03/06/2010
Il vescovo e il palazzo «svenduto» a Lunardi
Il vescovo e il palazzo «svenduto» a LunardiL’inchiesta - L’attuale vertice della curia di Napoli nel 2004 gestiva gli immobili di Propaganda Fide. Il pm: il ministro avrebbe pagato un quarto del prezzo. Parla Zampolini: Sepe convinto da Balducci. «Un altro monsignore diede le case a Di Pietro»
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| Il cardinale Sepe (Ansa) |
ROMA — C’è un monsignore che gestiva le case in affitto per conto della congregazione Propaganda Fide ed era in contatto con Angelo Balducci e Diego Anemone. A parlare di lui davanti ai magistrati di Perugia è stato l’architetto Angelo Zampolini, al quale i due avevano affidato il compito di curare le operazioni immobiliari. «Si occupava delle assegnazioni, mentre i contratti di vendita erano firmati dal cardinale Crescenzio Sepe. Nel 2004 fu proprio lui a cedere all’allora ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi il palazzo di via dei Prefetti», ha raccontato. Uno stabile che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato acquistato a un quarto del suo valore effettivo. Un «favore» che l’alto prelato—attualmente arcivescovo di Napoli — avrebbe fatto anche su pressione dello stesso Balducci, da lui stesso inserito nel comitato dei saggi dell’istituto religioso. Lunardi ha sempre smentito di aver ottenuto sconti o trattamenti privilegiati, ma su quell’acquisto si continua a indagare visto che fu proprio Zampolini a curare la trattativa.
I prelati e gli affitti
L’inchiesta sulla gestione degli appalti per «Grandi Eventi» continua dunque a puntare verso il Vaticano. Perché è proprio da Propaganda Fide che politici e potenti funzionari statali avrebbero ottenuto appartamenti a prezzi stracciati. Dimore che Diego Anemone provvedeva poi a ristrutturare, come risulta anche dalla lista dei clienti trovata dalla Guardia di Finanza nel computer di una delle sue aziende. In quell’elenco ci sono pure gli stabili di via della Vite e di via Quattro Fontane, lì dove, racconta l’architetto, «Antonio Di Pietro prese due appartamenti». Nel primo c’era la sede del giornale dell’Italia dei Valori e ora si sta accertando se, come emerge dai primi accertamenti, il canone versato fosse inferiore a quello dichiarato nei documenti ufficiali. Nell’altro vive il tesoriere del partito Silvana Mura. In calce al suo contratto c’è la firma di monsignor Francesco Di Muzio, capo dell’ufficio amministrativo della Congregazione. Potrebbe essere proprio lui il prelato cui ha fatto riferimento Zampolini, ma gli inquirenti vogliono verificare anche il ruolo avuto in questo tipo di trattative da monsignor Massimo Cenci, nominato proprio da Sepe sottosegretario e dunque delegato alla gestione del patrimonio da affidare in locazione.
La manutenzione delle case
Sono numerosi i contratti che Guardia di Finanza e carabinieri del Ros stanno esaminando per ricostruire la mappa dei favori concessi da Anemone e Balducci attraverso gli amici della Santa Sede. Del resto Zampolini racconta che «anche Di Pietro chiedeva al Provveditore di essere introdotto in Vaticano e so che lui andò via dal ministero proprio perché diceva di essere pressato su questo». Il leader dell’Idv è stato già interrogato come testimone nei giorni scorsi ed è possibile che venga ascoltato nuovamente quando saranno terminate le verifiche su quanto è emerso sino ad ora. Oltre alle dichiarazioni rilasciate da Zampolini, nelle sedi delle imprese di Anemone sono stati infatti acquisiti tutti i contratti ottenuti per la manutenzione degli stabili e uno degli incarichi più remunerativi era certamente quello assegnato al giovane imprenditore da Propaganda Fide. Le buone entrature di Balducci presso la Santa Sede sono note e dimostrate anche dal fatto che fosse stato nominato Gentiluomo di Sua Santità. A raccontare che anche Anemone era ben introdotto negli stessi ambienti è stato invece il suo ex autista, il tunisino Laid Ben Hidri Fathi, quando ha rivelato che «lui si occupava delle ristrutturazioni delle case di politici e prelati ed ero io ad accompagnarlo da monsignor Francesco Camaldo». L’incrocio delle testimonianze rilasciate da Fathi e da Zampolini ha consentito ai pubblici ministeri Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi di ricostruire le operazioni immobiliari che entrambi hanno gestito. A Fathi era stato infatti affidato il compito di prelevare i contanti sui conti correnti di Anemone che venivano poi consegnati a Zampolini e trasformati in assegni circolari. Titoli utilizzati per acquistare appartamenti per l’ex ministro Claudio Scajola, per il generale dei servizi segreti Francesco Pittorru e per il genero del manager delle Infrastrutture Ercole Incalza.
