05/01/2012

«Alle Maldive? E' il viaggio di nozze che non ho mai fatto in 30 anni di vita di coppia»

«Alle Maldive? E' il viaggio di nozze che non ho mai fatto in 30 anni di vita di coppia»

E via facebook spiega: «i prezzi riportati dal corriere sono totalmente lunari». Rutelli replica alle «accuse» di mancanza di sobrietà per le vacanze di Natale passate in un resort da sogno

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30/04/2011

Una soluzione per fermare il declino

Una soluzione per fermare il declino

La proposta di 7 mosse per l'italia. Possibile che invece di subire passivamente gli eventi non ci rimbocchiamo le maniche e li preveniamo da subito?

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08/04/2011

Avventura in barca per rifare l’Italia

Avventura in barca per rifare l’Italia

Farinetti organizza una traversata da Genova a New York "Riformiamo la politica con buon cibo e grandi cervelli"

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10/02/2011

«Al Sud più veloci i moscerini dei treni»

«Al Sud più veloci i moscerini dei treni»

«Bisognava fare il viaggio per rendersene conto». Tremonti ironizza dopo essere appena tornato da un viaggio in treno da Reggio Calabria fino a Roma

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06/06/2010

«Ingiusta l'occupazione di Israele Basta tensioni o sarà un bagno di sangue»

«Ingiusta l'occupazione di Israele Basta tensioni o sarà un bagno di sangue»

«Bisogna sUperare le differenze e portare la pace dove c'è conflitto». Il documento dei vescovi mediorientali: «Da decenni diritti umani e diritto internazionale non rispettati»

 

Benedetto XVI durante una delle messe celebrate a Cipro (Ansa)
Benedetto XVI durante una delle messe celebrate a Cipro (Ansa)

CIPRO - È «urgente» che la Comunità internazionale intervenga per porre fine alla tensioni in Terra Santa, prima che si arrivi ad un bagno di sangue: è l'appello di Papa Benedetto XVI che, al termine della messa celebrata oggi allo stadio coperto di Nicosia, a Cipro, ha consegnato ai rappresentanti dell'episcopato del Medio Oriente l'Instrumentum Laboris, il documento elaborato dagli stessi vescovi dell'area in vista del Sinodo per il Medio Oriente che si terrà a ottobre in Vaticano.

LE CRITICHE A ISRAELE - Nel testo è contenuta una critica tutt'altro che velata al governo israeliano: «Da decenni, la mancata risoluzione del conflitto israelo-palestinese, il non rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani, e l'egoismo delle grandi potenze hanno destabilizzato l'equilibrio della regione e imposto alle popolazioni una violenza che rischia di gettarle nella disperazione». Il testo ribadisce che l'occupazione israeliana è «un'ingiustizia politica imposta ai palestinesi», che nessun cristiano può giustificare con pretese teologiche. Il conflitto israelo-palestinese è inoltre il «focolaio principale» dei vari conflitti mediorientali.

DIALOGO TRA LE RELIGIONI - Il punto centrale dell’Instrumentum Laboris è il rapporto con ebraismo e Islam e il dialogo interreligioso. La Chiesa auspica che israeliani e palestinesi «possano vivere in pace in una patria che sia la loro, all’interno di confini sicuri ed internazionalmente riconosciuti» e ribadisce «la ferma condanna dell’antisemitismo, sottolineando che gli attuali atteggiamenti negativi tra popolo arabo e popolo ebreo sembrano piuttosto di carattere politico e dunque estranei ad ogni discorso ecclesiale».

IL RUOLO DEI CRISTIANI - In tutto questo «i cristiani - si legge nel documento - sono chiamati a portare uno spirito di riconciliazione basata sulla giustizia e l’equità per le due parti». Ma il rapporto con i mondo musulmano non sempre è facile e questo emerge chiaramente dall'Instrumentum: «Le relazioni tra cristiani e musulmani sono spesso difficili, soprattutto per il fatto che i musulmani non fanno distinzione tra religione e politica, il che mette i cristiani nella situazione delicata di non-cittadini, mentre essi sono cittadini di questi Paesi già da ben prima dell’arrivo dell’Islam. La chiave del successo della coesistenza tra cristiani e musulmani dipende dal riconoscere la libertà religiosa e i diritti dell’uomo». Cristiani e musulmani "sono chiamati a lavorare assieme per promuovere la giustizia sociale, la pace e la libertà e difendere i diritti umani e i valori della vita e della famiglia". Per quanto riguarda il dialogo con gli ebrei, il documento assembleare lo definisce "essenziale, benchè non facile" risentendo appunto del conflitto israelo-palestinese.

