13/08/2010

Rimini, la Regione Basilicata contro Tremonti volantini in spiaggia: 'Noi, meridionali cialtroni'

Rimini, la Regione Basilicata contro Tremonti volantini in spiaggia: 'Noi, meridionali cialtroni'

La protesta contro gli appellativi del ministro dell'Economia che accusava di incapacità le amministrazioni del Sud. Alcune hostess hanno distribuito ai bagnanti opuscoli con le spiegazioni su come sono state usate le risorse europee

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04/03/2010

Professore costretto alla pensione Berchet in rivolta: non rottamatelo

Professore costretto alla pensione Berchet in rivolta: non rottamatelo

 

Appelli degli studenti con manifesti e gruppi su Facebook. Lui: voglio restare. Ma la legge: impossibile, ha 40 anni di contributi. I ragazzi:«Salviamo il nostro eroe»

 

 

Il professor Guido Panseri
Il professor Guido Panseri

MILANO - Non ci sono dubbi, deve andare in pensione. Ha versato quarant’anni di contributi e per la sua categoria, quella degli insegnanti, non esistono deroghe. Guido Panseri, professore di storia e filosofia al liceo classico Berchet (amatissimo da intere generazioni di allievi ed ex allievi), a settembre dovrà lasciare cattedra, studenti e colleghi. Anche se ha solo 61 anni e i suoi studenti protestano con volantini e appelli via Internet: «Non rottamatelo». Campagna «antipensionamento » nel liceo di via Commenda. I manifesti sono comparsi ieri. Appesi ai muri dell’istituto, distribuiti all’intervallo, accompagnati da slogan e link che rimandano al gruppo di Facebook «rottamatevi voi». Autori dell’iniziativa, i ragazzi del corso F, quello in cui insegna Panseri. La spiegazione: «Dopo quarant’anni di onoratissimo servizio come insegnante, divinità part-time e sex symbol, il nostro eroe sta per essere rottamato da ministero. Lui stesso si rifiuterà di cedere alla postmoderna proposta e di lanciare il selvaggio grido "Rottamami" su esplicita richiesta delle alte cariche del Berchet. Ma ora tocca a noi, facciamo sentire a chi di dovere che Guido non si tocca!». Foto collage con il prof circondato da una platea di giovani e altro camouflage con il docente in posa da zio Sam.

Mica male come inventiva. Perché a Facebook e ai volantini si aggiungono anche le magliette «Rottamatevi voi!» realizzate dagli alunni di seconda liceo. Lui, il rottamato, sorride: «Insegno da una vita, al Berchet sono arrivato nel ’75 e mi sento ancora in forma per continuare a lavorare». Ma Panseri non si limita a una pubblica richiesta di rimanere in cattedra. Farà ricorso: «La notifica del mio pensionamento è arrivata tardi: a marzo e non entro il 28 febbraio come prevede la legge. Quindi chiederò che il mio contratto sia rescisso non nel settembre 2010, ma nel 2011».

Tenacia di un docente di lungo corso, anziano solo per anni di insegnamento, non per data di nascita. «Io ho ancora voglia di rimanere a scuola, il mio lavoro mi piace e vorrei continuare a farlo». Si vedrà. Nel frattempo Panseri deve preparare i ragazzi alla maturità e andare avanti con il programma: «E se proprio saranno i miei ultimi mesi in cattedra, a settembre mi metterò sul mercato».

Non cede, Panseri. E nemmeno i suoi studenti, «ho davvero apprezzato la loro reazione e il modo in cui si sono mossi. Il volantino è bellissimo, hanno dimostrato grande capacità di significazione e una competenza che stupisce». I liceali e il professore. Insieme contro il pensionamento «coatto». La campagna anti-rottamazione continuerà nei prossimi giorni. Tra il serio e il faceto. Già ieri sotto un manifesto ne è comparso un altro con la scritta: «Danno anche gli incentivi? ». C’era perfino la firma. Quella del preside, Innocente Pessina.

Annachiara Sacchi


17/08/2009

Taglieremo dita e orecchie a quelli che andranno a votare

Taglieremo dita e orecchie a quelli che andranno a votare

 

VERSO LE ELEZIONI IN AFGHANISTAN.

