11/03/2012

Camusso dice sì alla Tav: «In Italia c'è un bisogno disperato di investimenti»

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L'intervista / le tensioni? Preoccupano anche noi, ci vogliono risposte. Il segretario della Cgil: è utile per l'occupazione ma serve il dialogo. E sull'articolo 18: «Non sia uno scalpo»

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11/01/2011

Pd e sindacati: il conflitto non va mai in pensione

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L'ultima vicenda riguarda il referendum indetto da Fiom sull'accordo per lo stabilimento di Mirafiori: "Si deve rispettare l'esito della consultazione" dice Bersani. Ma non è la prima volta che il partito e la Cgil arrivano ai ferri corti

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28/12/2010

Tasse e sanità: tutte le novità da gennaio

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Famiglie ed economia. Ecco cosa è destinato a cambiare nel nuovo anno e nei successivi con la manovra di contenimento del deficit

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26/07/2009

Salute, conti a posto solo per 5 Regioni E al Nord Veneto e Liguria sono in rosso

Salute, conti a posto solo per 5 Regioni E al Nord Veneto e Liguria sono in rosso

 

Anche la Calabria a rischio commissario. Il disavanzo totale è di 3,9 miliardi: 3,2 al Centro Sud


ROMA — Dopo Lazio, Abruzzo, Campania e Molise, la prossima Regione a subire il commissariamento della Sanità potrebbe essere la Calabria. È quanto si ricava dal dossier informale che i tecnici del ministero del Welfare hanno elaborato per fare il punto sui sistemi sanitari regionali, sia dal punto di vista degli equilibri di bilancio sia da quello dell'efficienza delle prestazioni. Il quadro, come è già stato anticipato l'altro ieri dal governo a commento della decisione di commissariare Campania e Molise, è «devastante», in particolare per i deficit accumulati dalle Regioni del Centro-Sud, che sembrano destinati ad aggravarsi nel 2010.

Problemi anche al Nord

La spesa sanitaria, scrivono gli esperti che lavorano nel ministero guidato da Maurizio Sacconi, impegna quasi l'80% del bilancio delle Regioni e quindi la salute finanziaria delle stesse dipende dalla capacità di contenere il deficit in questo settore. Nel 2008 ben 14 Regioni (più la provincia di Trento) hanno chiuso i conti sanitari con un disavanzo strutturale. Solo 5 Regioni (più la provincia di Bolzano) in attivo: Lombardia (9,7 milioni), Friuli (6,6), Toscana (7,4), Umbria (20,1) e Marche (21,7). La classifica delle Regioni in rosso è guidata dal Lazio con 1,6 miliardi. Nelle prime posizioni troviamo poi: Campania (-554 milioni), Piemonte (-363), Sicilia (-350), Puglia (-211), Veneto (-201), Calabria (-159), Liguria (-111), Sardegna (-109), Abruzzo (-99), Molise (-80) ed Emilia Romagna (-37). Complessivamente, il disavanzo strutturale nazionale ammonta a 3,9 miliardi, dei quali 3,2 si concentrano nel Centro-Sud. Ma la cosa più preoccupante, aggiungono i tecnici, è che la spesa sale «negli ultimi anni a ritmi del 4-6%», molto più dell'inflazione. Considerando che il Fondo sanitario nazionale, che nel 2009 è stato di 102,6 miliardi, salirà nel 2010 di appena 1,3 miliardi, la situazione potrebbe appunto diventare «devastante».

Il caso Calabria

Negli ultimi dieci mesi si sono svolte numerose riunioni ai tavoli tecnici tra governo e Regioni sotto osservazione. Alla fine il giudizio è stato del tutto negativo per Molise e Campania, commissariate l'altro ieri dal consiglio dei ministri, e per la Calabria, che potrebbe presto subire la stessa sorte. Questo significa che i piani di intervento decisi dalle istituzioni regionali non sono stati ritenuti dal governo idonei a risanare i conti. In particolare, per la Calabria «risultano non coperti per il 2007 e il 2008 ben 45,89 milioni di euro». I disavanzi, si sottolinea nel rapporto, «non possono essere coperti con ulteriori manovre fiscali» di inasprimento di Irap e Irpef. Le manovre di rientro non paiono inoltre credibili, si aggiunge, a causa della «inaffidabilità dei sistemi contabili regionali e quindi dei sistemi informativi». Mancherebbe insomma un bilancio sanitario attendibile.

