17/02/2012

Inchiesta Videopoker, dieci concessionari condannati a pagare 2,5 miliardi

Inchiesta Videopoker, dieci concessionari condannati a pagare 2,5 miliardi

La corte dei conti pubblica la sentenza sulle maxi penali. Sanzioni anche per l’ex Direttore Generale dei Monopoli di Stato Giorgio Tino, 6 milioni di euro e per il Direttore dei Giochi, Antonio Tagliaferri, poco più di 2,5 milioni

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14/09/2011

Rai: diritti degli abbonati violati

Rai: diritti degli abbonati violati

Gli abbonati Rai hanno subìto la cancellazione del proprio diritto, costituzionalmente garantito, a un'informazione libera, plurale e obiettiva. Abbiamo proposto una class action davanti al Tribunale di Roma per consentire agli abbonati che vi aderiranno di essere risarciti.

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24/01/2011

Piratata la pagina Facebook di Sarkozy

Piratata la pagina Facebook di Sarkozy

Disavventura informatica per il capo dello stato francese. Il falso messaggio, poi cancellato: «Alle presidenziali non mi ricandido». Il presidente: «Nessun sistema è sicuro»

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18/01/2011

«La larva nelle alici non è più reato»

«La larva nelle alici non è più reato»

C'è una sentenza della cassazione che fa giurisprudenza. Niente multe per chi altera i cibi come conseguenza del "taglia-leggi" di Calderoli. Imputati impuniti

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16/01/2011

Wikileaks: «Lunedì avremo i dati di 2 mila conti in Svizzera, tra cui 40 politici»

Wikileaks: «Lunedì avremo i dati di 2 mila conti in Svizzera, tra cui 40 politici»

Provengono da almeno tre istituzioni finanziarie e vanno dal 1990 al 2009. «Li valuteremo e se ci sarà traccia di evasione fiscale, saranno diffusi»

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15/01/2011

Cibi adulterati, non è più reato

Cibi adulterati, non è più reato

Dalle cozze tossiche alle mozzarelle blu: cancellata la norma che tutelava i consumatori. Sparite le pene per chi vende cibo avariato

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20/10/2010

Ior, il Riesame conferma il sequestro dei 23 milioni di euro

Ior, il Riesame conferma il sequestro dei 23 milioni di euro

Respinta la richiesta della banca vaticana di sbloccare la somma sequestrata in seguito all'inchiesta sulla presunta violazione della prevenzione del riciclaggio

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03/08/2010

Mafia, Granata: infiltrazioni tra gli eletti

Mafia, Granata: infiltrazioni tra gli eletti

"Alcuni partiti e candidati alla Presidenza delle Regioni non hanno vigilato come era richiesto e doveroso", denuncia il deputato finiano e vicepresidente della commissione Antimafia. E aggiunge: "Violato il codice etico". Grasso: non sono sorpreso"

 

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"Nonostante la condivisione  teorica al codice etico promosso dalla commissione Antimafia, sia tra  e candidature che tra gli eletti ci sono infiltrazioni e zone d'ombra. Nonostante la carente collaborazione delle Prefetture stiamo  ricomponendo il quadro e riferiremo alle Camere. La politica rompa ogni ambiguità nella lotta alla mafia". Lo ha affermato Fabio Granata, Vice Presidente della Commissione Nazionale Antimafia e deputato finiano del nuovo gruppo parlamentare Futuro e Libertà per l'Italia.
"Alcuni partiti e alcuni candidati alla Presidenza delle Regioni - denuncia Granata - non hanno vigilato come era richiesto e doveroso".

Piero Grasso: rischio attentati mafiosi -
La denuncia di Granata, però, non sorprende il procuratore Nazionale Antimafia Piero
Grasso che sottolinea che questi "sono problemi politici e che quindi giustamente se ne occupa la politica". "Già nel 1991 - ricorda l'alto magistrato - un fatto del genere era stato accertato dall'allora Commissione Antimafia presieduta da Gerardo Chiaromonte. Io - afferma Grasso - all'epoca ero consulente della commissione e il fenomeno delle infiltrazioni mafiose si registrò in varie zone, soprattutto del sud".
Il procuratore Grasso, poi ritorna sul rischio che la mafia, come successe negli anni '92-'93 con gli attentati di Firenze, Capaci e via d'Amelio, possa approfittare delle tensioni politiche per dar vita a una nuova stagione terroristica-mafiosa. "La mia - precisa il procuratore nazionale antimafia  - è stata soltanto una valutazione rispetto al passato. Allo stato, però, non ci sono elementi in tal senso. Anzi, secondo le dichiarazioni di alcuni
collaboratori, il super latitante Matteo Messina Denaro sarebbe contrario alla ripresa di questa strategia. E' chiaro, però, che a queste dichiarazioni servono riscontri. Quindi, lo
ripeto, la mia è un'analisi che si basa sulla storia del passato e speriamo che nel futuro non accada".


