16/09/2010

Filmava le gambe delle donne, si dimette il vicesindaco di Suzzara

Filmava le gambe delle donne, si dimette il vicesindaco di Suzzara

MANTOVA. Pietro Aleotti, 65 anni, è stato sorpreso in un ipermercato mentre riprendeva di nascosto le clienti con il telefonino

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14/09/2010

Liberato l'imprenditore rapito

Liberato l'imprenditore rapito

L'uomo sarebbe stato sequestrato da un commando armato. I carabinieri lo hanno trovato incatenato a Marigliano, nel napoletano

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16/03/2010

Garimberti: «La Vigilanza batta un colpo»

Garimberti: «La Vigilanza batta un colpo»

 

Il presidente della Rai: «Tutto è cominciato dal loro regolamento, che è illegittimo». «Io le trasmissioni le avrei riprese comunque, ma la maggioranza del cda ha deciso così»

 

Il presidente del Cda della Rai, Paolo Garimberti (Ansa)

ROMA - «Cosa mi aspetto dalla Vigilanza? Che batta un colpo». A margine della presentazione a Palazzo Chigi della Giornata mondiale del Teatro, il presidente della Rai, Paolo Garimberti, torna sulla questione dei talk show interrotti in base al regolamento della Vigilanza. E ribadisce: «Questa storia di rimpalli comincia dal regolamento della Vigilanza, che è illegittimo».

«ANCHE SENZA» - Garimberti spiega che lui le trasmissioni le avrebbe riprese lo stesso «anche senza il colpo della Vigilanza. La maggioranza del Consiglio ha voluto così, io mi rimetto alle decisioni della maggioranza. Sia chiaro però - aggiunge - che lo stop dei talk rende un pessimo servizio alla Rai, all'informazione e agli utenti. Ma la colpa non è solo dalla Rai è alla fonte, e quindi del regolamento». Quando «ci viene detto da Beltrandi - ha aggiunto - che potevamo andare in onda lo stesso, io rispondo che sì lo potevamo fare ma a rischio. Troppo facile dire potevate andare in onda con il rischio. Mi aspetto che si sblocchi la situazione».



11/02/2010

Par condicio, conduttori tv in rivolta Berlusconi: "Basta trasmissioni-pollaio"

Par condicio, conduttori tv in rivolta Berlusconi: "Basta trasmissioni-pollaio"

 

Vigilanza: Dal 28 febbraio al 28 marzo salteranno le trasmissioni di approfondimento. Il premier: legge da abolire. Il Pd: decisione da rivedere. Garimberti: «Approfondiremo». Giovedì Cda Rai

 

Pier Luigi Bersani ospite a «Ballarò» (Eidon)
Pier Luigi Bersani ospite a «Ballarò» (Eidon)

MILANO - Michele Santoro parla di «abuso di potere che non ha alcun fondamento legale». Giovanni Floris si scaglia contro «l'ingordigia della politica che si mangia l'editore, l'azienda, i conduttori, i giornalisti, gli ospiti e i telespettatori che pagano il canone». Anche Bruno Vespa, pur sottolineando di aver sempre rispettato la par condicio, definisce «molto grave» l'azzeramento dei programmi informativi prima delle elezioni e si augura che ci possano essere spazi di mediazione. Un mare di polemiche dunque ha sommerso il regolamento sulla par condicio approvato martedì dalla commissione parlamentare di Vigilanza Rai, che stabilisce la sospensione delle trasmissioni di approfondimento nel mese precedente le elezioni regionali, dal 28 febbraio al 28 marzo. Per il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi la decisione del Parlamento sui talk-show è da rispettare: «Non è una decisione scandalosa di cui doversi preoccupare», anche perché alcune sono «trasmissioni-pollaio. Per una questione di decoro credo sia un bene che le trasmissioni siano diverse, non parlo di quella di Bruno Vespa ma di altre». Per il premier comunque la par condicio è una legge «liberticida e assurda». «Continuo a ritenere - è l'opinione del Cavaliere - che si deve abolire la par condicio reintroducendo quella norma che stabilisce presenze televisive proporzionali ai voti».