«SUPERARE LE BARRIERE» - Nel corso dell'omelia della messa allo stadio di Nicosia, Benedetto XVI aveva invece spiegato che «abbattere le barriere tra noi e i nostri vicini è la prima premessa per entrare nella vita divina alla quale siamo chiamati». Il pontefice ha anche rivolto una nuova esortazione ai cristiani dell'area mediorientale, dopo quella di sabato pronunciata durante la messa nella chiesa di Santa Croce, perchè superino le loro differenze, siano capaci di portare «pace e riconciliazione dove ci sono i conflitti, ed offrire al mondo un messaggio di speranza». Il Papa invita a dire no a «egoismo, avidità e sfiducia verso gli altri». Durante la celebrazione, nel suo ultimo giorno di permanenza a Cipro, Benedetto XVI osserva come «ciascuno di noi che apparteniamo alla Chiesa ha bisogno di uscire dal mondo chiuso della propria individualità ed accettare la compagnia di coloro che condividono il pane con lui». E ancora: «Siamo chiamati a superare le nostre differenze, a portare pace e riconciliazione dove ci sono conflitti, ad offrire al mondo un messaggio di speranza. Siamo chiamati ad estendere la nostra attenzione ai bisognosi, dividendo generosamente i nostri beni terreni con coloro che sono meno fortunati di noi. E siamo chiamati a proclamare incessantemente la morte e risurrezione del Signore, finchè egli venga».

Redazione online


04/06/2010

Benedetto XVI: «I musulmani sono nostri fratelli»

Benedetto XVI: «I musulmani sono nostri fratelli»

Nel corso del viaggio a Cipro. Su Gaza: «Dopo tutti i casi di violenza, non bisogna perdere la pazienza e avere il coraggio di ricominciare»

 

 

Il Papa scende dall'aereo a Paphos (Afp)
Il Papa scende dall'aereo a Paphos (Afp)

PAPHOS (Cipro) - Il Papa ha esortato tutti i cristiani ad avere «una comune capacità» di dialogo con i musulmani che - ha riaffermato con forza - «sono nostri fratelli nonostante le diversità». Di ciò Benedetto XVI ha parlato durante la conferenza stampa in aereo, nel viaggio verso Cipro. Parlando a proposito del prossimo sinodo Vaticano sul Medio Oriente (10-24 ottobre), Ratzinger ha auspicato che l'assemblea faccia crescere il dialogo tra i cristiani ma anche «la comune capacità di dialogo con i fratelli musulmani». Il suo «incoraggiamento» è quello - ha detto - di «continuare con una visione comune e nonostante tutti i problemi nel dialogo con loro. Tutti i tentativi per una convivenza sempre più fruttuosa e fraterna - ha aggiunto - sono molto importanti».

DIALOGO - L'ombra dell'omicidio di mons. Luigi Padovese non ha nulla a che fare, «non può essere attribuito alla Turchia e ai turchi» e « non deve oscurare in alcun modo il dialogo con l'Islam»: ha affermato il Papa. «Di sicuro non si tratta di un assassinio politico, religioso». Il killer di mons. Padovese è già stato arrestato. I cristiani del Medio Oriente si trovano ad affrontare «circostanze difficili» ma hanno «un insostituibile ruolo da sostenere nella pace e nella riconciliazione tra i suoi popoli», ha aggiunto il Papa durante la cerimonia di benvenuto all'aeroporto di Paphos. Sono molte le sfide che «i cattolici devono affrontare, talvolta in circostanze difficili, vivendo la comunione con la Chiesa cattolica e offrendo la loro testimonianza a servizio della società e del mondo». «Cipro - ha proseguito - è perciò un luogo appropriato dal quale lanciare la riflessione della nostra Chiesa sul posto della secolare comunità cattolica del Medio Oriente, la nostra solidarietà con tutti i cristiani della regione e la nostra convinzione che essi hanno un insostituibile ruolo da sostenere nella pace e nella riconciliazione fra i suoi popoli».

