29/09/2010

Superenalotto, nessun 6. E il Jackpot diventa da record

Superenalotto, nessun 6. E il Jackpot diventa da record

Il montepremi è il più ricco al mondo e il più longevo di sempre. La sua corsa dura da 99 estrazioni, ovvero da 231 giorni

Continua...


16/05/2010

Inter , scudetto in volata: festa a Siena

Inter , scudetto in volata: festa a Siena

Ultima di serie A - QUINTO TRICOLORE CONSECUTIVO PER LA SQUADRA DI MORATTI. Come due stagioni fa: la Roma agguanta il titolo per 18 minuti. Ma i nerazzurri segnano e cancellano il sogno giallorosso. Decide Milito, bomber determinante

 

 

Gran finale di campionato, con lo scudetto in gioco tra Inter (favorita, in vantaggio di 2 punti) e Roma a 90 minuti dalla fine. E con un copione che si ripete, a due stagioni di distanza. Nel 2008, la Roma fu campione d'Italia dall'8' del primo tempo al 17' del secondo, quando Ibrahimovic segnò il primo dei due suoi gol al Parma.

Milito (Ap)

DUELLO A DISTANZA - Questa volta i giallorossi si sono cuciti sulla maglia il tricolore per soli 18 minuti, quelli che sono passati dal gol di Vucinic al Chievo al 39' (seguito da quello di De Rossi al 46') al gol di Diego Milito che ha portato l'Inter in vantaggio a Siena al 12' della ripresa. Poi la squadra di Mourinho ha gestito con una tranquillità sufficiente a evitare troppi rischi e anzi arrivando più volte vicina al raddoppio. Poi i minuti finali, con un po' d'inevitabile tensione e la festa: maglietta bianca con numero 18 (gli scudetti conquistati), tricolore e coccarda della Coppa Italia sul petto e coppa sollevata al cielo da Javier Zanetti, capitano in lacrime come Diego Milito e (quasi) José Mourinho, alla premiazione con gli occhi lucidi.

 

 

 

 


Totti (Ansa)

SCUDETTO VIRTUALE - Moratti ha parlato in tv con Balotelli al fianco: «Siamo tutti felici, compresi questo ragazzo fantastico che ha fatto tanto e che per come gioca e come sta in campo è al 100 per cento da Inter. Ora vediamo di completare la festa». E SuperMario: «A volte succedono cose non molto belle, che non piacciono a giocatori e tifosi. Ma se ci si vuol bene si risolvono». La Roma a Verona contro il Chievo segna per prima, due reti al Chievo, con Vucinic al 39' e De Rossi al 46' del primo tempo. Va negli spogliatoi con lo scudetto virtualmente sulla maglia: pari punti in classifica e titolo assegnato ai giallorossi per il vantaggio nei confronti diretti. L'illusione giallorossa dura meno di mezz'ora, tra campo e spogliatoio. Al 12' della ripresa l'Inter segna a Siena e lo scudetto, il quinto consecutivo (comprendendo quello assegnato per Calciopoli), è suo.

L'ALTRO DUELLO. SAMP IN CHAMPIONS - All'ultima giornata verdetto decisivo anche per il quarto posto che vale l'accesso (dai preliminari) alla Champions League. Lo conquista la Sampdoria che batte 1-0 il Napoli a Marassi mantenendo il vantaggio sul Palermo. Inutile il successo dei rosanero a Bergamo contro l'Atalanta (2-1). Blucerchiati in Champions proprio nel giorno dell'addio del direttore sportivo Marotta (il presidente Garrone ha ufficializzato le dimissioni) e dell'allenatore Delneri, entrambi chiamati dalla nuova dirigenza della Juve per cercare di rilanciare i bianconeri, mai così disastrosi dalla stagione 1961-62. Come ha dimostrato anche l'ultima partita disputata a San Siro contro il Milan.