Due anni per i pagamenti

Sugli squilibri contabili delle Regioni sotto osservazione pesa anche il livello di indebitamento nei confronti delle aziende fornitrici delle Asl. Si tratterebbe, solo verso i fornitori di tecnologie, di 5 miliardi di euro. Il debito si accumula anche a causa dei forti ritardi con i quali le aziende vengono pagate. A livello nazionale la media è di 287 giorni, cioè nove mesi e mezzo. Ma in Molise la media è di quasi due anni (668 giorni) e così anche in Calabria (661) mentre in Campania per incassare una fattura le imprese aspettano mediamente 611 giorni. Appena un po' meno nel Lazio (478 giorni) e in Puglia (403).

Ospedali scadenti

La Calabria e la Campania, scrivono i tecnici, «hanno i case mix (indice che misura la complessità dei casi trattati) più bassi d'Italia, a riprova della scadente qualificazione tecnologica professionale (salvo lodevoli eccezioni, che ci sono) delle strutture ospedaliere». La complessità dei casi trattati nel Centro-Sud è «mediamente del 15-20% inferiore alla Lombardia e del 10% alla media nazionale». Fanno parzialmente eccezione i dati del Lazio, grazie alle strutture ospedaliere e ai policlinici universitari della capitale, e del Molise, grazie ad alcuni ospedali privati. Nelle regioni del Centro-Sud la degenza media pre-operatoria, «che evidenzia la tempestività ed efficacia della diagnosi e degli accertamenti è mediamente superiore del 20-30% al dato nazionale pari a due giorni». Inoltre, sempre in confronto ai dati del Nord, si vede «con chiarezza» nel resto del Paese «il sovradimensionamento della rete ospedaliera e i conseguenti ricoveri anche per pazienti che potrebbero essere tratti con minori costi in strutture extraospedaliere o domiciliari». Carenti, invece, le strutture di riabilitazione e quelle per i lungodegenti.

Pochi day hospital e letti per anziani

Nel Centro-Sud le prestazioni in regime ambulatoriale o di day surgery (chirurgia giornaliera) sono di un terzo inferiori a quelle effettuate nel Nord in rapporto al totale dei ricoveri. L'altra faccia di questa «iperdotazione ospedaliera generalista», dicono gli esperti, è la «gravissima carenza» di posti letto specifici per gli anziani e di strutture per l'assistenza domiciliare, che consentirebbero di curare i pazienti con minori costi. Scontato che, in conseguenza di un sistema meno efficiente, nel Mezzogiorno (con l'eccezione di Abruzzo e Molise) si registri un «indice di fuga elevato» per farsi curare a Roma o al Nord.

Enrico Marro


14/05/2009

Sicurezza e lavoro, fischi per Sacconi «Fareste meglio a risparmiare ossigeno»

Sicurezza e lavoro, fischi per Sacconi «Fareste meglio a risparmiare ossigeno»

 

Stati generali delle costruzioni. Contestato il ministro del Welfare: «Come al solito ho il consenso di tutti, ma non della Cgil»

 

 

Il ministro Sacconi (Graffiti Press)
Il ministro Sacconi (Graffiti Press)

ROMA - La platea degli «Stati generali delle costruzioni», dove erano presenti anche i sindacati di settore, ha interrotto con i fischi l'intervento del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, quando ha parlato del testo unico per la sicurezza approvato dal precedente governo. Il ministro stava sottolineando che è stato varato praticamente a Camere sciolte e nonostante la posizione contraria delle associazioni delle imprese.

«CONTESTATO DALLA CGIL» - «Invito chi fischia a risparmiare l'ossigeno per il cervello, perché abbiamo bisogno di tutta la nostra intelligenza per rendere effettive le norme in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro», ha risposto il ministro dal palco. Più tardi il ministro è tornato a parlare della contestazione: «Non ho diviso la platea. Nella platea c'è la Cgil. Come al solito ho il consenso di tutti ma non quello della Cgil». «Io stavo dicendo - ha spiegato Sacconi - che il vecchio decreto sulla sicurezza era stato prodotto dal vecchio governo a camere sciolte, ed a mio avviso molto discutibilmente, con il solo consenso delle organizzazioni sindacali e con il dissenso di tutte le organizzazioni dei datori di lavoro incluse quelle del commercio dell’artigianato e della cooperazione legate alla sinistra».