28/02/2011

Prof simulava sesso con alunni 11enni Il villaggio dei ragazzi diventa degli orrori

Prof simulava sesso con alunni 11enni Il villaggio dei ragazzi diventa degli orrori

Otto indagati nel casertano: i bambini ascoltati in procura con l'ausilio di una psicologa. Maddaloni, abusi e maltrattamenti: arrestati 5 educatori I pm: «Uso della violenza per mortificare le vittime»

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12/02/2010

Rignano, tutti a giudizio i 5 imputati Genitori in lacrime: «E' un primo passo»

Rignano, tutti a giudizio i 5 imputati Genitori in lacrime: «E' un primo passo»

 

La decisione è stata presa oggi dal Gup del tribunale di Tivoli. Sono accusati di violenze e abusi su 21 bambini che frequentavano l'asilo nido del paese

 

 Nella foto di archivio del 2007 un carabiniere con una bimba nella scuola materna dell'istituto comprensivo 'Olga Rovere' di Rignano Flaminio (Ansa)
Nella foto di archivio del 2007 un carabiniere con una bimba nella scuola materna dell'istituto comprensivo 'Olga Rovere' di Rignano Flaminio (Ansa)

ROMA - Sono stati tutti rinviati a giudizio i cinque imputati nella vicenda delle violenze e degli abusi sui 21 bambini di un asilo nido a Rignano Flaminio, in provincia di Roma. Lo ha stabilito oggi il giudice per l'udienza preliminare del tribunale di Tivoli. E' stata accolta, dunque, la richiesta del pm Marco Mansi.

GENITORI IN LACRIME - Alcuni genitori, presenti in aula, sono scoppiati a piangere quando il giudice Balestrieri ha letto il provvedimento. In primis Antonio Cardamone e Franco Merlino secondo cui «con buona pace di chi si è stracciato le vesti per ridicolizzare questa indagine, oggi un ulteriore vaglio giudiziario ha dimostrato che le accuse hanno un valido fondamento. Affronteremo questo processo - hanno spiegato - certi della sussistenza degli abusi visto che ancora oggi i bambini stanno male e che il dibattimento è un passaggio fondamentale per impedire che queste cose si ripetano». E un'altra mamma: «Oggi è solo il primo passo per l’accertamento della verità». Dello stesso tenore l'analisi dell'avvocato Pietro Nicotera: «I familiari aspettavano con ansia questo giudizio. Per il momento sono soddisfatti di questa soluzione e confidano che il tribunale possa approfondire le responsabilità degli imputati».

GLI IMPUTATI - Il processo si celebrerà il 27 maggio a Tivoli. Le ipotesi di reato a carico degli indagati sono atti osceni, maltrattamenti, sottrazione di persone incapaci, sequestro di persona, violenza sessuale aggravata, corruzione di minorenni, violenza di gruppo e atti contrari alla pubblica decenza. Alla sbarra finiranno dunque le maestre Silvana Magalotti, Patrizia del Meglio e Marisa Pucci, Gianfranco Scancarello - marito della Del Meglio - e la bidella Cristina Lunerti. Erano già state archiviate, invece, le posizioni di un'altra maestra, Assunta Pisani, e del benzinaio Kelum Weramuni Da Silva. Gli indagati respingono le accuse e lamentano che mancano riscontri a cominciare dalla mancanza di tracce del loro Dna e delle loro impronte digitali su peluche e altri oggetti sequestrati.

LE TAPPE DELLA VICENDA - La vicende fece scalpore: secondo il mandato d’arresto, i bimbi tra il 2005 e il 2006, tutti alunni della scuola materna ’Olga Rovere’ di Rignano Flaminio, sarebbero stati prima narcotizzati e in seguito abusati sessualmente in una villa alla presenza di un uomo che filmava questi abusi.Dopo il carcere, che era stato disposto il 24 aprile del 2007, passati appena pochi giorni dai fatti, il 10 maggio 2007 il tribunale del riesame annullò gli ordini di custodia cautelare con un provvedimento che demolì le ipotesi dell’accusa. «Indizi insufficienti e anche contraddittori», scrissero i magistrati. Un giudizio duro, poi confermato in Cassazione. E la Suprema corte aggiunse che i bimbi potrebbero essere stati manipolati dai propri genitori. «Interrogati con domande inducenti» osservarono gli ermellini, i piccoli «tendono a conformarsi alle aspettative dell’interlocutore». Dopo le scarcerazioni la Procura inizia a cercare nuovi indizi attraverso l’incidente probatorio disposto dal gip Elvira Tamburelli.