Leonardo abbracciato dai giocatori del Milan (Ansa)

ADDIO LEONARDO - Nel giorno dell'addio di Leonardo, il Milan travolge 3-0 la Juventus e chiude il suo campionato con una vittoria inutile per la classifica, ma comunque di prestigio. I bianconeri, invece, salutano con la sconfitta numero 15 una stagione disastrosa, una delle peggiori in assoluto. A San Siro in 70 mila per una partita che non ha alcun valore, ma che resta una classica affascinante. I tifosi rossoneri dimostrano di stare con l'allenatore uscente (molti cartelli e cori per Leonardo) e contestano con un enorme striscione Berlusconi, accusato di non investire più nella squadra. Ha un buon avvio la Juve che, priva di Felipe Melo e Diego, al 4' va vicina al gol con Iaquinta, al 7' con Candreva e al 12' con Marchisio. Poi sale in cattedra il Milan che si era già fatto vedere con Ronaldinho e Pato e che, al 14', passa in vantaggio con Antonini che dopo uno scambio con Seedorf batte Buffon. Al 28' Grosso pasticcia, Ronaldinho non perdona e firma il 2-0 dopo il triangolo con Pato. In chiusura di tempo Del Piero e Cannavaro provano a riaprire la partita, ma senza fortuna. Nella ripresa fuori Buffon (problemi ad una caviglia) e dentro Camoranesi per Salihamidzic, ma è sempre il Milan a fare la partita. Al 22' Ronaldinho sigla il 3-0 con uno splendido piatto destro. Il resto è accademia, standing ovation per Favalli, Ronaldinho e Dida (anche lui all'addio). I rossoneri fanno un bel regalo a Leonardo, la Juve chiude con una sonora sconfitta una stagione da incubo. L'altro anticipo Lazio-Udinese, con due squadre senza più problemi di classifica, si è concluso 3-1 per i patroni di casa.

LE ALTRE PARTITE
- Gli altri risultati dell'ultima giornata: Bari-Fiorentina 2-0, Cagliari-Bologna 1-1, Catania-Genoa 1-0, Parma-Livorno 4-1.


Come andrà a finire? Inter e Roma, l'ora dello sprint finale

Come andrà a finire? Inter e Roma, l'ora dello sprint finale

Sono arrivate coppe e medaglie per la festa sia a Siena che a Verona. Come due anni fa, le rivali sono loro. Conta poco che il Siena sià già retrocesso e che il Chievo sia appagato. Che brividi.

 

 

 

Come andrà a finire? Sono trentasette giornate che ce lo chiediamo, le risposte hanno spesso superato le attese. Inter o Roma? Proprio come due anni fa, ma allora non c'era Mourinho, e neppure Ranieri. La differenza si vede, e non solo per le dispute letterarie evocate dalla contrapposizione tra noia romana e nausea esistenziale portoghese.

All'appuntamento finale arrivano due squadre vere, che non si reggono solo sui nervi. Straordinaria la stagione interista con una coppa Italia già vinta e una finale Champions da giocare, straordinaria la rimonta romanista dopo un inizio disastroso. E straordinario è l'amore che circonda Inter e Roma. Il bivacco per i biglietti di Madrid, la spedizione che ha scelto di seguire la Roma dopo la notte della sconfitta con la Samp all'Olimpico sono segnali veri di un amore che resta sconfinato. E i simboli sono proprio loro due, gli allenatori.


E' un fatto insolito, almeno in Italia siamo portati a personalizzare le squadre nelle figure dei loro giocatori più rappresentativi. Ranieri ha battuto Totti, come Mourinho ha stracciato tutti i suoi Ma questo è passato, il presente è una sfida a distanza che non ha nulla di scontato. Conta poco che il Siena sia già retrocesso, oppure che il Chievo sia ormai da settimane salvo e appagato. Conta solo che cosa succederà in campo. Loro due, apparentemente non c'entrano. Ma nel calcio mai fidarsi delle apparenze.