I nuovi conti
L’esame dei depositi bancari affidati dall’imprenditore ad alcuni prestanome — tra gli altri il suo commercialista Stefano Gazzani e la segretaria Alida Lucci — avrebbe già portato la Guardia di Finanza sulle tracce di altri «favori» concessi a chi poteva agevolare Anemone nell’assegnazione degli appalti. Le verifiche effettuate avrebbero infatti consentito di accertare il percorso dei soldi e la destinazione finale, in alcuni casi estera. In attesa di fissare l’interrogatorio dell’ex ministro Claudio Scajola, i magistrati si stanno concentrando sulla ricostruzione degli altri contratti per legare ogni «favore» concesso da Anemone alla contropartita poi ricevuta.
Fiorenza Sarzanini
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07/04/2010
Pedofilia, vescovo norvegese si dimette «Ho commesso abusi su un minore»
Pedofilia, vescovo norvegese si dimette «Ho commesso abusi su un minore»IL PASSO INDIETRO RISALE ALLO SCORSO GIUGNO. Choc nel Paese per l'ammissione di Georg Mueller. La violenza compiuta vent'anni fa su un chierichetto
| Georg Muller (Ansa) |
TRONDHEIM (NORVEGIA) - Non si placa la tempesta causata dal caso dei preti-pedofili sulla chiesa cattolica. Un vescovo cattolico norvegese, ma di origine tedesca, Georg Muller, ha infatti confessato di aver abusato sessualmente di un ragazzo minorenne una ventina di anni fa. Lo scrive in apertura del suo sito la tv di stato norvegese, Nrk. In seguito a tale confessione il prelato ha dato le dimissioni nel giugno dello scorso anno. È il primo caso di pedofilia legato alla chiesa cattolica riportato in Norvegia.
IL CASO - Secondo la tv Nrk, il caso, come detto, riguarda Georg Mueller, ex vescovo cattolico di Trondheim, che il 7 giugno dello scorso anno si dimise inaspettatamente comunicando la decisione durante la celebrazione della messa domenicale. «È stato un abuso sessuale il motivo che lo ha spinto alle dimissioni» scrive il sito della tv pubblica norvegese, che aggiunge: «La Chiesa cattolica ha pagato alla vittima tra 400.000 e 500.000 corone norvegese (tra 50.000 e 65.000 euro circa) a titolo di risarcimento danni». L'abuso venne commesso quando Mueller era ancora un semplice prete ed è prescritto per la legge norvegese, specifica Nrk, che riporta come l'attuale vescovo di Trondheim e Oslo, Bernt Eisvig, abbia riferito al Times di Londra che Mueller scelse di dare immediatamente le dimissioni quando venne informato delle accuse che lo riguardavano. Secondo il quotidiano norvegese Adresseavisen, la vittima era un chierichetto che ha mantenuto il segreto per circa 20 anni. È stato il vescovo di Stoccolma ad occuparsi dell'inchiesta. Nrk riporta che il caso è stato inviato al Vaticano, dove è stato valutato arrivando alla conclusione che Mueller, in quel momento vescovo di Trondheim, doveva dimettersi.
LA DIFESA DEL VATICANO - La confessione del vescovo norvegese è arrivata dopo una giornata caratterizzata dalla strenua difesa del Papa dagli attacchi dei media internazionali da parte del segretario di Stato Bertone e del cardinale Sodano. In particolare secondo quest'ultimo che, ricordiamo, è l'ex segretario di Stato, gli attacchi contro Benedetto XVI ricordano quelli contro Pio XII.
