani, Franceschini aveva lanciato un appello ai suoi coetanei: «Nel 2009 c'è da divertirsi, c'è questa festa che si chiama "Amore" io e la mia cugina, l'amore mio.. noi ci divertiamo qua». Sono appena passate le 23 e Davide invita i giovani a «non bevete e poi portate la macchina dopo quello che è successo a Civitavecchia… Noi ci divertiamo qua e poi là… ». E dopo poche ore violentava una sua coetanea.

 

 


25/01/2009

Stupro Capodanno, lo sfogo della vittima: «Incredibile, io disperata e lui già a casa»

Stupro Capodanno, lo sfogo della vittima: «Incredibile, io disperata e lui già a casa»

 

La ragazza di Genzano: «Ma che giustizia è mai questa?». La madre: «Vorremmo capire, ma non ci riusciamo. I domiciliari? Che significa? Ci sentiamo abbandonati»

 

Davide Franceschini (Ferdinando Mezzelani / GMT)
Davide Franceschini
ROMA - In strada, a Genzano, lo «struscio» sereno e caotico del sabato pomeriggio. Ma lei, la ragazza di Capodanno, è chiusa in casa. Con il suo dolore e la sua delusione. «Ma che giustizia è mai questa? Come è possibile che sia già tornato a casa?», si chiede disperata. Per lei la serenità, il divertimento, le uscite con gli amici e il lavoro da barista, «e tutti i sacrifici fatti da sempre per essere indipendente e non pesare sui genitori», come ha raccontato la zia con orgoglio, rappresentano un passato che non può tornare. Almeno per il momento.

È trascorso meno di un mese dalla terribile notte al veglione alla Fiera di Roma, dall’aggressione selvaggia accanto ai bagni chimici portata a termine da un ragazzo con un tatuaggio sul collo, conosciuto qualche ora prima fra la musica techno e le luci della discoteca. E adesso è arrivato un altro duro colpo per la ragazza di Genzano. «Mi hanno abbandonata — protesta —, lasciata sola. Ma come? Prima lo arrestano, danno la notizia a tutti, poi gli permettono di tornare a casa come se nulla fosse...». La giovane dai lunghi capelli scuri è arrabbiata, offesa, delusa. L’altro ieri, dopo aver appreso dalla polizia la notizia dell’arresto del violentatore reo confesso, Davide Franceschini, aveva commentato «lo voglio proprio vedere, voglio vederlo in faccia».

A quella rabbia ora si è aggiunta altra rabbia. «Non bastava quello che ha dovuto subire — interviene la mamma —, adesso ci si mette anche la giustizia. Ma quale giustizia? Quella che permette a uno stupratore di uscire dal carcere dopo che ha confessato? Ma cos’è stato, una specie di messinscena? E noi?». In strada i ragazzi scherzano, ridono. Piove, fa freddo, ma stanno tutti a passeggio. Lei no. Deve rimanere in casa. Protetta dalla sua famiglia, che le sta vicina, e dai suoi amici. «Sono stati splendidi, non l’hanno lasciata un momento, le sono sempre stati accanto», conferma la zia. «Quello ha rovinato lei e un’intera famiglia!», grida da lontano la nonna della giovane. «Vorremmo capire, ma non ci riusciamo — aggiunge la mamma —. Gli arresti domiciliari? Che significa per uno che ha fatto una cosa terribile come questa? È vero, ci sentiamo abbandonati... ».

Dopo il lavoro, ieri pomeriggio, la madre della ragazza ha fatto la spola fra la casa dei parenti e l’abitazione dove la figlia è rimasta dopo essere stata dimessa dall’ospedale San Camillo. Più di una settimana di ricovero per le gravi ferite riportate nell’aggressione. Ma quelle nell’animo sono vive. E lo resteranno. «Mia nipote è sempre stata una ragazza allegra, solare, amante della musica — racconta ancora la zia —; una brava ragazza, insomma, che ha anche lavorato tantissimo. Si è sempre data da fare. Adesso è a terra. Abbattuta, delusa. Speriamo che il sindaco Alemanno mantenga la sua promessa e le dia presto un nuovo lavoro». Ma tutto il paese è con lei.