La questione morale - N
ei giorni scorsi Fabio Granata si è reso protagonista di altre forti dichiarazioni sulla correlazione tra Stato e criminalità. L'affermazione "nel governo c’è chi frena i processi contro la mafia" è stata al centro di aspre polemiche all'interno del Pdl, che hanno di poco preceduto la rottura definitiva tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini.


20/07/2010

Francia, ha vinto Internet: fallita legge contro i pirati

Francia, ha vinto Internet: fallita legge contro i pirati

Battaglia telematica: in Francia una norma ha imposto di tagliare l’accesso al web a chi viola i diritti d’autore. In un anno mai applicata: controllare costa troppo

 

«Obbligò tutti (..) a farsi mettere un marchio sulla mano destra o sulla fronte. Nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio, cioè il nome della Bestia». Provate a cercare su Internet questo passaggio dell’Apocalisse biblica. Scoprirete che per i fanatici delle cospirazioni è un’indiscutibile profezia dell’avvento di un grande fratello hi tech. Il terrore di essere spiati dal potere è atavico, dalla sfera di cristallo delle fiabe (cos’era se non un occhiuta spia magica nell’epoca in cui la magia era la tecnologia più avanzata ipotizzabile?) al televisore-Grande Fratello di Orwell.

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Nell’era di internet questa ansia si è incarnata in Echelon, il sistema spionistico americano che controllerebbe ogni forma di comunicazione sul pianeta. E pazienza se le teorie persecutorie non hanno mai chiarito come mai Echelon non abbia orecchiato nulla che anticipasse l’11 settembre.

E ora arriva una nuova conferma di quanto internet, in perenne espansione come l’universo, sia incontrollabileanti: la legge francese contro la pirateria è un fiasco tombale. Quando il Parlamento di Parigi l’approvò, nel settembre 2009 mezzo mondo gridò all’allarme censura. La norma prevede in sostanza che chi viene colto per la terza volta a scaricare e condividere file coperti da copyright venga escluso dall’accesso a internet. In un anno di applicazione della legge nemmeno uno scaricatore maramaldo è stato minacciato, nessuna connessione è stata tagliata e il file-sharing di film, musica e giochi procede a gonfie vele. Eppure nello scorso giugno Hadopi, l’authority che avrebbe dovuto fare da cane da guardia della Rete, aveva ribadito di essere «tecnicamente e legalmente pronta ad agire». Ma perfino gli industriali dei videogiochi hanno frenato, quando si è parlato di costi: tenere d’occhio gli scambi on line di 100 file protetti da copyright costa 400.000 euro l’anno. Moltiplicate questa cifra per le migliaia di canzoni, film, foto, software che girano in Rete. Il risultato è che il progetto francese è irrealizzabile.

Oltretutto le perplessità legali non mancano. Naturalmente combattere la pirateria è giusto, ma la lobby dell’industria dell’intrattenimento sta tentando di far estendere il concetto di pirateria a un numero sempre più ampio di comportamenti, con effetti paradossali come la legge che in Italia ci obbliga a pagare una tassa su ogni cd-rom, dvd e memoria elettronica (incluse le chiavette Usb) dando per certo che ci conserveremo contenuti coperti da copyright. Ma se io compro un dvd e lo presto a un mio amico non è pirateria. Perché lo diventa se lo stesso film glielo passo attraverso un sistema di file sharing? I confini sono labili, e le pressioni sulla politica forti.

C’è una difficoltà tecnica e giuridica nel perseguire certi comportamenti in Rete. E la battaglia per arginare il download illegale ha il sapore delle tattiche di Fabio Massimo Cunctator, il console romano che tirava a temporeggiare: le major dell’intrattenimento prendono tempo per riposizionarsi nel nuovo mercato della distribuzione on line. E allora dov’è il Grande fratello se non si riesce nemmeno a impedire di diffondere l’ultima canzone degli U2?
La verità è che, se stiamo ai fatti, internet è ben lontano dall’essere lo strumento per applicare a tutti il biblico marchio della Bestia. Anzi, ha allargato le possibilità di comunicazione e fornito un capillare e anarchico strumento di espressione che, nel bene e nel male, ha aumentato i margini della libertà individuale.

Al punto che, un regime oppressivo come quello cinese più che usare internet per controllare i suoi cittadini, cerca di spegnere la Rete o limitarne il potere di espressione, vedi la battaglia ancora aperta con Google.
I paranoici evocatori del Grande Fratello tecnologico in Rete non lo ammetteranno mai, ma il futuro minacciato da Orwell può attendere.

