28/12/2009
Malindi, le ville degli italiani in fiamme
Malindi, le ville degli italiani in fiamme
L'incendio a Natale nel quartiere più esclusivo della piccola oasi turistica keniota. Forse il fuoco è divampato da un corto circuito e si è propagato grazie ai tipici tetti in makuti (foglie e rami)
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| Una delle ville bruciata (Robert Nyagah) |
Malindi si riempie di vacanzieri (e di Vip) che vogliono passare al caldo le ferie dell’ultimo dell’anno, ma il fuoco è nuovamente in agguato. L’anti vigilia di Natale l’ennesimo incendio, scoppiato nel quartiere più esclusivo della piccola oasi turistica keniota, tra Casuarina e Maiungo, ha distrutto quattro lussuose ville, tra cui quella del manager di Briatore, Pierino Liana. Bruciate anche la Tembo Hause e la Saba House. Le fiamme si sono sviluppate nell’hotel Marafiki (per fortuna chiuso per ristrutturazione), probabilmente appiccato da un corto circuito. Una parte dell’albergo è andata distrutta. Si sono propagate poi facilmente – anche grazie al vento che le ha alimentate - attraverso i tetti in makuti, quelli tipici della costa orientale africana, costruiti con foglie e rami secchi facilmente incendiabili.
VILLE ITALIANE - In pochi minuti due ville bellissime, tutte di proprietà di italiani, una appartenente a Pierino Liana, sono andate distrutte e altre due gravemente, e forse irreparabilmente, danneggiate. Due delle quattro piscine erano vuote (perché le ville non erano abitate) e quindi senza quell’acqua che viene utilizzata in questi casi per domare gli incendi. Philp Chai, segretario dell’associazione degli albergatori di Malindi, citato dal quotidiano keniota Nation, ha accusato le autorità di non aver fatto «come al solito» nulla per impedire il disastro: «Hanno mandato sul posto una vecchia Land Rover scassata – ha detto –. E’ stata subito assalita dal fuoco e non ha potuto fare molto». Ha poi chiesto agli investitori, soprattutto italiani, di organizzare da soli qualcosa per combattere eventi di questo genere.
LE INDAGINI - Intanto la polizia indaga per appurare che non si tratti di un incendio doloso. I tetti in makuti sono bellissimi ma anche molto pericolosi. Poiché vanno comunque rifatti ogni quattro o cinque anni, malti proprietari di ville, per evitare incendi, stanno sostituendoli con più sicuri (ma anche meno caratteristici) tetti in tegole di terra cotta. Le ville di Malindi solitamente sono coperte da assicurazione che però riguarda solo l’immobile e non gli oggetti di pregio che contiene. Queste abitazioni normalmente sono arredate con pezzi d’arte di un certo valore. A Malindi sono cominciati ad arrivare i vip. Tra gli altri Zucchero Fornaciari, che ha affittato per sé e per i suoi amici un intero campo tendato nella savana. Da qualche mese a Malindi è cominciata una serrata campagna contro il turismo sessuale e la pedofilia culminata il 5 dicembre con un concerto cui ha partecipato Tullio De Piscopo. Ora in tutti gli alberghi viene distribuito un volantino significativo: una bambina nera, vista di spalle e vestita elegantemente, è seduta sulla spiaggia. La didascalia è un pugno nello stomaco: «Non sono il tuo giocattolo, rispettami!» E poi: «Qui proteggiamo i bambini, collabora con noi! Ogni attività sessuale con i minori è un crimine». Il progetto, dell’organizzazione non governativa CISP e finanziato dalla Cooperazione Italiana con 91.000 euro, ha l’obiettivo di combattere tutte le forme di sfruttamento sessuale dei bambini, attraverso la sensibilizzazione delle famiglie, delle comunità e degli operatori turistici.
Massimo A. Alberizzi
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| Tag: malindi, incendi, fuoco, ville, proprietari, italiani, kenia, oasi, turismo, keniota, corto circuito, tetti, makuti | OKNOtizie |
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22/06/2009
Malindi, bruciano le ville degli italiani
Malindi, bruciano le ville degli italiani
La causa un corto circuito, poi un forte vento ha alimentato le fiamme. Oltre 150 abitazioni e 50 automobili in cenere nella zona di Kibokoni, molte appartenevano a nostri connazionali
Un violentissimo incendio è scoppiato nel pomeriggio a Malindi , la località turistica keniota frequentata da un folto gruppo di italiani. Oltre 150 ville e cottage e una cinquantina di automobili (molte appartenenti a nostri connazionali) nella zona di Kibokoni sono andati in cenere. La maggior parte delle abitazioni erano deserte perché la stagione turistica non è ancora cominciata. L'arrivo dei proprietari e dei visitatori è previsto a cominciare dalla prossima settimana.
| Le fiamma a Malindi (foto di Robert Nyagah) |
L'incendio, probabilmente il più grave in questo stazione turistica, è scoppiato alle 13 e si è sviluppato violento e distruttivo fino alle 16. Le fiamme si sono levate altissime giacché la maggior parte dei tetti delle ville sono in makuti, cioè fatti con fascine strette tra loro che lasciano passare l'aria ma non l'acqua della pioggia. Una copertura che prende fuoco facilmente.
Secondo lo stringer del Corriere a Malindi i pochi proprietari italiani che hanno visto la loro casa finire in cenere erano disperati. Hanno cercato di domare le fiamme con estintori ma senza successo. Molti di loro hanno perso tutto.
Il fuoco non ha risparmiato neppure il famoso Palm Tree Club hotel and il prestigioso Kibokoni Riding Center, centro ippico frequentato soprattutto dagli stranieri. La manager Lidia Filini, arrivata due giorni fa dall'Italia per preparare l'apertura estiva del villaggio, era in lacrime e il proprietario, Renato Marini, sotto choc.
Secondo le signora Filini, l'hotel da luglio sarebbe stato completo e la stagione si presentava come ottima. La tragedia ha distrutto tutto. "Ero a pranzo da amici quando ho visto il fumo alzarsi in questa direzione. Sono corsa qui ma non c'era più nulla da fare", ha raccontato allo stringer del Corriere asciugandosi le lacrime. Quattro famiglie di stranieri che, nonostante gli appelli dei vigili del fuoco, si erano barricati nelle loro ville in procinto di essere divorate dalle fiamme sono stati salvati dalla polizia. Secondo Peter Kattam, uno dei capi delle forze dell'ordine, almeno una di esse è italiana. "Abbiano anche arrestato quattro sciacalli che stavano saccheggiando una delle ville semidistrutte", ha raccontato.
Secondo le prime investigazioni, l'incendio è scoppiato a causa di un corto circuito che si è sviluppato a Rajo Villas. Nella zona a quell'ora soffiava un forte vento che ha alimentato le fiamme, facilmente "saltate" da villa a villa. Testimoni hanno detto che si sentivano esplodere le bombole di gas presenti in ogni cucina. L'intera area tra la villa Tamani Jua e il centro medico Rainbow care Center è andata completamente in cenere. Da villa Rajo il fuoco ha raggiunto Temple House e poi il Palm Tree Club, il Red Lion Hotel, la Ngorongoro House, la Bahati House, la Tembo House and il Kibokoni Riding Center. Da lì non è stato più possibile contare le case e i cottage bruciati, probabilmente più di centocinquanta.
Massimo A. Alberizzi
07:16 Scritto in CRONACA ESTERA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: malindi, kenya, incendio, corto circuito, fiamme, ville, italiani, distrutte, abitazioni, vento forte | OKNOtizie |
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