I RACCONTI DEI BAMBINI - Nelle udienze, che si protraggono per mesi, oltre venti bimbi, tra i 4 e i 6 anni, raccontano del «gioco della patatina»; della «bua ai bambini», delle «cose brutte» che avvenivano in un «castello cattivissimo». Insomma «c’era una strega che si chiamava Patrizia, stava in un castello. Il castello era nero e ci andavamo con la macchina. La macchina era di Marisa, un’altra strega». Un maschietto: «Le bidelle Cristina e Patrizia facevano i giochi brutti, bruttissimi; mi picchiavano, mi facevano le punture sul pisellino e sul sedere, facevano il gioco della sedia». Le accuse sono di fatto basate sugli elementi emersi da questi racconti. Gli unici su cui gli inquirenti possono contare, perché le analisi del dna effettuate sugli oggetti sequestrati nelle case delle maestre hanno dato esito negativo. La individuazione di un casale e la descrizione di una stanza dove si sarebbero svolti alcuni incontri, sono un ulteriore tassello del quadro.

LE ACCUSE - Le accuse, per gli indagati, vanno dagli atti osceni, ai maltrattamenti, alla violenza sessuale, al sequestro, alla corruzione, allo stupro di gruppo, agli atti contrari alla pubblica decenza. Il 30 ottobre del 2009 il Gup di Tivoli nell’udienza preliminare ha accolto la costituzione di parte civile di 19 famiglie di Rignano Flaminio.

Redazione online


27/03/2009

Torino, violentata da quando aveva nove anni dal padre e dal fratello

Torino, violentata da quando aveva nove anni dal padre e dal fratello

 

Una storia di abusi e incesti lunga 25 anni. I due uomini sono accusati di violenza sessuale, maltrattamenti in famiglia e atti osceni in luogo pubblico

 

TORINO - Una storia di abusi e incesti lunga 25 anni di cui sono state vittime 6 ragazze e bambine di una famiglia torinese: è quanto hanno scoperto la Procura di Torino e gli agenti del commissariato Barriera di Milano che hanno raccolto la denuncia di una ragazza, Laura (il nome è di fantasia), 34 anni, che da quando ne ha 9 è stata costretta a subire le violenze sessuali del padre e poi anche del fratello, a sua volta padre di 4 figlie anch'esse vittime dei suoi abusi.

IL FRATELLO - Un storia che ha inizio quando Laura, con i genitori, si reca dalla Polizia a denunciare il fratello,sostenendo che questi l'aveva violentata per due volte quando la donna le aveva chiesto ospitalità dopo essere scappata dalla casa del padre. Sono scattati gli accertamenti della polizia che, dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, ha scoperto che il fratello di Laura abusava delle sue 4 figlie (di 6, 8, 12 e 20 anni), e che il padre di Laura, 63 anni,venditore ambulante, abusava della figlia, che era «succube e passiva del genitore». È così venuta alla luce l'intera verità: Laura, quando finalmente è riuscita a raccontare la sua vicenda agli inquirenti, ha spiegato di come non abbia mai avuto una vita autonoma; costretta a lasciare la scuola in seconda media, ha vissuto in una camera senza luce elettrica, costretta a subire gli abusi del padre, dal quale ha provato alcune volte a scappare.

LE FUGHE - Una prima volta accadde nel 1994, quando la ragazza si rifugiò a casa di uno zio. Il padre andò a riprenderla e la costrinse a denunciare lo zio per abusi sessuali. Già allora, lo zio dichiarò che la realtà era che la giovane subiva invece le violenze del padre, ma la vicenda venne archiviata perché un consulente della Procura giudicò inattendibile il racconto di Laura. La seconda volta che Laura scappò di casa, si rifugiò a casa del fratello e, di nuovo, il padre, forse temendo di essere denunciato, decise di costringere la figlia a sporgere denuncia contro il fratello. Da qui è partita la nuova indagine che ha portato in carcere il padre e il fratello di Laura, accusati di violenza sessuale, maltrattamenti in famiglia e atti osceni in luogo pubblico, dal momento che alcuni abusi sarebbero stati consumati in macchina, per strada. Vittima degli abusi del padre di Laura anche una cugina che, giunta a Torino per lavoro e ospitata dagli zii, è stata poi violentata. Laura e le sue cugine sono state affidate a delle comunità di recupero. La perizia medica sulla donna ha evidenziato un «disturbo di personalità dipendente».


