03/10/2011

Parma, pestarono giovane ghanese: condannati i vigili urbani

Parma, pestarono giovane ghanese: condannati i vigili urbani

Lo accusarono di fare il palo per gli spacciatori. Tre anni, a Parma, fa aggredirono il ragazzo mentre andava a scuola. Ora la sentenza: 39 anni e 135mila euro

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26/07/2009

Rimini si arrende agli abusivi «I turisti sono con loro»

Rimini si arrende agli abusivi «I turisti sono con loro»

 

IL CASO. E l'assessore affronta i bagnanti: via chi insulta i vigili

 

RIMINI — Al suk 110, pardon, al Bagno 110 di Rivazzurra, gli abusivi calcolano tutto. Persino il vento. «Quando c'è scirocco, che porta alta marea, per noi diventa un problema: c'è meno spiaggia, meno spazio per le nostre merci» spiega Abutil, marocchino che vende braccialetti, mentre la moglie fa treccine, e a Rimini fanno stagione da un paio di anni, praticamente una piccola azienda familiare nel più assoluto abusivismo naturalmente.

Oggi non c'è scirocco: sarà per questo che per vedere il mare bisogna prima superare una, due, tre file di bancarelle, un caleidoscopio di razze e idiomi. Alcuni espongono la merce su enormi lenzuola, i più evoluti su tavolozze di legno sostenute da scatoloni di cartone. Tutto rigorosamente contraffatto. Prezzi stracciati. Successo garantito: venghino, venghino signore e signori. Eccome se vengono, turisti e bagnanti. Alla faccia delle multe, che sarebbero anche salate. Due giorni fa a Miramare, qui vicino, una signora s'è vista rifilare dai vigili urbani una botta da 1.000 euro per aver acquistato merce taroccata. Ma non capita spesso, e infatti la cosa ha fatto notizia. «Sì, ho letto, in realtà nessuno controlla», alza le spalle una signora milanese che ha appena comprato un cinturone, mentre altre aspettano il turno. È la vittoria degli abusivi, perlomeno a Rimini. Chi li ferma più? «Facciamo il possibile, ma è una battaglia persa», ammette sconsolato l'assessore alla Sicurezza, Roberto Biagini, pd, lo stesso che una manciata di giorni fa, saputo che una pattuglia di vigili era stata pesantemente insultata da alcuni bagnanti durante un'operazione contro gli abusivi, si è esibito in un'invettiva anti-turisti che non ha precedenti nella storia della riviera romagnola, dove il cliente è sacro. «Non abbiamo bisogno di questa gente e delle loro volgarità — ha tuonato Biagini —: andatevene, tornatevene a casa, boicottateci per favore!».

Pare che in giunta, a cominciare dal sindaco Ravaioli, non tutti abbiano apprezzato. Ma l'assessore non è pentito: «Eh no, c'è un limite a tutto. Passi che la gente continui a comprare dagli abusivi, affossando l'economia, ma che insultino i tutori dell'ordine, questo no, così salta tutto. Anche perché poi, molto spesso, sono gli stessi che a casa loro tempestano di telefonate i vigili se solo uno straniero entra nel loro giardino...». Un circolo vizioso: la gente compra, i pataccari dilagano. I controlli? Cifre ridicole. La squadra antiabusivismo di Rimini conta 25 vigili urbani, che dovrebbero controllare una costa di 15 chilometri, da Torre Pedrera a Miramare, un rosario di 230 bagni. Biagini: «Impresa disperata». Eppure a Riccione la guerra agli abusivi sta dando risultati. L'assessore: «È vero, ma hanno solo 5 chilometri di costa...». Il centrodestra, che è all'opposizione, non ci sta: «Questa giunta non ha mai affrontato la questione — dice il capogruppo del Pdl, Alessandro Ravaglioli —. Ha tollerato a lungo, subendo i condizionamenti di Rifondazione comunista, ora Biagini fa quello che può». Alla Confcommercio, 3.000 associati, non si fanno illusioni: «È peggio degli altri anni, colpa anche della crisi: molti immigrati, finiti in cassintegrazione, si sono riversati in spiaggia alla ricerca di due soldi» afferma il presidente Alessandro Andreini, che sta pensando di incanalare la rabbia dei commercianti in una manifestazione sul lungomare. L'altra mattina, al Bagno 107, a Rivazzurra, la scena era questa: 4 vigili urbani alle prese con 97 venditori abusivi. A volte finisce a spintoni e urla. Molto più spesso, però, gli abusivi, avvertiti dalle «sentinelle» che presidiano il lungomare, si dileguano prima dell'arrivo degli agenti. «Partita persa — dice Guido Menozzi, presidente del sindacato dei balneari —: ci sono venditori che a forza di patacche hanno un giro da 20 mila euro all'anno...».