«LA DECISIONE VA RICONSIDERATA» - L'opposizione dal canto suo chiede una rapida inversione di rotta. «La decisione della commissione va rapidamente riconsiderata» è l'auspicio del leader del Pd Pier Luigi Bersani, secondo cui «non c'è incompatibilità alcuna tra le trasmissioni di approfondimento giornalistico, che ricadono sotto la responsabilità dei conduttori e il controllo della commissione di Vigilanza, e l'apertura nel palinsesto di finestre elettorali che mettono tutte le forze in parità di condizione». Ancora più critico il responsabile comunicazioni del Partito Democratico, Paolo Gentiloni: «I programmi di informazione non sono i pollai di cui parla Berlusconi, ma uno degli spazi di libero confronto sanciti dalla Costituzione. Cancellare l'autonomia dei programmi di informazione, costringendoli nelle regole della comunicazione politica, non solo contrasta con dieci anni di regolamenti della Vigilanza e di Agcom, ma anche con la sentenza n. 155 del 2002 della Corte Costituzionale».

L'APPELLO A ZAVOLI - Dentro la Rai i consiglieri di opposizione - Rodolfo De Laurentiis, Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten - hanno rivolto un appello al presidente Sergio Zavoli e all'intera commissione di Vigilanza perché il regolamento venga riformulato in modo da garantire «l'autonomia del servizio pubblico anche in occasione di importanti consultazioni elettorali». Il testo approvato, spiegano, «sopprime per la prima volta tutte le trasmissioni di approfondimento e introduce regole di difficile applicazione anche nei notiziari violando due diritti fondamentali: il diritto dei giornalisti a informare e il diritto dei cittadini a essere informati». Secondo i tre consiglieri è a rischio l'autonomia editoriale della Rai e «le inevitabili variazioni di palinsesto determineranno pesanti conseguenze sull'intera programmazione e quindi sul fronte dei ricavi pubblicitari».

«IMMEDIATO APPROFONDIMENTO» - Dal canto suo il presidente della Rai Paolo Garimberti sottolinea che l'azienda è tenuta al rispetto delle decisioni della commissione, ma che «le novità in materia di comunicazione e informazione politica introdotte dal regolamento presentano aspetti che richiedono un immediato approfondimento». Dunque non si escludono ulteriori sviluppi. Giovedì il Consiglio di amministrazione dell'azienda di viale Mazzini si riunirà «per valutare l'impatto del regolamento sulla linea editoriale delle trasmissioni e più complessivamente sulla gestione aziendale a vari livelli».

CONDUTTORI - Come si diceva, i conduttori dei principali approfondimenti televisivi della Rai sono sul piede di guerra. «Non credo sia il ruolo dei parlamentari quello di disegnare i palinsesti, fare gli inviti per il martedì sera, selezionare gli argomenti da trattare - dice Giovanni FlorisBallarò) -: i parlamentari hanno compiti ben più alti e importanti. Non è d'altronde compito di un giornalista parlare di argomenti stabiliti a prescindere, con interlocutori decisi da altri». Bruno Vespa (Porta a porta) difende la sua trasmissione: «L'esperienza di quindici anni ci insegna che Porta a porta ha sempre rispettato la par condicio ed è stata guardata al microscopio dentro e fuori le campagne elettorali. Ad altri è stato concesso il diritto di scorreria. Pur con questa premessa trovo molto grave l'azzeramento dei programmi informativi prima delle elezioni e spero che ci possano essere degli spazi di mediazione». Per Michele Santoro (Annozero) la decisione della Vigilanza «è un abuso di potere che non ha alcun fondamento legale». (

EMITTENTI PRIVATE - Il regolamento sulla par condicio sarà valido anche per le emittenti private, ma solo nella prima fase della campagna elettorale, dall'11 al 28 febbraio. Lo ha deciso la commissione Servizi e prodotti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Una scelta prudente, legata alla necessità di approfondire alcuni questioni relative alla seconda fase della campagna elettorale. Da prassi, il regolamento che l'Agcom vara per le tv commerciali rispecchia quello che la commissione di San Macuto mette a punto per il servizio pubblico.