Nuova minaccia talebana. Una campagna intimidatoria che potrebbero influenzare il voto

 

Alcuni afghani assistono
Alcuni afghani assistono

KABUL - Non solo gli attacchi ai seggi. Anche le minacce fisiche agli elettori. I talebani alzano il tiro per scoraggiare la popolazione afghana a partecipare alle elezioni presidenziali del 20 agosto. E dopo i volantini distribuiti tra la gente («Non andate ai seggi, li colpiremo«), arriva un nuovo avvertimento: «Taglieremo dita, naso e orecchie agli elettori che si recheranno alle urne». Anche in questo caso la minaccia è contenuta sui volantini che i miliziani stanno lasciando nei villaggi del Sud del paese. Lo riferisce il sito online dell'emittente al Jazeera.

IL VOTO - I fondamentalisti islamici negli ultimi giorni hanno lanciato una massiccia campagna intimidatoria per tenere gli elettori lontani dalle urne, una campagna che rischia di influenzare pesantemente il voto e che mette in dubbio una rielezione di Hamid Karzai, finora data per scontata. La campagna di terrore dei talebani potrebbe avere successo nel sud e nell'est del Paese, popolati da afgani di etnia pashtun, e una eventuale diserzione delle urne da parte dei pashtun rischia di tradursi in una sconfitta per Karzai, che cinque anni fa vinse grazie al loro ampio sostegno.


10/06/2009

Gheddafi è a Roma, sale la protesta «Sono qui perché l'Italia si è scusata»

Gheddafi è a Roma, sale la protesta «Sono qui perché l'Italia si è scusata»

 

Polemiche per la foto dell'eroe libico appuntata sulla divisa. Giovedì parlerà al Senato, l'opposizione contesta. Napolitano: «Da lui parole di grande moderazione»

 

Stretta di mano tra Berlusconi e Gheddafi (Afp)

 

ROMA - «L'Italia di oggi non è più l'Italia di ieri. Con l'Italia di oggi c'è pace, collaborazione e amicizia». Le dichiarazioni di fratellanza si sprecano nella prima visita ufficiale in Italia di Muammar Gheddafi. Il leader libico è stato accolto a Ciampino da Silvio Berlusconi (che in un primo tempo aveva dato forfait causa torcicollo) e dal picchetto d'onore. Sulla pista dello scalo militare, blindato per l'occasione, i due si sono scambiati un caloroso abbraccio. Gheddafi è accompagnato da una folta delegazione, comprese le "amazzoni", la celebre guardia del corpo tutta al femminile con baschi rossi e divise militari. Occhiali neri, cappello e alta uniforme, il colonnello non passa inosservato. In particolare le attenzioni (e le polemiche) si sono concentrate su una foto appuntata sulla divisa: ritrae un eroe della resistenza libica contro gli italiani, Omar Al Muktar, noto come il "leone del deserto". Non solo: l'ultimo discendente di Al Muktar, ormai ottantenne, è sbucato dall'aereo subito dopo il leader libico.

GHEDDAFI AL COLLE - «Si è chiusa una lunga pagina dolorosa. Siamo contenti di averla qui» ha esordito il Cavaliere, illustrando poi al colonnello la fitta agenda degli appuntamenti per i tre giorni nella Capitale. Quindi Gheddafi ha raggiunto il Quirinale per la colazione con Napolitano. «Non guardiamo al valore materiale degli indennizzi - ha detto al termine dei colloquio con il presidente della Repubblica, durato 35 minuti - perché per quello che l'Italia coloniale ha commesso contro il popolo libico non ci sarebbe alcun controvalore. Ma il Trattato di Amicizia (siglato a Bengasi il 30 agosto, ndr) è comunque un segnale che l'Italia condanna il colonialismo, si scusa per quello che è avvenuto, ed è questo che mi ha permesso di poter venire oggi qui».