Redazione online
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05/03/2010
Scandalo preti pedofili in Germania: abusi nel coro diretto dal fratello del Papa
Scandalo preti pedofili in Germania: abusi nel coro diretto dal fratello del Papa
La rivelazione in una lettera ai genitori. Georg Ratzinger: non sono a conoscenza di nulla. Lo ha ammesso il vescovo di Ratisbona, città in cui ha sede il famosissimo coro religioso di voci bianche
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| Georg Ratzinger (Reuters) |
RATISBONA (GERMANIA) - Nuovi sviluppi dell'inchiesta in Germania sugli abusi sessuali commessi da sacerdoti nei confronti di minori. Il vescovo di Ratisbona, Gerhard Ludwig Müller, ha ammesso infatti che sono stati commessi abusi sessuali nell'ambiente del famosissimo coro di ragazzi di Ratisbona all'epoca in cui esso era diretto dal fratello di Papa Benedetto XVI. Il vescovo lo ha scritto in una lettera ai genitori pubblicata sul suo sito internet in cui afferma che «aiamo fortemente impegnati a chiarire tutti i possibili casi». La diocesi di Ratisbona ha reso noto che istituirà una commissione d'inchiesta interna sul caso.
LE AMMISSIONI - Nella lettera inviata ai genitori dei ragazzi del coro di Ratisbona, il vescovo dice di «essere venuto a conoscenza di un caso di abusi sessuali (...) negli anni Cinquanta». «Il direttore del convitto dell'epoca, a quanto ci risulta, è stato condannato. Successivamente è morto», si legge ancora nel sito del vescovado. Il portavoce del vescovo, Clemens Neck, ha poi dichiarato alla France Presse di «avere informazioni su presunti abusi commessi tra il 1958 e il 1973», sui quali «vogliamo si conduca un'inchiesta trasparente». Il fratello di Papa Benedetto XVI, Georg Ratzinger (86 anni), è stato alla guida dello storico coro di Ratisbona, dal 1964 al 1993.
IL PORTAVOCE DEL CORO - Secondo un portavoce del coro invece i responsabili dei presunti abusi sessuali su bambini del coro del duomo di Ratisbona sarebbero due religiosi, ambedue morti nel 1984, che per questo sarebbero stati anche condannati a pene detentive. Uno è un ex insegnante di religione e vice direttore della scuola frequentata dai coristi che era stato rimosso nel 1958 dall'incarico. Anche l'altro religioso era stato per alcuni mesi direttore del collegio annesso al ginnasio del coro del duomo, prima di essere condannato nel 1971. Alcune delle vittime si sono nel frattempo rivolte ai responsabili della diocesi, ha detto il portavoce.
LA REPLICADI GEORG RATZINGER - Il fratello di Papa Benedetto XVI ha detto venerdì in un'intervista alla radio bavarese Bayerischen Rundfunk, di non essere a conoscenza di casi di abusi sessuali commessi nell'ambiente del coro dei ragazzi di Ratisbona, di cui all'epoca era direttore.
«Non voglio dire niente su questo» tema, ha esordito il fratello del Papa ai microfoni della radio. «Non sono a conoscenza di alcun caso di abusi sessuali», ha aggiunto rispondendo a un'altra domanda. E poi ha concluso: «Chiedetelo alla diocesi» di Ratisbona.
VATICANO - «La Santa Sede sta prendendo molto sul serio tutta la vicenda dello scandalo di pedofilia in Germania»: è quanto ha detto il vice direttore della sala stampa vaticana, padre Ciro Benedettini, il quale però ha precisato che il Vaticano non vuole intervenire direttamente sul caso del coro.