Giuseppe Marino


19/05/2010

Ddl intercettazioni, via libera alle maxi-multe per gli editori

Ddl intercettazioni, via libera alle maxi-multe per gli editori

I lavori in commissione riprendono lunedì prossimo. È invece ancora da approvare l'emendamento che stabilisce le pene per i giornalisti

 

MILANO - Via libera in commissione Giustizia del Senato alle sanzioni, contenute nel ddl intercettazioni, previste per gli editori nel caso di «pubblicazione arbitraria» di indagini e intercettazioni prima dell'udienza preliminare. Con la bocciatura degli emendamenti soppressivi presentati dalle opposizioni, infatti, il testo prevede che la pubblicazione degli atti comporta, per editori, una multa da 64.500 a 464.700 euro. Contrariamente a quanto dichiarato da più senatori all'uscita, la Commissione Giustizia del Senato non ha ancora approvato invece l'emendamento del relatore Centaro che stabilisce le pene per i giornalisti che pubblicano «in tutto o in parte, anche a guisa d'informazione» atti o documenti di un procedimento penale di cui sia vietata per legge la pubblicazione. Lo rendono noto il relatore Massimo Centaro e la Presidente dei senatori Pd, Anna Finocchiaro.

IL VIA LIBERA
- La Commissione ha bocciato nel pomeriggio gli emendamenti soppressivi del comma che punisce gli editori che pubblicano gli atti dei procedimenti e le intercettazioni prima dell'udienza preliminare. Sono previste sanzioni pecuniarie da 64.500 euro a 464.700 euro. Per i giornalisti, invece, le sanzioni previste (ma ancora da approvare) sono le seguenti: una condanna fino a 2 mesi di carcere o un'ammenda da 2.000 a 10.000 euro, per la pubblicazioni degli atti anche per riassunto; una sanzione fino a 2 mesi di carcere e un'ammenda da 4.000 a 20.000 euro per la pubblicazione delle intercettazioni. Inoltre, è prevista la sospensione temporanea dalla professione.

RIPRESE E REGISTRAZIONI
- Condanne anche per chi compie riprese e registrazioni fraudolente (il cosiddetto «emendamento D'Addario»). Per quanto riguarda queste ultime, però, sono state approvate delle esimenti: non verrà condannato chi compirà questo tipo di registrazione o ripresa per motivi legati alla sicurezza dello Stato; se si tratta di un giornalista professionista nell'esercizio del diritto di cronaca; se realizzate nell'ambito di una controversia giudiziaria o amministrativa.

I TEMPI
- I lavori in commissione Giustizia del Senato riprenderanno la prossima settimana. «Ho parlato con il presidente del Senato Renato Schifani e abbiamo deciso che la seduta notturna della Commissione giustizia sarà sconvocata» annuncia il presidente della Commissione giustizia di palazzo Madama Filippo Berselli. «Siccome sarebbe potuta durare non più di due ore, visto che domani (giovedì, ndr) c'è la riunione congiunta con la prima Commissione sul ddl anticorruzione, abbiamo deciso di convocare la notturna direttamente lunedì prossimo», prosegue Berselli. «I senatori della maggioranza sono stati dei veri soldati e hanno resistito per due notturne consecutive - sottolinea Berselli - e dunque non posso sottoporli ad un ennesimo tour de force solo per due ore e solo per fare pochissimi emendamenti, visto l'ostruzionismo dell'opposizione». «Pertanto - conclude - è meglio andare avanti ad oltranza lunedì sera».

L'OPPOSIZIONE
- «La battaglia in aula la faremo tutta - annuncia Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd - e comunque vedremo qual è il testo che arriva. Il ddl ha subito tante modifiche e contiene tante incoerenze che non ho ancora capito cosa verrà fuori». Ma a chi le chiede se lo scontro politico, una volta approvata la nuova legge possa proseguire con un referendum popolare promosso dall'opposizione, Finocchiaro risponde: «Questo non lo so». Netta la posizione dell'Italia dei valori: «Se anche il vicedirettore de Il Giornale riconosce che il ddl sulle intercettazioni taglierà completamente le gambe all'informazione - afferma il capogruppo Idv in commissione Giustizia al Senato, Luigi Li Gotti - è segno che quanto stiamo ripetendo da giorni è la pura verità: ma la maggioranza continua a far finta di nulla e prosegue imperterrita nel mantenere fermi i punti chiave del provvedimento. Insomma, quello che uscirà con ogni probabilità dalla Commissione rappresenterà un intervento devastante e un arretramento vistoso nella lotta al crimine».

Redazione online