24/04/2011

Melania: trovati un orecchino, tracce di sangue e di lotta

Melania: trovati un orecchino, tracce di sangue e di lotta

LA RICERCA DELLA VERITA' SULL'OMICIDIO DI ASCOLI. Non si ferma neppure a Pasqua. La donna uccisa nel luogo della scoperta del cadavere

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16/10/2010

Scrive a Carla Bruni la mamma del ragazzo morto in carcere in Francia

Scrive a Carla Bruni la mamma del ragazzo morto in carcere in Francia

La salma è arrivata in Italia in avanzato stato di decomposizione: difficile l'autopsia. Cira Franceschi, picchiata a Grasse, chiede aiuto alla moglie di Sarkozy per fare chiarezza

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27/09/2010

Il mistero degli UFO

Il mistero degli UFO

Ex ufficiali statunitensi terranno una conferenza stampa per chiarire se tutto è vero e per anni hanno solo ingannato tutti con false notizie.

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09/08/2010

Mia Farrow smentisce Naomi Campbell: «Mi parlò di un diamante "enorme"»

Mia Farrow smentisce Naomi Campbell: «Mi parlò di un diamante "enorme"»

Al processo per crimini di guerra contro l'ex presidente della Liberia Charles Taylor. L'attrice: «Alla mattina a colazione parlò di un fatto che le era capitato durante la notte»

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30/10/2009

Caso Cucchi, La Russa: «Militari corretti»

Caso Cucchi, La Russa: «Militari corretti»

 

Lividi e ferite sul cadavere del 31enne. l'Osapp: «Arrivò così a Regina Coeli». Appelli bipartisan sul giovane morto dopo l'arresto: «Verità». L'Idv: «Via dallo Stato le schegge deviate»

 

Una foto di Stefano Cucchi
Una foto di Stefano Cucchi

ROMA - Il caso di Stefano Cucchi, il 31enne morto in circostanze ancora da chiarire sei giorni dopo l'arresto (è stato fermato con 20 grammi di droga), scuote anche il mondo politico e il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, interviene nel dibattito. «Non c'è dubbio che qualunque reato abbia commesso questo ragazzo - spiega La Russa - ha diritto ad un trattamento assolutamente adeguato alla dignità umana. Quello che è successo non sono però in grado di dirlo perché si tratta di una competenza assolutamente estranea al ministero della Difesa, in quanto attiene da un lato ai carabinieri come forze di polizia, quindi al ministero dell'Interno, dall'altro al ministero della Giustizia. Quindi non ho strumenti per accertare, ma di una cosa sono certo: del comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri in questa occasione».

«LE OMBRE UCCIDONO» - «Il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha perso una buona occasione per tacere» è la replica del segretario del Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria, Donato Capece. «Ha detto che non ha elementi per dire come andarono i fatti connessi all'arresto di Stefano Cucchi, però sostiene che l'intervento dei carabinieri è stato corretto. Su quale basi lo dice? Chi sarebbe stato scorretto, allora?» chiede Capece, indicando come priorità il «massimo rispetto per il dolore dei familiari» ma anche «consentire alla magistratura - senza alcun tipo di influenze e di dichiarazioni "a prescindere" - di compiere come sempre con serenità ogni accertamento ed atto che potrà chiarire le ragioni della morte del ragazzo». Sulla stessa linea Leo Beneduci, segretario generale dell'Osapp, il secondo sindacato della polizia penitenziaria, secondo il quale, «secondo fonti attendibili, Stefano sarebbe arrivato a Regina Coeli direttamente dal tribunale già in quelle condizioni, e accompagnato da un certificato medico che ne autorizzava la detenzione, come di solito si fa in questi casi». L'Osapp protesta con Michele Santoro, per come è stato trattato il caso ad Annozero. «Quali rappresentanti di un'istituzione autorevole che qualcuno tenta di annientare strumentalizzando il "caso" - prosegue Beneduci - siamo disgustati da una vicenda grave che sta via via assumendo le fattezze di un fatto politico e che rischia di disonorarci: come per il caso Bianzino, il caso Aldovrandi. Le ombre ci uccidono, uccidono l'intera categoria alla quale ci esaltiamo di appartenere, ed è triste che fino adesso siamo stati l'unica organizzazione sindacale ad avere il coraggio di dire la propria con grande chiarezza ed onesta».