 

 

Redazione online


20/04/2009

Grasso: «Costituito un pool per monitorare gli appalti post-terremoto»

Grasso: «Costituito un pool per monitorare gli appalti post-terremoto»

 

L'annuncio del Procuratore Antimafia. Quattro magistrati lavoreranno con il Viminale con l'obiettivo di evitare infiltrazioni mafiose

 

Piero Grasso (LaPresse)
Piero Grasso (LaPresse)

ROMA - Un pool di quattro magistrati che lavorerà in stretto contatto con il Viminale e avrà l'obiettivo di effettuare analisi preventive e accertamenti per evitare infiltrazioni mafiose negli appalti per la ricostruzione del terremoto che ha colpito l'Abruzzo. L'organismo, ha annunciato il Procuratore Antimafia Piero Grasso è stato costituito questa mattina e diverrà immediatamente operativo. «Non c'è ancora un allarme ma una legittima attenzione - ha detto Grasso - perchè vogliamo evitare che gli sciacalli delle case si trasformino in sciacalli delle casse dello Stato. Vogliamo che i soldi della ricostruzione vadano a chi ha diritto». Il pool di magistrati della Procura nazionale anti mafia è composto dai pm Gianfranco Donadio, Vincenzo Macrì, Alberto Cisterna e Olga Capasso.

«AGIRE PRIMA PER EVITARE I PROCESSI» - I magistrati del pool saranno a disposizione del procuratore e del prefetto dell'Aquila e, ha aggiunto il procuratore Grasso, prenderanno contatti con il ministro dell'Interno «per mettere a disposizione banche dati, esperienza e informazioni». L'obiettivo è quello di agire a monte per evitare di arrivare a dei processi che si trascinino per anni e anni come è avvenuto per il terremoto dell'Irpinia. «Dobbiamo agire prima - conferma Grasso - ed evitare di fare i processi». Il compito primario dei magistrati sarà innanzitutto quello di individuare possibili prestanome per le organizzazioni criminali. «Il certificato antimafia è aggirabile, basta creare una società con dei prestanome - spiega infatti il procuratore antimafia - e dunque dobbiamo vedere se nel campo delle relazioni dei criminali ci siano probabili prestanome. Un'indagine che, conclude Grasso, «può essere fatta solo con le intercettazioni e i collaboratori di giustizia». Il procuratore, infine, ha ribadito la disponibilità della Procura nazionale antimafia di sollevare dalle indagini già in corso i colleghi impegnati all'Aquila in modo che si possano concentrare sulle indagini per accertare le eventuali responsabilità nei crolli». Siamo disposti a fare da pronto soccorso giudiziario - dice Grasso - e mandare all'Aquila i magistrati di questo ufficio».


27/03/2009

RAI: VIA LIBERA VIGILANZA A GARIMBERTI PRESIDENTE

RAI: VIA LIBERA VIGILANZA A GARIMBERTI PRESIDENTE

 



ROMA - Eletto all'unanimità dal Consiglio di amministrazione di Viale Mazzini e poi ratificato all'unanimità dei 37 presenti dalla Commissione di Vigilanza Rai. La presidenza della radiotelevisione pubblica di Paolo Garimberti inizia sotto i migliori auspici e tutti esprimono soddisfazione anche se non nascondono le difficoltà che dovrà affrontare. La giornata della consacrazione definitiva inizia con la prima riunione del consiglio di amministrazione sotto la presidenza di Guglielmo Rositani, consigliere anziano. Garimberti si fa vedere a Viale Mazzini e raccoglie l'unanimità dei suoi colleghi, ma tace perché aspetta la ratifica della Commissione di vigilanza che arriva poco dopo. I 37 presenti su 40 (manca l'Idv e anche Sardelli della Mpa) a San Macuto mettono tutti nell'urna il voto favorevole a Garimberti, indicato dalla politica con favore bipartisan. Il presidente della Vigilanza Sergio Zavoli dice: "conosco Paolo e so che è amabile e risoluto e porta queste sue qualità alla Rai, in un periodo non facile.

