11/01/2011

Va a rubare in casa di riposo e prende a martellate un'anziana

Va a rubare in casa di riposo e prende a martellate un'anziana

Giorgio Tessarolo di Romano d'Ezzelino, pregiudicato, è stato arrestato dai carabinieri per tentato omicidio e furto aggravato. Avrebbe usato una mazzetta in ferro e un crocifisso

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03/03/2010

New York: Naomi Campbell aggredisce l'autista della sua limousine, denunciata

New York: Naomi Campbell aggredisce l'autista della sua limousine, denunciata

 

L'ex top model in passato era già stata condannata per violenze. Secondo il «New York Post» l'uomo si è presentato alla polizia con lividi e abrasioni al volto

 

Naomi Campbell (Ansa)
Naomi Campbell (Ansa)

NEW YORK - L'ex top model Naomi Campbell, 39 anni, è stata denunciata a New York per aver aggredito l'autista di una limousine, da lei stessa affittata per un giorno. L'uomo, di 27 anni e di cui non è stato reso noto il nome, si è presentato alla polizia con lividi e abrasioni al volto e ha dichiarato che a farglieli era stata la Campbell in un momento di rabbia mentre lui la stava portando per New York a bordo dell'auto di lusso.

SCATTI DI NERVI - La Campbell avrebbe avuto lo scatto di nervi all'angolo tra la 58esima Strada e la Second Avenue. Non è stato precisato cosa abbia fatto innervosire la ex modella. Si sa solo - secondo quanto riporta il tabloid newyorkese The New York Post - che l'uomo ha telefonato al commissariato più vicino e il rapporto della polizia parla di «lividi e abrasioni». Non è la prima volta che Naomi Campbell viene colta da attacchi di ira violenti. Il 15 gennaio dello scorso anno aveva patteggiato una pena per la causa intentata nei suoi confronti da una sua ex cameriera, Gaby Gibson, aggredita e malmenata per il solo fatto di non essere riuscita a trovare i jeans che piacevano a lei. Il caso era finito davanti alla Corte Suprema di New York, e le parti avevano patteggiato. Ma Naomi Campbell non è nuova a scatti d'ira di una violenza tale che la portano a finire davanti al giudice. In passato le era successo di tirare un telefonino contro un'altra sua cameriera, Ana Scolavino, che l'aveva denunciata. La top model era stata condannata a pulire per cinque giorni gli uffici della nettezza urbana di New York. Evidentemente la punizione non l'ha guarita, ma a suo tempo le era servita per trasformare la pena riabilitativa in occasione pubblicitaria senza precedenti: un servizio fotografico su di lei che, in tacchi a spillo, pulisce le strade di New York con gli scarponi della nettezza urbana portati allacciati sulle spalle. Nel giugno dello scorso anno, poi, si era riconosciuta colpevole di aver insultato e aggredito all'aeroporto di Londra una dipendente della British Airways. Era stata condannata a 200 ore di servizi sociali. In passato era stata protagonista di altri scontri analoghi.

Redazione online


03/01/2010

Bomba esplode davanti alla Procura Generale di Reggio Calabria

Bomba esplode davanti alla Procura Generale di Reggio Calabria

 

Lo hanno posto due uomini col volto coperto da caschi alle 4,50 di domenica mattina. Un ordigno ad alto potenziale, costruito artigianalmente, con esplosivo collegato a una bombola del gas


Bomba esplode davanti al tribunale di Reggio Calabria

 

REGGIO CALABRIA - Un ordigno è stato fatto esplodere l nella domenica mattina davanti all'ingresso dell'ufficio del Giudice di pace di Reggio Calabria, che si trova accanto al portone della Procura generale, in piazza Castello. L'esplosione ha provocato danni al portone, scardinando un'inferriata. Fortunatamente nessun passante si trovava nella zona quando c'è stata la deflagrazione. L'ordigno, ad alto potenziale, è stato costruito artigianalmente, con esplosivo collegato a una bombola del gas. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco e i Carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria che hanno avviato le indagini.
I carabinieri, che non fanno al momento ipotesi sugli autori del gesto, hanno sequestrato quel che resta dell'ordigno per accertamenti.