«TROPPI SILENZI» - Netta la presa di posizione la Camera penale di Roma: «Non può essere consentito, non può semplicemente accadere, che Stefano Cucchi abbia potuto subire una fine così orrenda mentre era sotto la tutela prima della polizia giudiziaria che lo ha tratto in arresto; poi del pubblico ministero del giudice e del suo difensore di ufficio nel corso della udienza di convalida; poi ancora della direzione del carcere di Regina Coeli; poi dei medici del penitenziario e quelli del reparto controllato all’ospedale Sandro Pertini». «Lo scandalo - scrive in una nota l’organismo di rappresentanza degli avvocati, presieduto da Giandomenico Caiazza - è che questo ragazzo abbia subito questo pestaggio mortale, con segni orrendamente evidenti sul corpo e sul volto, senza che nessuno di coloro che hanno avuto contatto con lui abbia sentito - a quanto risulta a tutt’oggi - il dovere innanzitutto morale di conoscere la verità, e comunque di segnalare immediatamente e con forza la evidenza dei fatti».

«VERITA' E LEGALITA'» - «Verità» è la parola d'ordine usano da molti in queste ore. «Verità. Naturalmente verità. Verità e legalità per tutti, ma proprio tutti: in fondo è semplice» si legge in un corsivo di Ffwebmagazine, il periodico online della Fondazione Farefuturo presieduta da Gianfranco Fini, all'indomani della pubblicazione voluta dalla famiglia del giovane deceduto delle foto del cadavere. «Uno Stato democratico non può nascondersi dietro la reticenza degli apparati burocratici - continua il corsivo -. Perché verità e legalità devono essere "uguali per tutti", come la legge. Non è possibile che, in uno Stato di diritto, ci sia qualcuno per cui questa regola non valga: fosse anche un poliziotto, un carabiniere, un militare, un agente carcerario o chiunque voi vogliate. Non può esistere una "terra di mezzo" in cui si consente quello che non è consentito, in cui si difende l'indifendibile, in cui la responsabilità individuale va a farsi friggere in nome di un "codice" non scritto che sa tanto, troppo, di omertà tribale». «Nell'esprimere tutto il mio cordoglio alla famiglia del giovane Stefano Cucchi in questo momento di profondo lutto e di terribile dolore, auspico vivamente che da parte di tutti i soggetti coinvolti si impieghi il massimo sforzo nel fare chiarezza al più presto sull'intera vicenda» è l'auspiscio del ministro della Gioventù, Giorgia Meloni.

«VIA LE SCHEGGE DEVIATE» - Anche dall'opposizione, come era preventivabile, si sono levate voci contro quanto accaduto. Per Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd, le foto del corpo di Cucchi «orribilmente deturpato da evidenti percosse, destano orrore». «Il governo - aggiunge la senatrice democratica - deve fare tutto quanto in suo potere perchè si arrivi presto a conoscere la verità su questa vicenda umana sconcertante e per ora misteriosa». «Lo Stato non può avere paura di se stesso- sottolinea invece Luigi De Magistris, europarlamentare dell'Idv -, non può temere di individuare e punire quei corpi estranei e parassitari che pure ci sono al suo interno, tra le forze dell'ordine che svolgono un lavoro prezioso per il Paese. Identificare e allontanare queste schegge deviate è l'unica risposta per garantire la fiducia dei cittadini verso le istituzioni e la giustizia, oltre che per proteggere la credibilità di quanti operano con coraggio per la sicurezza comune fornendo un servizio prezioso a noi tutti».

L'APPELLO A NAPOLITANO - «Presidente Napolitano, le foto diffuse ieri coraggiosamente dalla famiglia di Stefano Cucchi meritano verità e giustizia» chiedono infine in un appello inviato al capo dello Stato i giovani della Fgci, l'organizzazione giovanile del Pdci, e dei Giovani Comunisti del Prc. «Gli italiani, tutti, hanno bisogno di avere fiducia nelle forze dell'ordine e nel rispetto della legalità da parte di chi è chiamato a far sì che non venga mai violata» dice Marina Sereni, vicepresidente dei deputati Pd.


23/05/2009

Ambra Angiolini e Victoria Cabello lite: il video

Ambra Angiolini e Victoria Cabello lite: il video

 

Ambra Angiolini e Victoria Cabello litigano in televisione. Nell’ultima puntata, infatti, l’ex ragazzina di Non e’ la Rai e l’ex veejay di Mtv hanno dato uno spettacolo niente male: all’improvviso le due cominciano ad azzuffarsi: realta’ o finzione? Le due si sono picchiate per davvero, oppure e’ stata tutta una messinscena?


