28/07/2010
Fiat, incontro al vertice sul futuro Marchionne conferma il piano
Fiat, incontro al vertice sul futuro Marchionne conferma il pianoIn corso a Torino il tavolo tra Governo, azienda, sindacati ed enti locali. Cgil, Cisl e Uil:«Non si spostino stabilimenti all'estero» Chiamparino: «Nessun piano senza Mirafiori»
Si chiama Fabbrica Italia Pomigliano la nuova società iscritta nel registro delle imprese della Camera di commercio di Torino e costituita il 19 luglio scorso. Presidente è Sergio Marchionne, il capitale sociale è pari a 50mila euro. Oggetto della newco “attività di produzione, assemblaggio e vendita autoveicoli e loro parti”. Nel Cda figurano Alessandro Baldi, Camillo Rossotto e Roberto Russo. Sulla newco di Pomigliano e sull'intenzione di Fiat di uscire dalla Federmeccanica e disdire il contratto di lavoro nazionale che regola il rapporto con i suoi dipendenti, era intervenuto in mattinata il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, il quale, aveva detto che è dell'idea che ''dovranno essere le parti tra di loro, in particolare le parti che hanno sottoscritto l'impegno per Pomigliano a definire i modi con cui regolare questo percorso. Credo che le soluzioni debbano comunque essere condivise, che non ci possano essere scelte unilaterali tanto più su una materia come quella delle regole dei rapporti tra le parti stesse''.
Dura la reazione di sindacati che, nel frattempo, sono stati convocati dalla Fiat per giovedì mattina all'Unione industriali di Torino. Oggetto dell'incontro la nuova società che nascerà a Pomigliano. Giorgio Cremaschi della Fiom-Cgil parla del "più grave attacco ai diritti dei lavoratori dal 1945 ad oggi". "Così come la vicenda di Pomigliano annunciava l'attacco a tutti i diritti dei lavoratori Fiat - aggiunge - così la scelta della Newco e del contratto pirata, che di questo si tratta, per il settore auto, rappresenta la messa in discussione del contratto nazionale per tutti i lavoratori italiani. L'incontro di domani, alla luce di queste anticipazioni, si presenta come una patetica sceneggiata, nella quale saranno rappresentate la prepotenza della Fiat e l'impotenza delle istituzioni di fronte alle multinazionali". Per Cremaschi si tratta di "una vergogna per l'Italia e un danno drammatico per i lavoratori e per l'industria. In ogni caso è chiaro che le decisioni Fiat apriranno la via a conflitti sindacali e legali senza precedenti".
Intanto a Torino è iniziato il tavolo tra governo, azienda, sindacati ed enti locali sulle prospettive Fiat e sul futuro della stabilimento di Mirafiori. Al vertice partecipano l'ad Sergio Marchionne, il ministro Sacconi, i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil e i leader dei metalmeccanici. Di fronte alla sede della Regione Piemonte alcuni lavoratori dell'Unione sindacale di base e della Fiat New Holland hanno inscenato una manifestazione di protesta. Sotto la sede della Giunta regionale un presidio dell'unione sindacati di base dei Cobas. All'incontro partecipano oltre al Sacconi e a Marchionne i tre leader sindacali di Cgil, Cisl e Uil, Gugliemo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, i rappresentanti generali delle categorie, i segretari generali di Fismic, Roberto Di Maulo e Giovanni Centrella, il presidente della Regione Roberto Cota, il sindaco di Torino Sergio Chiamparino e il presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta.
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27/07/2010
Marea nera, il capo della Bp lascia dopo le accuse
Marea nera, il capo della Bp lascia dopo le accuseL’amministratore delegato del colosso petrolifero, Tony Hayward, potrà godere di una buonuscita milionaria. Avrà inoltre un nuovo incarico in una joint-venture russa. Al suo posto l’americano Dudley
Cambio al vertice per il gruppo petrolifero Bp. La compagnia britannica ha confermato che l'amministratore delegato, Tony Hayward, lascerà il suo incarico a ottobre. La Bp ha aggiunto che il suo posto verrà preso dall'americano Bob Dudley, 54 anni.
