13/04/2012

Sicurezza a rischio, Apple rimuove un malware

Sicurezza a rischio, Apple rimuove un malware

IL CASO. Critiche dei blogger: intervento in ritardo, infettati 600mila Mac

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02/03/2011

Influenza A, muore una donna al Miulli Stava per partorire, il neonato è salvo

Influenza A, muore una donna al Miulli Stava per partorire, il neonato è salvo

ACQUAVIVA DELLE FONTI. Era ricoverata per un'infezione alla vie respiratorie. Il piccolo è in buona salute, la donna aveva 38 anni

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15/01/2010

Il Codacons lancia le prime tre class action contro la pubblica amministrazione

Il Codacons lancia le prime tre class action contro la pubblica amministrazione

 

Già notificate le tre diffide. I temi: il pagamento dei vaccini contro il virus H1N1, la messa in sicurezza di 9 comuni e le classi troppo affollate

 

Carlo Rienzi, presidente del Codacons (Ansa)
Carlo Rienzi, presidente del Codacons (Ansa)

MILANO - Al via le prime tre class action contro la Pubblica amministrazione. Con la prima si chiede il blocco del pagamento dei vaccini contro il virus H1N1, con la seconda di mettere in sicurezza le aree a rischio frana in nove comuni dichiarati a rischio, e con la terza di risarcire le famiglie i cui ragazzi sono costretti a studiare in classi troppo affollate come «pollai». Lo rende noto il Codacons comunicando di aver notificato oggi - data di entrata in vigore della normativa relativa alla Pubblica amministrazione - tre azioni collettive contro altrettante amministrazioni statali.

NOTIFICA - Oggi infatti l'Ufficiale giudiziario ha notificato le tre diffide, previste dalla legge, cui seguirà dopo 90 giorni il ricorso al Tar del Lazio per la condanna delle amministrazioni ove non ottemperino alla diffida. Con la prima class action - spiega l'associazione - si chiede al Ministero della salute, al Ministero dell'Economia e al Direttore Generale della sanità Fabrizio Oleari di risolvere subito il contratto con le industrie farmaceutiche relativo alla fornitura di vaccini contro l'Influenza A per il nostro paese. L'azione mira a far ottenere agli utenti del Ssn (oltre 60 milioni di cittadini) i soldi già pagati dall'Italia per l'acquisto di 24 milioni di dosi del vaccino, soldi che rappresentano una spreco immane vista la scarsa adesione alla vaccinazione e l'allarme legato al virus H1N1 che fin dall'origine, non sussistendo i presupposti di una «pandemia» come definita dall'Oms, era del tutto infondato ed esagerato. Il risarcimento è pari ai 186 milioni di euro spesi per l'acquisto dei vaccini inutilizzati e corrispondente alla somma della frazione di spettanza per ciascuno degli iscritti al Ssn (fonte Istat: 60.067.070 persone) dell'importo di 3 euro circa, oltre a 50 euro di risarcimento «simbolico» per ogni iscritto, per un totale di oltre 9,3 miliardi di euro.

SECONDA AZIONE - Con la seconda class action si chiede al responsabile del Dipartimento della Protezione Civile, ai Sindaci, alle Province e alle Regioni interessate di mettere in sicurezza, entro 90 giorni, alcune zone a rischio frana già individuate dalle pubbliche autorità (Roccaraso, Noli, Civitanova del Sannio, Erice, AciCastello, Santa Marinella, Mandatorriccio, San Lorenzo Maggiore, Gavazzana), e di disporre un risarcimento in favore degli abitanti di questi comuni a rischio, per i pericoli corsi ancora oggi a causa del dissesto del proprio territorio. La misura del risarcimento stimata dal Codacons è pari a 100.000 euro a famiglia, e i cittadini interessati sono oltre 75.000, per un totale di circa 7,5 miliardi di euro, oltre ai costi sostenuti per «mettere in sicurezza» da soli la propria casa.

TERZA AZIONE COLLETTIVA - Con la terza azione collettiva si chiederà - sempre decorsi i 90 giorni dalla diffida - al Tar del Lazio di ordinare al Ministero della Pubblica istruzione e ai 20 direttori scolastici regionali di rispettare il limite previsto dalle leggi vigenti di 25 alunni per aula. I genitori degli studenti costretti a fare lezioni in classi sovraffollate e dove il numero di alunni supera le 25 unità, così come i docenti, possono aderire alla class action e chiedere un risarcimento che il Codacons stima in 250 euro a studente. Nel ricorso si chiede la restituzione alle famiglie di una parte della tassa scolastica pagata in proporzione al minore spazio a disposizione di ciascun alunno, oltre il danno connesso al rischio per la sicurezza e la diminuzione del servizio istruzione reso ridicolo da classi pollaio di 35-40 alunni a causa dei tagli agli organici del personale docente.