06/04/2010

«I soldi se li è presi il diavolo» La sfortuna bacia i vincitori

«I soldi se li è presi il diavolo» La sfortuna bacia i vincitori

Le storie - Due torinesi si amavano da poveri, li ha separati la lotteria. Il fornaio inglese e gli altri milionari improvvisi finiti in miseria

 

Keith Gough con la moglie Louise ai tempi della vincita
Keith Gough con la moglie Louise ai tempi della vincita

ROMA — Improvvisamente ricchi, per sempre infelici. Perché anche vincere alla lotteria può rivelarsi una vera disgrazia. Com’è capitato all’ex fornaio inglese Keith Gough. Cinque anni fa aveva centrato un jackpot da 9 milioni di sterline (oltre 10 milioni di euro), si era comprato villa e Bmw, stipendiava giardiniere e autista. L’altroieri è morto d’infarto a 58 anni, triste, solo, senza più moglie, amici e soldi, sperperati in scommesse, alcol, truffatori e accompagnatrici. Piangeva: «La lotteria mi ha rovinato la vita».

Non per guastare la Pasquetta al giovanotto foggiano di 23 anni in gita a Termoli che ieri con 5 euro al Gratta & Vinci ne ha presi 500 mila, ma di sfortunatissimi fortunati ne abbiamo parecchi anche nostrani. Per l’emigrante Salvatore Spampinato, i 4 miliardi di lire del Superenalotto diventarono un incubo. Carico di soldi, tornò nell’estate del 1998 nella sua Gela, ma ad accoglierlo trovò non striscioni ma i boss che pretendevano congruo contributo. Per invogliarlo, incendiarono casa del suocero. Andò peggio a Salvatore Ferrante, falegname baciato dal Totogol (3 miliardi e 300 milioni di lire) e ammazzato a colpi di pistola in un garage a Palermo. Stessa città, altra storia. Quella dell’infermiere che centrò il 5 + 1, rottamò la 127 e si presentò in clinica con la Mercedes. E presto furono botte, minacce, persecuzioni, versamenti forzosi ai mafiosi del posto. «Maledetti soldi, mi hanno rovinato la vita».

Ritrovarsi di colpo nababbi dà alla testa. Un settantenne di Castiglione delle Stiviere, convinto che la vincita gli avesse attirato il malocchio, prese a martellate moglie e figli. Se l’è goduta poco Rocco Corrado, pensionato di 74 anni di Amendolara, morto d’infarto l’anno scorso pochi giorni dopo aver messo in banca 1 milione al Gratta & Vinci.

Nemmeno ai celebri 99 sistemisti di Peschici (63 miliardi di lire nel 1998) è andato tutto bene. Un reportage di Oggi ripercorre le disavventure dell’improvvisamente ricco Matteo D’Aprile: i compaesani (chi sennò) gli hanno incendiato l’auto, un’altra gliel’hanno rubata, la moto gettata in un cassonetto. Un investimento sbagliato, un incendio nel podere e i soldi, racconta mamma Maria, «se ne sono proprio iuti (andati), se li è presi il diavolo». Matteo è tornato a raccogliere olive. Iella sul collega di sistema Giovanni Tavaglione. Il suo locale è bruciato e pure la villetta.

Ci pensi bene Caterina Gentile, 45 anni, disoccupata di Reggio Emilia, che una settimana fa credeva di aver vinto 34 milioni al Superenalotto (ma la Rai aveva mandato in onda i numeri dell’estrazione precedente) e ora ha fatto causa. La dea bendata nel 2000 ha rovinato la vita a Salvatore e Maria, 57 e 43 anni, operaio lui, domestica a ore lei, Paperoni a Torino col Superenalotto da 11 miliardi e rotti. Erano poveri ma si volevano bene. Con i soldi arrivarono pure i guai. Sono finiti in tribunale a litigarsi i soldi e si odiano. Lui meno: «Se tornasse con me, sarei pronto a dividere, potrei avere donne bellissime ma la amo ancora».

