09/05/2012
Parcheggiatori abusivi davanti al tribunale sotto accusa gli ausiliari del traffico
Parcheggiatori abusivi davanti al tribunale sotto accusa gli ausiliari del trafficoMESTIERI ILLEGALI DELLA CAPITALE. A piazzale Clodio l'auto si lascia solo pagando la «mancia» agli irregolari, che si vantano: «Qui le multe non le fa nessuno, i controllori sono dalla nostra parte»
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30/04/2012
La Capitale fuorilegge sotto gli occhi dei vigili
La Capitale fuorilegge sotto gli occhi dei vigiliL'inchiesta. A spasso per Roma dopo la bufera che ha investito il corpo della polizia municipale. Degrado, tavolini abusivi, Pantheon «oscurato». E l'agente risponde: «Multe? Faccia er bravo»
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04/04/2012
Tangenti , arrestati due vigili e un geometra. Reato ipotizzato è concussione
Tangenti , arrestati due vigili e un geometra. Reato ipotizzato è concussioneL'INCHIESTA. L'accusa si riferisce alla pretesa avanzata da diversi dipendenti della polizia municipale di mazzette per il rilascio di autorizzazioni
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13/01/2012
Vigile ucciso dal Suv a Milano, telecamera Atm filma l'assassino
Vigile ucciso dal Suv a Milano, telecamera Atm filma l'assassinoVIA VARÉ. Un video avrebbe registrato gli attimi dell'omicidio. Il magistrato: «Il proprietario del Suv è stato identificato ma non si trova»
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Vigile ucciso dal Suv, due fermati
Vigile ucciso dal Suv, due fermatiVIA VARÉ. Incastrati dal cellulare: sarebbero due rom sinti. Erano al confine con la Francia. L'agente Savarino aveva 42 anni.
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30/07/2010
Bolidi parcheggiati davanti ad Harrods: ganasce per le auto dei reali del Qatar
Bolidi parcheggiati davanti ad Harrods: ganasce per le auto dei reali del QatarGRAN BRETAGNA. I vigili urbani multano le vetture dei nuovi proprietari dei magazzini londinesi: erano in divieto di sosta
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| I due bolidi con le ganasce |
MILANO - Una sorpresa poco piacevole per i reali del Qatar: i nuovi proprietari di Harrods avevano parcheggiato i loro bolidi davanti ai grandi magazzini londinesi in divieto di sosta. Si sono ritrovati con le supercar bloccate dalle ganasce.
DIVIETO DI SOSTA - I vigili urbani londinesi non conoscono pietà e non importa quanto lussuosa sia l'auto da multare. Una Lamborghini Murcielago LP670-4 SuperVeloce dal valore di 420 mila euro e una Koenigsegg CCXR da 1,5 milioni di euro (ce ne sono solo sei al mondo), sono state bloccate dalle grosse ganasce gialle della polizia inglese davanti ai famosi magazzini a Knightsbridge. La disavventura è capitata a due membri della famiglia reale al-Thani del Qatar.
MULTA - La Qatari Holdings, che rappresenta la famiglia reale del Qatar, aveva infatti acquistato ad aprile il mega-store per circa 1,8 miliardi di euro da Mohamed al Fayed. I due reali sono entrati nei magazzini, ma avevano fatto a meno di pagare le 12 sterline necessarie per un parcheggio. Hanno invece preferito lasciare le vetture proprio davanti all'entrata del lussuoso complesso. Una zona soggetta a divieto di sosta. Per liberare le due supercar i reali hanno dovuto pagare una multa di circa 400 dollari e compilare una serie di fastidiosi moduli, oltre a dover sopportare i commenti e i sorrisetti compiaciuti dei passanti.
Elmar Burchia
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01/06/2010
Un gazebo nella villa di Lawrence, De Sica denunciato per abusivismo
Un gazebo nella villa di Lawrence, De Sica denunciato per abusivismoLa struttura rimossa dopo l’arrivo dei vigili. Capri: l'attore aveva costruito un veranda nella dimora di famiglia in cui visse lo scrittore inglese
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| Christian De Sica (Ansa) |
NAPOLI — A farli scoprire, quasi certamente, è stato un condomino spione (ce ne sono anche a Capri), perché dal basso non si riesce a vedere granché. E così anche Christian De Sica e la moglie Silvia Verdone sono finiti nel lungo registro degli abusivi celebri. Colpa della veranda fuorilegge fatta costruire su uno dei terrazzi di Villa Quattro Venti, storica dimora caprese ormai da tempo divisa in lotti separati. Una struttura in vetro da 5 metri per 2, nemmeno troppo invasiva, però tirata su in violazione dei vincoli paesaggistici e ambientali dell’isola. E che, bisogna dirlo, già non esiste più. L’attore romano e la sorella del suo amico d’infanzia Carlo non hanno opposto alcuna resistenza, anzi hanno immediatamente abbattuto il gazebo, a spese proprie, senza aspettare l’ingiunzione. Con ciò hanno sanato l’abuso edilizio, evitando la procedura amministrativa. Ma non quella penale, che è partita in automatico.