GAZA: PAZIENZA PER LA PACE - Dopo il blitz di Israele contro i pacifisti diretti a Gaza, Papa Benedetto XVI invita tutti «alla pazienza» e «al coraggio di ricominciare». «In tutti questi episodi che viviamo - ha spiegato il Pontefice - c'è sempre il pericolo che si perda la pazienza, che si dica adesso basta e che non si voglia più cercare la pace». Invece, ha esortato, «ogni giorno dobbiamo imitare Dio nella sua pazienza; dopo tutti i casi di violenza, non bisogna perdere la pazienza e avere il coraggio di ricominciare». Il compito della Santa Sede, ha rimarcato, è proprio questo: «Creare la disposizione del cuore per ricominciare di nuovo, nella certezza che possiamo andare avanti, che la violenza non è la soluzione».

CIPRO - Il Papa ha poi parlato della divisione di Cipro in una parte greca e in una turca. Benedetto XVI ha lanciato un appello perché tutti i ciprioti possano risolvere «con pazienza» i loro problemi e vivere in armonia «con i loro vicini». «Possano l'amore della vostra patria e delle vostre famiglie e il desiderio di vivere in armonia con i vostri vicini sotto la protezione misericordia di Dio Onnipotente - ha detto Ratzinger - ispirarvi a risolvere pazientemente i problemi che ancora condividete con la comunità internazionale per il futuro della vostra isola». Durante la conferenza stampa in aereo, Ratzinger aveva spiegato di non voler portare a Cipro «un messaggio politico, quanto piuttosto un messaggio religioso che dovrebbe preparare gli animi a trovare l'apertura per la pace». «Non sono - aveva osservato parlando con i giornalisti in aereo - cose che vanno dall'oggi al domani. Ma è molto importante non solo fare i necessari passi politici ma anche preparare gli animi per essere capaci di compiere i passi politici necessari». Occorre - aveva esortato - «un'apertura interiore alla pace, che viene dalla fede in Dio e dalla convinzione che siamo tutti figli di Dio e fratelli e sorelle tra noi».

Redazione online


21/04/2010

Roma sparita, se la macchina del tempo si chiama Facebook

Roma sparita, se la macchina del tempo si chiama Facebook

Sul social network impazza il gruppo creato per scoprire com'era un tempo la città eterna, che il 21 aprile 2010 compie 2763 anni. Un viaggio nel passato attraverso oltre 7mila foto tra tradizioni dimenticate, angoli scomparsi e pezzi di storia

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“Non è la macchina del tempo ma ci si avvicina parecchio”. Si chiama Roma Sparita ed è un gruppo nato su Facebook dedicato alla città eterna che proprio il 21 aprile festeggia 2763 anni dalla sua fondazione. Oltre 68 mila iscritti, ma il numero cresce di ora in ora. Tutti sono fan della capitale o, meglio, della città che non c’è più. La pagina nasce infatti con l’intento di riscoprire la Roma di un tempo attraverso le foto.

“E’ un atto d’amore per la memoria di questa città”
si legge nella descrizione del gruppo che in rete è diventato subito un vero e proprio fenomeno tanto che sulla stessa scia ne è già nato un altro dedicato a Milano. L’obiettivo è “rendere accessibile, gratuitamente a tutti, almeno l'anteprima di immagini originali che testimonino Roma com'era”. A dar vita a questa sorta di viaggio nel passato ci sono semplici utenti appassionati di storia o di fotografia, ma anche alcuni addetti ai lavori, come archeologi o guide turistiche.

Ed eccola la città eterna nella sua evoluzione storica e urbanistica in un percorso di oltre 7 mila immagini.
Le foto sono suddivise per rioni, ma ci sono anche gli album “Scene di vita”, “Roma nel cinema”, “Libri su Roma”, “Mezzi di trasporto”, “Dipinti e disegni”. Tutti gli utenti possono caricare le loro immagini, purché siano precedenti al 1990. Nelle didascalie, che ora stanno iniziando ad essere tradotte anche in inglese a conferma del successo internazionale del gruppo, deve poi esser indicato il luogo e la data (leggi il regolamento).

Sfogliando i vari album riemergono i costumi e le tradizioni di un passato di cui oggi sono testimoni solo i nonni dei romani doc.