Giovanna Cavalli


23/02/2009

'THE MILLIONAIRE' TRIONFA AGLI OSCAR, 8 STATUETTE

'THE MILLIONAIRE' TRIONFA AGLI OSCAR, 8 STATUETTE

 


Una favola di Bollywood con sentimento, amore e tanta violenza è quella che si è portata a casa stasera al Kodak Theatre di Los Angeles ben otto Oscar tra i quali i più prestigiosi (miglior film e regia). Un film per giunta low budget (costato solo 15 milioni di dollari) che ha sbaragliato un colosso dai piedi di argilla come 'Il curioso caso di Benjamin Button' che ha messo in campo un budget moltiplicato per 10 (ovvero: 150 milioni di dollari). E in 'The Millionaire' di Danny Boyle, il regista inglese di Trainspotting, c'é dappertutto il marchio dell'India, di un mondo legato da sempre alle caste, non ultima quella di un conduttore tv che proprio non ci sta ad essere messo in ombra da un poveraccio che viene dagli 'slum', i sobborghi di Bombay e sta per diventare ricchissimo e famoso più di lui.

Tutto parte infatti in uno studio tv in India dove si svolge 'Chi vuol esser milionario?', format originariamente prodotto dalla tv inglese e poi approdato in tutto il mondo. Stessa sigla di quello di Canale 5, e poi, davanti ad un pubblico sempre più in crescita ed entusiasta, ecco il giovane Jamal Malik (Dev Patel). Un ragazzo di 18 anni che viene dagli slum di Mumbai e sta per affrontare l'ultima domanda, quella che potrebbe fargli vincere la somma di 20 milioni di rupie. Ma il conduttore dello show non ha affatto il carattere bonario di Gerry Scotti: è Prem Kumar (Anil Kapoor), uno che odia questo concorrente venuto dal nulla. Inoltre, roso dall'invidia, Prem rifiuta di credere che un ragazzo dei quartieri poveri possa sapere tutte le risposte. Arrestato perché sospettato di imbrogliare, Jamal viene così interrogato dalla polizia e, mentre si prepara alla domanda da 20 milioni di rupie, scorrono sullo schermo le immagini di un'India violenta e povera in cui il ragazzo è cresciuto. Tra le violenze subite, anche la morte della madre di religione hindu proprio per mano di una spedizione punitiva di fedeli dell'Islam. E ancora, nel film di Boyle (distribuito in Italia dalla Lucky Red), immagini della vita sofferta di Jamal condivisa con il fratello maggiore Salim (Madhur Mittal) e con il suo grande amore mai davvero dimenticato: la bellissima Latika (Freida Pinto).

In questo film, ha detto il regista in una intervista "ho voluto più abbracciare le contraddizioni dell'India che risolverle". E questo vale anche per i suoi toni melodrammatici: "non so dire se The Millionaire è stato influenzato da Bollywood o ne abbia preso degli aspetti solo di riflesso". 

 


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13/12/2008

L'università di Messina nella bufera Nuove intercettazioni, sospeso il rettore

L'università di Messina nella bufera Nuove intercettazioni, sospeso il rettore

Il provvedimento del Gip avrà la durata di due mesi. La moglie del Magnifico: «Bisogna fare tutto il possibile perché Umberto vinca il concorso perché merita di tornare a far parte della nostra famiglia»

 

 

Francesco Tomasello (dal web)
Francesco Tomasello
MESSINA - Tanto tuonò che piovve. Dopo il crollo del soffitto, due giorni fa nella segreteria della facoltà di Lettere, dal quale piovono topi, anzi toponi, l'università di Messina ritorna nell'occhio del ciclone per la sospensione del rettore Francesco Tomasello decisa dal gip del Tribunale di Messina, Mariangela Nastasi. La sospensione è di due mesi su richiesta del sostituto procuratore Angelo Cavallo. L'ipotesi di reato è di concorso in abuso d'ufficio.

LA MOTIVAZIONE - Ecco il ritratto che fa del rettore Tomasello nelle sue motivazioni il giudice «Mariangela Nastasi: «Il Tomasello utilizza la sua autorevole posizione di Rettore presso la Università degli Studi di Messina per intervenire, abusando dei propri poteri nella assegnazione di incarichi e posti di lavoro. La sua gestione della cosa pubblica, lungi dall’essere improntata a regole di trasparenza ed imparzialità, è invece molto più "pragmaticamente" mossa dalle esigenze di favorire chi può evidentemente ricambiare. La logica dello scambio reciproco, che inquina la sua azione amministrativa ed esprime una disivoltura non comune, porta a ritenere concreto il pericolo di reiterazione del reato». E poi rincara parlando della «spregiudicatezza della sua azione certamente incurante delle più elementari regole di correttezza nello svolgimento della pubblica funzione, e anzi disinvolta nell’abuso, appare certamente esplicabile e riproponibile in ogni momento perché l’occasione è data proprio dall’esercizio del tipo di ufficio ricoperto... influenzando senza scrupoli le scelte di tutti quei settori amministrativi che comunque fanno capo a lui, in seno all’Università degli Studi, con grave danno per la collettività».

