29/12/2011

Uomo gambizzato in strada a San Lorenzo

Uomo gambizzato in strada a San Lorenzo

IN VIA DEI LUCANI. Il 45enne è stato colpito all'alba da tre colpi di pistola: operato all'Umberto I, non è in pericolo di vita

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16/10/2011

Black bloc in azione, 5 ore di guerriglia Settanta feriti negli scontri: tre sono gravi

Black bloc in azione, 5 ore di guerriglia Settanta feriti negli scontri: tre sono gravi

INCIDENTI A ROMA DURANTE LA MANIFESTAZIONE PACIFICA. La sconfitta dei manifestanti pacifici. Carabiniere colpito da infarto. Scontri fino a tarda sera. Dodici gli arresti

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19/08/2011

Roma, rapita e violentata per una notte intera: finiscono in cella quattro romeni incensurati

Roma, rapita e violentata per una notte intera: finiscono in cella quattro romeni incensurati

Una donna bulgara di 40 anni è stata violentata da 4 romeni in un appartamento di Riano per tutta la notte. Le violenze sono state filmate dagli aggressori con un cellulare che la donna è riuscita a rubare prima di scappare e così la banda è stata arrestata

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18/09/2010

Afghanistan: urne aperte tra le violenze

Afghanistan: urne aperte tra le violenze

Alcune bombe sono esplose in diversi seggi nel Paese e un razzo ha colpito il quartier generale della Nato a Kabul. A Herat combattimenti tra insorti e forze di sicurezza. Domani in Italia la salma del tenente Romani

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13/09/2010

Falò del Corano, morti in India Assalto a una scuola cristiana

Falò del Corano, morti in India Assalto a una scuola cristiana

Il vaticano: violenza irragionevole. Almeno 14 persone uccise nel Kashmir nelle proteste contro il rogo del libro sacro minacciato da pastore Usa

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29/04/2010

«Non porti il velo»: violenta la moglie e le rapisce il figlio di tre anni

«Non porti il velo»: violenta la moglie e le rapisce il figlio di tre anni

BIMBI CONTESI. «Te lo riporto morto, piuttosto che farlo ritornare da te». La donna di 29 anni ha denunciato il marito egiziano

 

 

Una manifestazione contro la violenza sulle donne (Foto LaPresse)
Una manifestazione contro la violenza sulle donne (Foto LaPresse)

ROMA - Non portava il velo. Rifiutava di coprirsi il volto quando il marito egiziano invitava gli amici a casa. Una «ribellione» pagata a caro prezzo: a 29 anni una ragazza romana si è ritrovata in un incubo. Anzi, in un doppio incubo: picchiata e anche violentata dal coniuge, un coetaneo che lavora presso un banco di fiori, e privata del figlio piccolo, rapito dal padre durante un viaggio dai nonni in Egitto. Una vicenda andata avanti per quasi un anno, fra minacce, violenze e soprusi. Poi la giovane, disperata per la sorte del bimbo di tre anni e terrorizzata all’idea di non poterlo più vedere, ha deciso di rivolgersi alla polizia denunciando il marito. E il ragazzo è stato arrestato dagli investigatori della Squadra mobile. Nei suoi confronti le accuse sono molto pesanti: sequestro di persona, violenza sessuale, sottrazione di minore, maltrattamenti in famiglia, percosse. Il gip Nicola Di Grazia ha convalidato il provvedimento notificato all’egiziano al suo rientro a Roma per riprendere a lavorare.

(LaPresse)
(LaPresse)

Già nei mesi scorsi la ragazza aveva raccontato agli agenti ciò che era stata costretta a subire. Un’escalation di violenze, arrivate al culmine nel gennaio scorso. Grazie a un escamotage, ora al vaglio degli investigatori, il fioraio è riuscito a far rilasciare un passaporto al bambino che ha seguito i genitori dai nonni. Giunti al Cairo, però, il padre ha obbligato la moglie a ripartire per l’Italia. Un viaggio-trappola, un piano messo a punto anche con minacce alla donna: «Te lo riporto morto, piuttosto che farlo ritornare da te», ha detto l’egiziano, intenzionato a far crescere il figlio dai nonni. Le indagini della polizia, con gli investigatori egiziani e il Servizio di cooperazione internazionale, hanno fatto fallire tutto. Dopo una trattativa con i genitori del fioraio, il piccolo è stato consegnato alle autorità del Cairo e imbarcato su un volo per Roma accompagnato da una hostess delle linee aeree egiziane. Ed è stato così che martedì scorso ha potuto riabbracciare la mamma.