DUE UOMINI CON CASCHI - Sono stati due uomini con il volto coperto da caschi da motociclista a collocare l'ordigno al portone di ingresso della Procura generale di Reggio Calabria intorno alle 4,50 di domenica mattina. Lo ha riferito il procuratore generale, Salvatore Di Landro, incontrando i giornalisti. «Dalla telecamera di servizio - ha detto - è stato possibile notare che due individui, che indossavano i caschi e che sono giunti a bordo di un motorino, hanno depositato l'ordigno composto da una bombola di gas e da materiale esplodente. Siamo certi che si tratti di un grave attentato perpetrato dalla criminalità organizzata». Il procuratore generale, incontrando i giornalisti, ha espresso forte preoccupazione per il gravo atto intimidatorio. Di landro ha puntualizzato che in un primo momento si era sperato che il gesto fosse rivolto contro gli uffici del giudice di pace, ma successivamente, vista la potenzialità dell’ordigno e le modalità professionali con cui lo stesso è stato posizionato e soprattutto costruito, si è ritenuto che l’attacco avesse come obiettivo gli uffici della procura generale. «Voglio ricordare - ha detto il procuratore - che l’ufficio della procura si occupa della confisca e del sequestro dei beni, e dei procedimenti di appello contro le cosche della criminalità organizzata. Chiederò nel corso del vertice con il prefetto maggiori controlli delle forze dell’ordine e maggiore vigilanza dei nostri uffici, ma soprattutto un maggior controllo da parte degli uffici preposti». Lo stesso procuratore ha detto che le prime indagini saranno svolte dalla procura distrettuale di Reggio Calabria che è già al corrente e che successivamente passeranno per competenza a Catanzaro, tribunale competente dei reati contro i magistrati della Corte d’appello di Reggio Calabria.

ATTENTATO SIMILE A BAR DI PARENTI DI UN PENTITO - Un attentato analogo a quello compiuto contro la Procura generale di Reggio Calabria, con l'utilizzo di una bombola di gas ed esplosivo, è stato compiuto, sempre domenica mattina, ai danni di una pescheria situata nel quartiere Santa Caterina, alla periferia nord di Reggio, mentre un altro era stato compiuto prima di natale ai danni di un bar i cui titolari sono legati da vincoli di parentela con il collaboratore di giustizia Emilio Di Giovine. Di Giovine è considerato dagli investigatori un boss della 'ndrangheta operante a Milano e trafficante di armi e droga. Tra l'altro, recentemente, il suo avvocato ha chiesto la sua audizione da parte della Commissione sulle ecomafie dopo che Di Giovine avrebbe riferito di essere a conoscenza di particolari sull'affondamento di navi cariche di rifiuti tossici e radioattivi nei mari italiani.

UNA PISTOLA NASCOSTA IN OSPEDALE - Invece sabato sera nell'ospedale di Locri la polizia ha trovato nascosta in un cassetto nel reparto di medicina generale una pistola carica, che gli investigatori ritengono dovesse servire per un agguato all'interno del nosocomio. All'ospedale di Locri, più volte commissariato per mafia negli ultimi anni, aveva a lungo lavorato come medico Francesco Fortugno, il vice presidente del Consiglio regionale della Calabria, ucciso a colpi di postola a Locri nel 2005.


13/12/2009

Berlusconi colpito al volto dopo il comizio a Milano

Berlusconi colpito al volto dopo il comizio a Milano

 

L'aggressore, Massimo Tartaglia, un 42enne con problemi psichici, è stato subito bloccato. Il premier è all'ospedale San Raffaele con una prognosi di 20 giorni.

 

 

 

MILANO - Silvio Berlusconi è stato colpito al viso da un uomo che teneva tra le mani una statuetta subito dopo il suo comizio in piazza Duomo, a Milano, in occasione della cerimonia di avvio del tesseramento al Pdl. Il premier è stato raggiunto al volto da una statuetta usata come oggetto contundente attorno alle 18,20, mentre si attardava nel salutare i fan che lo avevano raggiunto alla base del palco. Tra questi si era però infiltrato anche un individuo che, arrivato fino a ridosso del luogo in cui era parcheggiata l'auto del presidente del consiglio, è riuscito ad eludere la sorveglianza e a mettere in atto il suo proposito. Già durante il comizio Berlusconi era stato contestato da un gruppo di persone che si trovavano sul lato destro del palco (GUARDA). L'autore dell'aggressione non faceva tuttavia parte di quel gruppo e da quanto è stato possibile accertare ha agito da solo.