Si scopre, ad esempio, che in Piazza San Giovanni nei giorni di festa si vendevano le lumache. “Mia nonna mi raccontava la festa di S. Giovanni vissuta come festa di popolo. La mattina successiva si potevano ammirare i cumuli di gusci di lumache ingerite dalle centinaia e centinaia di romani” scrive Alfredo.
Tornano le immagini di quando il mercato si faceva a Piazza Navona e non a Campo dei Fiori, o quelle delle botteghe che sorgevano nelle arcate del Teatro di Marcello.

Ma la rete restituisce anche pagine di storia, come
i funerali di Vittorio Emanuele II, la folla in piazza Venezia per la proclamazione dello Stato di Guerra, o i parà tedeschi in ritirata su via dei Fori Imperiali. C’è spazio anche per le foto di una Fontana di Trevi con i turisti in costume e i piedi “a mollo” o per i manifesti elettorali “di altri tempi”.
Sulla pagina di Roma Sparita, però, non sono solo le immagini a parlare, ma anche le migliaia di commenti che accompagnano le foto. Ricordi dei tempi che furono, ma anche richieste di informazioni. “Che meraviglia quell'arco a via Barberini. Non sapevo ci fosse. Stupendo davvero!” dice Katerina. “L'arco fu abbattuto per problemi di viabilità insieme alla casa bianca alla sinistra che fece posto all'attuale hotel” le spiega Marco.
Tante foto e tanti post che danno vita a un vero e proprio manuale interattivo della città eterna realizzato dagli utenti. Un nuovo modo, forse, per scoprire e studiare la storia della propria città

Chiara Ribichini


23/03/2010

Missione "simulata" su Marte Un italiano tra i 4 candidati

Missione "simulata" su Marte Un italiano tra i 4 candidati

 

L'Esa ha presentato il quartetto di "finalisti" europei al grande progetto "Mars 500", che partirà a maggio, in collaborazione con la Russia:  520 giorni in un'astronave virtuale. L'ingegnere ventiseienne Diego Urbina: "E' un sogno che si avvera"

 

 

Missione "simulata" su Marte Un italiano tra i 4 candidati

I quattro candidati: l'ultimo a destra è Diego Urbina

 

NOORDWIJK (Olanda) - C'è anche un nostro connazionale - l'ingenere ventiseienne Diego Urbina, di madre italiana e padre colombiano - tra i quattro candidati finali dell'Agenzia spaziale europea per Mars 500, il programma frutto della collaborazione tra Russia e Ue che simulerà una missione spaziale su Marte.

I quattro candidati sono stati presentati in un incontro con la stampa che si è tenuto all'Estec, il Centro di ricerca scientifica e tecnologica dell'Esa a Noordwijk, in Olanda. Gli altri candidati, anche loro ingegneri, sono due francesi e un belga. All'interno di questo quartetto, a inizio maggio, saranno scelti i due partecipanti dell'area Ue alla missione sperimentale, in un equipaggio che comprenderà anche tre russi - uno dei quali sarà il comandante - e un cinese.


Dopo circa 15 giorni inizierà a Mosca l'esperimento vero e proprio. I sei vivranno in un'astronave virtuale per 520 giorni: i primi 250 saranno quelli necessari per il viaggio dalla Terra a Marte, i successivi 30 quelli in cui simuleranno la fase di esplorazione della superficie del Pianeta rosso, per poi passare gli ultimi 240 giorni nel viaggio di ritorno verso la Terra.


Nella presentazione che si è tenuta oggi Simonetta Di Pippo, a capo della Direzione per il volo umano dell'Agenzia spaziale europea, ha sottolineato "i due aspetti fondamentali" di questa missione simulata su Marte, in cui "l'equipaggio sarà sottoposto a una situazione davvero estrema, vivendo in totale isolamento per quasi un anno e mezzo". Primo: "Ci permetterà di effettuare degli esperimenti di natura fisica, psicologica e anche sociologica che possono avere un impatto sulla vita del cittadino. Anche per questo all'Agenzia spaziale europea abbiamo creato un dipartimento di medicina spaziale" che, forte dei risultati di questi e altri esperimenti, potrà fornire indicazioni utili anche per la vita di tutti i cittadini. Il secondo aspetto è legato all'idea di arrivare con una vera e propria missione su Marte, cosa che realisticamente si potrà fare "non prima del 2035-2040". In questo senso, ha spiegato Di Pippo, tutti gli esperimenti che saranno effettuati durante la missione Mars 500 saranno di fondamentale utilità.


