04/12/2011
Bossi rilancia la secessione:«Italia sconfitta dalla storia, la Padania vincerà»
Bossi rilancia la secessione:«Italia sconfitta dalla storia, la Padania vincerà»Il Parlamento padano a Vicenza. Calderoli: «Spero possa nascere quella separazione consensuale sul modello della Cecoslovacchia»
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11/01/2011
Va a rubare in casa di riposo e prende a martellate un'anziana
Va a rubare in casa di riposo e prende a martellate un'anzianaGiorgio Tessarolo di Romano d'Ezzelino, pregiudicato, è stato arrestato dai carabinieri per tentato omicidio e furto aggravato. Avrebbe usato una mazzetta in ferro e un crocifisso
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18/11/2010
Veneto, proposta choc: fucilare gli sciacalli dell'alluvione
Veneto, proposta choc: fucilare gli sciacalli dell'alluvioneFa discutere l’ultima “sparata” del presidente della provincia di Treviso, il leghista Muraro, dopo l’arresto per furto di tre serbi: “In casi gravi si applica la legge marziale”. Intanto Napolitano sollecita “gli aiuti, senza troppa burocrazia”
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04/11/2010
Zaia: "Il Veneto è in ginocchio, dobbiamo farlo sapere"
Zaia: "Il Veneto è in ginocchio, dobbiamo farlo sapere"Il presidente della Regione lancia un grido di allarme dopo l'alluvione che ha colpito il nord-est. Sono 121 i comuni interessati, 3000 gli sfollati. Due nuove vittime.
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14/10/2010
Leghista affitta un locale per farne una moschea
Leghista affitta un locale per farne una moscheaAlte di montecchio (vicenza). Simpatizzante del Carroccio concede un ex garage: «Non sono razzista, mi fa piacere che i musulmani abbiano un luogo di preghiera. E poi pagano in contanti»
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29/09/2010
Si ribella e impara l’italiano di nascosto Stuprata e segregata dal marito-padrone
Si ribella e impara l’italiano di nascosto Stuprata e segregata dal marito-padroneViolenza sulle donne. Vicenza, una giovane di origine marocchina è riuscita a fuggire dall’inferno familiare. L’uomo è indagato e gli è stato notificato il divieto di avvicinarsi a lei
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09/06/2010
Naomi, nozze da favola in Veneto
Naomi, nozze da favola in VenetoIl "sì" al magnate russo a Venezia, poi festa in una villa palladiana del Vicentino

VICENZA - Snobbati gli yatch di Saint Tropez. Ignorati gli sfarzi moscoviti. Addirittura sbeffeggiati i noti lussi londinesi e newyorkesi. Naomi Campbell si vuole sposare a Vicenza. In quella provincia berica che ha conosciuto ai tempi della love story con Matteo Marzotto e che ora le è rimasta nel cuore. Al suo innamoratissimo magnate russo non resta che accontentarla. Già, perché secondo l’ultimo «rumors» dei salotti vip circola già la voce che la pantera nera delle passerelle vorrebbe celebrare la festa delle sue nozze con Vladislav Doronin in una villa palladiana del Vicentino. La notizia è stata lanciata dal settimanale russo Argumenty i Fakti e, a ruota, ora i giornali di gossip di mezzo il mondo la danno per certa. Ancora una volta, dunque, un vip internazionale sceglie la «romantica» Italia per il giorno più importante della sua vita e, in questo caso, addirittura la tranquilla campagna all’ombra dei Colli Berici. Ma la Campbell sembra voglia spingersi addirittura oltre: il giornale russo afferma che la top model avrebbe chiesto al fidanzato di regalarle proprio una villa palladiana, non si sa se quella in questione per il ricevimento o qualche altra nei paraggi.