Redazione online


24/11/2009

Influenza A: gravi reazioni in Canada al vaccino Gsk

Influenza A: gravi reazioni in Canada al vaccino Gsk

 

RICHIAMATO UN LOTTO DEL PREPARATO. Lo rende noto l'Oms. In corso accertamenti da parte delle autorità canadesi


GINEVRA - In Canada è stato registrato un insolito numero di gravi reazioni allergiche a un tipo di vaccino contro l'influenza A. Lo ha reso noto l'Organizzazione Mondiale della Sanità. Le autorità canadesi, ha spiegato il portavoce Thomas Abraham, «stanno compiendo le corrette ricerche» e «hanno richiamato un lotto di vaccini della GlaxoSmithKline».

VACCINAZIONE COMUNQUE RACCOMANDATA - «Dobbiamo capire cosa sia accaduto in Canada», ha aggiunto Abraham, precisando però che l'Oms insiste nel raccomandare l'immunizzazione contro il virus A/H1NI. Nei giorni scorsi, l'Oms aveva reso noto che per la gran parte dei 30 decessi registrati dopo la gigantesca vaccinazione in corso era stato finora escluso un collegamento diretto con i vaccini. Secondo l'Oms, che citava dati derivati da 16 Paesi, i decessi sono stati una frazione infinitesimale dei 65 milioni di dosi di vaccino finora somministrate; e ogni 100 casi di reazione collaterale, 5 sono stati così gravi da provocare la morte.

GARACI (ISS): REAZIONI AVVERSE NELLA MEDIA - In generale le reazioni avverse verificatesi per il vaccino antipandemico «Sono reazioni avverse che si possono verificare con qualsiasi vaccino, e comunque le segnalazioni fatte sono nella media e si tratta anche di situazioni molto leggere e lievi». Lo ha precisato il presidente dell'Istituto superiore di sanità (Iss) Enrico Garaci, a margine del 4/o Forum Risk Management in Sanità apertosi oggi ad Arezzo. «Le reazioni avverse cioè - ha affermato Garaci - possono essere presenti ma vengono monitorate e sono nella media della normalità». Quanto all'evolversi della pandemia di influenza A in Italia, «la situazione è tranquilla e bisogna proseguire - ha sottolineato il presidente Iss - sulla via delle vaccinazioni». Inoltre, «le situazioni di mutazione del virus H1N1 - ha avvertito Garaci - possono avvenire e ciò è nella fisiologia della stessa evoluzione del virus. Comunque - ha concluso - si tratta di mutazioni che non incidono sull'efficacia del vaccino e che rappresentano casi isolati».


06/11/2009

La pandemia: «Fermare il virus prima che muti»

La pandemia: «Fermare il virus prima che muti»

 

L’Oms: «Può combinarsi con l’aviaria. Sui decessi indagine per omicidio a Roma

 

ROMA — Impedire che il vi­rus nel prendere il largo senza controllo si mescoli con quello dell’aviaria (H5N1) ed esca dal­la «ricombinazione» più forte e pericoloso. Un allarme contenu­to nei bollettini dell’Organizza­zione mondiale della sanità e ri­lanciato dal viceministro del Welfare, Ferruccio Fazio, in visi­ta al Cotugno di Napoli e poi in Parlamento per un’informativa a Camera e Senato: «Se avvenis­se, il rischio per noi sarebbe grande. La mortalità salirebbe al 30-50%. Attualmente invece siamo fermi sullo 0,002%, mol­to bassa, inferiore a quella di una influenza di stagione». La mutazione è un’evenienza dietro l’angolo quando è in cir­colazione un agente patogeno nuovo. Finora però l’H1N1 non ha mostrato segnali di variazio­ne.

SORVEGLIANZA - «Sembra molto stabile, non è stato osservato nulla di allar­mante », tranquillizza il responsabile della ri­cerca presso i Centri Europei per il control­lo delle malattie, Johan Gieseke. Per sventare l’avvio di una eventua­le mutazione, è attiva una rete di sorveglian­za alla quale partecipa anche l’Italia: «Per ora il virus pandemico appare fragile, tan­to che basta una passata di sa­pone per ucciderlo. Ma non pos­siamo escludere un cambia­mento brusco. Dunque bisogna evitare che si creino le condizio­ni », avverte Antonina Dolei, se­gretario della Società italiana di virologia.