INTERCETTAZIONI - «Bisogna fare tutto il possibile perché Umberto vinca il concorso perché merita di tornare a far parte della nostra famiglia» scrive Tempo Stretto. Umberto è Umberto Bonanno, ex presidente del consiglio comunale di Messina in quota Forza Italia. A parlare era Melitta Grasso, la moglie del Rettore Franco Tomasello, in una telefonata intercettata dalla squadra mobile, nell’ambito delle indagini dell’operazione «Oro Grigio», sulla speculazione edilizia al Torrente Trapani, in cui è coinvolto lo stesso Bonanno, arrestato e poi scarcerato. Questo nuovo filone d'indagine sui concorsi truccati nell'«ateneo degli scandali» riguarda un concorso, per dirigente medico dell'unità operativa complessa di medicina del lavoro del Policlinico, espletato nel dicembre 2006. A vincerlo la figlia di un dirigente di sezione della stessa unità, ma tra i partecipanti alla selezione pubblica, c'era anche l'ex presidente del consiglio comunale di Forza Italia, Umberto Bonanno. Quel posto sarebbe poi stato appannaggio di Bonanno proprio su pressioni del Rettore. E, alla fine, la vincitrice avrebbe rinunciato a quel posto. A descrivere il quadro ci sarebbero delle intercettazioni, finite ora nelle 130 pagine circa di ordinanza del gip Mariangela Nastasi, su richiesta del pm Angelo Cavallo.

LA DIFESA - «È una misura infondata e comunque inadeguata e sproporzionata». Rispondono gli avvocati Carmelo Scillia e Nino Favazzo, difensori del rettore dell'Università di Messina. I legali annunciano «il ricorso immediato al tribunale del riesame, contro il provvedimento di sospensione». E aggiungono: «Sorprende l'applicazione di una misura, a distanza di circa tre anni dai fatti contestati, da quanto si apprende da tempo ben noti agli inquirenti e quindi di nessuna attualità. La misura, sempre secondo i legali, appare di «inusitato rigore, vista la assoluta evanescenza del quadro indiziario ne trova precedenti analoghi».

IL PRECEDENTE - Tomasello era stato sospeso una prima volta dalle funzioni nel luglio 2007, per un concorso «pilotato» alla facoltà di Veterinaria. Il processo per lui ed altri 22 docenti inizierà a marzo prossimo. Nonostante questo scandalo, con altre intercettazioni in cui sono coinvolti almeno due magistrati messinesi che avrebbero fatto pressioni e ottenuto favori per far vincere ai loro figli due concorsi come ricercatore, Tomasello non si era dimesso. «Continua, caro Rettore, a donare tutto Te stesso alla nostra Università, affinché questa possa seguitare a crescere e ad operare nel migliore dei modi, pur in una congiuntura oggettivamente, complessivamente non benigna, che nondimeno non ci priva della speranza in un futuro migliore». Così scrivevano i prorettori pochi giorni fa. Ora le funzioni di responsabile dell'ateneo sono state affidate all'attuale prorettore Giovanni Calabrò. Intanto, sul sito dell'università è sparita la rassegna stampa che puntualmente ogni giorno veniva messa on line.