I controlli sono partiti un mese fa, quando ai vigili è arrivata la segnalazione anonima: nella residenza arabeggiante a torre quadrangolare, che fu del pittore Elihu Vedder e in cui per un breve periodo ha soggiornato lo scrittore D.H. Lawrence, c’erano strani lavori in corso. I padroni di casa al momento erano assenti, perciò il sopralluogo è andato a vuoto. Non il secondo, pochi giorni fa. Christian e Silvia, che certo non potevano dichiararsi abusivi per necessità, hanno spiegato di avere agito in buona fede. Convinti che tre pareti in vetro fossero una miglioria consentita senza speciali licenze.
La porzione di villa, arredi tutti bianchi, comprende tre o quattro camere da letto, un soggiorno e i servizi. Christian e Silvia l’hanno acquistata circa dieci anni fa. La zona più bella sono proprio le terrazze affacciate sul golfo di Napoli, dalla parte di Marina Grande. Una veranda poteva persino passare inosservata. Non allo sguardo attento dei vicini di casa. Successe una cosa simile già nel 2004, sempre a Villa Quattro Venti. Un altro condomino tirò su un cubo di cemento da tre metri quadrati. La soffiata partì anche allora, implacabile.
Giovanna Cavalli
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22/04/2010
Su Youtube cittadino senegalese «placcato» dai vigili urbani
Su Youtube cittadino senegalese «placcato» dai vigili urbaniIn Sardegna abitanti in rivolta: «Vergogna, lasciatelo lavorare». Nelle immagini l'ambulante steso a terra che rifiuta di farsi ammanettare e di entrare nell'auto di servizio
CAGLIARI - Quattro agenti della Polizia municipale di Quartu Sant'Elena su un giovane ambulante senegalese steso a terra che rifiuta di farsi ammanettare e di entrare nell'auto di servizio. Mentre tutt'intorno gli abitanti urlano «lasciatelo lavorare» e, poco dopo, «vergogna», esprimendo contrarietà sul modo in cui i vigili urbani hanno fermato l'uomo. È quanto si vede nelle immagini riprese con i cellulari, messe in rete su Youtube e altri siti analoghi (Youreporter.it) e sottolineate con commenti estremamente negativi.
LA SEGNALAZIONE - A segnalare il video, poco più di 4 minuti, sono stati giovedì mattina i dirigenti provinciali del Pd e del Prc di Cagliari a margine di una conferenza stampa su temi elettorali. Il senegalese è stato fermato nei pressi del mercatino di Quartu con un intervento della polizia municipale che i due politici - Thamas Castangia (Pd) e Giuseppe Stocchino (Prc) - giudicano «eccessivo». I due esponenti della centrosinistra sollecitano le autorità competenti a visionare attentamente il filmato per chiarire le modalità del fermo e fanno appello al sindaco di Quartu affinchè si attivi con un'indagine interna: «Lo stesso comportamento - si chiedono Castangia e Stocchino - sarebbe stato attuato se non si fosse trattato di un extracomunitario?».
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17/03/2010
«Devo modificare il tuo karma» Guru new age abusava di bimbe di 10 anni
«Devo modificare il tuo karma» Guru new age abusava di bimbe di 10 anni
OPERAZIONE DEI VIGILI URBANI DELL'VII GRUPPO di roma. Danilo Speranza, fondatore di «R. E. Maya», si faceva chiamare «zio» dalle vittime. Arrestato per violenza sessuale e truffa aggravata: almeno 20 casi
| Danilo Speranza durante il suo arresto (Ansa) |
ROMA - Abusava sessualmente di bimbe di 10-12 anni e delle loro madri e otteneva denaro con l'inganno. Per questo Danilo Speranza, 62 anni, romano, «guru» indiscusso della setta «R. E. Maya», con mille adepti, è stato arrestato martedì mattina dagli agenti della polizia municipale di Roma dell'VIII Gruppo diretto dal comandante Antonio Di Maggio. Deve rispondere di violenza sessuale e truffa aggravata. «Mi sento male» avrebbe detto l'uomo agli agenti al momento dell'arresto. Il Campidoglio ha annunciato che si costituirà come parte civile nel processo contro Speranza.