IL BILANCIO - In Italia i morti per influenza A sono saliti a 26. Ieri alla lista si sono aggiunti un uomo di 42 anni, ricoverato a Campobasso, gravemente obeso, e una ragaz­zina di 13 anni a Desio, affetta da una malattia rara che com­porta gravi problemi respirato­ri. Dunque altre vittime in con­dizioni di salute già molto pre­carie, come Chantal Carleo, 18 anni, e il tecnico di radiologia Maurizio Scavizzi, 58 anni, de­ceduti rispettivamente al Bam­bin Gesù e allo Spallanzani. Le loro famiglie hanno presentato un esposto ritenendo che non siano stati opportunamente protetti dall’infezione. La Procu­ra di Roma ha aperto un’inchie­sta per omicidio colposo. L’ultimo bilancio del ministe­ro del Welfare elenca «25 deces­si legati con certezza al virus A/H1N1. Tutti i pazienti, tranne uno, presentavano gravi patolo­gie ». Persone che avrebbero ri­schiato anche se colpite da un altro virus. Ben 124 i ricoveri in reparti ospedalieri ad alta spe­cializzazione (rianimazione) e con assistenza respiratoria. Colpiti soprattutto i giovani.

SCUOLE VUOTE - Un bambino ogni trenta tra 5 e 14 anni è a casa per malattia. Gli italiani influenzati dall’ini­zio della pandemia, comparsa ad ottobre, sono circa 540 mila. La curva dei casi si sta rapida­mente innalzando e toccherà l’apice poco prima di Natale tan­to che in Veneto si sta ipotizzan­do la chiusura anticipata di cer­te scuole. La Regione con la massima incidenza è la Campa­nia. Entro la prossima settima­na verrà completata la terza fa­se di distribuzione dei vaccini. La profilassi viene offerta a ope­ratori dei servizi essenziali, per­sone con malattie croniche (i dermatologi ospedalieri del­l’Adoi, riuniti ieri in congresso, la consigliano ai malati di pso­riasi), alle donne al secondo e terzo trimestre di gravidanza e ai bambini: «Vaccineremo i gio­vani anche dopo che la pande­mia avrà toccato l’apice», ha detto Fazio. Entro novembre sa­ranno immunizzati 5 milioni di italiani. Raggiunto l’accordo tra Governo e Regioni.

Margherita De Bac


05/11/2009

Influenza A, muore bimba di 7 anni

Influenza A, muore bimba di 7 anni

 

Il virus h1n1 si è aggiunto a un quadro clinico molto compromesso. La piccola, di Desio, era affetta da una grave disabilità ed era stata colpita da broncopolmonite

 

 

MILANO - Una bambina di sette anni, affetta da una grave disabilità, è morta all'ospedale di Desio. La piccola, residente a Lentate sul Seveso, era stata ricoverata nel reparto di terapia intensiva il 31 ottobre scorso per una grave forma di broncopolmonite. A questo quadro clinico si è aggiunto il virus dell'influenza H1N1. Le sue condizioni si sono progressivamente aggravate e ieri notte sono subentrate gravi complicazioni ai bronchi e ai polmoni che hanno portato alla morte. Salgono così a 5 le persone decedute in Lombardia risultate positive al tam­pone che accerta la presenza del virus H1N1.

RARA MALATTIA - La piccola, residente a Lentate sul Seveso - riferisce una nota dell'Azienda ospedaliera di Desio e Vimercate - soffriva di Sindrome di Angelman: una malattia rara che si manifesta, tra l'altro, con una grave cerebropatia e con numerosi episodi di infezione polmonare, che anche a domicilio avevano spesso richiesto l'ausilio dell'ossigeno. La bambina era stata ricoverata il 31 ottobre in Pediatria a Desio per broncopolmonite sinistra. Data la particolare condizione di base della bimba, e a seguito degli esami ematochimici eseguiti - spiega Roberto Besana, direttore del Reparto di pediatria - si è deciso di avviare la terapia antivirale con Tamiflu, anche se il test rapido per influenza A era risultato negativo. Il 3 novembre si è verificato però un aggravamento delle condizioni generali della paziente, sottolinea l'ospedale, con insorgenza di una grave insufficienza respiratoria che ha portato al decesso della piccola ieri alle 8.12. La morte è avvenuta per insufficienza respiratoria grave e scompenso cardiaco in broncopolmonite acuta.