L'ARRESTO - Berlusconi ha subito accusato il colpo, si è accasciato con il labbro sanguinante ed è stato fatto sedere all'interno dell'automobile dagli uomini della sua scorta, mentre altri agenti di polizia riuscivano a fermare l'autore dell'aggressione e a sottrarlo alla folla che avrebbe voluto linciarlo. L'oggetto sferrato contro il premier sarebbe una riproduzione in miniatura del Duomo, di quelle vendute in tutti i negozietti di souvenir presenti in diversi punti della piazza. Una prima ricostruzione dell'accaduto l'ha fatta Doriano Riparbelli, responsabile organizzativo del coordinamento regionale del Pdl: «Un simpatizzante ha chiesto a Berlusconi di poterlo fotografare, poi ha tirato fuori il portafogli per dargli il biglietto da visita - ha riferito Riparbelli -. Berlusconi si è spostato per stringere la mano di altri simpatizzanti e a quel punto il contestatore lo ha colpito con una statuetta». Secondo il coordinatore regionale del partito, il premier «ha fatto come se stesse per svenire, poi si è tirato su, lo ha guardato negli occhi, è risalito in macchina, ha cercato di uscire dall'auto per parlare al contestatore e chiedergli la ragione del gesto. A quel punto la scorta ha trattenuto Berlusconi dall'uscire, è stato soccorso subito dal suo medico personale ed è stato portato al San Raffaele».

«SALVATO DAL LINCIAGGIO» - Un testimone, interpellato da SkyTg24, ha raccontato che la persona che ha aggredito il capo del Pdl «non sembrava normale». «L'aggressore - ha poi spiegato Ignazio La Russa che si trovava vicino al capo del governo - l'abbiamo preso immediatamente, grazie alla polizia che l'ha letteralmente sottratto al linciaggio della folla. Se non ci fossero stati loro ne sarebbero rimasti soltanto pezzetti». L'uomo si chiama Massimo Tartaglia, classe 1967, residente nell'hinterland milanese, e non risulta avere precedenti penali. Per lui è stato formalizzato l'arresto con l'accusa di lesioni personali aggravate dalla qualità della persona offesa e dalla premeditazione perché in tasca gli è stata trovata anche una bomboletta di spray al peperoncino. Secondo quanto riferito dalla Digos, non risulterebbe associato a movimenti antagonisti. Risulta invece che da dieci anni è in cura al Policlinico di Milano per disturbi mentali. In Rete sono subito comparsi gruppi che inneggiano a lui per il gesto compiuto: «Santo subito», «Sposami» sono alcuni degli incitamenti apparsi su Facebook. Intanto il padre dell'uomo, Alessandro Tartaglia, raggiunto dai cronisti nell'abitazione di Cesano Boscone ha spiegato: «Votiamo Pd, ma non abbiamo mai incitato all'odio verso il premier. Se avessimo immaginato cosa voleva fare Massimo, lo avremmo fermato».

IL RICOVERO - Berlusconi ha iniziato a sanguinare copiosamente dal labbro. E' stato trasportato all'ospedale San Raffaele, alla periferia est della città, vicino agli studi Mediaset, per essere visitato e medicato, ma prima di ripartire dalla piazza ha voluto mostrarsi nuovamente ai suoi sostenitori nel tentativo di rassicurarli sulle sue condizioni. Il primo bollettino dell'ospedale parlava di perdita copiosa di sangue con lesione lacero-contusa interna ed esterna e due denti lesi, di cui uno superiore fratturato. Il primario del reparto di anestesia e rianimazione , Alberto Zangrillo, medico di fiducia del premier che si trovava in piazza al momento dell'aggressione, ha poi spiegato che la prognosi è di 20 giorni in quanto la tac ha evidenziato anche una frattura del setto nasale, oltre ad una ferita lacero-contusa che ha richiesto punti di sutura al labbro inferiore. «È molto scosso, abbattuto e dispiaciuto», ha detto il primario.