LE DIMISSIONI - Il partito dei comunisti italiani, la Cgil e il professor Antonio Saitta, ordinario di diritto Costituzionale all'università di Messina, hanno chiesto le dimissioni del rettore: «Ora più che mai - afferma Saitta - le dimissioni sono atto doveroso di rispetto verso tutti gli studenti ed anche verso noi professori. È evidente che la sua posizione scredita l'intero Ateneo». Il Pdci di Messina chiede al ministro dell'Istruzione Gelmini la rimozione di Tomasello, «poiché - scrive il segretario provinciale Giuseppe Bertuccelli - a quanto pare non ha alcuna intenzione di dimettersi, anzi ha assunto un atteggiamento di resistenza ad oltranza, che nuoce all'ateneo, il quale rischia di essere sottoposto per mesi ad un tiro al bersaglio non solo mass-mediatico». Qualche giorno fa il rettore Tomasello aveva inviato al ministro Gelmini una lettera con la quale chiedeva un’ispezione ministeriale per il periodo 1998-2008: «L’esame degli atti di governo relativi ad un periodo così ampio appare necessario, nonostante io abbia assunto l’ufficio di Rettore nell’anno 2004. Infatti, le emergenze amministrative e le criticità delle procedure e dei comportamenti istituzionali che ho trovato al momento del mio insediamento hanno le loro precise radici nel periodo precedente»

 


20/11/2008

«Volete sapere chi vincerà il prossimo concorso?»

«Volete sapere chi vincerà il prossimo concorso?»

Università truccata: Per Antonio «la soluzione è far valutare i candidati da una giuria composta esclusivamente da insigni studiosi stranieri»

 

 

 

MILANO – «Se vi interessa posso farvi sapere in anticipo i nominativi di coloro che vinceranno alcuni concorsi da ricercatore che stanno per svolgersi all’ università di…, facoltà di giurisprudenza, nella città di…. e nell'università di…, facoltà di giurisprudenza e scienze della comunicazione».

Una scritta sul muro dell'università degli studi la Sapienza, nella facolta di lettere e filosofia (Ansa).
Una scritta sul muro dell'università degli studi la Sapienza, nella facolta di lettere e filosofia
LE MAIL - Sono arrivate molte e-mail di questo tenore. Continuano a giungere denunce (con allegati i file dei verbali, della composizione delle commissioni), storie di ingiustizia, consigli su come cambiare l’università. Molti complimenti ma anche critiche. A scriverci tantissimi docenti che spiegano i meccanismi per truccare un concorso. Molte le e-mail sul caso di “Lucia”: complimenti per il ravvedimento e rimproveri per non aver restituito i soldi.
E-mail come questa: “Chiedendo di rimanere nell’anonimato per via di ritorsioni eventuali, potrei fornirle in anticipo (prima dello svolgimento del concorso) i nomi (sono due in discussione su 20 iscritti) del prossimo concorso da ricercatore che si svolgerà il X dicembre nella facoltà di architettura di…. La commissione è presieduta da …, il cui allievo si chiama …. Scommettiamo che vincerà lui?”.

DENUNCIARE - Ovviamente abbiamo verificato la nostra fonte e consigliato al lettore di sporgere regolare denuncia presso le autorità competenti. Soprattutto questo serve a cambiare le cose. Ecco un altro caso: «Ho partecipato tempo fa ad un concorso. Uno dei concorrenti, vedendomi preso dall'impegno con cui facevo le varie prove, mi dice: "Non c'è bisogno che ti dai da fare, tanto si conoscono già i quattro vincitori". E me li indicò con discrezione. Mi impegnai ancora di più e arrivai quinto. Che delusione vedermi davanti quei quattro incompetenti che ancora oggi occupano quel posto che hanno avuto regalato da chissà quale barone. Altro che tangentopoli. Qui i danni sono perenni, perché si tramandano di padre in figlio».

 

SOLUZIONI - Per Antonio “l'unica soluzione sensata sarebbe quella di far valutare i candidati da una giuria composta esclusivamente da insigni studiosi stranieri”. E non è l’unico che ce lo dice. Federico pensa a soluzioni drastiche: “A questo punto è evidente che bisognerebbe riaprire i termini per i concorsi già banditi, dato che in tutti c'è un solo candidato "vero", ed è il predestinato al posto. Viceversa, se il ministro decidesse di riaprire i termini, forse i nuovi criteri (sorteggio) potrebbero sparigliare un poco le carte”. Importante anche il richiamo di Piero: “Giustissimo lo sdegno evocato dalla storia dei concorsi truccati. Però ai concorsi, in quanto pubblici, ci si può opporre, ricorrendo al Tar”.