IL TAMPONE - I genitori avevano espresso la volontà di non procedere a nessun accanimento terapeutico. Riferisce il direttore generale dell'Ao di Desio e Vimercate, Maurizio Amigoni: «Il tampone faringeo eseguito a conferma del test rapido, che era risultato negativo, ha invece evidenziato, in data odierna, la positività al virus A/H1N1. Ma, come già avvenuto per gli altri decessi registrati in Italia, la bambina era affetta da una rara sindrome che la rendeva fragile e suscettibile alle infezioni».


24/10/2009

«Ci sono meno virus? No, ce ne sono molti di più. Ma non ce ne accorgiamo più»

«Ci sono meno virus? No, ce ne sono molti di più. Ma non ce ne accorgiamo più»

 

SMAU / intervista a mikko hypponen, uno dei guru mondiali della sicurezza informatica. «I professionisti del malware mirano ai dati degli utenti e ai loro soldi. Quindi non hanno interesse a essere "visti"»

 

«Girano meno virus? No, ne girano molti di più ma la gente non se accorge. Ogni giorni riceviamo 200 mila segnalazioni di possibili pericoli». È categorico Mikko Hyppönen, uno dei massimi esperti mondiali di sicurezza informatica. Direttore dei laboratori di ricerca della finlandese F-Secure dal 1991, è una vera enciclopedia vivente di tutto su tutto quello che ha messo in pericolo i nostri pc, che lo sta facendo oggi e persino che lo farà nei prossimi anni. Ha 40 anni, una lunga coda bionda, occhialini da geek e una t-shirt di Donkey Kong che tradisce la passione per i vecchi videogame, coltivata nella sua casa su un'isola vicino Helsinki, in cui vive con la famiglia e una piccola comunità di alci.

Il guru finlandese della sicurezza Mikko Hyppönen

Partiamo dai social network, che negli ultimi mesi sono stati obiettivo di attacchi mirati. Dobbiamo essere preoccupati per i nostri account su Facebook, MySpace o Twitter?
Sì, dovremmo. Abbiamo osservato un numero crescente di attacchi. Soprattutto casi di "phishing", in cui i dati personali vengono convertiti in soldi grazie al principio di fiducia sui cui si basano i social network. Se rubano l'account di tuo fratello, iniziano a mandare messaggi a suo nome dicendo: "Dai un occhio a questo link!". E arrivi su un sito con software malevolo con il quale possono prendere il controllo del pc.

Un altro fenomeno del 2009 è l'utilizzo di cyber attacchi nati a corredo di tensioni del mondo reale, come nel caso del conflitto Russia-Georgia. In futuro aumenteranno? Cosa si può fare per contenerli?
Noi li chiamiamo "Reflection Attacks", attacchi che sono un riflesso di crisi reali. E' successo la prima volta 10 anni fa, durante l'attacco alla Serbia. Poi per l'Iraq (2003), per il caso delle vignette danesi su Maometto, in Estonia (2007) e ora in Georgia. Non si tratta di attacchi informatici riconducibili agli Stati, quanto piuttosto a gruppi di attivisti. Per questo non parlerei di "cyber war", una definizione che userei solo quando un esercito di un Paese attacca il sistema informatico di un altro Paese. E questo non è mai successo, perché non ci sono stati conflitti recenti tra Paesi altamente informatizzati. Ma potrebbe succedere in futuro. La soluzione è semplice, in teoria: rinforzare le infrastrutture digitali. Ovviamente in primo luogo per installazioni sensibili, quali centrali nucleari ed energetiche, sistemi idrici, di trasporto, di comunicazione.

Ma lei pensa che il livello di consapevolezza per questo tipo di problemi sia abbastanza alta nei politici europei o nei top manager delle multinazionali?
Dipende da Paese a Paese. In Finlandia lo è, sia in ambito pubblico che privato, forse perché abbiamo una certa Storia con un vicino ingombrante come la Russia.

Quando ci sono questi attacchi quanto in profondità si riesce ad andare nelle indagini? Arrivate a individuare con precisione il luogo dell'offensiva?
In alcuni casi ci riusciamo. Ad esempio nel caso dell'Estonia del 2007 abbiamo tracciato i BotNet da cui originava l'attacco, dei "computer zombie" che erano controllati a distanza non necessariamente per un attacco a Tallinn, quanto piuttosto per altri scopi, tipo lo spamming. Trovare le persone fisiche è più difficile, ma in quel caso alcune di queste furono individuate.

Ha parlato di Botnet, un termine che compare sempre più spesso nei report di sicurezza ma che è poco noto al pubblico. Come funziona e quali sono i pericoli?
Un singolo computer infetto è un "Bot". Se prendi centinaia o migliaia di pc infetti e li colleghi, hai una rete di Bot, una "Bot-net". È un modo per i criminali di prendere possesso non di un solo computer, ma di una massa di computer e di trasmetterle le istruzioni che si vogliono. Mandare email, fare spamming, lanciare attacchi Dos (Denial of service), rubare informazioni.