NELL'APPARTAMENTO - Speranza è stato trovato dalla polizia municipale questa mattina nell'appartamento della sua segretaria dove al momento alloggiava, in zona Montesacro a Roma. In strada c'è ancora parcheggiata l'auto del guru, una Panda verde. All'interno ci sono oggetti sparsi, come un giubotto mimetico da caccia, una boccetta di profumo esotico e un mattone. Nell'appartamento ci sono alcune giovani donne, tra cui la segretaria di Speranza, di circa 30 anni. Quest'ultima aveva partecipato ad alcune presentazioni di libri del guru e dibattiti sui temi di para-psicologia.
LE INDAGINI - In corso perquisizioni tra Roma e provincia in particolare Tivoli nelle abitazioni di soggetti legati al «guru» della setta. Al momento sono 15 le perquisizioni effettuate tra Roma e provincia. Le indagini della polizia municipale sono scattate circa 1 anno e mezzo fa da numerose denunce di minorenni e madri che raccontavano di violenze sessuali ed estorsioni compiute dall'uomo, guru di un'associazione dedita allo yoga e a terapie orientali con sede in via dei Sabelli 18, nel quartiere San Lorenzo. Per gli investigatori si trattava di rapporti «molto violenti» ai danni di bambini tra i 10 e i 12 anni e di alcune madri alle quali estorceva denaro. «La setta aveva sede nel centro di Roma - ha spiegato Di Maggio - ma i reati venivano consumati anche nella zona nord della Capitale e in provincia, fino a Fiano Romano e nella zona di Tivoli. Il gruppo contava un migliaio di adepti che venivano coinvolti ufficialmente in attività di yoga o comunque legati a filosofie orientali. In realtà, la persona arrestata svolgeva attività di violenza sessuale, anche su ragazze minorenni, e chiedeva soldi per strane ricerche sul dna o su un fantomatico disintegratore molecolare».
| Il comandante dell'VIII Gruppo dei vigili urbani Antonio Di Maggio (a sinistra) e il capo dei vigili urbani Angelo Giuliani (Ansa) |
«MODIFICARE IL KARMA» - La violenza sessuale che Danilo Speranza ripeteva periodicamente sulle bambine, figlie di adepte della sua setta, veniva giustificata dalla «necessità di modificare il karma delle bambine e trasmettere a tale scopo il suo Dna sano e curativo che avrebbe impedito il compimento del negativo destino e risparmiato alla madre le sofferenze altrimenti inevitabili». È quanto si legge dall'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Tivoli Cecilia Angrisano e che ha portato in carcere Speranza. Il Guru, secondo quanto emerso dalle indagini degli agenti diretti dal comandante Di Maggio, avviate su richiesta del centro antiviolenza della Provincia di Roma che ha raccolto, gli agghiaccianti racconti di almeno due ragazzine, aveva la capacità di condizionare psicologicamente le persone. Un condizionamento che passava - si legge nell'ordinanza- attraverso minacce e arrivando a «terrorizzare le ragazzine facendo temere che lui avesse poteri sovrannaturali». Tra le intimidazioni quella di «escluderle dall'associazione Maya» dentro la quale sono cresciute fin dai primi mesi o anni di vita, quindi «dall'unico mondo che conoscono» e di «privarle della considerazione e della benevolenza delle loro madri e degli altri adulti che frequentano». Le due piccole vittime, nel 2007 secondo quanto emerge dai racconti, si alleano, mentre il «Settimo saggio», anche così si faceva chiamare Speranza, le costringe a giochi sessuali cercando anche di indurle a rapporti a tre.