Rinaldo Frignani


26/12/2009

Violenze su moglie, in cella Charlie Sheen

Violenze su moglie, in cella Charlie Sheen

 

L'attore ha passato il Natale uin prigione dopo essere stato arrestato con l'accusa di violenze domestiche è il figlio di Martin Sheen


 

Charlie Sheen ha trascorso la maggior parte del giorno di Natale in una cella di un carcere del Colorado, dopo essere stato arrestato con l’accusa di violenze domestiche nei confronti della moglie. L’attore americano di 44 anni è stato ammanettato venerdì mattina da poliziotti, che hanno risposto a una chiamata d’emergenza arrivata da una casa di Aspen, una nota stazione sciistica. Sul posto è arrivata anche un’ambulanza, ma la persona che ha chiamato in causa Charlie Sheen non è stata trasportata in ospedale. L’attore, star della serie televisiva americana «Two and a half men» (Due uomini e mezzo, trasmessa in Italia dai Raidue), è stato portato nella prigione della contea di Pitkin.

E’ stata aperta un’inchiesta nei suoi confronti per aggressione e minacce, ha dichiarato un portavoce della polizia di Aspen, Stephanie Dasaro. Sheen è stato rimesso in libertà a fine pomeriggio in cambio del pagamento di una cauzione di 8.500 dollari. Un’udienza in giudizio è stata fissata per l’8 febbraio. Dasaro si è rifiutata di rivelare l’identità della persona che aveva rivolto le accuse contro l’attore. Charlie Sheen, pseudonimo di Carlos Irwin Estevez, è il figlio dell’attore Martin Sheen e il fratello dell’attore e regista Emilio Estevez. Divorziato dall’attrice Denise Richards, si è risposato nel maggio 2008 con Brooke Mueller Sheen, che ha partorito a marzo due gemelli, i primi figli della coppia. L’attore, che ha in particolare recitato nei film "Platoon", "Wall Street" e "Hot Shots!", ha già avuto dei problemi con la giustizia. Nel dicembre 1996, fu arrestato e accusato di aggressione a un’amica nella sua abitazione californiana. Nel 1998, fu invece ricoverato in ospedale per un’overdose di cocaina e fu costretto a seguire una cura disintossicante.


06/06/2009

Si presenta in banca e dice: «Voglio uccidere Obama. Molti moriranno»

Si presenta in banca e dice: «Voglio uccidere Obama. Molti moriranno»

 

Gli americani si stanno armando e temono esplosioni di violenza causa crisi. Daniel James Murray è un matto o un complottista? Intanto è ricercato dalla polizia e dalla Cia

 

Daniel James Murray (da nydailynews.com)
Daniel James Murray (da nydailynews.com)

WASHINGTON – Il Secret Service e le polizie di mezza America sono alla caccia di Daniel James Murray. L’uomo ha raccontato all’impiegato di una banca di «essere in missione» per uccidere il presidente Obama. E gli investigatori hanno precisato che ha otto armi da fuoco registrate a suo nome. È il 19 maggio. Murray si presenta agli sportelli della Zion Bank a Sant George, nello Utah, e apre un conto depositando 85 mila dollari. Durante le operazioni chiede se la banca è affidabile, parla del disastro economico sotto la presidenza di Obama e non esclude che qualche persona in bancarotta possa uccidere. Il 27 torna in banca, ritira 13 mila dollari. Devono essere tutti in banconote da 50 – chiede – e provenienti mazzette diverse. Poi si lancia in strani discorsi, predice il fallimento del sistema bancario: «Molte persone moriranno…Ci sarà il caos nel mondo». Quando il cassiere gli consegna il denaro, Murray afferma testuale: «Noi siamo in missione per uccidere il presidente degli Stati Uniti».

TENSIONI - L’uomo si sposta su una vecchia Buick LeSabre modello 2001 ed è originario di New York. Secondo la polizia è stato segnalato di recente in California, Utah, Georgia, Oklahoma, California e Texas. Negli ultimi mesi, è cresciuto il numero dei cittadini americani che accumulano scorte, armi e munizioni nel timore che la crisi economica porti a esplosioni di violenza e rivolte. Una tendenza «survivalista» che ha trovato sponda anche in alcuni ambienti estremisti che associano i problemi sociali all’elezione di Obama.