Francesco Alberti


15/01/2009

Razzismo a Parma, quattro vigili agli arresti

Razzismo a Parma, quattro vigili agli arresti
Svolta nelle indagini, il sindaco sospende i dipendenti accusati. L'aggressione allo studente ghanese. I pm: sospetti di depistaggi su altri sei colleghi. l pm ha messo nel mirino 8 agenti, un ispettore e un commissario per percosse aggravate, calunnie, ingiuria, falso ideologico

 

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12/11/2008

Parma: pestaggio ragazzo ghanese, 10 agenti indagati per percosse e calunnia

Parma: pestaggio ragazzo ghanese, 10 agenti indagati per percosse e calunnia

Otto agenti, un ispettore capo e un commissario capo della polizia municipale. Il 22enne venne fermato il 29 settembre con la falsa accusa di essere il "palo" di uno spaccciatore

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10/10/2008

Caso Bonsu, la relazione del vigile: forse l'ho colpito, ma involontariamente

Caso Bonsu, la relazione del vigile: forse l'ho colpito, ma involontariamente

Le dichiarazioni a «Panorama»: «Qui nessuno è razzista, errore fatto in buona fede». La versione degli agenti della polizia locale di Parma, autori del contestato fermo al giovane ghanese

 

Il ragazzo che ha denunciato l'aggressione, con l'occhio sinistro tumefatto
Il ragazzo che ha denunciato l'aggressione, con l'occhio sinistro tumefatto

 

 

 

 

PARMA - Il vigile di Parma che avrebbe colpito al viso Emmanuel Bonsu ha 30 anni ed era il più giovane del gruppo protagonista del discusso fermo avvenuto il 29 settembre nel parco ex Eridania. Lo scrive il settimanale Panorama che pubblica le relazioni degli agenti impegnati nell'operazione antidroga.

«URTATO INVOLONTARIAMENTE» - «Dato il modo energico e violento di divincolarsi non posso escludere di aver urtato involontariamente al volto Emmanuel Bonsu durante la collisione con lo stesso» ha spiegato Pasquale F., agente scelto del Nucleo di pronto intervento della polizia municipale di Parma, nella relazione, consegnata il 2 ottobre al suo comandante. Grazie a queste relazioni, Panorama ricostruisce i ruoli di tutti gli agenti presenti al momento del fermo. Tutti i vigili hanno parlato con Panorama per raccontare la loro versione dei fatti, negando che in quell'operazione ci sia stata violenza gratuita nè tantomeno xenofoba.

«NESSUNO E' RAZZISTA» - «L'aspetto più negativo di questa storia è stata l'accusa di razzismo» dice Pasquale F.. «Qui nessuno è razzista, nessuno è iscritto al Ku klux klan e se si è verificato qualche errore è stato fatto in buona fede», ribadisce Giovanni Maria Jacobazzi, comandante dei vigili in via di insediamento. Che aggiunge: «Se però i fatti denunciati dal ragazzo e confermati da alcuni testimoni sono successi davvero, qualcuno dovrà risponderne. Per me sono inaccettabili».


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20/09/2008

Vigili a piedi e vie al buio Catania sull'orlo del crac

Vigili a piedi e vie al buio Catania sull'orlo del crac

Sospeso il capo del personale che ha premiato i dirigenti. Sperperi e organici gonfiati. Il sindaco si appella al premier.