Su questo programma sperimentale l'Agenzia spaziale europea ha investito 1,5 milioni di euro, mentre ai due europei prescelti andrà una cifra tra "i 55mila e i 75mila euro". "Abbastanza per pagare le bollette", ha commentato con una battuta l'ingegnere italiano "finalista": "E' un sogno che si avvera - ha dichiarato - visto che, come tanti ragazzi, vorrei fare l'astronauta. Vorrei poter dire, il giorno che l'uomo mettesse davvero piede su Marte, che io ho contribuito a tutto questo".


07/02/2010

La delusione della Nasa senza soldi: «Cape Canaveral in affitto ai privati»

La delusione della Nasa senza soldi: «Cape Canaveral in affitto ai privati»

 

IN ATTESA DEL LANCIO DELLO SHUTTLE. L’amministratore Charlie Bolden: acquisteremo biglietti di viaggio per spedire in orbita satelliti o astronauti

 

CAPE CANAVERAL – Mentre il lancio della shuttle Endeavour previsto domenica notte alle 4.39 ora locale (10.39 in Italia) è stato rimandato a lunedì per il maltempo, lo sguardo dalla rampa di lancio e guardando verso il mitico VAB, l’edificio dentro il quale si assemblavano i razzi Saturno per la Luna, si scorge un traliccio alto un’ottantina di metri. La sua costruzione è appena stata fermata per la scelta del presidente Obama di non tornare sulla Luna. E’ diventa il simbolo del momento. Era la torre di lancio del razzo Ares-1 alto un centinaio di metri e doveva servire per lanciare nello spazio la nuova astronave Orion prima verso la stazione spaziale internazionale e nel 2020 verso il nostro satellite naturale. Tutto cancellato.

Charlie Bolden (Ap)
Charlie Bolden (Ap)

La nuova strategia l’ha precisata nei dettagli, dopo gli annunci ufficiali dei giorni scorsi l’amministratore della Nasa Charlie Bolden, arrivato al Kennedy Space Center per assistere al lancio dello shuttle, incontrando i giornalisti. Lui stesso è un ex pilota di shuttle. «Dobbiamo cambiare direzione», ha sottolineato ricordando che la chiave del futuro è il coinvolgimento dei privati i quali devono produrre razzi e astronavi per i quali la Nasa acquisterà biglietti di viaggio quando servono per spedire in orbita satelliti oppure astronauti. «Affitteremo gli impianti di Cape Canaveral ai privati e noi dobbiamo cercare di attrarli a svolgere qui le loro attività». «La Nasa – ha continuato - deve avviare ricerche per costruire nuovi motori per razzi, nuovi sistemi robotici, insomma deve concepire nuovi sistemi per viaggiare domani nello spazio». Ma per andare dove? «Dovrà deciderlo il Congresso nelle cui aule si comincerà ora a discutere», risponde.

Sono diversi i tempi quando la Nasa studiava e proponeva al presidente Kennedy di andare sulla Luna e il Congresso approvava. Ora la Nasa ipotizza solo un indistinto piano di ricerca in vari settori senza indicare alcuna meta. «Anch’io – aggiunge – ritengo utile guardare a Marte ma ci sono ancora troppe cose da conoscere prima di impegnarsi su un obiettivo del genere». Bolden parla di studiare obiettivi flessibili ma l’unico impegno che sostiene vigorosamente è l’utilizzo della stazione spaziale internazionale con l’intenzione di estendere la sua vita tecnica oltre il 2020. E su questa unica realtà concreta del suo discorso innesta la necessità di rafforzare la collaborazione internazionale. «Con altri Paesi – dice – dobbiamo decidere che cosa fare anche per il futuro». Ciò servirà anche per raccogliere fondi su eventuali progetti, senza tuttavia precisare quali idee l’America proporrà nelle sue auspicate condivisioni internazionali. Al Kennedy Space Center intanto l’anno prossimo sarà licenziata la metà dei tecnici che qui lavorano soprattutto per i voli dello shuttle il quale quest’anno terminerà le sue missioni.