Hayward, 53 anni, abbandona l'incarico in seguito alle durissime critiche sulla gestione del disastro della marea nera sprigionata nel Golfo del Messico a partire dal 20 aprile scorso, dopo l'esplosione di una piattaforma petrolifera. La Bp ha precisato che Dudley - che da giugno supervisiona le operazioni per contrastare le perdite di greggio - si stabilirà a Londra e passerà le sue attuali mansioni negli Stati Uniti a Lamar McKay, presidente di Bp America. Hayward rimarrà nel consiglio di amministrazione fino al 30 novembre e la compagnia intende assegnargli l'incarico di direttore non esecutivo di Tnk-Bp, la sua joint-venture russa.
In un comunicato ufficiale, la Bp ha spiegato che la decisione sull’avvicendamento è stata presa a seguito di un "accordo consensuale". Hayward riceverà un anno di stipendio come buonuscita: non ci sono cifre ufficiali, ma si parla di una forbice tra uno e 10,8 milioni di sterline. Il gigante petrolifero britannico ha annunciato inoltre che a causa del disastro della marea nera le sue perdite per il secondo trimestre dell'anno sono state di 16,9 miliardi di dollari. La compagnia ha anche fatto sapere di aver messo a bilancio una previsione di spesa di 32,2 miliardi di dollari (tasse escluse) a fronte di un attivo di 30 miliardi di dollari nei prossimi 18 mesi.
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15/06/2010
Pomigliano, Epifani: “Marchionne ci ripensi”
Pomigliano, Epifani: “Marchionne ci ripensi”Dopo il no della Fiom all’accordo con la Fiat sullo stabilimento campano, il segretario della Cgil fa un appello all’azienda dalle pagine di Repubblica. Intanto oggi alle 14 nuovo incontro tra i dirigenti del Lingotto e le rappresentanze sindacali
“Marchionne ci ripensi, non contrapponga lavoro a diritti. Pomigliano non può diventare una fabbrica-caserma". Questo l'appello che il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, rivolge all'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, dopo il no di ieri della Fiom al piano presentato ai sindacati. Secondo Epifani, intervistato da Repubblica, anche il cosiddetto “Piano B” "sarebbe una sconfitta".
In particolare ciò che la Cgil critica sono i profili di incostituzionalità contenuti nella proposta della Fiat in materia di malattia e sciopero. "C'è un capitolo del documento della Fiat - spiega Epifani - che apre problemi molto gravi. Riguarda la malattia e lo sciopero. Abbiamo consultato insigni giuristi e ci dicono che, senza chiarimenti e correzioni, quelle clausole appaiono illegittime o addirittura incostituzionali, Mi domando: si può sottoscrivere un accordo con questi profili di illegittimità?".
Secondo Epifani anche i metalmeccanici di Cisl e Uil avevano sollevato lo stesso tipo di perplessità "ma poi ha prevalso lo spirito di chiudere. Ma c'è il rischio di un fiorire di iniziative giudiziarie se non vengono chiariti quegli aspetti perché le nostre preoccupazioni sono molto fondate".
Intanto la Fiom si prepara a fermare le braccia: per il 25 giugno, alle 4 ore di sciopero generale indetto dalla Cgil contro la manovra economica, ne aggiungerà altre quattro a sostegno della vertenza su Pomigliano. Mentre il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, fa appello ai vertici della Cgil per indurre le tute blu ad accettare l'intesa e, allo stesso tempo, invita il Lingotto a considerare il clima di larga condivisione che si è già prodotto in azienda come nel territorio circostante come nell`intero Paese sull`ipotesi di accordo".
Oggi, il Lingotto ha convocato alle ore 14 i sindacati per fare il punto sulla situazione
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25/02/2010
Indagine sulle coperture politiche In una telefonata citato Fini
Indagine sulle coperture politiche In una telefonata citato Fini
Verifiche sull'autorizzazione all'arresto del senatore del Pdl Nicola Di Girolamo negata nel 2008
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| Il senatore Nicola Di Girolamo (Fotogramma) |
ROMA - Quindici interrogatori. Molti silenzi. Prime ammissioni. E adesso c’è un nuovo filone nella maxi inchiesta sulla colossale truffa ai danni dello Stato che vede implicati i vertici di Fastweb e Telecom Sparkle, pezzi di istituzioni e pezzi della 'ndrangheta decisi a scendere in politica facendo eleggere il proprio candidato, il senatore del Pdl Nicola Di Girolamo. È il filone delle coperture politico-istituzionali. I magistrati sono a caccia della verità sulla mancata autorizzazione all’arresto di Di Girolamo del giugno 2008 e sul «no» alla sua decadenza da senatore per assenza dei requisiti: non era residente all’estero come aveva dichiarato e dunque non era eleggibile. Secondo la procura esponenti politici e sostenitori di destra, o di una componente di Alleanza nazionale, avrebbero «protetto» Di Girolamo.