L'azienda si deve ricostituire nei suoi strumenti, in un tempo in cui tutto pare più possibile eppure si fa più fatica per ottenere risultati". Per Paolo Romani, sottosegretario allo sviluppo economico, "con l'insediamento del nuovo cda, il via libera della commissione di Vigilanza al neo presidente Paolo Garimberti e la prossima nomina del direttore generale, la Rai ha finalmente una governance forte, autorevole e sicura". Per il vicepresidente della vigilanza Giorgio Merlo "ora la Rai può ripartire", ma per il capogruppo del Pd in bicamerale Fabrizio Morri, quello di Garimberti "sarà un duro lavoro da fare" a partire da quello di ristabilire il pluralismo per Morri violato negli ultimi tempi a favore della maggioranza. Per Roberto Rao, capogruppo Udc in vigilanza il nuovo cda, "é chiamato ad operare da subito per rilanciare il ruolo del servizio pubblico e un progetto editoriale competitivo e diverso da quello della televisione commerciale".

Commenta il capogruppo Pdl Alessio Butti: "Siamo soddisfatti che un giornalista del Gruppo Espresso abbia beneficato della legge Gasparri per diventare presidente della Rai". "Ora l'azienda potrà tornare alla normalità in un momento straordinario che richiede competenza, coraggio e grandi capacita", afferma il segretario della Vigilanza, Davide Caparini della Lega Nord. Ora a Garimberti tocca il compito di convocare il prossimo consiglio di amministrazione di Viale Mazzini che potrebbe essere mercoledì 1 aprile. Non è ancora chiaro se in quella stessa occasione sarà convocata anche l'assemblea dei soci necessaria per l'intesa con l'azionista per procedere alla nomina del direttore generale. Se si sceglie la via della totalitaria l'assemblea si può infatti anche convocare ad horas.

Elisabetta Stefanelli


13/03/2009

Controlli sulle banche, Tremonti: «Darei tutta la vigilanza alla Bce»

Controlli sulle banche, Tremonti: «Darei tutta la vigilanza alla Bce»

 

E sui conti: «A bilancio troppi fondi non spesi. L'Italia non può operare in deficit». Il ministro: se ci sono operatori europei, ci vuole una verifica europea. Bossi: serve un accordo con Draghi

 

Giulio Tremonti, ministro dell'Economia (Reuters)
Giulio Tremonti, ministro dell'Economia (Reuters)

MILANO - Per il ministro del Tesoro, Giulio Tremonti, occorre un sistema di vigilanza europeo, almeno per le banche, di portata sistemica. Lo ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa all'ambasciata d'Italia a Londra, alla vigilia della riunione dei ministri delle Finanze del G20. Nel corso del botta e riposta con la stampa, Tremonti ha sottolineato che «nel bilancio pubblico c'è una quantità enorme di capitali che devono essere spesi». Ad esempio «la cassa depositi e prestiti ha ancora un fondo rotativo di 4 miliardi non richiesti: era un fondo per la ricerca scientifica, inventato da noi nel 2004, ma è rimasto quasi intoccato fino ad ora. Ci sono poi da 7 a 12 grandi opere con capitali privati bloccati per burocrazia o falsa democrazia». «La nostra linea - ha inoltre precisato il ministro è di non fare una politica di deficit, pensiamo non sia un bene per il nostro paese, è complicato gestirne gli effetti».