Guido Olimpio


22/05/2009

Loredana Bertè e il padre violento «Mimì, nella bara, era piena di lividi»

Loredana Bertè e il padre violento «Mimì, nella bara, era piena di lividi»

 

«Quando nostra madre aspettava il maschio, Lui la prese a calci nella pancia». L'infanzia difficile e le ultime ore di vita della sorella Mia Martini: l'intervista choc della cantante

 

 

Mia Martini e Loredana Bertè
Mia Martini e Loredana Bertè

Così esplicita sulla sua infanzia e sulla morte dell'adorata sorella Mia Martini forse Loredana Bertè non era mai stata. E lo sfogo, in un'intervista rilasciata alla rivista Musica leggera in edicola la prossima settimana, è stato così dirompente da lasciare quasi senza parole l'interlocutore. «Ho saputo che Mimì era andata due giorni dal padre, che non vedeva da 40 anni» racconta la Bertè al giornalista Maurizio Becker. Siamo nel maggio del 1995. Loredana parla di Giuseppe Radames Berté, stimato professore di latino e greco a Bagnara Calabra. Il padre delle due cantanti abitava a quell'epoca a Cardano al campo. «Lui le ha dato un appartamento del ca..., dove non c'era niente. C'era un materasso steso per terra e basta. Mimì si lamentava, diceva che quel posto faceva schifo e che non ci sarebbe rimasta. C'è stata in tutto tre giorni: uno da viva e due da morta (Mia Martini è morta il 12 maggio, ndr), ma in quell'appartamento ce l'ha messa il padre, poteva tenersela lui...poi quando l'ho vista dentro la bara, era massacrata, piena di lividi».

MIMI' AVEVA UN SESTO SENSO» - Parole pesanti come pietre, che lasciano perplesso lo stesso Becker. Il quale fa notare alla Bertè che il referto ufficiale, redatto dopo l'autopsia sul corpo di Mia Martini, parlava di arresto cardiaco per overdose di stupefacenti. «Che ne so– replica la Berté – magari Mimì si è fatta uno spinello, e lui è entrato e l'ha massacrata. Perché è sempre stato così: un padre padrone. A mia madre la prendeva a calci in c..., le dava il veleno». La Bertè ora è un fiume in piena e alza il velo sulla scomparsa della sorella e su un'infanzia difficile, fatta di violenza, incomprensioni e fughe. Lei e le due sorelle Mimì e Leda hanno dovuto fare i conti con un padre padrone, ai limiti della perversione: «Mimì aveva un sesto senso, aveva capito che quando in casa si sentiva Beethoven a tutto spiano, stavano per arrivare le botte. Allora scappava e mi portava via, mi portava davanti al mare. Alla sorella più grande, Leda, un giorno l'ha fatta volare dalla finestra solo perché aveva preso 6 in latino, e lui che era professore di latino e greco non poteva sopportarlo».

«PRESE A CALCI MIA MADRE INCINTA» - «L'unica ad averla scampata sono io - aggiunge Loredana -. Mica ero scema. Ero piccola, ma le cose le vedevo: ad esempio che lui gonfiava di botte la mamma ogni volta che rimaneva incinta». E qui la Bertè si abbandona ancora ad una confessione agghiacciante: «Quando nostra madre aspettava il maschio. Lui la prese a calci nella pancia e io vidi il pavimento del bagno che aveva cambiato colore: aveva ammazzato l'unico figlio maschio. Allora ce ne siamo andate, io e Mimì. E così purtroppo quello è morto, non ce l'ha fatta».


04/05/2009

Vanguard indaga tra le celle di Guantanamo

Vanguard indaga tra le celle di Guantanamo

 

Vanguard Internazionale: In Onda Martedì 5 Maggio alle 23:00 su Current TV.
Mentre le famiglie delle vittime dell'11 Settembre chiedono che Guantamo resti aperta, il presidente Obama e molti cittadini credono che Guantanamo sia un fallimento. Dall'interno di Guantanamo tutto quello che avreste voluto sapere sulla prigione piu' controversa del mondo. Un'anteprima del documentario "DENTRO GUANTANAMO"