29/07/2010

Manovra, via libera definitivo alla Camera

Manovra, via libera definitivo alla Camera

Il testo, su cui il governo aveva incassato la fiducia, è passato con 321 sì, 270 no e 4 astenuti. Schifani: "La manovra è dolorosa ma evita il default come è successo per la Grecia". Errani: "La posizione delle Regioni non cambia, tagli insostenibili"

 

 

L'Aula della Camera ha definitivamente approvato la manovra economica. Il testo, su cui ieri il governo aveva incassato la fiducia, è passato a Montecitorio con 321 sì, 270 no e 4 astenuti.
Tra le principali novità: il blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici, la riforma delle pensioni, i tagli per le Regioni, le Province e i Comuni, la riduzione delle retribuzioni dei manager, la stretta sull’evasione fiscale e le assicurazioni, i tagli ai Ministeri e ai costi della politica. Entrano anche le norme per la libertà d’impresa, i rincari dei pedaggi autostradali e la sanatoria per oltre 2 milioni di 'case-fantasma'.

"La manovra è dolorosa ma evita il default come è successo per la Grecia. L'entità della manovra ci mette al riparo da speculazioni finanziarie" ha detto il presidente del Senato, Renato Schifani, alla cerimonia del ventaglio.


La trasformazione in legge della manovra non placa però le polemiche. "Non è con la demagogia che si risolve il fatto che i tagli della manovra sono insostenibili", ha affermato il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani al termine della riunione dei governatori, dopo l'approvazione definitiva della manovra finanziaria. Errani ha ricordato che "in base ai dati dell'Ocse l'Italia è agli ultimi posti per la spesa sanitaria". E ha sottolineato: "Approvata la manovra alla Camera, la nostra posizione non cambia. Per le Regioni è inicua perché pesa sostanzialmente sui servizi che finanziamo. Non è sostenibile e in questi mesi lavoreremo al tavolo con il governo per dimostrare l'insostenibilità e ottenere un riequilibrio dei tagli".


"La Commissione Europea è delusa di apprendere che l'Italia ha votato una misura che sembra essere contraria alle regole dell'Ue sul rimborso delle multe per il superamento delle quote latte. Ora esaminerà sotto il profilo giuridico il testo votato e non esiterà a intraprendere l'azione necessaria contro l'Italia se la misura non è conforme alle regole Ue" ha detto il commissario europeo all'agricoltura Dacian Ciolos dopo il voto definitivo al decreto legge.


20/01/2010

Processo breve, via libera dal Senato

Processo breve, via libera dal Senato

 

Giustizia / Resta il muro contro muro tra maggioranza e opposizione. Il provvedimento passa ora alla Camera. Bagarre in aula, Gramazio (Pdl) lancia un faldone contro l'Idv

 

 

Il Senato approva il ddl sul processo breve. Il provvedimento passa ora all' esame della Camera. Nel corso della discussione i capigruppo hanno espresso le intenzioni di voto, ribadendo le posizioni difese nei giorni scorsi. Nel corso della discusione in aula i senatori dell'Italia dei Valori hanno inscenato una contestazione contro Maurizio Gasparri, capo gruppo del PDL al Senato.  Berlusconi fatti processare", "muoiono processi Cirio-Parmalat". Sono queste le scritte apparse su alcuni cartelli esposti dai senatori dell'Idv al termine degli interventi in Aula sul processo breve. I commessi hanno prontamente tolto i manifestini dalle mani dei parlamentari, ma loro continuano a tenerli sui banchi. C'è ne è anche uno listato a lutto con scritto "La giustizia è morta". Il senatore del Pdl, Domenico Gramazio, dal centro dell'emiciclo ha tirato il fascicolo degli emendamenti contro i banchi dell'Idv. Ma anche lui eè stato allontanato dai commessi.

In precedenza duro attacco del PD che per voce di Anna Finocchiaro, boccia il provvedimento. "Con il processo breve decretate la fine di migliaia di processi penali e quindi ci sarà una denegata giustizia per migliaia di cittadini". Lo afferma la Presidente dei senatori Pd, Anna Finocchiaro, nella dichiarazione finale in aula al Senato per il ddl sul processo breve. Finocchiaro aggiunge: "Fissate in due ore la durata di una tratta ferroviaria, ben sapendo che la vecchia locomotiva potrà farcela solo in tre ore".