LA BCE E I CONTROLLI - Ma è stato il tira-e-molla con il governatore Draghi, che in una lettera a tutte le filiali della Banca centrale aveva detto no all'azione diretta dei prefetti sugli istituti di credito («una richiesta diretta di dati disaggregati alle banche non appare giustificata») a tenere banco. «Io darei tutto alla Bce - ha osservato il ministro -. Non so se bisognerebbe cambiare i Trattati. Ma la mia visione culturale e politica è che siamo una comunità e sarebbe corretto avere una vigilanza sistemica». Per il ministro «se ci sono operatori europei, ci vuole una vigilanza europea».

IL RUOLO DEI PREFETTI - Tremonti ha annunciato che ci sarà «un grandissimo impegno dei Prefetti» negli osservatori sulla stretta al credito per famiglie e imprese da parte delle banche. Il ministro non ha voluto rispondere direttamente alla circolare della Banca d’Italia, ma si è limitato ad osservare che «per me è stata ragione di grande orgoglio prendere la parola davanti a tutti i Prefetti della Repubblica italiana».

BOSSI: «SI TROVI UN ACCORDO» - Sulla questione è intervenuto da Roma anche il ministro delle Riforme, Umberto Bossi, spiegando che il controllo sul credito «va fatto in prefettura, ma non tutti i prefetti capiscono di economia». Secondo il Senatùr, è dunque giusto attivare controlli sul credito erogato delle banche presso le prefetture, «ma non con i prefetti»: meglio ci siano anche le associazioni imprenditoriali perché «gli imprenditori si fidano delle associazioni di categoria». Per questo, ha detto Bossi, «serve un accordo» fra il ministro dell'Economia e il governatore Mario Draghi. In ogni caso, ha concluso, «penso che si troverà il sistema» per arrivare a soluzione al problema.

PASSERA - Secondo l'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, il ruolo assegnato ai prefetti per la vigilanza sul credito «sembra una picconata alla Banca d'Italia un po' eccessiva». «Però - ha aggiunto - noi siamo totalmente pronti a dare la massima collaborazione a chiunque verrà incaricato da governo e Parlamento a svolgere questo ruolo». In ogni caso, per Passera, «la proposta ha bisogno di un ulteriore approfondimento».

 

 

 

 



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09/03/2009

De Bortoli rinuncia alla presidenza Rai

De Bortoli rinuncia alla presidenza Rai

 

«Ringrazio Franceschini e Letta per l'offerta ma resto alla direzione del Sole». L'annuncio dopo che i giornali avevano data per certa la sua nomina. Nuovi colloqui pd-pdl

 

Ferruccio de Bortoli (Inside)
Ferruccio de Bortoli (Inside)

MILANO - Ferruccio de Bortoli rinuncia alla carica di presidente della Rai. «Ringrazio Dario Franceschini e Gianni Letta per l'offerta di presiedere la Rai, azienda patrimonio del paese. Un incarico di grande prestigio per il quale mi ero reso disponibile. Dopo attenta riflessione ho però deciso di restare dove sono: a fare solo il giornalista». Così il giornalista milanese ha annunciato la scelta di rimanere direttore del quotidiano «Il sole 24 ore».

LA SCELTA - La decisione a sorpresa di de Bortoli arriva dopo che i principali giornali avevano dato per certa la nomina del direttore del quotidiano della Confindustria.

NUOVO INCONTRO FRANCESCHINI-LETTA - Dopo l'annuncio di de Bortoli Gianni Letta e Dario Franceschini si sono visti ancora una volta per una ventina di minuti, presso la sede del Pd a Sant'Andrea delle Fratte. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio e il leader del Pd non hanno potuto che prendere atto della decisione di de Bortoli. Il «no, grazie» del direttore del Sole 24Ore rimette in gioco l'intera partita del vertice Rai, ma dal colloquio tra Letta e Franceschini, a quanto si è appreso, sarebbe emersa la comune volontà di stringere i tempi per rispettare la data di martedì dell'assemblea degli azionisti Rai che dovrebbe indicare sia il nome dell'ottavo componente del Cda sia quello del candidato presidente da sottoporre al voto della commissione parlamentare di Vigilanza. È molto probabile, pertanto, che Letta e Franceschini torneranno a vedersi durante la giornata.