19/02/2009

Stupro Caffarella: fermato 9 volte e graziato. Per il giudice non è pericoloso

Stupro Caffarella: fermato 9 volte e graziato. Per il giudice non è pericoloso

 

Arresti, denunce, condanne dal 2007, poi l'espulsione annullata. Un avvocato con le funzioni di magistrato ha fatto restare in Italia il romeno Loyos

 

Alexandru Isztoika Loyos (Reuters)
Alexandru Isztoika Loyos
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
ROMA — Due arresti per rapina con lesioni e furto aggravato, più una denuncia per ricettazione collezionati nel giro di due settimane, tra il 27 settembre e l'11 ottobre 2007. E una condanna a cinque mesi di carcere, arrivata l'8 febbraio 2008. Questo c'era a carico di Alexandru Isztoika Loyos (o Loais, o altri alias) quando il prefetto di Roma l'aveva espulso dall'Italia. Ma non è bastato. Gli arresti, la denuncia e la condanna «non appaiono sufficienti a integrare l'ipotesi della minaccia concreta, effettiva e grave ai diritti fondamentali della persona ovvero dell'incolumità pubblica, e tale da determinare l'ulteriore permanenza sul territorio incompatibile con la civile e sicura convivenza».

Neppure la sentenza di colpevolezza «per uno dei reati di cui al decreto prefettizio», segnalata dal rappresentante della questura durante l'udienza, «non fornisce l'indicazione di fatti circostanziati e idonei a giustificare l'allontanamento immediato del cittadino rumeno». Così ha scritto, il 15 luglio scorso, il giudice onorario del tribunale civile di Bologna, Mariangela Gentile, quando ha annullato il provvedimento della questura di Viterbo (città nella quale il rumeno aveva scontato la pena, e dove era stato scarcerato) in esecuzione del decreto di espulsione «per motivi imperativi di pubblica sicurezza», emesso il 2 maggio dal prefetto di Roma. Una decisione presa da uno dei giudici onorari appunto, quindi non magistrati in carriera, ai quali la legge ha affidato i ricorsi contro i decreti di espulsione.

Amministratori di giustizia reclutati in maggior parte tra gli avvocati, come la dottoressa Gentile; rappresentanti del popolo, potrebbe dire qualcuno. In questo caso, uno di loro ha stabilito che Isztoika Loyos (indicato con l'ulteriore alias di Stoika Loatos) non era un pericolo per la collettività, e quindi l'ha fatto uscire dal Centro di identificazione e espulsione di Bologna, dov'era rinchiuso, facendolo tornare un cittadino della comunità europea libero di circolare in Italia. E di rientrare nel sottobosco dell'illegalità, come testimonia il nuovo arresto del 10 ottobre scorso, sempre per furto aggravato, oltre a una seconda condanna a due mesi di galera. Fino allo stupro di San Valentino, orribile degenerazione del furto di un telefonino e di circa 70 euro ai due ragazzini sorpresi nel parco della Caffarella; venti ne aveva ancora con sé al momento della cattura.

Girava per giardini comunali, Alexandru Loyos, e la foto decisiva mostrata dagli uomini della Mobile di Roma alla giovanissima vittima della violenza sessuale che l'ha riconosciuta al primo sguardo è saltata fuori dal cosiddetto «album dei parchi»; una serie di immagini segnaletiche messe insieme dagli agenti guidati dal dirigente Vittorio Rizzi con l'ausilio degli uomini della Guardia forestale che accompagnano i poliziotti nelle perlustrazioni e annotano i nomi degli stranieri identificati nel verde pubblico in appositi elenchi. Si muoveva parecchio per la città, il rumeno non ancora ventenne; gli arresti e le denunce di Roma sono stati effettuate dal commissariato di Primavalle, dai carabinieri della Storta e della borgata Ottavia, da quelli di Trastevere. Rubava, ma per il giudice onorario Gentile i fatti riassunti dal prefetto per rimandarlo a casa (in base al decreto legislativo approvato dal governo Prodi nel novembre 2007, all'indomani dell'omicidio della signora Reggiani a Tor di Quinto) erano «non circostanziati ma solo genericamente indicati».