GERMANIA ALLIBITA - In Germania lo scandalo di presunti abusi sessuali su bambini in ambienti religiosi si sta allargando a macchia d'olio. Prima delle rivelazioni del coro del duomo di Ratisbona, erano stati destituiti due monaci dell’abbazia benedettina di Ettal (Baviera), perquisita anche dalla procura di Monaco, inoltre è in arrivo nell’abbazia anche un visitatore apostolico inviato del Vaticano. Al seminario dei cappuccini a Burghausen, in Baviera, sono stati compiuti abusi nei confronti di tre giovani allievi tra il 1984 e 1985, secondo quanto affermato da padre Josef Mittermaier, responsabile provinciale dei cappuccini bavaresi. Lo scandalo tedesco è iniziato con denunce a carico di sacerdoti del collegio dei gesuiti Canisius di Berlino. Al momento si contano oltre 150 denunce. I vescovi tedeschi hanno chiesto pubblicamente perdono e hanno offerto la loro disponibilità a collaborare con la giustizia e hanno istituito un apposito ufficio guidato dal vescovo di Treviri, monsignor Stephan Ackermann. Intanto Monsignor Robert Zollitsch riferirà al Papa dei casi di pedofilia in un’udienza che avrà luogo in Vaticano il prossimo 12 marzo.
ANCHE IN OLANDA - Ma anche in Olanda si sono aperti casi per abusi sessuali all'interno delle istituzioni cattoliche. Secondo quanto riporta il quotidiano Nrc Handelsblad ci sono 15 denunce a carico di dieci sacerdoti, che riguardano il collegio salesiano Don Rua di 's-Heerenberg, ma il numero sembra destinato a crescere per quanto riguarda il numero delle vittime, e ad allargarsi ad altri istituti. Il vescovo di Rotterdam e presidente della Conferenza episcopale olandese, Adrianus Herman van Luyn, ha aperto un'inchiesta, così come ha fatto il ministro della Giustizia, Hirsch Ballin. I fatti avvennero tra il 1959 e il 1971.
Redazione online
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07/12/2009
Rivoluzione a Los Angeles, donna gay sarà vescovo della Chiesa episcopale
Rivoluzione a Los Angeles, donna gay sarà vescovo della Chiesa episcopale
La scelta della Glasspool può aggravare la spaccatura con i conservatori, dopo il caso di Gene Robinson, l'arcivescovo di Canterbury preoccupato: «si aprono questioni molto serie»
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| Mary Glasspool |
LOS ANGELES - Nuovo capitolo negli Stati Uniti sulla delicata questione del clero omosessuale. Dopo la nomina di Gene Robinson nel 2003 (che spaccò gli episcopali e favorì lo scisma di alcune congregazioni), una donna gay è stata scelta dalla Chiesa episcopale (il ramo americano della Chiesa anglicana) come vescovo della diocesi di Los Angeles, che conta 70mila fedeli ed è una delle più grandi degli States.
RELAZIONE CON UNA DONNA - La reverenda Mary Glasspool, 55 anni, di Baltimora, è la prima gay dichiarata a diventare vescovo dopo Robinson: nel corso della tradizionale convention annuale ha ottenuto 153 voti tra gli esponenti del clero e 203 voti dagli esponenti laici, ottenendo così la maggioranza dei suffragi. Ora la sua elezione dovrà ora essere convalidata dai vescovi delle 108 diocesi del Paese. Succede nell'incarico a un'altra donna, Diane Jardine Bruce: è la prima volta in 114 anni che questo accade. Figlia di un prete episcopale, la Glasspool indossa l'abito talare da 27 anni e da più di venti ha apertamente una relazione con una donna. Nella lista dei sei candidati, oltre a lei, c'era anche un altro sacerdote omosessuale.
RISCHIO SPACCATURA - Questo è stato possibile in quanto a luglio la Chiesa episcopale, che conta due milioni di fedeli, aveva revocato la moratoria sulla nomina di vescovi gay decisa dopo il caso Robinson, con un'importante apertura verso l'ala progressista. «Sono molto emozionata pensando al futuro di tutta la nostra Chiesa e vedo per la diocesi di Los Angeles un ruolo guida verso il futuro» ha dichiarato con grande ottimismo la Glasspool. Ma il rischio è che la sua elezione possa aggravare ulteriormente la spaccatura con i fedeli più conservatori. Intanto il primo attacco è arrivato dall'arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, che si è detto preoccupato: «L'elezione apre questioni molto serie, non solo per la Chiesa episcopale e il suo posto nella comunità anglicana, ma per la comunità tutta» ha scritto in un comunicato pubblicato sul suo sito internet.