Ambra Angiolini era ospite di Victoria Cabello, nel suo show in onda su La7. Insieme a lei, ospite anche il buon Luca Giurato, con le sue gaffe celebri. Ma l’attenzione della puntata e’ stata catalizzata dalla lite tra Ambra Angiolini e Victoria Cabello, scatenata cosi’ all’improvviso.

Le due donne del piccolo schermo stanno tranquillamente parlando, ognuna seduta sulla sua sedia. Ambra appena arriva si dice un po’ tesa, mentre Victoria cerca di farla sentire a suo agio. Ma la moglie di Francesco Renga continua a lamentarsi della presentatrice. Poi Victoria Cabello scherza, dicendo che lei e’ famosa perche’ ha fatto Non e’ la Rai e perche’ ha sposato Renga. Ambra non ci sta, si alza e va via. La presantatrice fa per fermarla e la ragazzina di Boncompagni reagisce, dicendole di non toccarla e chiamandola sfigata. E comincia la lite furibonda. Pensate che Victoria lancia ad Ambra persino una scarpa, mentre le due si tirano per i capelli: allucinante!

Finzione e realta’? Lo show d’altra parte si intitola “Victor, Victoria Niente è come sembra“. Quindi potrebbe trattarsi tutta di una finzione. Dai lividi, dai segni rossi e dalla foga con la quale si sono picchiate, pero’, hanno recitato davvero bene… Se le danno di santa ragione, eccome!

Qui sopra il video della lite tra Ambra Angiolini e Victoria Cabello: che ne dite?


Delitto Rostagno deciso dai boss, 2 arresti

Delitto Rostagno deciso dai boss, 2 arresti

 

IL GIORNALISTA-SOCIOLOGO FU UCCISO LA SERA del 26 settembre 1988. I provvedimenti riguardano il capomafia Vincenzo Virga, e il presunto killer Vito Mazzara

 

Mauro Rostagno
Mauro Rostagno

PALERMO - Si apre, dopo ventun anni, uno squarcio di verità sull'omicidio di Mauro Rostagno: il delitto del giornalista-sociologo, uno dei fondatori della comunità Saman, ucciso la sera del 26 settembre 1988 a Lenzi (Trapani), sarebbe stato deciso ed eseguito da boss trapanesi. L'inchiesta della polizia di Stato ha portato alla conclusione che furono i boss ad ordinare l'agguato. Il gip del tribunale di Palermo, Maria Pino, ha emesso due ordini di custodia cautelare su richiesta dei pm della Dda, Antonio Ingroia e Gaetano Paci. I provvedimenti riguardano Vincenzo Virga, già capo del mandamento mafioso di Trapani, attualmente detenuto a Parma, indicato come il mandante, e Vito Mazzara, accusato di essere l'esecutore materiale, detenuto a Biella.

«VOLEVANO ZITTIRLO» - I magistrati riconducono il delitto all'attività informativa e martellante di Rostagno condotta attraverso l'emittente Rtc Radio Tele Cinè. Un mese prima di morire, il giornalista stava preparando uno scoop. Per Ingroia e Paci che hanno chiesto il provvedimento, il movente è chiaro: «Muovendo forti ed esplicite accuse nei confronti di esponenti di Cosa Nostra e richiamando in termini di speciale vigore l'attenzione dell'opinione pubblica, Rostagno aveva toccato diversi uomini d'onore e generato un risentimento diffuso nell'ambito dell'organizzazione criminale». L'omicidio del giornalista sarebbe stato quindi deliberato in seno a Cosa Nostra: l'ordine di provvedere - sottolineano gli inquirenti - così come riferito dai collaboratori di giustizia è stato dato dall'allora rappresentante provinciale Francesco Messina Denaro (morto da anni e padre del superlatitante Matteo) e il mandato per l'organizzazione e la materiale esecuzione è stato conferito a Vicenzo Virga. Rostagno si era fatto dare una telecamera portatile dai tecnici della sua emittente. La cassetta con le riprese la teneva chiusa in un cassetto, in ufficio, e ne aveva fatto una copia che teneva in borsa: fu la prima cosa che i killer cercarono la sera del 26 settembre 1988, dopo avergli sparato. Il commando utilizzò due fucili calibro 12 (uno dei quali esplose tra le mani di un sicario) e una pistola. Otto colpi diretti alla schiena nel buio del piccolo borgo di Lenzi, fra Custonaci e Valderice, nel Trapanese.