«NON MI FERMERANNO» - «Sto bene, sto bene» ha detto Silvio Berlusconi mentre veniva portato fuori dal pronto soccorso del San Raffaele per essere trasferito in una stanza di ospedale. Il premier è stato trasferito in corsia steso in barella, in maniche di camicia, con una borsa del ghiaccio sul volto. Mentre veniva portato fuori dal pronto soccorso ha stretto la mano a uno del suo staff, che lo ha raggiunto in ospedale ed è a lui che ha precisato di sentirsi bene. Poi il premier ha ricevuto la visita di diversi amici e esponenti politici e a loro ha detto di essere «amareggiato» per «questa campagna di odio». «Questo - ha spiegato - è il frutto di chi ha voluto seminare zizzania. Quasi me l'aspettavo...». Berlusconi, che ha chiesto invano ai medici di dimetterlo subito e di permettergli di tornare nella residenza di Arcore, a tutti ha ripetuto di essere stato nei giorni scorsi nel mirino di una campagna di veleni. «Tutti dovrebbero capire che non è possibile oltraggiare un presidente del Consiglio, questa è la difesa delle istituzioni». Al di là dell'amarezza, il Cavaliere ha sottolineato di non voler minimamente farsi impressionare dall'episodio. «Sono ancora qui e non mi fermeranno».

 

Alessandro Sala


26/10/2009

Miccoli in campo, moglie e figli rapinati in casa

Miccoli in campo, moglie e figli rapinati in casa

 

CALCIO. Due rapinatori, a volto scoperto e non armati, si sono fatti consegnare soldi e un anello

 

Miccoli in campo contro l'Udinese (Davide Anastasi)
Miccoli in campo contro l'Udinese (Davide Anastasi)

PALERMO - Momenti di panico domenica pomeriggio a Palermo in casa di Fabrizio Miccoli, dove due rapinatori si sono fatti consegnare 2 mila euro in contanti e un anello con brillante da 20 mila euro minacciando la moglie e i figli dell'attaccante rosanero che in quel momento era in campo al Barbera per la partita contro l'Udinese.

LA DINAMICA - I ladri, intorno alle 15.30 si sono arrampicati nell'impalcatura montata nel palazzo, in via Archimede in pieno centro città, raggiungendo il primo piano, dove si trova l'appartamento del calciatore. Attraverso una finestra lasciata aperta, i rapinatori sono entrati nell'abitazione dove la moglie, i due figli e il suocero di Miccoli, assieme ad alcuni amici, stavano guardando la partita del Palermo in tv. I due, a volto scoperto e non armati, si sono fatti consegnare i soldi e l'anello e sono usciti dalla porta di casa, fuggendo poi assieme ad altre due persone che li attendevano all'esterno dell'edificio. La polizia sta indagando per accertare se si sia trattato solo di una rapina o di una sorta di avvertimento al calciatore.


13/10/2009

Gang di donne aggredisce una vigilessa Pugni e morsi in piazza del Gesù

Gang di donne aggredisce una vigilessa Pugni e morsi in piazza del Gesù

 

L'aggressione in pieno centro. Una 23enne e due minorenni della periferia orientale hanno picchiato un'agente che le aveva fermate

 

 

NAPOLI - Tre donne, come erinni, si sono scagliate contro una vigilessa, in una centralissima piazza di Napoli. Una gang femminile ha aggredito così un'agente della polizia municipale che le aveva fermate a bordo di un ciclomotore e poi ha devastato i locali dell'Unità operativa dei vigili urbani dove era stata condotta.

Le tre donne, Grazia Cardolo, 23 anni, e due minorenni di 17 anni, tutte residenti nei quartieri della periferia orientale Barra e Ponticelli ieri sera sono state fermate in piazza del Gesù, nel centro storico della città, mentre circolavano in tre su un ciclomotore privo di targhino e senza indossare il casco.

Quando un'agente ha chiesto loro i documenti, le tre napoletane hanno cominciato ad insultarla e poi l'hanno aggredita, lanciandole contro pezzi del ciclomotore. La Cardolo ha colpito con un pugno al volto l'agente, mentre una delle due minorenni le ha morso un braccio e l'ha afferrata per i capelli.