18/02/2009

Rai, nominati i 7 membri del nuovo Cda

Rai, nominati i 7 membri del nuovo Cda

 

Gli altri due, tra cui il presidente, saranno nominati dal governo. Bianchi Clerici, Gorla, Rositani, Verro, Rizzo Nervo, Van Straten e Rodolfo De Laurentiis

 

 

L'elezione di sette membri del Cda Rai in Commissione di Vigilanza (LaPresse)
L'elezione di sette membri del Cda Rai in Commissione di Vigilanza
ROMA - Fumata bianca: la commissione di Vigilanza sulla Rai ha nominato i sette membri di sua competenza del nuovo consiglio di amministrazione della Rai. Due le conferme e cinque new entry. Nino Rizzo Nervo e Giovanna Bianchi Clerici i veterani; Alessio Gorla, Gugliemo Rositani, Antonio Verro, Rodolfo De Laurentiis, Giorgio Van Straten, gli esordienti. Eccolo (quasi al completo, gli altri due membri, tra cui il presidente saranno scelti dall'esecutivo) il nuovo cda della Rai, dopo oltre otto mesi dalla scadenza dell’attuale, votato dalla commissione di Vigilanza, al termine di un lungo impasse che ne ha di fatto bloccato l’operatività. All'elezione ha partecipato anche il presidente della Vigilanza Sergio Zavoli. Assente l'Idv che aveva annunciato di non partecipare al voto, mentre si astiene il deputato radicale Marco Beltrandi. Assente l'esponente del Pdl Maurizio Lupi (impegnato in una missione all'estero). Guglielmo Rositani, con 6 voti è stato il candidato più votato. Tutti gli altri ne hanno ottenuti cinque Stando a quanto viene sottolineato in ambienti parlamentari, inoltre, dovrebbe essere Mauro Masi, attuale segretario generale della presidenza del Consiglio, il nuovo direttore generale della Rai.

CHI SONO I NUOVI CONSIGLIERI - Tornando al nuovo Cda, conferme dunque per la leghista Giovanna Bianchi Clerici e il democratico, in quota Dl, Nino Rizzo Nervo. Non ce la fa, invece, il forzista Giuliano Urbani, battuto allo sprint finale dal berlusconiano Antonino Verro, siciliano, ex parlamentare di Forza Italia. Debuttante in cda, ma non nuovo a incarichi dirigenziali nel mondo dei media, Alessio Gorla, prima in Mediaset poi in Rai, vicinissimo al Cavaliere, al punto da organizzarne la discesa in campo del 1994 e coordinare la prima campagna elettorale degli azzurri. Dopo l’addio di Gennaro Malgieri, eletto deputato, An punta su Guglielmo Rositani, settantenne sindaco di Varapodio (Rc), quattro volte deputato (fino alla scorsa legislatura). L’Udc sceglie Rodolfo de Laurentiis, ex commissario in Vigilanza, come sostituto di Marco Staderini, mentre il Pd conferma l’ex direttore di Europa e punta su un volto nuovo: quello dello scrittore fiorentino Giorgio Van Straten, presidente di Federculture, direttore negli anni ’80 dell’Istituto Gramsci Toscano, già consigliere di amministrazione della Biennale di Venezia, ex presidente dell’AGIS, ma anche (fino al 2008) alla guida dell’Azienda Speciale Palaexpo di Roma, che gestisce il Palazzo delle Esposizioni, le Scuderie del Quirinale, la Casa del Jazz e la Casa del Cinema. Una candidatura, quella di Van Straten, fortemente sponsorizzata dall’ex segretario Walter Veltroni, ma mal digerita da una parte dell’ex Quercia che parla di una decisione «imposta dall’alto» e che avrebbe preferito una proroga in Cda anche per Rognoni (soprattutto dopo le dimissioni di Veltroni). Tuona Antonio di Pietro, i cui commissari non hanno partecipato alla seduta in Vigilanza: «Ecco l’ultimo atto del veltrusconismo: un’equa spartizione tra amici fidati e sodali di partito, decisa a tavolino tra Pd e Pdl per il Consiglio di Amministrazione della Rai».