«ZIO DANILO» - Lo chiamavano anche «zio Danilo» e lo consideravano un «maestro di vita» con una «autorità indiscussa». È quanto si legge ancora nell'ordinanza di custodia cautelare del gip del Tribunale di Tivoli. Due al momento le denunce di minorenni sporte alla polizia municipale tramite il centro provinciale antiviolenza, ma per gli investigatori sarebbero almeno 20 le vittime. Le mamme e le bambine, orfane di padre, erano entrate in contatto con l'uomo negli anni '90 fidandosi di lui ciecamente e considerandolo «Illuminato».
| Via dei Sabelli, la strada nel quartiere San Lorenzo dove c'è la sede della setta (Proto) |
SETTA NEW AGE - Dalle indagini è emerso anche il tentativo di Speranza di accreditarsi tra associazioni islamiche di musulmani con sedi prima Napoli poi a Roma. Infatti fino a un anno fa è stato presidente dell'Associazione Musulmani italiani. L'uomo convinceva anche le madri ad affidare ad altre famiglie i propri figli e si faceva intestare contratti di negozi grazie alla copertura della comunità new age «R. E. Maya» da lui fondata negli anni '80 per disintossicazione da droga, corsi di yoga e filosofia. Danilo Speranza rischia anche l'accusa di riduzione in schiavitù. L'uomo, secondo quanto riferisce la polizia municipale, avrebbe inoltre messo a segno truffe nei confronti di altri associati, chiedendo loro forti somme di denaro. L'ordine di arresto è partito del Procuratore capo di Tivoli Luigi De Ficchy, che con i due pm Maria Teresa Pena e Stefania Stefania ha accolto la richiesta del gip Cecilia Angrisano.
«UN TIPO ELEGANTE» - Un signore distinto, spesso vestito in giacca e cravatta, sempre al cellulare e con un cane di grossa taglia al guinzaglio. È così che alcuni residenti della zona di San Lorenzo, descrivono Danilo Speranza. «Lo vedevamo spesso fermo davanti alla porta del centro della sua Comunità, in via dei Sabelli. Non abbiamo mai capito con chiarezza cosa facesse lì fuori e che attività si svolgesse all'interno del centro - spiega una residente -. Alcuni africani che abitano di fronte alla Comunità, in passato, mi hanno detto che dava loro una mano affinché ottenessero i permessi di soggiorno». «Non mi ha mai fatto una buona impressione - dice un'altra residente - a volte girava in via dei Sabelli accompagnato da qualcuno, ma non abbiamo mai pensato che potesse fare le cose di cui è stato accusato».
| Il citofono della sede dell'associazione di Speranza (Proto) |
CALL CENTER E SOLIDARIETA' - «Spacciavano quel posto come un centro di servizi di call center e consulenze per attività di solidarietà. Sembrava un luogo rispettabilissimo, con tanto di uffici e più di una decina di dipendenti», raccontano ancora residenti e negozianti. «Qui fuori c'erano spesso molti giovani di 20 e 30 anni, ma anche gente più adulta». «Spesso in quel centro c'era la porta aperta, una volta sono entrata all'interno per chiedere invano di poter lavorare, anche se non sapevo di cosa si trattasse - ha aggiunto una negoziante - All'interno c'era un corridoio con diverse postazioni di computer». Sul citofono davanti alla porta del centro, dai vetri bianchi che non rendono visibile l'interno del locale, ci sono i nomi di due società.
L'ASSOCIAZIONE - I progetti della associazione Maya, come si leggeva sul sito, spaziavano dalle case di reclusione alle case famiglia, passando per i corsi di yoga. Il tutto basato sulla «parola amore», secondo le parole usate sul sito web: «Il sentire il valore della parola 'amorè ad un livello interiore più profondo, si esprime nell'aiuto e nella solidarietà rivolta a persone disagiate, in condizioni di vita precarie e bisognose di sostegno - spiegava la pagina web - Le specifiche individualità (classe sociale, cultura, professione, reddito, età, etc.) di ogni socio hanno condotto alla formazione di sinergie atte ad affrontare fattivamente vari problemi di disagio sociale, sviluppando nel reale i contenuti della ricerca interiore. A tal fine sono state elaborate forme di intervento in cui il substrato tecnico-professionale dei volontari si integrasse con le loro esperienze personali, senza prevaricare il carattere spontaneo dell'azione. Ogni iniziativa a livello sociale ha un carattere dinamico e si modifica in relazione alle innovazioni nelle varie metodologie di intervento. In ogni caso i modelli proposti presuppongono un'azione a diversi livelli, cercando sempre di garantire il rispetto dell'individuo, nella complessità dei suoi bisogni».