E la maggioranza non si accorge di essere diventato un "Bot".
Certo. Un tempo i virus facevano cose visibili: mandare messaggi sul display, riprodurre una musichetta, cancelllare dati. Ora sei infettato in maniera silenziosa, non ci sono sintomi evidenti.

Quindi sta dicendo che oggi a molti utenti sembra ci siano meno pericoli in rete perché ci sono meno virus, ma in realtà ci sono più rischi?
C'è una grande discrepanza tra l'idea del pubblico e quello che percepiamo noi come addetti ai lavori. Non ci sono più esplosioni mondiali di virus super-diffusi come Melissa o Love Letter. Ma la situazione è peggiorata. Ora i professionisti del malware mirano ai dati degli utenti e di riflesso ai loro soldi. Quindi non hanno alcun interesse a essere "visti".

Molti reati informatici sono legati a organizzazioni criminali, spesso dell'Est Europeo. C'è un modo per fermarle o quantomeno limitarle?
Intanto non bisogna considerarle alla stregua delle mafie tradizionali. Sono organizzazioni snelle, che reclutano persone in luoghi diversi che spesso non si vedono mai di persona. È complicato trovarli perché operano in un contesto senza frontiere: attaccano macchine in un Paese, con computer in un secondo Paese, spostano i dati in un terzo Paese e loro fisicamente stanno in quarto Paese. Le indagini ovviamente devono coinvolgere le polizie di tutti questi Stati, ed è complicato. Organizzazioni come l'Europol e l'Interpol sono state costruite per combattere reati totalmente diversi, tipo contrabbando o riciclaggio di denaro, che riguardano somme enormi. Mentre un crimine informatico di solito riguarda una danno di qualche centinaio di euro per ogni individuo, il che rende poco interessante per l'Interpol investigare questi reati. Anche se l'ammontare totale dei "colpi" spesso è rilevante.

Qual è la situzione di virus e malware sugli smartphone e in generale nel mondo della comunicazione mobile?
Il primo virus per cellulari risale al 2005. Da allora abbiamo individuato 500 virus per telefonini, contro i milioni per pc Windows. C'è una grande differenza che sta nel fatto che siamo riusciti a farci ascoltare dai produttori di telefonini, che hanno adottato standard di sicurezza più elevati. Per esempio su Symbian i software devono essere certificati per poter essere installati. Su iPhone devono passare attraverso l'App Store e il controllo di Apple. I rischi però ci sono: il principale sono i "programmi spia". Ce ne sono persino in vendita online. Si compra una micro-scheda di memoria, la si inserisce nel telefono del bersaglio mentre lo ha lasciato un istante incustodito e a quel punto siamo in grado di ascoltare e vedere tutto quel che fa e dice sul cellulare. Pratico, no?

Come lavora, giorno per giorno, in pratica, il team di F-Secure che guida?
Il numero di segnalazioni di possibili virus che riceviamo è esploso. Cinque, sei anni fa
ne avevamo 50 al giorno e li gestivano manualmente. Ora possono essere 200 mila. E la scrematura è automatizzata. Abbiamo tre laboratori, a Helsinki, in California e a Kuala Lumpur (Malesia), in 3 fusi orari dislocati in modo da assicurare un vigilanza 24 ore su 24. Nei laboratori ci sono anche stanze schermate che consentono ai team di condurre in tutta sicurezza ricerche sui virus mobili che si propagano in radiofrequenza.

Chiudiamo con Windows 7, appena lanciato. È una buona notizia per la sicurezza dei nostri pc?
Dal punto di vista del sicurezza sicuramente raccomando l'uso di Windows 7 su tutti i pc. E' il sistema operativo più sicuro progettato da Windows, è molto meglio di Xp e di Vista, di cui è un'evoluzione.