Bloccate con l'aiuto di rinforzi e trasferite nella sede dell'Unità operativa «Avvocata» le tre donne hanno aggredito anche gli altri agenti presenti lanciando oggetti e danneggiando gli arredi. La maggiorenne è stata arrestata, mentre le due 17enni, che sono state trovate in possesso di una corda in nylon e di bulloni, sono state denunciate per oltraggio, violenza, lesioni, minacce, resistenza e danneggiamento ed affidate ai genitori. La Cardolo, processata per direttissima, è stata condannata stamattina a 16 mesi di reclusione con il beneficio della sospensione della pena. L'agente di polizia municipale aggredita dalla banda ha riportato la frattura del setto nasale, con prognosi di 25 giorni. Altri tre vigili, intervenuti per bloccare le tre donne, hanno riportato ferite guaribili tra i cinque e i sette giorni.


03/07/2009

«Così Leonardo creò la Sindone»

«Così Leonardo creò la Sindone»

 

«il primo negativo "fotografico" della storia che ha come matrice un'immagine mentale». La tesi della scrittrice Vittoria Haziel: «Il maestro usò un ferro arroventato e disegnò sulla tela il suo autoritratto»

 

La copertina del libro su Leonardo e la Sindone scritto da Vittoria Haziel: l'immagine dell'edizione2005 è rimasta la stessa dal 1998 e riassume in un colpo solo la tesi del libro. Nota i segni tratteggiati e il cerchio che registrano i punti di corrispondenza tra le due icone più note al mondo: quella del genio da Vinci e quella di Cristo

La copertina del libro su Leonardo e la Sindone scritto da Vittoria Haziel: l'immagine dell'edizione2005 è rimasta la stessa dal 1998 e riassume in un colpo solo la tesi del libro. Nota i segni tratteggiati e il cerchio che registrano i punti di corrispondenza tra le due icone più note al mondo: quella del genio da Vinci e quella di Cristo

 

«A cavallo del Cinquecento, su commissione di Bayazet II, un sultano ottomano, Leonardo da Vinci creò la Sacra Sindone». Vittoria Haziel, autrice nel 1998 del libro La passione secondo Leonardo, non ha dubbi a riguardo. Il genio della Gioconda e della Vergine delle Rocce realizzò in pratica un falso storico, secondo la Haziel: «Prese una tela antica e servendosi di un ferro arroventato sul fuoco disegnò sulla tela l'immagine di un uomo che portava sul corpo i segni della tortura e della crocifissione. Per disegnare l'impronta del volto, Leonardo usò se stesso come modello, realizzando dunque un autoritratto». Non è tutto: «La maestria di Leonardo fu tale da riuscire a creare il primo negativo "fotografico" della storia avendo come matrice solo un'immagine mentale. Non solo: l'artista inoltre riprodusse un'immagine che non si vede sul retro della tela e che ha in sè le caratteristiche di quello che più in là sarà definito lo "sfumato leonardesco", appunto».

 

 La Haziel con la sua riproduzione unica al mondo della Sindone, ulteriore elemento di attribuzione a Leonardo. Trasformatasi da scrittrice ad artista concettuale,la Haziel è accanto alla Sindone d'Irene, che prende il nome dall'artista pirografa alla quale l'ha commissionata, Irene Corgiat (foto Giovanni Maria Lolli)

La Haziel con la sua riproduzione unica al mondo della Sindone, ulteriore elemento di attribuzione a Leonardo. Trasformatasi da scrittrice ad artista concettuale,la Haziel è accanto alla "Sindone d'Irene", che prende il nome dall'artista pirografa alla quale l'ha commissionata, Irene Corgiat (foto Giovanni Maria Lolli)

Una teoria affascinante quella della Haziel: «Leonardo fece Dio a sua immagine e somiglianza credendo fortemente nella divinità dell'uomo», sostiene la scrittrice toscana. Provando a fare luce, come tanti prima di lei, sui misteri e le controversie che avvolgono la tela custodita oggi nel Duomo di Torino. Sacra reliquia per i credenti, (nella tradizione è il sudario che avvolse il corpo di Cristo deposto dalla croce), la Sindone di Torino, in realtà, non ha retto alla prova della scienza. Gli esami del carbonio 14 effettuati nei laboratori di Oxford, Tucson e Zurigo hanno portato tutti allo stesso risultato: il lenzuolo-sudario è di epoca medioevale.