In questo clima si riascoltano con attenzione telefonate intercettate. E ne spuntano alcune con riferimenti a nomi di politici: l’ex leader di An, e ora presidente della Camera, Gianfranco Fini; il ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno e il senatore Pdl Aldo Scarabosio. Il nome di Fini viene speso in una telefonata del 16 aprile del 2008. Cominciano a giungere le prime notizie relative all’elezione di Nicola Di Girolamo. Il boss della ’ndrangheta Franco Pugliese parla con il neo-senatore. Poi chiama Gennaro Mokbel, il dominus dell’operazione, e si lamenta di non essere stato informato della vittoria: «Ho perso la voce pe ste c... e votazion... e voi non mi chiamate manco».. Mokbel si giustifica. E aggiunge che Di Girolamo sarebbe stato chiamato dal leader di An: «Mo’ ha chiamato Fini... stamattina...». Il nome di Scajola viene fatto da Gianluigi Ferretti (uno degli «istigatori» della falsa residenza di Di Girolamo). A Di Girolamo, riassume il gip, propone «un pranzo o una cena con il senatore Scarabosio che, essendo amico di Scajola, probabile futuro presidente del Senato, gli potrebbe essere molto utile per i futuri rapporti parlamentari».
È Mokbel, invece, in una telefonata con Paolo Colosimo a fare il nome di Alemanno: «C’ho la stanza mia che ce stanno tre dei suoi qua dentro che stanno a fa’ delle telefonate... di Gianni ... di Alemanno». Tra gli ex An la notizia dei sospetti dei magistrati suscita sorpresa. Il relatore del provvedimento che avrebbe fatto decadere Di Girolamo da senatore era Andrea Augello. Ma se l’aula avesse approvato la sua relazione Di Girolamo sarebbe fuori dal Senato. Venne votata invece una mozione «garantista» che rinviava il voto a dopo che le indagini della magistratura si fossero chiuse. Ma ci sono anche altri versanti delicati nell’inchiesta. Ci sono riferimenti a uomini del Sisde. Come un certo «Alessandro» del quale avrebbe parlato Luca Berriola, il finanziere finito in manette. Ieri a Regina Coeli molti arrestati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, compreso Mokbel. Gli interrogatori riprenderanno venerdì.
Virginia Piccolillo
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27/09/2009
Il governo apre un'istruttoria su Annozero
Il governo apre un'istruttoria su Annozero
Di Pietro presenta un'interrogazione sull'operato del ministro Scajola. Romani: incontro con vertici Rai. Schifani: informazione sia attenta a buon gusto. Il Pd attacca: «Abuso di potere»
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| Paolo Romani, viceministro con delega alle Comunicazioni (Ansa) |
ROMA - Il caso "Annozero" non si chiude. Anzi: d'intesa con il ministro Scajola, il vice con delega alle Comunicazioni Paolo Romani ha aperto una fase istruttoria in base all'art. 39 del contratto di servizio, che consente di chiedere in qualsiasi momento alla Rai informazioni, dati e documenti utili: dunque è stato ufficialmente chiesto un incontro fra ministero e vertici dell'azienda.
INTERVENTO AGCOM - «Al termine di tale procedura - spiega una nota del ministero - si valuterà se richiedere l'intervento dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni per l'applicazione delle sanzioni previste, ai sensi dell'art 48 del Testo unico della radiotelevisione, in caso di violazione degli obblighi di servizio imposti alla Rai. Sanzioni che possono arrivare fino al 3% del fatturato dell'azienda».
SCHIFANI - La Rai è «un servizio pubblico», ricorda il presidente del Senato Renato Schifani, e come tale «è tenuta a dare ai cittadini un'informazione, una critica politica sempre attenta al buon gusto e a quello che interessa effettivamente. Niente gossip e niente cattivo gusto: quello che mi preoccupa è che l'imbarbarimento della politica si stia spostando anche sul mezzo televisivo».