Paolo Ottolina


09/09/2009

Napoli: virus H1N1 fa paura, poi allarme ingiustificato

Napoli: virus H1N1 fa paura, poi allarme ingiustificato

 

Napoli, 61 persone colpite da virus H1N1 tutti a casa, in 4 ricoverati al Cotugno

 

NAPOLI - Sono 61 i casi di contagio da virus H1N1 dell'influenza A accertati a Napoli con esame di laboratorio a tutto il 6 settembre. Si tratta di persone che stanno tutte bene: è quanto si apprende da fonti sanitarie qualificate. Dai 5 anni ai 34 si è registrato il maggior numero di casi, 53, con un particolare picco nella fascia di età che va dai 15 ai 24, 29 casi. Di questi 61 casi, solo 4 sono stati ospedalizzati per essere tenuti sotto più stretto controllo medico, ma si tratta solo di una forma precauzionale, precisano le stesse fonti. Per gli ospedalizzati, così come per le altre persone che sono state subito dimesse, non c'è assolutamente alcun tipo di pericolo. Sembrerebbero quasi immuni dal contagio i più piccoli e gli over 64. Fino ai 4 anni di età un solo bambino è risultato infatti positivo al tampone per il virus H1N1. Un solo caso anche nella fascia di età che va dai 55 ai 64 anni, mentre nessun caso è stato accertato in pazienti con età superiore ai 64 anni.


08/09/2009

Anche San Gennaro soffre per l'influenza: niente bacio sulla teca del suo sangue

Anche San Gennaro soffre per l'influenza: niente bacio sulla teca del suo sangue

 

Il virus h1n1 a napoli. «Giro di vite» per le cerimonie religiose: neanche le autorità potranno baciare l'ampolla del patrono

 

Il sindaco di Napoli, Rosetta Iervolino, bacia l'ampolla col sangue di San Gennaro

 

NAPOLI - Quando la psicosi non rispetta neppure la fede. Non bastava che i becchini indossassero le mascherine e che per i funerali di «Gaetanone», il «paziente zero», morto giovedì notte di influenza A, fossero desertioi per la paura del contagio. Non bastava neppure l'invito ai fidanzati - neanche tanto velato - di evitare di baciarsi. Ora, a finire nel «bigino» del virus H1n1 è anche San Gennaro. Ai fedeli che il prossimo 19 settembre affolleranno il Duomo di Napoli, in occasione della festività del santo patrono, non sarà consentito di baciare la teca con le ampolle con il sangue di San Gennaro. La misura, (peraltro già adottata da alcuni anni), è stata confermata oggi nel corso di un incontro tra l’abate della Cappella del Tesoro, don Vincenzo De Gregorio, e il vice presidente della deputazione di San Gennaro, don Fabio Albertini dei Principi di Cimitile.

 

 

La misura, come conferma con don VincenzoDe Gregorio, era già stata presa negli anni scorsi ed è stata confermata tenendo conto dei casi di nuova influenza che si sono registrati. Ai fedeli l’ampolla viene mostrata e solo a richiesta viene posta sulla fronte. In genere viene offerta al bacio solo alle autorità presenti. Ma anche per queste - stavolta - non ci sarà deroga: niente bacio. L’ampolla viene esposta per sette giorni successivi dal quello della festa del santo patrono. Ai fedeli viene mostrata al termine delle funzioni religiose presiedute a turno dai prelati del santo. La teca è solitamente custodita in cassaforte e viene esposta in occasione del «miracolo» di settembre, del «miracolo» di maggio e di quello di dicembre.

 

 

Una misura che arriva proprio nel giorno in cui la situazione a Napoli - uno degli epicentri italiani della pandemia - sembrava in via di miglioramento. Sei sei ricoverati, tre erano ormai in via di guarigione, mentre per altri tre si attendono i risultati definitivi dei test.

L'ampolla contenente il sangue del santo

Un dipinto raffigurante il santo decapitato

Un dipinto raffigurante il santo decapitato


01/09/2009

Influenza A, i pediatri: «No al rinvio anno scolastico, sì a chiusure mirate»

Influenza A, i pediatri: «No al rinvio anno scolastico, sì a chiusure mirate»

 

Influenza A: dieci domande e dieci risposte

 

Con il primo caso grave in Italia, cresce l'ansia per l'evolvere del contagio dell'influenza «A», cioè la nuova influenza che secondo gli esperti dell'Organizzazione mondiale della sanità colpirà tra il 30 e il 40 per cento della popolazione europea.

In questa pagina cerchiamo di dare risposte a tutte le domande, a tutti i quesiti, a tutti i dubbi. La nuova influenza, infatti, fa paura. Nonostante il virus H1N1 non sia particolarmente pericoloso e somigli a quello dell'influenza «classica», è la contagiosità del morbo che può causare decisioni anche drastiche, come quella di Londra che qualche mese fa decise di prendere alcuni provvedimenti particolari come quello riguardante gli aeroporti: in Inghilterra i passeggeri «sospettati» di avere la malattia non vengono fatti salire sugli aerei.