 


15/11/2008

Un posto da ricercatore, un solo candidato: il figlio del professore

Un posto da ricercatore, un solo candidato: il figlio del professore

Succede a Messina nell'Università già sotto inchiesta. Il padre: «I figli dei docenti sono più bravi perché hanno tutta una "forma mentis" che si crea in famiglia»

 

 

 

MESSINA - «Non lo so, non so come è andata. Non so neanche se è ancora impegnato con gli esami».
Ma come professore non si è ancora sentito con suo figlio in questa giornata importante?

«No. Non si usa fare da noi». La storia è sempre la stessa. Un posto da ricercatore, un solo candidato. Ma desta qualche sorpresa che si ripeta proprio oggi che nel Paese non si parla d'altro: la riforma Gelmini, i tagli all''università, i baroni e il nepotismo. Addirittura a Messina il Magnifico Rettore, Franco Tomasello, andrà a giudizio a marzo con l'accusa di concussione, abuso d'ufficio in concorso, tentata truffa e maltrattamenti e con lui altre 23 persone tra docenti, ricercatori e funzionari. Eppure proprio a Messina cosa accade? Accade che venerdì c'è un concorso a un posto da ricercatore alla Facoltà di Economia. E in quanti si presentano? In cinque? In due? No. Si presenta un solo candidato. E chi è questo candidato?
È Ludovico Nicòtina, figlio del professore Giuseppe Nicòtina, ordinario di Diritto Processuale Civile presso la Facoltà di Economia del medesimo ateneo fino a maggio del 2008.

DA TRE AD UNO CANDIDATO - I candidati per la verità erano tre, ma gli altri due concorrenti dopo che avevano fatto domanda hanno preferito non presentarsi all’esame. Strano. Avevano il 33 per cento periodico di vincere un concorso e ad un passo dall'obiettivo rinunciano. Quindi campo libero per l’unico candidato al posto di ricercatore. Via libera per il dottor Ludovico Nicòtina, che è risultato essere vincitore. E nel pomeriggio il padre professore non ne è ancora informato nonostante qualcuno giuri d'averlo visto in aula con il figlio. Forse un caso di forte somiglianza.

IL PADRE - Professore ma lei insegna a Messina?
«No, io sono in pensione e prima insegnavo a Trapani non a Messina. Voi scrivete stupidaggini».
Ma è suo figlio il ragazzo del concorso?
«Non lo so. Si vada ad informare all'Università. Che cosa vuole sapere insomma? Il concorso è nazionale. Vale per tutta Italia. Se si è presentato solo mio figlio è perché gli altri non avevano i requisiti».
Ma suo figlio ha i requisiti? È avvocato vero? Ed è anche esperto in economia?
«Embè? È una cosa veramente strana. In Italia siamo messi malissimo ma lui ha le pubblicazioni con particolare riguardo a quelle monografiche e a quelle pubblicate da riviste internazionali».
Lei non si è mai interessato a questo concorso?

«Non è neanche la mia disciplina. Ma i figli dei docenti sono più bravi perché hanno tutta una «forma mentis» che si crea nell'ambito familiare tipico di noi professori».
Quindi lei è in pensione?
«Si, ma sono utilizzato ancora. Ma solo in due commissioni per la conferma in ruolo per gli esami di dottore commercialista. Ho chiesto al ministero di esentarmi ma ci utilizzano fino in fondo, fino a quando non moriamo».
Ma lei dunque a Messina non ha mai insegnato?

«Io ho insegnato nella facoltà di economia».
Quindi nella facoltà dove suo figlio fa il concorso. Ma rispetto a quando insegnava lei, il preside è cambiato?
«No. Non è cambiato».
Quindi alcuni professori conoscono il candidato come il figlio del prof...
«Beh, qualcuno dei più anziani può essere».
Ma quando è andato in pensione?