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L'elefantino simbolo di Catania è salvo: una mano pietosa ha rimosso l'asta su eBay («Causa dissesto finanziario vendesi statua raffigurante un elefante conosciuta come U Liotru») indetta da un feroce burlone. Resta da salvare Catania. Il che, al momento, appare più complicato. Basti dire che i cittadini risultano avere un debito municipale di 3.379 euro a testa. Pari quasi a quello dei tarantini, il cui Comune è sprofondato nell'abisso umiliante del dissesto finanziario. Abisso che i catanesi vedono ormai prossimo. Di giorno, s'intende. Di notte, infatti, non vedono più niente: stufa di aspettare il pagamento delle bollette, l'Enel ha tagliato la luce a larga parte dei lampioni cittadini. Anche e soprattutto nei quartieri a rischio.

Al punto che La Sicilia, qualche settimana fa, è arrivata a esultare amara per il ritorno dell'illuminazione il giorno della festa della patrona: «Sant'Agata “riaccende” Catania / Ma subito dopo è tornato il buio». «Chi di munnizza ferisce di munnizza perisce», sospirava venerdì sera qualche passante in piazza Duomo, davanti ai cassonetti di spazzatura rovesciati in mezzo al salotto buono della città dai dipendenti di una delle cooperative di netturbini senza stipendio da un mese. E questo è il tema al quale si aggrappano i cittadini etnei: possibile che Silvio Berlusconi, dopo aver fatto un figurone rimuovendo la spazzatura nelle strade di Napoli, si esponga davvero al rischio che proprio Catania, cioè la città dove nella primavera 2005 la destra riuscì ad arroccarsi e a resistere dopo una serie di vittorie della sinistra che sembrava inarrestabile, sia sommersa dai rifiuti e travolta dalle proteste di piazza? Possibile che non riesca a fare un miracolo per salvare dalla catastrofe il municipio governato dall'aprile del 2000 e fino a tre mesi fa proprio dal suo medico di fiducia, Umberto Scapagnini? «E che c'entro io? — è sbottato ieri con Il giornale di Sicilia l'ex sindaco, famoso anche per le sue fortune galanti, presentandosi alla riunione convocata dal suo successore con tutti i parlamentari cittadini —. La situazione era già grave prima e noi siamo stati martirizzati dal governo di centrosinistra che ci faceva arrivare in ritardo i finanziamenti. Colpa loro e della Sovrintendenza, che ha impedito che vendessimo degli immobili che ci avrebbero permesso di tenere i conti in ordine ».

Dunque? «Dunque sono d'accordo: facciamo una commissione d'inchiesta e vediamo ». Un rapporto della Corte dei Conti, datato a giugno nei giorni delle dimissioni di quello che la sinistra ha ribattezzato per l'effervescenza «Sciampagnini », offre una versione diversa. E denuncia «gravi irregolarità », «carente attendibilità delle scritture contabili », «indeterminatezza delle risorse », «insufficienza delle risorse destinate al bilancio 2003»... E così via. Fino a precisare che la Sovrintendenza, a proposito di quegli immobili che il Municipio voleva vendere per tappare un po' di buchi (resta indimenticabile il dirottamento alle casse catanesi di soldi tolti dai fondi dell'8 per mille per pagare tra l'altro i ballerini brasiliani che avevano danzato sotto l'Etna per la gioia di Surama De Castro, la bella carioca che allietava il primo cittadino) aveva verificato la loro «appartenenza al patrimonio indisponibile». Di più, bacchettavano i magistrati contabili: la situazione già a giugno appariva «fortemente compromessa » per la «mancata tempestiva soluzione dei gravi problemi manifestatisi ben prima del 2003». Quando al governo, per capirci, non c'era la sinistra ma la destra. In una recentissima lettera a Berlusconi, Raffaele Stancanelli, il sindaco che proviene da An, chiede aiuto per «la difficilissima e gravissima situazione in cui versa il Comune di Catania per l'enorme situazione debitoria che ho ereditato e che ammonta a euro 357.000.000 a cui va aggiunto l'indebitamento complessivo delle società partecipate pari, al 31/12/2007, a euro 100.511.475; ed in queste somme non è compreso il debito residuo». Il quale, come si legge in una relazione della Ragioneria Generale alla Corte dei Conti, firmata mercoledì dallo stesso sindaco, aggrava il buco di altri 549.709.272 euro. Totale: oltre un miliardo e sette milioni di euro. Pari, appunto, a quei 3.379 euro di «rosso» pro capite di cui dicevamo. Quasi seicento (dati Standard & Poor's) più di ogni milanese, quasi mille più di ogni romano. «Dalle fredde cifre che ho elencato si evince una situazione che pesa come un macigno sulla città», scrive Stancanelli. E si sfoga: «Un'Amministrazione che non riesca a soddisfare i tanti fornitori che vantano crediti per oltre 170 milioni di euro (con inevitabili ricadute sulla stessa vivibilità, con mezza città al buio, strade dissestate, servizi sociali allo sbando, notevoli ritardi nei pagamenti degli stipendi, scuole sfrattate per morosità, etc. etc.) non può aspirare ad alcun futuro». Gli esempi del progressivo degrado, sotto l'occhio di Francesco Bruno che fa insieme il ragioniere generale del Comune e della Provincia fino a ieri governata dal potente Raffaele Lombardo, non si contano. Vigili urbani che per motivi elettorali sono stati via via promossi in massa col risultato che oggi su 540 poliziotti municipali solo 5 sono vigili semplici e 535 ispettori i quali, sia pur carichi di onori, devono uscire in strada il meno possibile perché spesso mancano i soldi per la benzina.