| L'ingresso dell'associazione Maya in via dei Sabelli 18 (Proto) |
«LOTTA AGLI ABUSI SUI MINORI» - Tra gli obiettivi dell'associazione Maya c'era il contrasto ai fenomeni correlati alle devianze adolescenziali, ma anche la lotta agli abusi sui minori: «Risulta evidente, da ricerche effettuate sul fenomeno in crescita esponenziale dell'emergenza minori e su quello, ad esso legato, della devianza adolescenziale, che, nella maggioranza dei casi, esso è in relazione ai flussi migratori provenienti dall'Est e dall'Africa. La degradazione delle condizioni di vita in tali aree depresse e sottosviluppate, spesso devastate dalla guerra, provoca lo spostamento di gran parte della popolazione verso i Paesi più industrializzati. Ma come già avvenne in conseguenza dell'urbanizzazione dovuta alla rivoluzione industriale, i centri urbani non sempre sono preparati ad accogliere un flusso migratorio di tale entità. Spesso le città sono prive delle strutture adeguate e i quartieri non dispongono di alloggi in numero sufficiente». «Il bambino che vive in tali ambienti, socio-economicamente deprivati, è spesso abbandonato a sé stesso o sfruttato: nomadismo, aggregazione in bande, devianza ed emarginazione sono solo alcuni aspetti tra quelli determinanti la formazione di una personalità psico-socialmente turbata», si sosteneva. Le Associazioni Maya, veniva evidenziato, «si propongono di attuare ogni intervento sociale volto a tutelare il bambino da abusi, maltrattamenti e violenze, siano esse fisiche o psicologiche, ripristinando quelle condizioni familiar-contestuali necessarie affinché si realizzino i suoi naturali diritti al gioco e ad un'infanzia felice, all'istruzione e alla formazione. Allo stesso tempo intendono sfruttare ogni risorsa utile al recupero sociale dei giovani deviati e degli adolescenti, socio-economicamente deprivati».
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| Tag: cronaca, roma, arrestato, danilo speranza, setta, abusi sessuali, minorenni, bambini, operazione, vigili urbani, truffa aggravata, inganni | OKNOtizie |
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24/01/2010
Cassazione: «Minacciare un vigile per una multa? Certe volte si può»
Cassazione: «Minacciare un vigile per una multa? Certe volte si può»
Assolto un medico che aveva parcheggiato in divieto di sosta dopo essere stato chiamato per una visita urgente, «Possono esserci contingenze prioritarie che prevalgano su ogni altra esigenza»
ROMA - Ci sono casi in cui, dopo una contravvenzione, si può mandare il vigile 'a quel paese'. O addirittura minacciarlo. La legittimazione arriva dalla Cassazione che, però, precisa: il comportamento dell'automobilista può essere perdonato quando la multa sia stata fatta ad una persona che abbia «contingenze prioritarie che prevalgano su ogni altra esigenza». Ecco perchè la Sesta sezione penale - sentenza 1997 - ha annullato una doppia condanna per il reato di minaccia a un medico catanese, Antonio C. che venne multato dalla polizia municipale per auto in divieto di sosta con rimozione forzata. Il medico, chiamato per una visita cardiologica urgente, aveva lasciato la macchina in divieto e, vedendo i vigili elevargli la contravvenzione, si era rivolto loro dicendo: «Fatemi la contravvenzione e io vi farò vedere l'inferno». Una minaccia da condannare sia per il Tribunale che per la Corte d'appello di Catania (maggio 2008). La difesa di Antonio C. ha fatto ricorso con successo in Cassazione sostenendo che in questo caso doveva scattare «l'esimente dell'adempimento del dovere» non escludibile «in ragione dello scarso livello di sensibilità dimostrato verso la difficile opera di controllo del traffico e delle esigenze della collettività».
LE MOTIVAZIONI - Piazza Cavour, contrariamente alle richieste della pubblica accusa, ha accolto il ricorso del medico e ha evidenziato che Antonio C. «reagì all'operato dei vigili con l'atteggiamento di chi ritiene che il proprio compito contingente sia prioritario e prevalga su ogni altra esigenza e, in tale ottica, pretende che chiunque comprenda e condivida tale valutazione». Quando, dunque, i vigili, «deludendo tale aspettativa - dice la Cassazione -, insistettero nel loro atteggiamento, anche per i problemi che la macchina in divieto causava alla circolazione, gli venne naturale reagire con una frase che, al di là del suo obiettivo contenuto minatorio, voleva sostanzialmente esprimere, nella sua stessa enfasi, solo un'esasperata protesta verso quella che gli appariva come un'importuna e ottusa interferenza nell'urgente compito del suo dovere professionale e, non era, quindi, soggettivamente caratterizzata da reale volontà di coartazione». Da qui l'annullamento della sentenza di condanna «perché il fatto non costituisce reato».
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