«Lo scorso anno».
Ma fino a quando esattamente ha insegnato?
«Fino all'anno scorso».
Ma in un anno ci sono dodici mesi professore...
«E che sarà... dunque... maggio dello scorso anno. Credo».
Maggio 2008 o 2007?
«Si 2008. Insegnavo diritto processuale. Ma ora chiudo, non l'annoio più. Sono cose troppo tecniche».


19/10/2008

Due robot italiani in finale nella Champions di automi

Due robot italiani in finale nella Champions di automi

Il «Lunar Robotics Challenge» dell’Esa si conclude nella notte tra il 24 e il 25 ottobre. Due compagini, entrambe di Pisa (Università statale e Scuola superiore S. Anna) con progetti all’avanguardia

 

 

 

 

 

PISA – E’ la Champions della robotica lunare, la più prestigiosa competizione europea dedicata a ricercatori e studenti costruttori di automi. Lunar Robotics Challenge dell’Esa (l’agenzia spaziale europea) quest’anno si conclude nella notte tra il 24 e il 25 ottobre con una finale super all’interno del cratere di un vulcano spento a Tenerife, isole Canarie. All’ultima gara, superando i progetti di decine di team arrivati da 17 paesi dell’Ue, si sono qualificate otto squadre e l’Italia è riuscita a piazzare due compagini, entrambe di Pisa (Università statale e Scuola superiore Sant’Anna) che hanno costruito due robot all’avanguardia. Il primo, realizzato dalla squadra del Centro di ricerca Piaggio della facoltà di Ingegneria dell’università di Pisa, si chiama David ed ha una peculiarità che lo rende unico nel mondo.

«DAVID» (Foto sotto)- «L’automa è attrezzato con un braccio robotico che viene lanciato da un cavo telecomandato – spiega Antonio Bicchi, ordinario di robotica all’ateneo pisano che ha coordinato la ricerca – e permette all’organo di presa di raggiungere un oggetto lontano diversi metri anche in assenza di gravità». Insomma, un robot Tiramolla (come il famoso fumetto), che è anche attrezzato con ruote speciali in grado di muoversi senza problemi su superfici sabbiose e superare ostacoli con grande facilità. «Abbiamo pensato a una macchina capace di muoversi in condizioni ambientali proibitive – spiega Adriano Fagiolini, dottorando all’ateneo pisano e team manager della squadra -. David è stato progettato per muoversi su terreni impervi e in luoghi privi di luce, pervasi dalla sabbia lunare, che è molto abrasiva e potenzialmente dannosa per i meccanismi del veicolo, esposti anche alle radiazioni dovute all’assenza di atmosfera».

 

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«PESAPOD» (Foto sotto) - Il secondo robot italiano, realizzato da studenti e ricercatori della Scuola Superiore Sant’Anna (i laboratori sono quelli diretti dai professori Paolo Dario e da Maria Chiara Carrozza, rettore della scuola), è stato battezzato Pesapod, complesso gioco linguistico tra «hexapod», l'acronimo (Esa) che contraddistingue l'agenzia spaziale europea e la pronuncia Pisapod che richiama alla mente la città di provenienza della squadra, Pisa, appunto. Pesapod è un robot a sei zampe. Il suo punto di forza? «Il meccanismo che contraddistingue una delle zampe anteriori dell’automa – spiega Stefano Roccella, ricercatore della Scuola – e che agisce come una benna per scavare, raccogliere e proteggere il materiale lunare prima che venga depositato nell'alloggiamento del lander». Come Pollicino il robot è stato programmato per lasciare sul percorso alcuni piccoli ma potenti ripetitori per rendere il segnale di comando più stabile. «Se uno dei nodi della rete alla quale è collegata la macchina dovesse smettere di funzionare – continua Roccella – sarà così possibile riconfigurare la rete senza interrompere la comunicazione. Una stereocamera e due telecamere di prossimità permettono infine una manipolazione precisa del materiale». Gli otto robot in gara sulla «luna spagnola» dovranno entrare all’interno di un cratere di un vulcano spento (che simula un cratere lunare) e compiere alcune operazioni, tra le quali la raccolta di materiale, roccia e sedimenti. Che poi dovranno trasportare al «campo base» muovendosi in un ambiente estremamente ostile.

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