16/12/2010

L'Ubs castiga i suoi bancari: è messo al bando il perizoma

L'Ubs castiga i suoi bancari: è messo al bando il perizoma

La banca svizzera mette un freno ai bollori, specialmente tra gli sportelli di una filiale. Un rigido codice di abbigliamento che mette al bando vestiti sgargianti, piercing, barbe lunghe, sigarette, aglio e persino l'intimo troppo audace

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15/05/2010

Museo di mafia troppo crudo, E Sgarbi lo vieta ai minori

Museo di mafia troppo crudo, E Sgarbi lo vieta ai minori

SALEMI: Due visitatori si sono sentiti male dopo aver visitato la «cabina macello». Un percorso scioccante

 

Vittorio Sgarbi
Vittorio Sgarbi

MILANO - Immagini troppo crude nel nuovo museo della mafia di Salemi e due visitatori sono stati male. Così il sindaco della città, il critico d'arte Vittorio Sgarbi, ha deciso di impedire l'ingresso ad alcune installazioni ai minori di 16 anni e ha disposto la collocazione di cartelli che avvertono sulla «pericolosità» della visione dei documenti esposti.
Il museo, inaugurato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano l'11 maggio, è concepito apposta per scioccare e può far star male chi non è abituato, come i cronisti o gli investigatori, a vedere cadaveri per terra crivellati di colpi di lupara. Così una donna di 40 anni milanese e una giovane studentessa catanese hanno dovuto sedersi all'aperto e bere un po' d'acqua fresca per riprendersi dopo essere passate attraverso la «cabina della violenza», una delle 10 del museo che rappresentano il percorso virtuale attraverso la storia di Cosa nostra.

La cabina 8 per esempio, che come le altre è di appena un metro quadrato, simula il retro di una macelleria siciliana con le piastrelle sporche di sangue e presenta immagini raccapriccianti che mostrano particolari anche «scientifici» di delitti. «La cabina delle estorsioni - spiega il direttore del museo Nicolas Ballario - prima di essere sistemata nel museo è stata bruciata e il legno semicarbonizzato impregna il visitatore dell'odore tipico di ciò che resta dopo un attentato del racket. Lì dentro si assiste alla disperazione dei commercianti che vedono la loro vita andare in fumo».

Il museo intitolato a Leonardo Sciascia fa quindi già discutere mentre è in corso la querelle tra Sgarbi e la famiglia Salvo. Oggetto del contendere è l'esposizione nel museo della prima pagina del quotidiano «L'Ora» del 1984 con la foto dei cugini esattori Ignazio e Nino Salvo il giorno dell'arresto. A chiedere la rimozione di quel documento è stata la vedova di Nino Salvo attraverso un'ingiunzione del tribunale. «Noi non entriamo nel merito della vicenda giudiziaria - ribadisce Ballario - ma quella prima pagina è un documento incancellabile. Non toglieremo la foto: è uno dei trecento documenti esposti sui pannelli per ripercorrere la cronaca di Cosa nostra». Nino Salvo morì di tumore prima della sentenza del maxiprocesso. Il cugino Ignazio, condannato per mafia, venne ucciso nel settembre '92. (fonte Ansa)


07/01/2010

Dopo le figurine, sequestrata anche la gelatina puzzolente Skifidol slime

Dopo le figurine, sequestrata anche la gelatina puzzolente Skifidol slime

 

Può creare gravi danni alle vie respiratorie se ingerita o inalata. Il provvedimento del ministero della Salute sollecitato dalla Procura della Repubblica di Modica

 

Gli Skifidol slime
Gli Skifidol slime

MODICA (Ragusa) – Non si può rimuovere con pinze o uncini chirurgici ed è trasparente al punto da risultare invisibile alle radiografie, ma può creare gravi danni alle vie respiratorie. Per questo motivo va immediatamente ritirata dal mercato. Linea dura del ministero della Salute che ha ordinato ai carabinieri del Nas di sequestrare su tutto il territorio nazionale i barattolini della gelatina puzzolente Skifidol slime. Uno dei prodotti distribuiti in Italia dalla Gedis edicola di Milano che basano il loro successo tra i bambini proprio sull’odore ributtante.

SKIFIDOL - Già nel marzo scorso analoga sorte era toccata, ma solo in Piemonte, alle figurine skifidol che sprigionano odori nauseabondi come vomito, escrementi e uova marce nel momento in cui vengono grattate. In quel caso l’allarme era scattato dopo che gli alunni di una scuola elementare di Torino avevano accusato malessere e bruciori agli occhi, inducendo il pm Raffaele Guariniello a disporre il sequestro cautelativo delle figurine incriminate. Ora è il turno della gelatina denominata Skifidol slime, che non preoccupa tanto per la sua tossicità quanto per la possibilità, se ingerita o inalata, di creare gravi danni alle mucose nasali e alle prime vie respiratorie. Il provvedimento del ministero della Salute è stato sollecitato dalla Procura della Repubblica di Modica che si è appellata al Codice del consumo del 2005. Circa un anno fa la Guardia di finanza di Pozzallo, sempre in provincia di Ragusa, aveva avviato un’indagine sulla gelatina puzzolente e trasmesso gli atti alla Procura di Modica che aveva chiesto una perizia per accertarne il grado di pericolosità. I consulenti hanno stabilito che «il prodotto si può rompere in piccoli pezzi che è molto facile ingerire o introdurre nel naso». In quel caso «c’è il pericolo di gravi danni alle vie respiratorie in quanto la rimozione della gelatina è molto difficoltosa perché non è afferrabile con pinze o uncini e potrebbe dunque provocare un’insufficienza respiratoria di non facile risoluzione». Oltre al fatto che «la sostanza è poco visibile anche con esame radiologico».

RISCHI - Il procuratore di Modica Francesco Puleio aveva già chiesto il sequestro penale dello Skifidol slime. Ma la richiesta era stata respinta dal Gip che ha ritenuto l’avvertenza sul barattolo che il prodotto non può essere utilizzato da bambini di età inferiore ai 3 anni sufficiente a tutelare i piccoli consumatori. Nonostante ciò la Procura non si è arresa e ha fatto appello alle norme del Codice del consumo sollecitando l’intervento del ministero della Salute che alcuni giorni fa ha disposto un sequestro di tipo amministrativo. Le spese per il ritiro e la distruzione della gelatina puzzolente saranno a carico delle ditte che importano e commercializzano il prodotto. Inoltre per i barattoli già acquistati, il ministero ha previsto che «si provveda al richiamo avvisando inoltre i consumatori sul grave rischio connesso all’inalazione o ingestione mediante cartellonistica o altri metodi ritenuti efficaci».

Alfio Sciacca