E' invece a fare il PDL. Maurizio Gasparri dice nell'aula del Senato "Ma è davvero breve questo processo? Nel ddl la parola breve non c'è. La legge che noi proponiamo non cancellerà i processi. Riguarderà solo l'1% dei processi". Lo afferma in aula al Senato il capogruppo dei senatori Pdl, Maurizio Gasparri, nella dichiarazione finale sul processo breve. Gasparri aggiunge: "Per i reati di mafia e terrorismo arriviamo ad oltre 15 anni di durata. E' questo un processo breve?". Gasparri sottolinea che "l'articolo 111 della Costituzione prevede il giusto processo e l'articolo 6 della Convenzione
europea per i diritti dell'uomo prevede la ragionevole durata dei processi".

Il processo breve incassa l'approvazione della Lega Nord che rilancia accusando l'opposizione "Fino a pochi mesi fa eravate d'accordo con questa riforma. Quando vi siete accorti che questa riforma avrebbe riguardato anche il Presidente Berlusconi, avete cambiato idea e vi siete contraddetti. Siete voi che vi dovreste vergognare". ha detto il capogruppo della Lega, Federico Bricolo.

L'Italia dei valori esprime tutto il suo dissenso sul processo breve. "Si vuole salvare Berlusconi dai suoi processi. Approvate così una norma che non esiste in nessuna parte del mondo. L'Italia, culla del diritto, rinnega il diritto - dice il capogruppo dell'Idv al Senato Luigi Li Gotti, nelle dichiarazioni finali in aula. Li Gotti aggiunge: "Non sapete cosa significhi l'interesse collettivo. Il Parlamento è smarrito ed asservito".

L'UDC bocca il provvedimento. Gianpiero D'Alia, capogruppo dell'Udc, invita in aula la maggioranza a non procedere all'approvazione del ddl sul processo breve: "Fermatevi finché siete in tempo. Restano in piedi incongruenze e storture - dice D'Alia - come possiamo votare questa amnistia? Noi voteremo contro".

 


20/02/2009

Via libera al decreto anti-stupri Gli ex agenti nelle ronde

Via libera al decreto anti-stupri Gli ex agenti nelle ronde

 

Clandestini, sale a 6 mesi la permanenza nei centrI di identificazione ed espulsione. Sì alla norma che consente ai sindaci di avvalersi di volontari non armati. Maroni: da Napolitano niente veti

 

 

Una ronda organizzata a Genova dall'associazione «Genova sicura» in collaborazione con i volontari della Lega nord (Emmevi)
Una ronda organizzata a Genova dall'associazione «Genova sicura» in collaborazione con i volontari della Lega nord 
ROMA - Ronde non armate e formate da ex agenti ed ex militari, estensione dai 2 ai sei mesi della permanenza degli immigrati nei centri di identificazione e di espulsione (Cie), divieto degli arresti domiciliari per chi è accusato di violenza sessuale, ergastolo per gli stupratori omicidi e pene dai sei mesi ai quattro anni per lo stalking. Sono queste le principali norme contenute nel decreto anti-stupri approvato dal Consiglio dei ministri. Il provvedimento non è però piaciuto al Vaticano, che parla di «abdicazione dello Stato di diritto», mentre in maniera alquanto irrituale una nota del Quirinale sottolinea «l'autonoma ed esclusiva responsabilità del governo per le scelte di indirizzo e di contenuto del provvedimento d'urgenza da sottoporre al presidente della Repubblica». Una puntualizzazione che rischia di essere interpretata come una presa di distanze da parte del Colle su un provvedimento già oggetto di grande dibattito, dopo che il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, aveva spiegato che «non c'è stato alcun veto del Quirinale. Ieri con Napolitano ho concordato questo testo, senza alcuna forzatura o obiezione».