L'Italia, almeno per il momento, non è indicata dall'Oms (l'Organizzazione mondiale della sanità) come Paese a rischio. Entro il mese di marzo la possibilità che nella penisola si verifichino 4 milioni di casi è concreta, ma dal ministero della Salute fanno sapere che entro l'autunno arriverà il vaccino. Per ora le scorte di antivirali per la nuova influenza dovrebbero bastare, ed è attivo anche un numero verde (1500) per avere tutte le informazioni del caso.

 

Proviamo a fornire una risposta alle dieci domande che subito vengono alla mente:

- Quando la pandemia colpirà il nostro Paese?

Il direttore generale dell'Oms (Organizzazione mondiale della sanità) Margaret Chan ha dichiarato che «il virus dell'influenza A viaggia a una velocità incredibile, quattro volte più rapido di altri virus. In sei settimane ha percorso una distanza che altri virus coprono in sei mesi». Secondo le stime dell'Oms l'ondata principale del virus arriverà in autunno sia in Europa sia negli Usa, nello stesso periodo in cui arriveranno sugli scaffali degli ospedali le prime dosi del vaccino. «Non si può dire con certezza se il peggio sia passato o se debba ancora venire - ha sottolineato la Chan -. Come tutti i virus influenzali – ha aggiunto - l'AH1N1 ha il vantaggio di cogliere di sorpresa, mentre noi dalla nostra, abbiamo quello della scienza e della ricerca».

- Qual è la mortalità dell'influenza suina?

L'ultimo rapporto dell'Oms parla di 2.200 morti nei 177 Paesi colpiti dalla pandemia. Secondo gli esperti «il 30% degli abitanti dei Paesi a più alta densità di popolazione - inclusa l'Italia - rischiano di essere contagiati». La direttrice dell'Oms ha spiegato anche che «il 60% delle morti hanno riguardato persone con problemi di salute. Questo vuol dire che il 40% delle vittime sono giovani adulti in buona salute che muoiono di febbre suina in 5-7 giorni». Se il virus peggiorerà le strutture ospedaliere rischiano il collasso, visto che le complicazioni polmonari provocano lunghe e costose degenze ospedaliere. In Australia, per esempio, i contagiati ufficiali sono oltre 34mila, 150 i morti e 83 i casi di pazienti ricoverati in terapia intensiva.

- Quali sono le vie di infezione?

Basta un colpo di tosse o uno starnuto, senza ripararsi la bocca con la mano o il fazzoletto, perché il virus passi da un soggetto a un altro. Oppure un bacio. Oppure un colloquio a pochi passi uno dall’altro. Il cavalli su cui viaggia il virus sono le gocce di saliva e le secrezioni di naso, gola e polmoni. Ci sono anche forme di contagio indiretto, come per esempio bere dallo stesso bicchiere e toccare superfici contaminate portandosi poi le mani alla bocca o al naso. Il rischio di contagio inizia già durante il periodo di incubazione della malattia: da un giorno prima dell'inizio dei sintomi a sette giorni dopo la comparsa della febbre. I bambini possono essere contagiosi fino a 10 dieci giorni dopo la comparsa della febbre.

- Quali sono i sintomi da non sottovalutare?

È basata solo sui sintomi. Perché si tratti di influenza A, come di normale influenza, deve esserci un’infezione respiratoria acuta a esordio brusco e improvviso con febbre di almeno 38 gradi accompagnata da almeno uno di questi campanelli: mal di testa, dolori muscolari, brividi, debolezza, perdita di appetito. E da almeno uno dei seguenti sintomi respiratori: tosse, mal di gola, raffreddore. Nei bambini, altri segnali possono essere: irritabilità, pianto e inappetenza; occhi arrossati e congiuntivite con febbre alta; laringotracheite e bronchite sempre con febbre; diarrea e vomito, anche senza febbre, nei lattanti. Il tampone nasale o faringeo, che serve in laboratorio per identificare il tipo di virus, viene fatto solo su indicazione del medico

- Come distinguerla dalla solita influenza?

Può presentarsi sia in forma lieve che grave, ma i sintomi dell’influenza A, il virus H1N1, assomigliano a quelli dell’influenza stagionale «classica»: febbre, dolori muscolari e articolari, mal di testa, perdita d’appetito, tosse, e in alcuni casi mal di gola, nausea, vomito e diarrea. E come l’influenza stagionale, avverte il ministero del Welfare sul suo sito internet, può causare un peggioramento di patologie croniche preesistenti. Sono stati, infatti, segnalati casi di complicazioni gravi (polmonite ed insufficienza respiratoria). Non è possibile rendersi conto «da soli» di aver contratto l’influenza suina. Per diagnosticare l’influenza è infatti necessario raccogliere un campione di secrezioni respiratorie, che deve essere analizzato da un laboratorio.