«La data della tela non è necessariamente la data dell'immagine impressa» insiste però la Haziel. La tesi della scrittrice che attribuisce a Leonardo la paternità della Sindone conservata a Torino non è nuova. Non più tardi di qualche giorno fa è stato infatti diffuso lo studio di Lillian Schwartz, in cui la specialista in grafica della School of Visual Arts di New York, sostiene che il volto della Sindone è un autoritratto del maestro. «Al contrario della Schwartz però - spiega la Haziel - io sono riuscita a riprodurre la Sindone usando la pirografia, la stessa tecnica alla quale ricorse Leonardo, e ho ottenuto un risultato molto simile all'originale». «Impossibile - secondo la scrittrice toscana - sostenere - come ha fatto la Schwartz - che una tela, cosparsa di una emulsione fotosensibile, posta in una stanza buia e sigillata, una sorta di camera oscura ante-litteram, venga impressa grazie al sole. Quale sole è duraturo come un lampada?».

 

La Sindone d'Irene negativa è la stessa immagine che apparve al fotografo Secondo Pia nel 1898: un positivo, cioè la matrice del volto (foto Giovanni Maria Lolli)

La Sindone d'Irene negativa è la stessa immagine che apparve al fotografo Secondo Pia nel 1898: un positivo, cioè la matrice del volto (foto Giovanni Maria Lolli)


Nel 2010 è in programma una nuova ostensione della Sindone custodita a Torino. Certamente per quella data, si moltiplicheranno studi, teorie o solo semplici supposizioni sul lenzuolo-reliquia che nei secoli ha affascinato e sedotto credenti e non. Anche la Haziel ha nel cassetto una nuova edizione de La passione secondo Leonardo. Laureata in legge, la scrittrice si è accostata per puro caso allo studio della Sindone, o meglio, come sostiene la diretta interessata, per una serie di «coincidenze straordinarie» che, negli anni, l'hanno portata fino a Leonardo. E alla «creazione consapevole» da parte dell'artista di un'«opera» che poi sarebbe diventata l'«icona per eccellenza». La Haziel ci crede. E non a caso sostiene: «La vera Sindone c'è e io l'ho vista, ma non è quella di Torino. Quello è un capolavoro dell'arte».

 

La Sindone d'Irene positiva (foto Giovanni Maria Lolli)

La Sindone d'Irene positiva (foto Giovanni Maria Lolli)

 

Cristina Argento


01/07/2009

Sacra Sindone, secondo uno studio Usa il volto è quello di Leonardo Da Vinci

Sacra Sindone, secondo uno studio Usa il volto è quello di Leonardo Da Vinci

 

La scoperta in un documentario in onda su una rete televisiva britannica. La tesi di una specialista in grafica: «Sembra che l'immagine sia proprio un autoritratto del maestro»

 

 

La Sacra Sindone (Ap)
La Sacra Sindone (Ap)

LONDRA - Sulla Sindone di Torino potrebbe essere impresso il volto di Leonardo Da Vinci e non quello di Gesù. A sostenerlo è stata Lillian Schwartz, specialista in grafica della School of Visual Arts di New York, che presenterà la sua scoperta in un documentario che racconta che sarà trasmesso mercoledì su una rete televisiva britannica.

LA SCOPERTA - «Sospettavamo già che Leonardo Da Vinci avesse falsificato l'immagine di Cristo sulla sindone utilizzando tecniche fotografiche d'avanguardia. Ma dai nostri studi sembra che l'immagine sulla Sindone sia proprio un autoritratto del maestro italiano», ha detto al The Sun Schwartz, che nel passato aveva anche suggerito che Da Vinci avesse usato il suo volto come modello per dipingere la Monna Lisa. «Abbiamo utilizzato delle scansioni computerizzate e delle sostanze chimiche ad alta sensibilità alla luce, bombardandole con dei raggi solari», ha detto la Schwartz. «Il volto corrisponde con quello di Da Vinci», ha aggiunto. Lynn Picknett, studioso delle Sindone di Torino, ha detto che «la scoperta è sinistra, sconvolgente: la cosa più interessante che sia mai successa».