CALDEROLI - Il ministro per la semplificazione Roberto Calderoli dà un consiglio al premier: «Premesso che il tentativo di delegittimare Berlusconi da parte di alcuni gruppi editoriali, e anche di trasmissioni della tv pubblica, non è giornalismo ma politica condotta con altri subdoli mezzi, visto che in Italia non c'è un editore puro che sia uno, a Berlusconi consiglio di guardarsi le spalle anche dal fuoco amico. Adesso ci si mettono pure alcuni esponenti della maggioranza che scalpitano e abbaiano contro Berlusconi per ritagliarsi uno spazio futuro nella nebulosa galassia del nuovo centrismo salottiero. Destinato peraltro a fallire e disintegrarsi come tutte le costruzioni politiche fatte a tavolino sulla testa del popolo».
D'ALEMA E GENTILONI - Dall'opposizione Massimo D'Alema definisce «del tutto inopportuno» l'intervento di Scajola: «Conferma l'atteggimento di intolleranza da parte del governo, o almeno di alcune personalità del governo verso la libertà di informazione». Paolo Gentiloni, responsabile Comunicazione del Pd, parla di «abuso»: «Il governo non ha alcun potere di intervento o di istruttoria su singoli programmi della Rai. In quindici anni di vigenza dei contratti di servizio non si è mai visto un intervento del genere. Si tratta di un abuso di potere e di un'invasione delle competenze di Agcom e commissione di Vigilanza». Di «campagna di intimidazione» parlano Vincenzo Vita (Pd), membro della commissione parlamentare di Vigilanza, e Giuseppe Giulietti (Idv): «Ci eravamo illusi che si trattasse di una svista. No, è una vera e propria linea di provocazione, che mette in soffitta leggi e regole. Si tratta di un eccesso di potere e di una campagna di intimidazione non solo nei confronti dei Santoro e dei Travaglio ma nei confronti di chiunque non voglia piegarsi alla logica del conflitto di interesse e del polo unico "RaiSet"».
DI PIETRO - «La vicenda di "Annozero" fa comprendere in tutta la sua gravità lo stato della democrazia in Italia - denuncia Antonio Di Pietro sull'operato del ministro Scajola, sia una mozione che impegni il governo a rispettare il pluralismo dell'informazione». Per -. Tutti i ministri obbedienti al loro padrone, Silvio Berlusconi, continuano ad attaccare la trasmissione calpestando ruoli e regole. I pochi spazi di libera informazione del servizio pubblico radiotelevisivo sono sotto assedio, come avviene nei peggiori regimi. Per queste ragioni l'Italia dei Valori presenterà lunedì sia un'interrogazione Marco Travaglio l'intervento di Scajola è «più grave dell'editto bulgaro, una dichiarazione illegale ed eversiva che pretende di istituzionalizzare il controllo del governo sulla televisione».
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17/12/2008
Alitalia: i vertici indagati per bancarotta
Alitalia: i vertici indagati per bancarottaDopo la dichiarazione di insolvenza. Otto tra presidenti, amministratori delegati e direttori generali nel periodo dal 2000 all'estate 2007
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DISTRAZIONE O DISSIPAZIONE - Nel periodo preso in esame dagli inquirenti sono stati presidenti dell'Alitalia: Fausto Cereti (1996-03), Giuseppe Bonomi (2003-04), Giancarlo Cimoli (2004-07) e Berardino Libonati (2007). Gli amministratori delegati sono stati Domenico Cempella (1992-01), Francesco Mengozzi (2001-04), Marco Zanichelli (2004) e Giancarlo Cimoli (2004-07), mentre tra i direttori generali figuravano Giovanni Sebastiani e Marco Zanichelli (2003-04). Il reato di bancarotta preso in esame dagli inquirenti fa riferimento a ipotesi di distrazione e/o dissipazione. Gli accertamenti sono curati dal procuratore aggiunto Nello Rossi e dai sostituti Stefano Pesci, Francesca Loy e Gustavo De Marinis. Nei mesi scorsi, dopo l'apertura del fascicolo, sono stati acquisiti i bilanci degli ultimi dieci anni della compagnia di bandiera. L'indagine non ha nulla a che vedere con la fase culminata nell'inserimento di Cai nella trattativa per l'acquisizione dell'azienda.
INDAGINI - Tra le operazioni all'esame degli inquirenti l'acquisizione di Volare Group, la cessione di tredici aerei di EuroFly alla F. Luxembourg, i rapporti con i fornitori, le consulenze e la politica del personale. Per esempio nel 2000 Alitalia ingloba 1.500 dipendenti di Aeroporti di Roma e sei anni dopo 700 dipendenti di Volare, ma nel frattempo la compagnia avvia una politica di esodi particolamente onerosa.
23:52 Scritto in ECONOMIA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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