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26/10/2009
Donna nata uomo si sposa in Chiesa
Donna nata uomo si sposa in Chiesa
FIRENZE. Le nozze celebrate da don Santoro, malgrado il parere contrario del vescovo: l'atto verrà annullato
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| Sandra in abito grigio perla bacia il suo Fortunato |
FIRENZE - Alla fine le nozze della donna nata uomo sono state celebrate, in Chiesa, e officiata da don Alessandro Santoro, 44 anni, parroco della Comunità delle Piagge. Sandra Alvino, nata «donna per sbaglio in un corpo di uomo», come dice lei, 64 anni fa, ha coronato il suo sogno. Anche se l'atto - al quale il vescovo fiorentino, monsignor Giuseppe Betori, si era opposto - è destinato a essere annullato.
Sandra è donna per la legge italiana dal 1982 (pochi anni prima si era sottoposta a un'operazione a Londra per il cambio di sesso). La Alvino e Fortunato Talotta, 58 anni, sono sposati civilmente da 26 anni. Lei, che si dichiara «cattolica praticante», da qualche anno ha iniziato una battaglia per vedere riconosciuta la propria unione anche dalla Chiesa. Gli sposi sono arrivati pochi minuti prima delle 11 davanti al prefabbricato della Comunità delle Piagge, dove ogni domenica don Santoro celebra la messa e dove, durante la settimana, vengono svolte le diverse attività della comunità. Tailleur grigio perla per lei, ravvivato da un foulard maculato, e stessa fantasia per le scarpe e per gli occhiali; abito blu scuro per lui. La cerimonia è stata celebrata lontano da telecamere e fotografi, per disposizione del parroco. Don Santoro era emozionato, anche se ha ricordato agli sposini che l'atto «comunque sarà annullato dalla Chiesa». Ma è anche un atto, ha detto, che «non cambia la realtà: voi siete una coppia di credenti che vive nella chiesa il suo essere coppia e questo il Dio della Vita benedice e accarezza».
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24/04/2009
La diocesi: «Pronti ad agire contro il sacrestano con svastica al braccio»
La diocesi: «Pronti ad agire contro il sacrestano con svastica al braccio»
A Vigevano. la vicenda resa nota dal corriere della sera. Monsignor Claudio Baggini ha già contattato il parroco di San Dionigi per prendere provvedimenti
| Il sacrestano Angelo Idi (Sacchiero) |
MILANO - Dopo la pubblicazione sul Corriere della notizia riguardante il sacrestano di una chiesa di Vigevano ripreso davanti alla chiesa con una svastica al braccio, la diocesi di Vigevano informa, con una nota pubblicata sul suo portale web, che il parroco è stato contattato dal vescovo mons. Claudio Baggini e che sono già stati presi provvedimenti. Il sacrestano, il laico Anglo Idi, lavora nella parrocchia di San Dionigi in Francesco e martedì scorso, nel giorno in cui Israele commemora le vittime della Shoah, aveva accolto i fedeli davanti all'ingresso della chiesa con una svastica al braccio.
«LESA L'IMMAGINE DELLA DIOCESI» - «In merito alla vicenda del sacrestano della parrocchia di San Dionigi in Francesco di Vigevano, che si è fatto fotografare con al braccio una fascia con il simbolo che richiama al nazismo - si legge nella nota del portavoce della diocesi, mons. Emilio Pastormerlo - si rende noto che il vescovo di Vigevano, mons. Claudio Baggini, ha da subito avuto un incontro con il parroco, mons. Paolo Bonato, dalla cui parrocchia dipende il signor Angelo Idi e lostesso parroco ha assicurato che sono già stati presi i provvedimenti del caso per il signor Idi». «Il vescovo Mons. Baggini e il parroco Mons. Bonato - prosegue la nota - si dissociano da simile gesto, e valuteranno anche come salvaguardare l'immagine della diocesi, lesa da questo dipendente che comunque è sottoposto alle norme del diritto del lavoro».
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| Mons. Claudio Baggini, vescovo di Vigevano |
IL 25 APRILE - «Il vescovo di Vigevano - afferma ancora la diocesi - auspica che simile gesto, dovuto ad un caso isolato e personale, non condizioni le celebrazioni del 25 Aprile, che richiamano quei valori di pace, di libertà e di democrazia che devono essere sempre difesi e testimoniati nella loro attualità, anche nel ricordo e nel rispetto di quelle persone che hanno offerto la loro vita per il bene comune della nostra Nazione».
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26/01/2009
Lefebvriani, divide vescovo negazionista La comunità ebraica: il Papa decida
Lefebvriani, divide vescovo negazionista La comunità ebraica: il Papa decida
Le polemiche dopo la revoca della scomunica ai quattro vescovi ordinati da lefbvre. Gattegna (Ucei): «Il negazionismo è un'infamia. Aspettiamo un gesto positivo dalla chiesa cattolica»
ROMA - È ancora bufera su Richard Williamson, uno dei quattro vescovi ordinati da Lefebvre che hanno ricevuto il «perdono» pontificio, al centro delle polemiche per aver negato in un'intervista l'esistenza delle camere a gas naziste e ridotto il numero degli ebrei uccisi a 300 mila, prima che Ratzinger decidesse di revocare la scomunica. «La riabilitazione è un fatto interno alla chiesa e su quello non voglio interferire ma sul negazionismo abbiamo molto da dire perché lo riteniamo un'infamia. Ci auguriamo che con la chiesa cattolica questo sia solo un momento di difficoltà e aspettiamo un gesto positivo» ha detto il presidente dell'Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei), Renzo Gattegna.
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| L'ordinazione dei quattro vescovi lefebvriani la cui scomunica è stata revocata da Benedetto XVI |
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30/09/2008
«Vale solo l'amore»: il vescovo cita Jovanotti nell'omelia
«Vale solo l'amore»: il vescovo cita Jovanotti nell'omelia
Monsignor Giusti alla Messa sul lungomare celebrata di fronte a 200 ragazzi: «Come dice anche il rap...»

LIVORNO — I Vangeli sopra ogni cosa. Parola del Signore. Però anche le strade della «buona novella» sono infinite e i messaggi atipici e profani a volte penetrano nel cuore dei fedeli come gli insegnamenti di santi e di beati. Accade così che, durante l'omelia, monsignor Simone Giusti, 52 anni, vescovo di Livorno, decida di citare la frase di una canzone di Jovanotti: «Salvami».
«Come dice anche una canzone rap solo l'amore salva, la vita ci insegna che vale solo l'amore », dice il prelato. Miracolo. I fedeli, circa duecento ragazzi che domenica sera partecipano a una messa all'aperto sul lungomare davanti alla Terrazza Mascagni, ascoltano e sorridono, nonostante un ventaccio gelido che fa battere i denti, annebbia la mente e farebbe scappare pure i santi. E si entusiasmano pure per questo vescovo così moderno. Che, durante la benedizione scherza sul freddo, e chiude la liturgia con un inconsueto «andate in pace e copritevi». Sopra l'abito talare verde con paramenti oro monsignore si annoda pure una maglietta rossa che gli hanno appena donato i ragazzi di una onlus e da lontano sembra quasi un ultrà della squadra di calcio. Proprio lui, primo vescovo pisano della storia di Livorno e protagonista, appena nominato dal Papa, di un allegro e irriverente sommario del Vernacoliere, il foglio satirico della città: «Lo spregio del Papa: vescovo pisano a Livorno. La città si ribella: piuttosto si diventa mussulmani, tumulti e barricate dappertutto».
Solo ironia, naturalmente. Perché monsignor Giusti, una laurea in architettura, progettista di chiese e edifici religiosi, ha iniziato a far innamorare la città, da sempre comunista, anarchica e con la più alta concentrazione di massoni d'Italia. L'altra sera, durante la messa con citazione «rap», il vescovo ha anche ammonito i ragazzi ad essere meno consumisti. «Dunque non vi dico di dar retta al vescovo, ma di ascoltare l'amore che il Signore vi ha messo nel cuore — ha detto il vescovo —. Perché in un mondo pieno di cibo, vestiti e benessere, è solo l'amore a farci palpitare». Proprio come nella canzone di Jovanotti.
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