05/06/2009

Aggredito sindaco nel Pavese: è grave

Aggredito sindaco nel Pavese: è grave

 

Sabato e domenica si vota per il rinnovo del Consiglio comunale. Un uomo ha sparato al volto a Michele Debattista, primo cittadino di Sannazzaro de' Burgondi. È stato arrestato

 

Michele Debattista
Michele Debattista

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PAVIA - Agguato contro il sindaco di Sannazzaro de' Burgondi, in provincia di Pavia. Quando Michele Debattista, 46 anni, è uscito dal municipio, intorno alle 8.30 di venerdì, ha trovato ad aspettarlo un uomo armato di pistola. Ha sparato un colpo, colpendo Debattista in pieno volto. Poi si è costituito ed è stato arrestato: è un italiano di 57 anni. Ora è nella caserma dei carabinieri di Sannazzaro dove viene interrogato. All'origine dell'agguato potrebbe esserci un contenzioso con il Comune.

GRAVE MA COSCIENTE - Il sindaco, eletto nelle liste del centrosinistra nel 1999 e nel 2004, è stato trasportato d'urgenza al pronto soccorso del policlinico San Matteo di Pavia. Le sue condizioni sono gravi ma stabili ed è cosciente. A Sannazzaro si vota sabato e domenica per il rinnovo del Consiglio comunale.


20/05/2009

Il mistero di "Baby Angel" sepolto in un parco giochi

Il mistero di "Baby Angel" sepolto in un parco giochi

 

La polizia ha diffuso un disegno che ricostruisce il volto del piccolo. Albuquerque, New Mexico: trovato il cadavere di un bambino tra i tre e i cinque anni

 

La ricostruzione del volto del bambino trovato sepolto in un parco giochi ad Albuquerque, New Mexico
La ricostruzione del volto del bambino trovato sepolto in un parco giochi ad Albuquerque, New Mexico

WASHINGTON – Lo hanno sepolto, in gran fretta, sotto la sabbia di un parco di Albuquerque, New Mexico, tra altalene e scivoli. Un luogo di divertimento e non di morte. Una mamma che aveva portato il figlio a giocare ha scorto una scarpetta ed ha chiamato la polizia. Non c’è voluto molto per estrarre il cadavere di un bambino: età tra i 3 e i 5 anni, ispanico o nativo-americano. Indossava dei pantaloncini scuri e una maglietta rossa con una jeep disegnata sul davanti.

«SEPOLTO» - Non conoscendo il suo nome lo hanno soprannominato Baby Angel (o Baby Joe) ed hanno diffuso un disegno che ne ricostruisce il volto. Dal giorno del ritrovamento – venerdì scorso – la polizia ha battuto la zona sperando di trovare qualche elemento per identificarlo. Gli investigatori, non essendo arrivate denunce di scomparse, sospettano che il bimbo possa essere stato sepolto nel giardino da un congiunto. Una persona che doveva avere un gran fretta, altrimenti lo avrebbe nascosto in un posto diverso e non in quest’area piuttosto frequentata.

MISTERO SULLE CAUSE DEL DECESSO - È mistero anche sulle cause del decesso. L’autopsia avrebbe escluso, per il momento, traumi, ma ci vorrà altro tempo per un verdetto definitivo. Baby Angel è stato ucciso? È rimasto vittima di un “incidente”? Era figlio di immigrati clandestini che temevano di essere individuati? Interrogativi che si aggiungono alla commozione delle decine di persone che da venerdì hanno iniziato a portare fiori, peluche e candele nel parco. La storia di Baby Angel ricorda quella di Riley Ann Sawyers, 2 anni, assassinata dalla madre e dal patrigno a Galveston, Texas, nel luglio 2007. La bambina, dopo essere stata uccisa, fu chiusa in un contenitore poi gettato poi in mare. La corrente spinse il contenitore a riva dove lo trovarono alcuni pescatori. Come per il bimbo di Albuquerque, gli investigatori distribuirono a giornali e tv un ritratto fatto da una disegnatrice forense. Passarono diversi giorni prima che la nonna, ritenendo di aver riconosciuto la nipotina, contattasse la polizia. Fu la segnalazione giusta che permisè la soluzione del caso e l’arresto degli assassini.

Guido Olimpio