«PAROLE RESPONSABILI» - Anche Napolitano ha sottolineato che la visita di Gheddafi può «contribuire a dare il via a una nuova fase di relazioni fra i due Paesi»: «Sulle questioni africane ho ascoltato da Gheddafi parole di grande moderazione e responsabilità - ha detto -. Occorre uno sforzo congiunto Italia-Libia in particolare per la Somalia. L'obiettivo di rendere il Mediterraneo un'area di pace, stabilità e benessere è altrettanto condiviso» ha concluso, facendo esplicito riferimento alla necessità di «riconoscere le ragioni palestinesi e israeliane secondo la formula di due popoli, due Stati». Il colonnello ha annunciato che presenterà all'assemblea generale dell'Onu una bozza di accordo per cercare di risolvere il problema della pirateria al largo delle coste somale, causata, ha spiegato, dalla «lacerazione dello Stato». Parlando dell'Unione Africana, di cui è il presidente di turno, Gheddafi ha detto che «non c'è posto per gli unici Stati singoli. Quelli che tengono oggi agli Stati nazionali remano contro corrente, quelli che hanno una visione unitaria vinceranno». Nel pomeriggio avrà un colloquio con Berlusconi a Palazzo Chigi, poi a Villa Madama ci sarà la firma degli accordi tra i due governi e la conferenza stampa congiunta. Venerdì parlerà della condizione delle donne africane all'Auditorium di Roma, davanti a una platea di mille donne italiane della politica, delle istituzioni, dell'imprenditoria.

 

 

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano riceve il leader libico (Graffiti Press)

 

Un manifesto contro Gheddafi (Ansa)
Un manifesto contro Gheddafi (Ansa)

L'OPPOSIZIONE PROTESTA - Giovedì Gheddafi è atteso in Senato per un intervento e dall'opposizione si levano proteste. I senatori idv, radicali e pd hanno sollecitato una nuova Conferenza dei capigruppo per rivedere la decisione di aprire l'Aula al leader libico. Il Pd invita i propri senatori a disertare la seduta. I radicali Marco Perduca e Donatella Poretti hanno cominciato uno sciopero della fame, fino a quando la presidenza del Senato non riconvocherà la conferenza dei capigruppo. Per Stefano Pedica (Idv) è «una vergogna far parlare al Senato una persona che nel suo Paese non rispetta i diritti umani». Pedica ha minacciato di opporsi fisicamente al suo ingresso nell'Aula. La senatrice del Pd Anna Maria Carloni ha ricordato i precedenti interventi in Aula del re di Spagna Juan Carlos e dell'allora segretario dell'Onu Kofi Annan, «figure prestigiose, non contestate e sempre garanti dei diritti umani». Il Dalai Lama, aggiunge, non intervenne in Aula bensì a Palazzo Giustiniani. Protesta anche l'Udc con il presidente dei senatori Gianpiero D'Alia: «Scelta inopportuna che non condividiamo».

«DECISIONE CONDIVISA» - Dalla maggioranza replica il capogruppo del Pdl al Senato Gasparri: «È stata una decisione condivisa. Martedì la conferenza dei capigruppo, con la condivisione di tutti i gruppi tranne l'Idv, ha appoggiato questa tesi. Gheddafi parla in quanto leader dell'organizzazione dell'unità africana e non in una seduta del Senato, bensì dell'aula, dove sono state ospitate numerose manifestazioni di vario genere».

 

 

Sulla divisa del leader libico Muammar Gheddafi campeggia l'immagine di Omar Al Mukhtar circondato dagli italiani che lo hanno scovato dopo anni di azioni di guerriglia (Graffiti Press)

Sulla divisa del leader libico Muammar Gheddafi campeggia l'immagine di Omar Al Mukhtar circondato dagli italiani che lo hanno scovato dopo anni di azioni di guerriglia (Graffiti Press)


Il «leone del deserto» fu catturato a Solluch l'11 settembre 1931 e impiccato il 16 settembre per ordine del governatore della Cirenaica, il maresciallo Rodolfo Graziani. Alla figura di Al Mukhtar è stato dedicato un film, interpretato da Anthony Quinn, realizzato nel 1981 per la regia di Moustapha Akkad. Le autorità italiane hanno vietato la proiezione del film nel 1982 perché, secondo quanto affermò il presidente del consiglio Giulio Andreotti, «danneggia l'onore dell'esercito». La pellicola verrà trasmessa in tv per la prima volta in Italia giovedì sera da Sky (Ansa)