Non c’è bar, negozio, luogo di ritrovo di Genzano dove la notizia dei domiciliari a Franceschini non sia arrivata. Sui muretti delle comitive come attorno ai tavolini, i sentimenti sono gli stessi: indignazione, incredulità. «È una vergogna, solo una vergogna — attacca un abitante del centro, al tavolino di un bar —; quella ragazza deve essere tutelata in qualche modo. Non è possibile che per uno stupratore sia sufficiente mostrarsi pentito per quello che ha fatto, dare la colpa all’alcol e alla droga che ha preso, per poter tornare a casa poche ore dopo aver confessato. Ma che sta succedendo in Italia?».

 


12/10/2008

Sofia, fermati 5 tifosi italiani La Russa: «Mi sarei vergognato»

Sofia, fermati 5 tifosi italiani La Russa: «Mi sarei vergognato»


Il ministro della Difesa: «Non c'è nessuna giustificazione storico politica per questa gente», i supporter azzurri trattenuti dopo la partita per «vilipendio« alla bandiera bulgara

 

 

 

 

Un momento degli scontri di Sofia (Ansa)
Un momento degli scontri di Sofia
 
 
 
Cinque italiani sono in stato di fermo a Sofia dopo i disordini scoppiati prima e durante l'incontro di calcio Bulgaria-Italia. I tre tifosi sono stati fermati per «vilipendio alla bandiera» bulgara, riferiscono fonti diplomatiche. Dopo aver visionato i filmati del match, dove si vede appiccare il fuoco allo stendardo bulgaro sugli spalti dello stadio di Sofia, gli inquirenti hanno individuato i presunti responsabili e si è proceduto ai fermi. L’ambasciata italiana in Bulgaria segue il caso.

LA RUSSA - Sul comportamento di alcuni tifosi italiani, che hanno dato vita tra l'altro a marce e cori di ispirazione fascista, è intervenuto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa: «Se fossi stato lì - spiega al telefono - mi sarei vergognato. Non c'è nessuna giustificazione storico politica per questa gente, sono solo maldestre esibizioni muscolari».

IL PD - Per Pina Picierno, ministro delle politiche giovanili del governo ombra del Pd, «le scene a cui abbiamo assistito sono inquietanti. Svastiche e braccia tese al seguito della nazionale, scontri dentro e fuori lo stadio animati da estremisti nazifascisti italiani e bulgari: uno scenario veramente preoccupante». «Sabato sera - prosegue - abbiamo avuto la chiara evidenza che non si tratta solo della presenza di frange o di gruppuscoli politicizzati ma che il tifo calcistico, per sue peculiarità, presenta in maniera lampante dinamiche in atto nella nostra società. Ci troviamo di fronte ad una internazionale nera degli ultrà, un fenomeno - prosegue Picierno - davanti al quale non si può fare finta di nulla, e che richiede interventi decisi a cominciare dal divieto di accesso agli stadi. Qui non si parla di singoli tifosi ma di persone e gruppi organizzati che sfruttano il calcio per dar sfogo alla violenza politica e xenofoba che anima i loro atti».
CRIMI - «È una vergogna del calcio, anzi dello sport italiano, ma non la caratterizzerei in maniera politica» aveva detto in precedenza Rocco Crimi, sottosegretario con delega allo sport. Per Crimi la connotazione politica dei tifosi è «irrilevante». «Perché la verità è che ci sono tifosi violenti di destra, di centro e di sinistra che cercano solo di sfruttare la ribalta mediatica del calcio. Occorre isolarli - conclude Crimi - e il ministro dell'Interno Maroni sta facendo il massimo. Ma il problema non è semplice anche perchè stiamo svuotando gli stadi e la conseguenza è anche in uno spettacolo privato di parte del suo fascino».

RISSA - La pessima serata dei tifosi italiani era iniziata prima del match, con una rissa in un bar centralissimo di Sofia con alcuni supporter della squadra di calcio bulgara del Cska. Circa 30-40 persone di nazionalità italiana si sono improvvisamente alzate dal cortile del bar in cui erano sedute trascinando con loro sedie ed altri oggetti e si sono scagliate correndo contro un gruppo di altre persone di nazionalità bulgara. La Polizia presente sul luogo (a un passo dalla sede del Parlamento bulgaro) è intervenuta a separare i facinorosi. Uno degli italiani coinvolti, di circa 30 anni, ha spiegato ad Apcom: «Siamo un gruppo misto, proveniente da tutta Italia, sempre al seguito della Nazionale». A motivazione della rissa ha spiegato: «Ce la prendiamo con quelli del Cska perché sono comunisti, noi invece siamo fascisti e siamo amici del Levski». I cori dedicati al Duce sono poi continuati all'interno dello stadio.

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