Giovanni Caprara


05/02/2010

Di Pietro, il viaggio negli Usa e il mistero di quell'assegno

Di Pietro, il viaggio negli Usa e il mistero di quell'assegno

 

Il caso - L’ex segretario racconta il soggiorno tra Washington e Miami nel 2000. Di Domenico: ci portò un falso ingegnere, poi candidato

 

 

Da sinistra verso destra: Silvana Mura, Di Pietro, seminascosto Gino Bianchini e Sharon Talbott
Da sinistra verso destra: Silvana Mura, Di Pietro, seminascosto Gino Bianchini e Sharon Talbott

ROMA — Di viaggi negli Stati Uniti Antonio Di Pietro ne avrà fatti tanti, ma di uno s’era dimenticato. Quello cominciato il 28 ottobre di dieci anni fa, l’anno del Giubileo. Quando partì per Washington con il suo più caro nemico, visto che si tratta dell’ostinato Mario Di Domenico, ex amico ed ex segretario dell’Idv, l’avvocato delle foto con Bruno Contrada, autore di un libro ancora in bozze, il tono del Saint Just lanciato contro il partito che con Di Pietro ha fondato e dal quale è stato espulso. È la ricostruzione di un viaggio oltreoceano a caccia di finanziamenti, circostanza che l’altra sera a Montecitorio proprio non ricordava Di Pietro: «In America con Di Domenico? Lo escluderei. Credo proprio di no...».

E invece che fa il legale abruzzese con la passione degli statuti medievali? Apre il suo cassetto senza fondo e tira fuori una foto in cui i due inseparabili nemici sorridono seduti su un divano del Ponte Vedra Beach Resort di Miami. E racconta: «Partimmo alla conquista dell’America, spinti dal signor Gino Bianchini, un falso ingegnere... ». Ecco un altro passaggio di quella caricatura di spy story che Di Pietro smonta con ironia, autodefinendosi «James Tonino Bond», ma bollando come un acrobatico grafologo il suo accusatore che ha perduto le 19 querele seguite a liti e veleni. La foto «americana » però c’è. Anzi, Di Domenico ne mostra diverse, tutte legate al viaggio che si comincia a preparare nei primi di ottobre, «quando la segreteria Idv a Busto Arsizio riceve una mail da parte di un tal ingegner Gino Bianchini, con un’intestazione intrigante, come se la comunicazione pervenisse dalle organizzazioni ecclesiastiche Vaticane: "Sanctuaryrome"».

Di Pietro chiama subito Di Domenico: «Prendi contatti». E viene fuori che l’«ingegnere» senza laurea, come poi scopriranno, garantisce «cospicui finanziamenti », stando anche ad un capitolo del libro: «Bianchini parlava di suoi potenti amici dell’ambiente politico e imprenditoriale sostenitori di Al Gore negli Stati Uniti d'America...». Tutti in volo il 28 ottobre. A bordo, oltre a presidente e segretario, ci sono Silvana Mura, oggi deputato, e Bianchini con due influenti personaggi al seguito, l’avvocato Sharon Talbot e l'imprenditore Randy Stelk, «tutti in vena di attenzioni verso il nostro Paese in vista di un totale rinnovamento politico...», come avrebbe detto lo stesso Bianchini, stando ai ricordi di Di Domenico, subito sorpreso dallo scambio proposto, «perché tutto era condizionato alla candidatura dell’"ingegnere" al Senato». Scalo a Londra, prima tappa Washington e poi «a scorrazzare lungo tutta la East Coast, fino a Miami in Florida, alla ricerca dei dollari», insiste di Domenico ricordando la prima vera lite con Di Pietro: «Ogni sera tavolate imbandite in nostro onore. Ma mentre io, da ligio segretario del partito, ripetevo il solito ritornello della povertà francescana, Di Pietro puntualmente si alzava e si allontanava con un pretesto qualsiasi non appena si parlava di quattrini. Una, due, tre volte, la cosa insospettiva. Mi lasciava solo ad affrontare scabrosi discorsi».

Poi il clou: «Una sera Bianchini mi allungò un assegno di 50 mila dollari, ma con scadenza "13 maggio 2001", il giorno delle Politiche, con la ragione causale "elections". In pratica, mi veniva detto dai suoi sostenitori che quello sarebbe stato solo l’anticipo della ben più cospicua somma di finanziamento. Si parlava addirittura di somme dieci volte maggiori... ». Sarebbe stata questa la molla della crisi interna al vertice Idv. Con Di Domenico che, senza rimpianti per la mancata elezione di Bianchini, quell'assegno non cambiò mai. E infatti lo sventola insieme con le foto «americane».

Felice Cavallaro