Il «leone del deserto» fu catturato a Solluch l'11 settembre 1931 e impiccato il 16 settembre per ordine del governatore della Cirenaica, il maresciallo Rodolfo Graziani. Alla figura di Al Mukhtar è stato dedicato un film, interpretato da Anthony Quinn, realizzato nel 1981 per la regia di Moustapha Akkad. Le autorità italiane hanno vietato la proiezione del film nel 1982 perché, secondo quanto affermò il presidente del consiglio Giulio Andreotti, «danneggia l'onore dell'esercito». La pellicola verrà trasmessa in tv per la prima volta in Italia giovedì sera da Sky (Ansa)

Gheddafi con l'ultimo discendente di Omar Al Mukhtar (Graffiti Press)

Gheddafi con l'ultimo discendente di Omar Al Mukhtar (Graffiti Press

L'anello di Gheddafi (Ansa)

Foto sotto le famose «amazzoni» libiche, che seguono il colonnello in ogni suo spostamento. Portano un vistoso basco rosso e la divisa militare (Graffiti Press)

(Laruffa)

 

(Laruffa)

(Ansa)

(Ansa)

 

 


09/06/2009

Arrivano Gheddafi e le sue donne Roma blindata e proteste annunciate

Arrivano Gheddafi e le sue donne Roma blindata e proteste annunciate

 

DAL 10 AL 13 GIUGNO. Prima visita di Stato del colonnello in Italia. Misure di sicurezza strettissime. Volantini e cortei contro di lui

 

Villa Pamphili, dove verrà montata una enorme tenda per Gheddafi (Emmevi)
Villa Pamphili, dove verrà montata una enorme tenda per Gheddafi (Emmevi)

Sarà una visita blindata quella nella Capitale del leader libico Muammar Gheddafi prevista da mercoledì 10 giugno. Numerose le misure di sicurezza messe in campo dalla prefettura per la tre giorni romana del colonnello, alla sua prima visita in Italia.

DIVIETO DI VOLO - Previsto dal prefetto Giuseppe Pecoraro il divieto di sorvolare la capitale durante la visita a Roma per garantire una maggior sicurezza. L'ordinanza scatterà alle 10 del 10 giugno e terminerà alle 24 del 13. Sarà anche vietato svolgere manifestazioni a Villa Pamphili, il parco meta di giovani, famiglie e appassionati dello jogging, dove il leader libico, che arriverà con un seguito di 300 persone, ha chiesto che venga montata una gigantesca tenda beduina. Proprio nella storica villa sono stati affissi alcuni volantini dai militanti del collettivo del centro sociale «BlackOut», contrari alla visita del leader libico.

Volantini anti-Gheddafi a Villa Pamphili (Emmevi)
Volantini anti-Gheddafi a Villa Pamphili (Emmevi)

SCORTATO - Il dispositivo di sicurezza ha previsto anche che dal suo arrivo nell'aeroporto militare di Ciampino e per tutti i suoi spostamenti nella capitale, Gheddafi sia accompagnato da una staffetta delle forze dell'ordine e dei corpi speciali di polizia e carabinieri. Tiratori scelti vigileranno inoltre su tutti i percorsi stabiliti e quelli alternativi previsti nella visita. Intanto gli studenti dell'Onda, in occasione della visita di Gheddafi all'Università La Sapienza, prevista giovedì, annunciano mobilitazioni «contro l'accordo tra Gheddafi e Berlusconi, che prevede i respingimenti degli immigrati provenienti dalle coste libiche».

MUSEI CAPITOLINI CHIUSI - Alle 18 di giovedì il colonnello incontrerà il sindaco di Roma Gianni Alemanno in Campidoglio. Anche in questa occasione sono state prese misure di sicurezza: i Musei capitolini e la Terrazza Caffarelli resteranno chiuse al pubblico dalle 14 fino a cessate esigenze. La visita in Campidoglio del leader libico durerà circa un'ora. Gheddafi dovrebbe arrivare dall'entrata capitolina di Sisto IV per recarsi nella stanza del sindaco, poi in Sala degli Arazzi e in quella delle Bandiere, dove dovrebbe firmare il libro d'oro degli ospiti. Dopo uno scambio di doni Gheddafi verrà accompagnato nell'aula Giulio Cesare e si affaccerà su piazza del Campidoglio, dove parlerà per venti minuti. Sulla piazza michelangiolesca verranno sistemate 300 sedie.