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| La top model con il futuro marito Vladislav Doronin (archivio) |
Sembra, inoltre, che l’entourage di Doronin stia addirittura già valutando in queste settimane le possibilità di acquisto con i referenti locali e che presto si giungerà ad una trattativa. Ma tanto amore sembra essere ricambiato: Naomi, da parte sua, sarebbe disposta anche a cambiare religione, diventando ortodossa, pur di poter celebrare il matrimonio in Italia e una delle sedi per le nozze potrebbe essere la chiesa di San Giorgio dei Greci a Venezia. Insomma: un evento, organizzato fra la laguna e la terra del Palladio, e potrebbe diventare un ulteriore volano per il turismo veneto. Felice, infatti, il governatore Luca Zaia, intervistato per l’occasione da Klaus Davi: «Il Veneto rappresenta un concentrato di eccellenze turistiche, enogastronomiche, culturali - spiega Zaia -. E il fatto che Naomi Campbell abbia magnificato in numerose occasioni le bellezze della nostra regione non fa che confermare il fatto che siano riconosciute a livello internazionale». Adesso, è già tempo di toto-nomi per cercare la villa in questione. Vladimiro Riva, del consorzio turistico «Vicenza è», testimonia come, da sempre, a rimanere del cuore di Naomi sia La Rotonda, anche se non si esclude una scelta «meno scontata e più di nicchia». Esclusa anche l’ipotesi di «ospitata» dai Marzotto, primario collegamento che viene in mente fra Vicenza e Naomi: chi conosce la famiglia e ieri ha provato ad avere delle informazioni più dettagliate, ha capito che, al di là dei rapporti cordiali, non c’è un’organizzazione comune dell’evento. Ad aiutare la venere nera potrebbe, invece, essere stato qualche ottimo amico vicentino, come quello di sempre: Renzo Rosso. «Noi cadiamo dalle nuvole, non ne sappiamo nulla - spiega l’assessore provinciale al Turismo Dino Secco - anche perché Naomi sarebbe tenuta a contattarci solo nel caso ci chiedesse villa Cordellina, gestita dalla Provincia. Cercheremo, comunque, di saperne di più nei prossimi giorni ».
Silvia Maria Dubois
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12/05/2010
Balotelli, auto multata per divieto di sosta Tifosi interisti contro gli agenti
Balotelli, auto multata per divieto di sosta Tifosi interisti contro gli agentiFan proteggono il bolide parcheggiato di Supermario. Il campione dell’Inter all’Aic:Vicenza è bella come Verona
VICENZA—Un gruppo di skate-boy vicentini che supplicano gli agenti di non multare quella macchina. Una signora che insorge: «Come sarebbe, questo è divieto, portatela via!». Arriva un carro attrezzi, i ragazzi insistono come se il bolide nero in questione fosse loro, la signora invece rema contro in nome della legge uguale per tutti, mentre gli operatori, confusi dall'incomprensibile baccano, tentano di infilare l'asse sotto il pianale per sollevare l'R8 dai vetri neri, qualcosa di mai visto a Vicenza.
| Il giocatore tra Rigo e Grazioli |
Il ferro non passa perché l'auto è bassa come quella di Batman, si giustificano gli addetti. «Macché, non hanno voluto rimuoverla», accusa la signora. Alla fine il poliziotto sceglie la terza via che scontenta un po' tutti: multa da 36 euro per divieto di sosta. «Potevano lasciar perdere, dai, eh, azz, è l'R8 di Mario Balotelli, Ba-lo-telli », si dispiacciono i giovani scuotendo la testa e rivelando il loro tifo incondizionato nerazzurro. «I soldi quello ce li ha, paghi», sentenzia l'elegante madame dall'accento straniero che lavora nel vicino negozio beauty e che alla fine allarga le braccia: «Non tifo per nessuno io, solo per la giustizia. Quello l'ha messa dove non si può e io ho chiamato il carro». Chapeau, annuisce un signore col cappello che forse non conosce Supermario. Strega, pensano i giovani interisti che vorrebbero gonfiarla. Vicenza, ore 18, via Verdi. Succede tutto sulle strisce gialle riservate ai residenti, dove Mario Balotelli ha parcheggiato senza accorgersi del divieto giallo e dei lampi blu sputati a poca distanza da una pantera della stradale. L'attaccante italiano più discusso era infatti a Vicenza. Ha visto il posto libero, ha piazzato la Superauto e si è precipitato con il fratello Corrado e l'avvocato vicentino Vittorio Rigo all'Associazione italiana calciatori (Aic), un po' il sindacato dei tesserati di A B e Lega pro che a Vicenza ha addirittura la sede nazionale. Lì lo aspettava Gianni Grazioli, il segretario generale e amministratore delegato. Giubbotto militare, jeans, scarpe da tennis e solita aria seria e sospettosa. «Bellissima città Vicenza, bella come Verona, è la prima volta che vengo qui e che la vedo», dice ignorando che nel frattempo i vicentini si stavano disputando il suo gioiello a quattro ruote. Viene solleticato sul caso «razzismo Chievo-Verona» da un paio di giornalisti che lo aspettavano all'interno dell'Aic e che lui non pensava di trovare, a giudicare dall'espressione stupita e dal fare circospetto. Quella volta a Verona non aveva usato perifrasi: «Più gioco qui e più il pubblico di Verona mi fa schifo».