«RIUNIONE TEMPESTOSA» - Le candidature democratiche sono state ufficializzate in una riunione «tempestosa», secondo alcuni dei partecipanti (durissimo il radicale Marco Beltrandi. «È uno schifo» avrebbe detto scegliendo di non votare i candidati Pd), durante la quale si sarebbe appena sfiorato il tema della presidenza e che avrebbe visto spuntare l’ipotesi di una terna di nomi tra cui scegliere (anche se l’ipotesi di una riconferma per Petruccioli non è tramontata): si tratterebbe di Andrea Manzella, Sergio Mattarella e Giuliano Amato.

ZAVOLI - Soddisfatto per l'elezione dei setti consiglieri, il presidente della Vigilanza Sergio Zavoli; «Il Parlamento si è riappropriato dei propri diritti ed ha dato alla Rai gli strumenti per riprendere in mano l'Azienda». «La politica - ha detto poi Zavoli, replicando alle accuse del radicale Marco Beltrandi per il quale si è fatto strumento della lottizzazione - è in grave difficoltà, come dimostrano anche i fatti di oggi e ne abbiamo risentito a nostro modo ma prendo l'impegno perché il nostro lavoro sia sempre nel rispetto delle regole, delle persone e dei tempi stabiliti». Zavoli ha dato appuntamento a mercoledì 25 alle 14 per l'ufficio di presidenza che convocherà la prossima riunione probabilmente dedicata alla ratifica del futuro presidente della Rai che deve essere indicato dal ministero del Tesoro.

«GRANDE SODDISFAZIONE» - «Grande soddisfazione» è stata espressa anche da Paolo Romani, sottosegretario allo Sviluppo economico. «Finalmente - ha osservato Romani - viene assicurata al servizio pubblico radio-televisivo una governance forte e con pieno mandato per permettere all’azienda di affrontare con tranquillità la sfida tecnologica del passaggio dall’analogico al digitale».


09/12/2008

Il debutto di Villari: apro l'«istruttoria» su Fazio

Il debutto di Villari: apro l'«istruttoria» su Fazio

Gasparri: «Che tempo che fa» pro Pd, la Vigilanza intervenga. I democratici: trucchetto per legittimarla, «solo ospiti di sinistra». Il presidente della commissione chiede i dati.

 

 

 

Festa dell'Immacolata, primo pomeriggio: le agenzie di stampa cominciano a battere una notizia non scontata. Titolazione eloquente: «Gasparri: Villari intervenga su abusi a " Che tempo fa" ».
Seguono dichiarazioni schioppettanti e indignate del presidente dei senatori del Pdl, che è anche membro — dicono molto, molto ascoltato — della commissione di Vigilanza Rai (di cui Riccardo Villari, con un blitz della maggioranza, fu eletto presidente quando ancora era però un senatore del Pd: poi è scoppiata la bufera, Villari non s'è dimesso, il partito l'ha espulso ma, come si sa, lui — Villari appunto — continua imperterrito a restar seduto sulla poltrona di palazzo San Macuto).
Ora torniamo a Gasparri. È piuttosto arrabbiato. Sentite: «Il Presidente Villari chiarisca a chi risponde Fazio: a Cappon o a Veltroni? Chiedo a Villari, presidente della commissione di Vigilanza, di sapere che regole siano in vigore alla Rai. Mi sembrava infatti d'aver capito che il direttore generale avesse stabilito che i politici non dovessero andare nei programmi di intrattenimento. Ma Fazio, a " Che tempo fa", su Rai Tre, invita chi vuole. Prima Veltroni. L'altra sera il presidente della Sardegna, Soru. Fazio, mi chiedo, risponde ai suoi padroni del Pd o a chi? Chiedo perciò a Villari interventi immediati contro gli abusi in atto».