GLI INCONTRI - Il primo appuntamento del leader libico è al Quirinale dove, subito dopo il suo arrivo mercoledì, sarà ospite a colazione del Capo dello Stato Giorgio Napolitano. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, incontrerà mercoledì 10 giugno 2009, Muammar El Ghaddafi leader della Rivoluzione a Palazzo Chigi alle 18 e a Villa Madama alle 19. E proprio mentre il premier e il colonnello si parleranno, in piazza Farnese intellettuali e artisti si mobilitano per dire no a Gheddafi e alla politica di respingimenti.
Sempre mercoledì è previsto l'incontro con il presidente della Camera Gianfranco Fini e giovedì con quello del Senato Renato Schifani. Anche il ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna vedrà il colonnello. L'incontro avrà luogo il 12 giugno alle 12:30 all'Auditorium di Roma, Parco della Musica, dove 700 donne del mondo politico, della cultura e dell'imprenditoria del nostro Paese ascolteranno il colonnello. Tra loro anche il sindaco di Milano Letizia Moratti.
Poco prima, alle 10.30 l'arrivo in Confindustria accolto dalla presidente Emma Marcegaglia che lo introdurrà al ghota degli imprenditori italiani.

GLI ITALIANI RIMPATRIATI - Dal punto di vista politico manca solo un incontro: quello con l'Associazione degli Italiani Rimpatriati dalla Libia (Airl) che rappresenta i connazionali «cacciati» dalla Libia nel 1970, cui furono confiscati tutti i beni. «Non è stato previsto nulla anche se ci era stato assicurato - ha detto Giovanna Ortu, presidente dell'associazione - siamo dispiaciuti. Noi ce lo aspettavamo, anzi, lo davamo per scontato». L'agenda non istituzionale lascia però aperti dei margini.

 

Uno dei volantini contro il leader libico (foto Ansa)

PROTESTE - «Gheddafi, Monteverde non ti vuole»: da lunedì questo striscione campeggia sulla stazione Fs di viale Quattro Venti, nel quartiere Monteverde, appeso dai Collettivi autorganizzati contro la visita del presidente libico a Roma. Gli studenti dell'Onda e i collettivi preparano già mobilitazioni, proteste e azioni comunicative che verranno decise martedì in un'assemblea interna e non pubblica che si terrà all'interno dell'ateneo. «Non sono escluse ancora azioni e volantinaggi a Villa Pamphili - dicono gli studenti -, valuteremo anche in base alle decisioni che verranno prese sull'eventuale chiusura della villa per motivi di sicurezza».

LA VISITA ALLA SAPIENZA - Il leader libico giovedì 11 sarà in visita anche all'Università La Sapienza. Proprio lunedì c'è stato un sopralluogo organizzativo dell'ambasciatore libico nell'ateneo in vista dell'incontro ufficiale di giovedì, a cui è prevista la partecipazione, tra gli altri, di docenti e di rappresentanze studentesche delle singole facoltà. Anche se per l'università «l'incontro alla Sapienza è dedicato in particolare agli studenti e sarà l'unica occasione di dialogo degli universitari italiani» con il leader libico nell'ambito della sua visita a Roma, gli studenti dell'Onda si stanno organizzando - hanno detto - per «azioni di protesta al piazzale della Minerva o nei pressi dell'aula magna», dove si svolgerà la visita. «Manifesteremo il nostro dissenso - hanno aggiunto gli universitari dell'Onda - perché Gheddafi è complice con Berlusconi dell'intesa sulla gestione dell'immigrazione clandestina, che prevede i respingimenti e l'istituzione di Centri di Permanenza temporanea in Libia, dove vengono anche perpetrate torture nelle carceri contro le popolazioni migranti».