Organici gonfiati a dismisura tanto che oggi, dopo la sistemazione di altri duecento Lsu per l'80% stipendiati dalla Regione e presi in carico nonostante mancasse la copertura finanziaria, c'è un dipendente comunale ogni 72 catanesi. Stipendi distribuiti facendo i salti mortali o non distribuiti affatto, come quelli dei tre revisori dei conti ai quali il Municipio (così imparano a volere mettere il naso...) non solo ha tolto l'ufficio ma ha smesso di pagare il dovuto. Due milioni di premi di produzione (il responsabile del personale è stato sospeso solo ieri) distribuiti ai funzionari per i «brillanti» risultati. Consulenze strampalate come quella da 24 mila euro data («consulente per lo sviluppo industriale ») a una sventola ventenne nota per essere stata Miss Eritrea. Per non dire delle municipalizzate. Lo scrive, nel suo sfogo a Berlusconi, lo stesso sindaco: «Con quale autorevolezza si potrà intervenire drasticamente sulle società partecipate, vera piaga non solo del bilancio, sol che si consideri come l'energia, fattore di ricchezza e di guadagno in tutto il mondo, sia diventata a Catania causa di dissesto economico e di diffuso clientelismo?» L'ultimo bilancio consuntivo dell'Amt, l'azienda municipale dei trasporti, si riassume in poche cifre: tre milioni di viaggiatori (il 10%) persi in un anno, una vendita di biglietti che non arriva a coprire neppure un quinto dei costi (oltre un terzo, a Milano), un buco salito nei soli ultimi cinque anni a quasi 83 milioni di euro. Vale a dire 83 mila euro per ogni dipendente. Insomma: un disastro tale che perfino Enzo Bianco, cioè l'uomo che aveva sfidato la destra alle comunali del 2005 e che dell'amministrazione di «Sciampagnini» pensa il peggio del peggio, si è spinto a scrivere a Tremonti pregandolo, al di là delle responsabilità del dissesto che devono essere accertate, di «adoperarsi, in quanto titolare del dicastero azionista di riferimento della Cassa Depositi e Prestiti, affinché questa possa dare una riposta positiva alla richiesta di dilazione dei mutui». Quanto sia profondo il precipizio spalancato davanti, del resto, lo ammette lo stesso sindaco Stancanelli (confortato da Berlusconi con parole rassicuranti) che nella missiva alla Corte dei Conti di mercoledì, dopo essersi lamentato di come il ministero dell'Economia abbia liquidato la sua richiesta di un via libera sul piano di risanamento dicendo di «non essere l'autorità deputata ad esprimere pareri» e dopo aver criticato la durezza dell'Istat che quel piano gli ha bocciato, paventa che Catania precipiti entro settembre «in uno stato di dissesto ineludibile ». Una crisi, scusate la battuta, al buio.

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