I fotosegnalamenti di Loyos, nel corso dei tre anni passati in Italia, sono stati in tutto nove. L'ultimo alla fine di gennaio, dopo un altro stupro avvenuto a Primavalle. E all'Ufficio immigrazione della questura di Roma, prima dell'arresto dell'altra notte, stavano già preparando una nuova proposta di allontanamento. Ne sottolineavano la «pericolosità sociale in relazione alla condotta» dovuta alla «mancata integrazione», elencando daccapo denunce, arresti e condanne, nonché «l'assenza di una stabile occupazione lavorativa, tale da ritenere che il soggetto tragga le fonti del proprio sostentamento attraverso la commissione di reati contro il patrimonio». Dopo la cattura per lo stupro, ieri, ne è stato predisposta un'altra - aggiornata con gli ultimi reati - e il prefetto ha firmato il decreto. Diventerà esecutivo se e quando Loyos uscirà di galera, giudici onorari permettendo. Perché c'è sempre l'incognita del ricorso e della mancata convalida dell'allontanamento, anche se le cifre indicano che si tratta di una quota ridotta.

Da quando è in vigore il decreto del governo Prodi, a Roma sono stati emessi 1.115 provvedimenti di espulsione di cittadini comunitari, e quelli annullati sono 89, circa il 7 per cento. Le persone da rispedire in patria sono quasi tutti rumene, 458 delle 507 passati dai centri di identificazione; seguono a grandissima distanza i polacchi (32) e poche unità provenienti da altri Paesi. Tornando ai 1.115 da mandare via, quelli effettivamente rimpatriati sono soltanto 357 (31 per cento), altri 188 stanno in carcere in attesa di giudizio o per scontare una pena. Attualmente liberi, e in teoria ricercati, sono 464, il quaranta per cento del totale.

 

 


15/02/2009

Roma, caccia ai due stupratori «Abbiamo tracce importanti»

Roma, caccia ai due stupratori «Abbiamo tracce importanti»

 

 

Brunetta: «Troppi corpi di polizia». Sul luogo delle violenze ai due fidanzatini sono stati trovati elementi utili alle indagini

 

Il parco dove è avvenuto lo stupro
Il parco dove è avvenuto lo stupro
ROMA - La polizia ha trovato «tracce importanti» sul luogo dello stupro. Indizi che potrebbero favorire la cattura dei due uomini, probabilmente stranieri, che nel pomeriggio di sabato hanno aggredito una coppia di fidanzatini a Roma, picchiando il ragazzo (16 anni) e violentando la ragazza (14 anni).

L'AGGRESSIONE - Le violenze sono avvenute nel parco della Caffarella. I giovani stavano passeggiando, non lontano dalla casa di lei, quando sono stati avvicinati da due stranieri che, secondo quanto ricostruito dalle vittime, avevano un forte accento dell'Est europeo. Il ragazzo, sentito in questura, avrebbe fornito solo sommarie indicazioni sull'abbigliamento degli aggressori e sulla capigliatura di uno dei due. Impossibile, dunque, arrivare a un vero e proprio identikit. Sul luogo dello stupro, individuato in tarda serata dalla polizia, sarebbero però state trovate tracce definite «importanti» per il «prosieguo delle indagini».

«ABBIAMO PAURA» - In mattinata, intanto, un gruppo di uomini si è ritrovato davanti all entrata del parco, nel quartiere Appio Latini. «Stiamo organizzando una fiaccolata per richiamare l'attenzione del mondo politico e istituzionale verso quest'area abbandonata da anni». «Abbiamo paura a mandare i nostri nipotini alla scuola vicino al parco - dice una nonna - Li lasciamo davanti all'ingresso e li andiamo a riprendere. Ci sono troppi stranieri e nomadi che ci mettono paura. Poi di sera, quando cala il buio, qui davanti non ci passiamo poco».

BRUNETTA - Intanto, dopo la presa di posizione del sindaco Gianni Alemanno («Nessuna clemenza, via agli sgomberi dei campi rom»), è intervenuto sulla vicenda anche il ministro della Pubblica Amministrazione e Innovazione, Renato Brunetta: «È proprio necessario avere tanti corpi di Polizia con propri apparati, propria organizzazione e propri sistemi?» si chiede il ministro. «Le forze di polizia molto probabilmente dovrebbero stare molto di più per strada, sul territorio».