FONDAMENTALI GLI ACCERTAMENTI BALISTICI - Sono stati alcuni accertamenti balistici a dare un impulso decisivo all'inchiesta che ha portato all'emissione dei due ordini di custodia cautelare. Con la collaborazione tecnica del Gabinetto regionale di Polizia Scientifica di Palermo, tre bossoli e tre cartucce inesplose calibro 12 trovate sul luogo dell'agguato, sono stati sottoposti ad analisi comparative con i dati balistici relativi ad altri omicidi avvenuti in provincia di Trapani con le stesse modalità: l'impiego di un fucile semiautomatico calibro 12 e di un revolver calibro 38. Lo stesso modus operandi, compreso l'utilizzo di una Fiat Uno da parte dei killer, è stato riscontrato in altri tre casi: il duplice omicidio di Giuseppe Piazza e Rosario Sciacca, avvenuto l'11 giugno 1990 nel comune di Partanna; l'omicidio di Antonino Monteleone, commesso in contrada Marausa (Trapani) il 7 dicembre 1990; l'omicidio dell'agente di custodia Giuseppe Montalto, avvenuto il 23 dicembre 1995 a Palma, altra frazione del capoluogo. Per tutti e tre gli episodi la Corte d'Assise di Palermo ha condannato all'ergastolo il killer Vito Mazzara. Dal confronto balistico sono scaturiti ulteriori elementi che hanno permesso l'individuazione di "impronte da cameramento", identiche per forma e dimensione, su uno dei tre bossoli sul luogo dell'omicidio di Rostagno.



12/11/2008

«Eleanor Rigby» è esistita davvero: la prova all'asta per beneficenza

«Eleanor Rigby» è esistita davvero: la prova all'asta per beneficenza

Il documento reso noto da mccartney. Su un foglio la firma di una giovane che aveva lo stesso nome della protagonista del celebre pezzo

 

 

 

 

Il foglio con la firma di 'Eleanor Rigby'
Il foglio con la firma di "Eleanor Rigby"

 

 

 

 

MILANO - È una delle più celebri canzoni dei Beatles. "Eleanor Rigby", contenuta nell'album Revolver, ha appassionato per anni critici, musicologi e appassionati del quartetto di Liverpool che hanno tentato di scoprire chi fosse la protagonista del pezzo. A sciogliere il nodo è stato lo stesso Paul McCartney, autore della canzone: Sir Paul ha inviato al Sunbeam trust charity (un ente di beneficenza) un foglio con la firma di una tale Eleanor Rigby risalente al 1911: all'epoca Eleanor era una giovane inserviente nelle cucine dell'Ospedale di Parkhill a Liverpool.

ISPIRAZIONE - L'identità della misteriosa ragazza che nella famosa melodia «muore nella chiesa dove viene sepolta ma nessuno va a salutarla» è stata oggetto di molteplici indagini. Negli anni Ottanta, scrive The Guardian, una lapide con il nome di Eleanor Rigby (nata nel 1895 e morta nel 1939 e che dunque nel 1911 aveva 16 anni) venne individuata in un cimitero a Woolton, Liverpool, a pochi chilometri da dove Paul McCartney e John Lennon si incontrarono e diedero vita ai Fab Four, insieme a George Harrison e Ringo Starr. Si tratta molto probabilmente della stessa Eleanor Rigby che lavorava nell'ospedale di Parkhill. McCartney ha ammesso che il nome sulla lapide potrebbe aver influenzato a livello inconscio la decisione di intitolare la canzone con il nome della ragazza, malgrado per anni il musicista abbia affermato che il titolo era stato ispirato dal nome della protagonista del film Help! (Eleanor Bron) e dal cognome (Rigby) di un mercante di vini di Bristol. Non è chiaro quando McCartney sia venuto in possesso del foglio del libro contabile su cui è apposta la firma di Eleanor Rigby e che ora andrà all’asta al Fame Bureau dell’Idea Generation Gallery di Londra insieme alla catena con lucchetto di Sid Vicious e la chitarra di Dee Dee dei Ramones.


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