EX AGENTI ED EX MILITARI - Sulle ronde il governo ha accolto le proposte di An, apportando alcune modifiche alla norma: ai sindaci è concessa la possibilità di avvalersi di associazioni di cittadini non armati, in coordinamento con i prefetti. Le ronde «non saranno armate, ma dotate solo di telefonini e ricetrasmittenti con cui avvertire le forze dell'ordine». Inoltre, saranno formate prevalentemente da associazioni di ex agenti di polizia, carabinieri, forze armate e altri corpi dello Stato. Sarà data precedenza, ha spiegato il ministro dell'Interno Roberto Maroni ad associazioni di carabinieri e poliziotti in congedo, «persone che sanno quello che fanno», ha aggiunto il titolare del Viminale. Ma solo nel caso in cui non faranno parte forze dell'ordine in congedo il dl prevede che saranno senza oneri a carico delle finanze pubbliche. Gli elenchi dei volontari verranno tenuti dalle Prefetture e il modello è quello dei volontari per i vigili del fuoco o quello dei "City Angels", volontari che a Milano operano «da 15 anni», ha detto il ministro. L'obiettivo, ha voluto precisare a tal proposito Maroni, è quello di passare «dalle ronde fai da te ai volontari per la sicurezza, regolati e controllati». Sarà un decreto del ministro dell'Interno, da emanare entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge, a determinare gli «ambiti operativi» del provvedimento. Una specifica che sarebbe stata richiesta dal Quirinale.


«SICUREZZA PARTECIPATA» - «Non chiamiamole ronde, ma "sicurezza partecipata", l’unica ricetta possibile oggi, io la chiamo sicurezza civica» ha detto il capo della Polizia, Antonio Manganelli. «L’obiettivo della tranquillità sociale si può realizzare attraverso la partecipazione del cittadino allo svolgersi della vita sociale. Dobbiamo cercare di fare squadra», ha aggiunto.


BERLUSCONI: «STRUMENTO ESSENZIALE» - Il decreto «è uno strumento essenziale perché il governo possa legiferare» ha spiegato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi, sottolineando che già il governo aveva approvato dei disegni di legge sulla sicurezza ma specificando anche «che i tempi con cui il Parlamento approva le norme sono sotto gli occhi di tutti» («così anticipiamo di circa 100 giorni gli effetti giuridici di norme già presenti o approvate in precedenza dal Parlamento» ha aggiunto il Guardasigilli Angelino Alfano). Il premier a tal proposito ha voluto anche precisare che il governo ha fatto ricorso alla decretazione d'urgenza con le misure per la prevenzione e il contrasto delle violenze sessuali «in seguito al grande clamore suscitato da recenti episodi» di cronaca. Tuttavia, «rispetto agli anni 2006 e 2007, nel 2008 c'è stato un calo intorno al 10% degli episodi di violenza, anche nella città di Roma, perchè c'è stato un pattugliamento più diffuso delle zone pericolose anche con l'utilizzo dei militari», ha detto il Cavaliere.

CONTROLLO DEL TERRITORIO - Nel decreto varato è previsto un "piano straordinario di controllo del territorio" per il quale è prevista l’assegnazione immediata al ministero dell’Interno delle risorse oggetto di confisca versate all’entrata in bilancio dello Stato fino a 100 milioni di euro. Inoltre si stabilisce di procedere entro il 31 marzo 2009 all’assunzione di circa 2.500 unità di personale delle forze di polizia.

I CENTRI DI ESPULSIONE - Quanto ai centri di identificazione ed espulsione, l'articolo 5 del decreto anti-stupri prevede che la permanenza degli immigrati nei centri di identificazione ed espulsione sarà estesa da due a sei mesi. In questo modo, ha detto Maroni, «potremo garantire il rimpatrio di tutti coloro che sono nei Centri per immigrati, in particolari quelli provenienti dalla Tunisia che sono stati trattenuti in queste settimane a Lampedusa». «L’idea del ministro Maroni è apprezzabile» ha detto Bernardino De Rubeis, sindaco di Lampedusa, sottolineando però la difficoltà di applicare le nuove norme nell'isola. «Questa scelta di Maroni dimostra, di fatto, che il Cie è equiparato ad un carcere. Pertanto - ha detto il primo cittadino di Lampedusa - vanno garantite tutte quelle norme di sicurezza, igiene e ordine pubblico che nel territorio di Lampedusa viene difficile garantire, in base alle esperienze vissute».

LO STALKING - Nel decreto anti-stupri, ha spiegato il ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna, sono «previste, circa lo stalking, sanzioni per gli episodi di molestie e minacce reiterate prima che possano degenerare in condotte più gravi: le pene vanno da sei mesi a 4 anni, con aggravanti se il reato è commesso da un ex partner o marito o ai danni di soggetti particolarmente deboli». Previsto, ha aggiunto, «che la vittima si possa rivolgere al questore che può "ammonire" il colpevole, nonchè il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa».