23/06/2009

La trasparenza di Google

La trasparenza di Google

 

 

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Oggi a Milano era prevista una nuova seduta del processo "ViviDown contro Google", in cui il motore di ricerca è chiamato a rispondere di concorso in diffamazione e violazione della privacy in merito a un video del 2006 caricato su Google Video che riprendeva un ragazzo affetto dalla Sindrome di Down vessato dai compagni (qui tutti i dettagli). Il processo con rito abbreviato ha però subito uno slittamento a causa della malattia dell'interprete che avrebbe dovuto tradurre la testimonianza di un ingegnere arrivato appositamente in Italia da Mountain View. La cosa ha destato perplessità tra molti dei presenti, parti in causa e non, ma pare che non ci siano stati i tempi tecnici per trovare un sostituto.

Comunque sia, il dibattimento è dunque rinviato al prossimo 29 settembre, anche per la successiva indisponibilità del giudice Oscar Magi. Il processo dunque rimane a Milano, come già stabilito, e sarà a porte chiuse. Ed è questo il caso che oggi ha destato un certo scalpore. Perché il processo, in molti sensi unico nel suo genere a livello mondiale, è seguito con grande interesse anche da molti media americani: si tratta infatti di stabilire la responsabilità di chi ospita contenuti sul Web, o semplificando - come titola oggi un'agenzia della Associated Press - se nel Web debba prevalere il concetto di libertà oppure di responsabilità, legata a un maggiore controllo di quanto va online. Così diversi giornali italiani e statunitensi, tra cui il New York Times e il Wall Street Journal, avevano chiesto al giudice Magi la possibilità che l'udienza fosse pubblica. Ma le difese dei quatro imputati di Google si sono opposte e dunque il processo proseguirà a porte chiuse.

"Dont' be evil" è da sempre il motto dell'azienda di Mountain View. E forse a questa frase, involontariamente, ha voluto riferirsi il pubblico ministero Alfredo Robledo, che con il collega Francesco Cajani si era detto favorevole all'evenienza delle porte aperte, con il commento ironico seguito alla chiusura dell'aula ai giornalisti: "Prendiamo atto della trasparenza di Google". L'avvocato Pisapia, da noi contattato, ha voluto rispondere così: "Parlare in questo caso di trasparenza mi pare fuori luogo, perché il discorso era invece se violare la legge oppure no".  Il legale, uno dei difensori di Google, prosegue: "Siccome noi avevamo l'interesse a terminare tutto il dibattimento entro la fine di luglio, come era previsto, non potevamo certo correre il rischio di vedere annullato il processo. Il rito abbreviato, infatti, è per legge un giudizio non pubblico: la pubblicità in questi casi può esserci solo in caso di richiesta da parte di tutti gli imputati. Che però oggi non erano in aula".


10/06/2009

Capelli bruciati, botte e minacce via web, scoperta gang di bulle al femminile

Capelli bruciati, botte e minacce via web, scoperta gang di bulle al femminile

 

DUE ANNI DI VESSAZIONI ALL'ISTITUTO IAL A PRATI FISCALI. Sette ragazze denunciate per aggressioni e intimidazioni verso le compagne di scuola e i genitori

 

Capelli bruciati, botte in classe, aggressioni e intimidazioni. È stata la vita negli ultimi due anni delle alunne dell'istituto professionale per estetica «IAL Roma e Lazio» di Via Bardanzellu 8 a Roma. Le alunne, di buona famiglia e di età compresa tra i 17 e i 19 anni, hanno subito dalle loro compagne di classe numerosi episodi di «bullismo» al femminile, che si sono concretizzati anche in tentativi di vedersi bruciare i capelli ed agguati per malmenare le altre ragazze che non si sottomettevano, ad opera di loro compagne sia minorenni che maggiorenni, tutte con particolari storie familiari alle spalle.

IN OSPEDALE - In uno dei più gravi episodi, un'alunna è stata aggredita durante l'orario di lezione, ma approfittando della momentanea assenza della professoressa, da una compagna. Nell'occasione la vittima, poi costretta ad abbandonare l'Istituto, ha riportato lesioni giudicate guaribili in più di 40 giorni e lo sfregio permanente al viso, senza contare le conseguenze psicologiche. Stessa sorte è toccata ad un'altra compagna, anch'essa oggetto di persecuzione e costretta a trasferirsi in altra scuola.

MINACCE VIA WEB - Numerose le minacce tramite il canale «messenger» in internet dove le alunne spesso conversavano delle loro problematiche adolescenziali. Le indagini condotte dagli Agenti della Polizia di Stato del Commissariato San Basilio a seguito della denuncia presentata alla squadra di p.g. del Commissariato dai genitori di un'alunna, hanno consentito di appurare che anche i professori, più volte oggetto di furti ad opera delle alunne più indisciplinate che si vantavano delle loro azioni, è toccata la stessa sorte anche se in maniera diversa.

LE DENUNCE DEI GENITORI - I genitori delle alunne vessate hanno dichiarato di aver dapprima segnalato l'accaduto al direttore, ma che nessun provvedimento era stato mai adottato affinché il fenomeno venisse stroncato. Anche i genitori delle alunne offese sono stati affrontati più volte all'uscita di scuola dalle altre alunne. Al momento sono sette le ragazze denunciate in stato di libertà presso la Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Roma e presso il Tribunale Ordinario di Roma per lesioni gravi e violenza privata in concorso. Sono in corso tuttavia indagini da parte degli Agenti del Commissariato San Basilio tese all'identificazione di altre persone coinvolte nel perpetrare gli atti intimidatori descritti.

IL PRESIDE - «Abbiamo 260 allieve, è evidente che possano innescarsi dinamiche particolari. Ma è comunque un ambiente sano. Non viviamo un allarme. Negli anni non si sono mai verificati casi di aggressioni o episodi del genere che possano far pensare ad una situazione di gravità». A parlare è Francesco Lucchi, direttore del Centro di formazione professionale Bardanzellu, uno dei tre dello Ial a Roma. Il direttore sottolinea come quanto avvenuto si sia innescato per una «diatriba verbale», poi degenerata, tra due allieve dell'istituto: episodio che aveva portato ad un provvedimento di sospensione per le protagoniste stabilito dal collegio dei docenti. «Si può sperimentare di persona come l'istituto non viva un allarme. Porto un esempio che può rendere l'idea: di occupazioni, che nelle scuole sono all'ordine del giorno, qui non ne abbiamo mai avute». Secondo il direttore quanto accaduto si lega a questioni di inserimento scolastico: «Questioni a seguito delle quali siamo intervenuti attraverso lo spostamento di classe di chi ne aveva fatto richiesta e coinvolgendo le famiglie con le quali abbiamo incontrato per affrontare la situazione che si è venuta a creare».


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