La città scaligera l'aveva bollato come immaturo e lui aveva fatto retromarcia. Ora è tornato segretamente nel Veneto, per parlare di contratti e per una visita di cortesia all'Associazione. Ma Inter, Mourinho, il Milan, la Nazionale sono argomenti intoccabili, dice Corrado. Vedrai i Mondiali? «Andrò in vacanza e non penso di andare in una capanna, quindi il Mondiale lo vedrò in televisione», banalizza Supermario. Poi osserva i calciatori in miniatura della vetrinetta dell'associazione. «Non ci sono io!». Grazioli gli spiega che sono le vecchie glorie del calcio, non le star diciannovenni. «Fra qualche anno faremo fare anche il tuo e lo mettiamo con gli altri», dice il segretario. «No, lo dai a me», fa la battuta lui. Qualcuno parla dell'ultima lista di Lippi e del fatto che ha lasciato a casa Legrottaglie inserendo Giuseppe Rossi. «Ha ragione», si fa scappare stimolando una smorfia di disappunto nel volto più maturo del fratello Corrado. Balotelli guarda l'ora sul cipollone bianco- oro che ha al polso e decide che è meglio salutare. Sui sanpietrini del centro è come se passasse un novello Mosè. Bocche aperte, teste rotanti, foto, autografi. Lui è molto disponibile, firma quaderni, libri, maglie a ragazzine, madri, nonne. Talvolta sorride. Entra nella chiesa dei Filippini perché qualcosa lo incuriosisce. «E' un ragazzo colto», scherza l'avvocato. Ci vieni mai in Veneto, Mario? «Sì che ci vengo, vado spesso al Gardaland». Risata. Piazza Castello, corso Palladio. E qui arriva il gruppo di interisti che nel frattempo si era battuto strenuamente con la polizia vicentina per evitare la rimozione, aspettandolo. La macchina è il pretesto dell'aggancio. «Mario, guarda che la polizia te la stava portando via, noi gliel'abbiamo detto e alla fine ti hanno messo solo una multa, posso fare una foto?...». Supermario si preoccupa, guarda Corrado, cerca di capire cosa sta succedendo e, naturalmente, sospetta. L'avvocato Rigo scherza. «Ridi ridi - gli dice lui e sembra serio -. Guarda che se non la trovo me la prendi tu». E' come vedere una delle sue bizze calcistiche. Dribbla dunque la folla, si affretta in via Verdi, cerca con gli occhi il bolide e finalmente lo vede. Tempo trenta secondi e l'auto viene presa d'assalto da fan di ogni tipo. Le righe gialle, le luci blu. «Il gialloblù per te è una maledizione, Mario», dice un tipo alludendo al Chievo. Mentre sale nell'R8 arriva un gruppo di ghanesi che rischiano la mano per tenere aperto il suo finestrino. «Mario, per favore». «Mario, dove vai». «Mario, il mio nome è...». Lui ascolta gentilmente, abbozza un ultimo sorriso, poi torna serio, chiude il cristallo e se ne va.
Andrea Pasqualetto
18:59 Scritto in SPORT | Link permanente | Commenti (2) | Trackback (0) | Segnala
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18/04/2010
Tinto Brass ricoverato a Vicenza
Tinto Brass ricoverato a VicenzaEscluso al momento un intervento chirurigico. Il regista si trova nel reparto di neurochirurgia di Vicenza a causa di una emorragia cerebrale
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| Tinto Brass con Caterina Varzi (Imagoeconomica) |
VICENZA - Tinto Brass è ricoverato all'ospedale di Vicenza per un'emorragia cerebrale. Il regista di Salon Kitty e La chiave si trova nel reparto di neurochirurgia di Vicenza. Dai primi esami, l'emorragia non sembrerebbe di grandi dimensioni. I medici aspettano si riassorba e l'intervento chirurgico non è in programma, a meno che la situazione non si aggravi nelle prossime ore.
IL FIGLIO: «SOLO ACCERTAMENTI» - Secondo quanto si è appreso, Tinto Brass è giunto con mezzi propri all'ospedale di Vicenza. Suo figlio Bonifacio, che è con lui, fa sapere attraverso l'ufficio stampa del regista che si tratterebbe solo di «accertamenti». Sabato il regista veneziano ha partecipato all'apertura della rassegna Umoristi a Marostica, nel Vicentino, dove gli è stata dedicata una retrospettiva con locandine, foto di scena e tavole inedite disegnate da Guido Crepax per un suo film. Brass aveva anche visitato la Gypsoteca canoviana di Possagno (Treviso), entusiasmandosi in particolare per il nudo di Paolina Bonaparte e partecipando successivamente ad un lauto banchetto. Noto come il regista dell'erotismo, da giovane Brass ha lavorato alla Cinematheque di Parigi e la sua prima opera, Chi lavora è perduto, del 1963, è un film socialmente impegnato, sul disagio di un giovane a contatto con le leggi del potere. Il rapporto con il potere è anche il tema centrale di Salon Kitty, del 1975. La svolta al filone erotico della commedia all'italiana con La chiave e Così fan tutte o. Dell'anno scorso, invece, una rivisitazione teatrale del Don Giovanni, ambientata nella Venezia degli anni trenta. (Fonte Ansa)
17:23 Scritto in CINEMA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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24/03/2010
Pablito, trent’anni dopo «Mi hanno rubato qualcosa»
Pablito, trent’anni dopo «Mi hanno rubato qualcosa»
La storia - Nel marzo 1980 lo scandalo del calcio-scommesse. «Ma almeno ho riposato e vinto il Mondiale...»
