09/11/2009

Test antidroga per i parlamentari, Casini: «Un atto di responsabilità»

Test antidroga per i parlamentari, Casini: «Un atto di responsabilità»

 

L'idea era stata rilanciata dal ministro La Russa. L'iniziativa su base volontaria. Giovanardi: «Nessuna demagogia». Cicchitto: «Dico no, spirale perversa»

 

Pier Ferdinando Casini si sottopone al test (Ansa)
Pier Ferdinando Casini si sottopone al test (Ansa)

MILANO - Era stato La Russa a (ri)lanciare l'idea: «È giusto che i politici si sottopongano volontariamente ai test volontari antidroga». Detto fatto: il ministro della Difesa aveva subito effettuato le analisi che sono praticate normalmente dalle pattuglie sul territorio. Risultato? Negativo. Così come per il sindaco di Milano, Letizia Moratti, e per il vicesindaco, Riccardo De Corato, che avevano aderito all'iniziativa durante la festa dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate, a Milano.

CASINI - L'idea è piaciuta a Carlo Giovanardi: il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha messo a disposizione i locali del Dipartimento per le politiche di contrasto agli stupefacenti. I parlamentari che lo vogliano, possono fin da ora effettuare il test. Tra i primi a farlo Pier Ferdinando Casini che, alle 11, si è presentato in via del Moretto 13, dove si trova il presidio sanitario di Palazzo Chigi. Il leader Udc si era fatto promotore nella scorsa legislatura di un battaglia antidroga, dopo il caso Mele (il deputato centrista scoperto in un noto albergo della Capitale durante un 'festino' a base di coca) e il servizio delle «Iene» che svelò la positività di alcuni parlamentari a un test antidroga. «L'Udc aveva proposto una legge che lo rendeva obbligatorio per i parlamentari, ma il provvedimento è stato bocciato in Parlamento - spiega il leader dell'Udc - Bisogna che ciascuno si assuma le sue responsabilità. Oggi questo test è meglio di niente, anche se è solo un fatto simbolico».

REAZIONI - Lo stesso Giovanardi sottolinea a «24 Mattino», su Radio, 24 che nell'iniziativa «non c'è alcuna demagogia. Ho solo dato un'opportunità ai parlamentari di fare il test e dire ai cittadini 'io faccio il legislatore, devo essere una persona equilibrata'. Negli Stati Uniti lo stato di salute del candidato presidente è un affare nazionale. Per la dignità di un parlamentare, è giusto potersi sottoporre a un test, se lo vuole fare». Di diverso avviso Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, per il quale «il test è totalmente demagogico, è una presa in giro. Giovanardi dovrebbe dire che se un onorevole venerdì si è fatto dieci piste di coca, nell'analisi del capello lunedì non se ne troverà traccia. Le tracce di cocaina svaniscono molto prima, così come è assurdo che in giro per le stazioni ci sono i cani antidroga allenati per le droghe leggere mentre non riconoscono le droghe pesanti. Il sistema repressivo è tutto basato verso le droghe leggere perché l'altra, essendo la droga degli strati alti, viene lasciata correre». Replica secco Giovanardi: «Le tracce nel capello restano sei mesi, caro Ferrero: sei rimasto indietro».


04/11/2009

Giovanardi all'attacco, promosso test antidroga per i parlamentari

Giovanardi all'attacco, promosso test antidroga per i parlamentari

 

Droga, controlli in parlamento: si parte lunedì


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Roma - I primi furono quelli delle Iene che nel 2006 si misero davanti a Montecitorio a raccogliere campioni di sudore di deputati ignari. Li fecero analizzare e scoprirono che un eletto su quattro si faceva le canne. Poi arrivò Carlo Giovanardi che, con una veste più di partito che istituzionale, promosse un vero test antidroga. L’attuale esponente del governo era un parlamentare dell’Udc e si fece promotore, insieme a Pier Ferdinando Casini, di un test volontario tra i deputati. Aderirono in 122. Era uno screening su saliva e urine effettuato da un centro diagnostico di Roma. I deputati risultarono negativi ad anfetamina, cocaina, marijuana, metanfetamina, oppiacei e fenciclidina.

Ora è sempre Giovanardi ad andare all’attacco, questa volta in veste di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con una delega proprio sui problemi della droga. Anche questo sarà un test volontario riservato alla classe politica. Da lunedì 9 a venerdì 17 novembre, deputati e senatori potranno decidere se sottoporsi a un drug test immediato sulle urine. Gli uffici del dipartimento per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio, che si trova in via della Vite a Roma, saranno a disposizione dei parlamentari che intendono sottoporsi al test. Il Dipartimento potrà anche fornire l’indicazione delle strutture specialistiche accreditate presso le quali è possibile effettuare un ulteriore test di riscontro sul capello.
Iniziativa, quella dell’esponente del Pdl, che forse è indipendente dai fatti di cronaca, ma che è cascata proprio all’indomani delle prime ammissioni di Piero Marrazzo sull’uso di cocaina e delle relative reazioni. Proprio ieri il Codacons ha lanciato in 100 città italiane una raccolta firme per presentare una legge che preveda che parlamentari nazionali, componenti del governo e amministratori di Regioni,

Province e Comuni siano sottoposti a test antidroga. E, già che ci sono, di cultura generale. Analoga richiesta dalle opposizioni di centrodestra al Consiglio regionale del Lazio che hanno proposto l’analisi del capello per i politici locali e hanno incassato qualche sì anche nella giunta che un tempo era guidata da Marrazzo.
Una crociata molto trasversale quella contro l’uso delle sostanze stupefacenti da parte di politici. Tanto che a invocarla ieri erano due politici che, in altre occasioni, se le danno di santa ragione: Ignazio La Russa e Antonio Di Pietro. Il ministro della Difesa ha annunciato di avere chiesto «ai capigruppo del Pdl l’adesione a una mia iniziativa, che sarebbe volontaria e non obbligatoria, che prevede che i parlamentari si facciano analizzare un capello per testimoniare che chi è eletto dal popolo non ha assunto droghe negli ultimi sei mesi».

L’ex pubblico ministero, leader di Italia dei valori, è sulla stessa linea: «Un politico drogato non fa bene il suo mestiere, oltre ad essere ricattato. Ad ogni persona che amministra la cosa pubblica farei il test anti-droga per sapere se è drogato o meno, anche in Parlamento, perché anche lì gira la droga», ha spiegato parlando a RaiDue.

L’iniziativa di Giovanardi dovrebbe accontentare tutti, anche se servirà più che altro a dare la patente di affidabilità a tutti quei parlamentari che non fanno uso di droghe. Si tratta infatti di un test volontario ed è difficile che eletti dediti alle sostanze decidano di aderire. D’altro canto è impensabile che un test di questo genere per la classe politica possa essere obbligatorio (anche se per altre categorie è previsto). Farlo all’insaputa dei diretti interessati, poi, può essere pericoloso. Lo sanno bene quelli delle Iene. La messa in onda del servizio fu bloccata dal Garante per la Privacy, il programma di Italia Uno fu anche condannato dalla Corte di Cassazione.

Per la cronaca i risultati del test delle Iene (prelevarono il sudore dalla fronte dei deputati con un tampone) furono i seguenti: il 32 per cento degli intervistati risultò positivo. Di questo il 24 per cento (12 persone) alla cannabis e l’8 per cento (4 persone) alla cocaina.