- Cosa si può fare per evitare il contagio?

Evitare luoghi chiusi e affollati. Mantenere almeno un metro di distanza da chi presenta sintomi influenzali. Lavarsi spesso le mani con acqua e sapone, non basta sciacquarle. In mancanza di acqua, utilizzare soluzioni a base di alcol o disinfettanti. Soprattutto dopo aver tossito e starnutito. Evitare di toccare il viso (in particolare naso, bocca e occhi) se le mani non sono pulite: chi tocca una superficie contaminata e con le stesse mani si strofina gli occhi, si infetta. Curare la propria igiene: coprirsi naso e bocca quando si starnutisce o si tossisce. Buttare i fazzoletti, meglio se di carta, subito dopo l’utilizzo. La mascherina può servire negli ambienti a rischio e deve essere a trama stretta. È utile se, in contemporanea, si adottano le altre precauzioni.

- Quali cure vengono somministrate?

Le stesse che vengono utilizzate nell’influenza stagionale e che mirano a ridurre i sintomi, cioè antipiretici, antinfiammatori, balsamici. Importante è rimanere a casa (anche per evitare il propagarsi dell’infezione), a riposo e aspettare che passi. I medici di famiglia raccomandano di non andare al pronto soccorso perché inutile e neppure nei loro ambulatori: non si farebbe altro che propagare il virus. In caso di dubbi o di improvvise complicanze, come per esempio un forte dolore al petto, bisogna prima di tutto telefonare al proprio curante. I medici si stanno organizzando per dedicare del tempo apposito per rispondere ai propri assistiti. A dare una mano ci saranno anche i camici bianchi delle guardie mediche, quelli che di prassi sono disponibili i giorni festivi e la notte.

- Il virus si è evoluto in un nuovo ceppo?

L’allarme lanciato nei giorni scorsi su un possibile nuovo ceppo dell’influenza suina non ha fondamento: «Non c’è nessun nuovo ceppo. È un errore di traduzione» rassicura Gianni Rezza, virologo dell’Istituto superiore di sanità. «L’Oms ha solo precisato che ci sono segnalazioni di casi in cui virus attacca direttamente i polmoni – precisa l’esperto - ma anche in Messico le morti sono state provocate dalle complicanze polmonari. Nel mondo l’infezione continua a dare sintomi lievi». Anche i medici dell’ospedale San Gerardo di Monza, che da martedì scorso hanno in cura il 24enne di Parma con una grave insufficienza respiratoria e risultato positivo al virus A/H1N1, precisano che «ad oggi non è vero» che il paziente abbia contratto un ceppo del virus «più cattivo».

- I classici antivirali hanno efficacia?

Sì, ma secondo l’Oms i farmaci antivirali devono essere somministrati solo ai malati d'influenza suina le cui condizioni di salute sono già debilitate. Gli esperti hanno sottolineato infatti come gli effetti collaterali del farmaco (nausea o problemi di stomaco) possono superare facilmente i benefici, sopratutto per le persone in buone condizioni di salute. Al contrario la terapia a base di Tamiflu (o Relenza) deve essere iniziata il prima possibile in quei soggetti con malattie gravi preesistenti o le cui condizioni mostrano un grave deterioramento. Particolare attenzione ai soggetti dei «gruppi di rischio», come donne in gravidanza o soggetti affetti da diabete che devono ricevere un trattamento prioritario.

- La carne di maiale resta sempre sicura?

Né la carne di maiale, né i prodotti non alimentari di derivazione suina sono rischiosi per la salute, visto che il virus ha compiuto il cosiddetto «salto di specie» e il contagio è già arrivato da mesi nella fase in cui si propaga da uomo a uomo. Per l’Oms la carne di maiale è sicura sia se mangiata fresca previa cottura (il virus muore a temperature superiori ai 70 gradi centigradi) sia sotto forma di insaccati (il virus ha vita breve, di certo inferiore ai tempi di lavorazione di salami e simili). Anche prodotti come colle, saponi o spazzolini, sono assolutamente innocui. I virus dell’influenza sono infatti deboli, e la loro sopravvivenza nell’ambiente esterno - al di fuori di un organismo - non può superare i dieci minuti.

Queste dieci domande-risposte non contengono la soluzione del problema, ma aiuteranno ad affrontare con cognizione di causa il prossimo autunno, il periodo che gli esperti sono concordi nell'indicare come il più problematico, quando la pandemia si farà sentire in tutta la sua forza.