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| Paolo Rossi al processo per lo scandalo delle scommesse, nel giugno 1980 (Ansa) |
MILANO — Lionello Manfredonia è ruvido come quando randellava gli avversari in mezzo al campo. «I 10 anni, i 20 anni... Basta!». Bruno Giordano è laconico e sfuggente: «Arrivederci e grazie». Ricky Albertosi para le domande: «Mi dà fastidio parlare di queste cose». Trent’anni sono passati da quando il calcio italiano perse la verginità e i protagonisti non hanno voglia di riaprire quella porta, di raccontarsi e magari raccontare un’altra storia. Nell’Italia che rimette di continuo mano ai processi, lo scandalo del calcio-scommesse è una pagina su cui pochi vogliono aggiungere qualcosa. Eppure quelle foto sono ancora lì. Se recentemente ha fatto scandalo il Mourinho che a San Siro mostrava le manette, il 23 marzo 1980 lo scandalo fu annunciato da una macchina della polizia ferma sulla pista dell’Olimpico. Fu solo l’inizio. Poi vennero i giorni del carcere per 13 calciatori, il mandato di comparizione per altri venti, la condanna della giustizia sportiva, l’amnistia dopo la vittoria al Mondiale 1982, quello di Paolo Rossi, volto copertina, suo malgrado, di tutti e due gli eventi. «Ancora?». Il «ragazzo come noi» (così lo cantava Antonello Venditti) non dribbla l’argomento. A 53 anni, da ormai affermato opinionista televisivo, ha capito che ci sono delle scadenze fisse: le celebrazioni della tripletta al Brasile e del trionfo spagnolo, ma anche la rievocazione dei re del pallone alla sbarra.
«Il tempo passa, la vita va avanti, tutto si dimentica ma anche dopo tanto tempo, dopo trent’anni, c’è ancora qualcosa che mi brucia dentro. Rabbia? No, non è solo rabbia. Sento che mi hanno portato via qualcosa. Mi hanno scippato due anni, nel pieno della mia carriera, quelli tra i 24 e i 26 anni» Per colpa di chi? Per colpa di cosa? Rossi venne accusato di aver sottoscritto l’illecito (pareggio concordato) di Avellino-Perugia 2-2 (30 dicembre 1979). «Fu l’ingenuità di un minuto, due al massimo. Per aver parlato con un faccendiere (Cruciani, ndr) che mi aveva presentato un mio compagno di squadra (Della Martira, ndr). Dissero che avevo accettato delle cose. Ma non era vero. Lo ripeto da trent’anni. Sono stato ingenuo... forse dovevo denunciare la cosa... ma come si fa a denunciare un compagno? Solo che è stata una cosa drammatica». Cruciani, 5 anni dopo, scagionò Rossi: «Fu tirato in mezzo solo perché era un simbolo». Ma non ci fu solo la gogna mediatica. «Perché anche la mia famiglia, mio padre, mia madre, finiva per ritenere impossibile che non fossi coinvolto». La giustizia civile si accontentò delle spiegazioni. E, il 23 dicembre ’80 (solo nell’89 arrivò la legge 401 sulle partite truccate) assolse gli accusati perché «il fatto non sussiste». La giustizia sportiva no: il 25 luglio ’80 Paolo Rossi prese due anni. Come mai questa diversità? «È sempre stato così. La giustizia sportiva si basa sulla presunzione. Inutile riaprire questo discorso». Colpevole per la giustizia sportiva; innocente, però, «per tutti quelli che mi stavano intorno », racconta Pablito. «Non c’è stata una persona, una sola, della mia famiglia o dell’ambiente del calcio che non mi abbia creduto. Questa è stata la vittoria più importante. Certo però...». Cosa? Paolo Rossi ha, forse, voglia di togliersi finalmente qualche sassolino dalla scarpa? «No. Ma a me m’hanno tolto due anni, due anni splendidi della mia carriera». Non c’è proprio consolazione? «Forse sì: non tutto il male è venuto per nuocere. Mi sono riposato per due anni e sono stato poi fresco per vincere il Mondiale. Vediamola così: c’era una legge divina». Adelante Pablito, tra due anni ci si sente per i trent’ anni dal Sarrià.
Roberto Stracca
13:03 Scritto in SPORT | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: sport, calcio, storia, paolo rossi, intervista, calcioscommesse, anni '80, 1980, vicenza, mondiale | OKNOtizie |
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