Ascoltate le parole di Gasparri, s'intuisce che la vicenda ha due diversi livelli politici di lettura.
Il primo: Fabio Fazio conduce un programma fazioso? Davvero invita solo personaggi liberal, di area Pd? Davvero gli ospiti di Fazio sono tutti riconducibili a Veltroni?
Il secondo: Gasparri invoca l'intervento di Villari. Ma proprio a Villari, alcune tra le massime cariche dello Stato (Renato Schifani e Gianfranco Fini), lo stesso premier Silvio Berlusconi e poi anche il suo autorevole sottosegretario Gianni Letta, non avevano ufficialmente chiesto di fare un passo indietro, e dunque di dimettersi?
Il più lesto a commentare — non casuale la sua rapidità — è Fabrizio Morri, capogruppo del Pd in commissione di Vigilanza.

«Quello di Gasparri è un patetico trucchetto. Fabio Fazio è un misero pretesto». Può essere più preciso? «Gasparri cerca di legittimare la presenza di Villari, alla guida della commissione, sollecitandone l'intervento... anche se tutti sanno che il Paese è in attesa che Villari si dimetta». Intanto, però, Villari continua a non avere alcuna intenzione di dimettersi. «Lo so. Villari ignora le parole di tutte le massime cariche dello Stato e, davvero, non so dove trovi il coraggio...». Magari sente molto sincero il rispetto che gli esprimono esponenti come Gasparri e... «Può essere, certo. Ma se è così, allora sia chiara una cosa». Quale? «Gasparri, in questa vicenda in cui Fazio viene coinvolto pretestuosamente, invoca l'intervento del "loro", personale presidente di commissione Rai...».

Davvero le accuse a Fabio Fazio sono solo un pretesto? Ne è convinto anche Furio Colombo, deputato del Pd ed ex direttore dell'Unità. «Beh, innanzitutto, a me sembra che la trasmissione di Fazio si qualifichi per il livello culturale e intellettuale delle persone che invita, e non certo per la loro appartenenza politica ». Ma, spesso, gli invitati paiono o no, in un modo o nell'altro, legati all'area liberal? «Mah, che devo dire? A me farebbe piacere se i sospetti di Gasparri fossero veri, e quindi se tanta gente brillante e di fama davvero appartenesse al centrosinistra. Purtroppo...». Cosa? «Temo che quella di Gasparri sia una sceneggiata comica. E infatti, come tutti i comici, ora chiama sul palcoscenico la spalla, vale a dire Villari. E trovo che tutto questo sia assai umiliante, per Villari».

Villari — medico epatologo, ricca borghesia napoletana, alta percezione di se stesso — non si sente affatto umiliato. Anzi. Alle 19, il suo ufficio stampa rende noto che «in seguito alle numerose richieste di chiarimento giunte da esponenti politici sulla trasmissione " Che tempo che fa", il presidente Villari nelle prossime ore chiederà al direttore di RaiTre, Paolo Ruffini, i dati delle presenze televisive della stagione».
Un'ora, ed ecco, di nuovo, Gasparri: «Ringrazio il presidente Villari per aver chiesto notizie sui vergognosi abusi di " Che tempo che fa". È stato molto tempestivo».
Tempestivo, quindi efficiente, perciò operativo (con buona pace di chi ne aspetta le dimissioni). Bisogna leggerla così?

Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, ne ha viste talmente tante, nella sua lunga vita politica, che non bisogna star lì a spiegargli certe sottigliezze.
«Eh... ho capito, ho capito...». Commento? «Premesso che sulla posizione di Villari è in corso una riflessione... ». Premesso questo? «Beh, non è mica vietato evocarlo. Voglio dire: fino a prova contraria, se si deve sollecitare l'intervento del presidente della commissione di Vigilanza, bisogna chiamare Villari, o no?».